IL CASO BUONINCONTI: LETTURA CRITICA DELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO

Buoninconti e’davvero colpevole, come ha stabilito la sentenza di primo grado?

Io non ho una riposta definitiva, e sopratutto non sono io a dover rispondere a questa domanda, fortunatamente. Ma da osservatore nutro più di un dubbio. E questi si, vorrei condividerli con voi.
Per farlo vorrei esaminare, per chi vorrà leggermi, proprio la sentenza che ha stabilito la colpevolezza di Buoninconti condannandolo a 30 anni di carcere, in rito abbreviato, per omicidio premeditato.

Vorrei pero’ invitare tutti voi a compiere un esercizio mentale: provare ad approcciare gli elementi di questa sentenza e soprattutto di questa indagine ( integrata dalle perizie difensive vecchie e nuove ), con uno spirito aperto. Con la disponibilità a guardare gli eventi anche da un nuovo punto di vista, quello della possibile innocenza di Michele Buoninconti.

Un po’ come accade in televisione, nello sport, con il cosiddetto Reverse Angle, cioè con quelle telecamere che riprendono l’evento sportivo da un punto di vista opposto, diverso, e che vengono utilizzate proprio per valutare meglio cosa sia accaduto.

Alla fine ognuno si sarà fatto un’opinione, ma forse avrà avuto modo di vedere come in questa inchiesta, di certezze ce ne siano poche.

Di come molto, se non tutto, si giochi in realtà sull’interpretazione di alcuni eventi. E come molte cose, valutate come indizi e prove, possano invece apparire meno oggettive. Più vicine a deduzioni soggettive e unilaterali di quanto accaduto. Mentre gli eventi nella realtà, hanno spesso più di una sola giustificazione.

La sentenza ha comunque stabilito la colpevolezza di Buoninconti, che la mattina del 24 gennaio 2014, dopo aver accompagnato i figli a scuola sarebbe tornato a casa, avrebbe ucciso la moglie Elena Ceste per gelosia e paura di perdere casa e figli in caso di separazione. L’avrebbe prima strangolata e poi caricata in auto per nasconderla, nuda, nel Rio Mersa, dove sarebbe poi stata ritrovata mesi dopo. Fin dal momento dell’omicidio avrebbe avviato una serie di depistaggi al fine di sviare e ritardare le indagini, dai vestiti abbandonati di Elena, alle ricerche dei Vigili del Fuoco, per arrivare infine alla manipolazione dei figli prima degli interrogatori. Un piano malvagio e lucido messo in atto da un uomo giudicato capace di agire con lucidità, freddezza e premeditazione.

Buoninconti al contrario ha sempre raccontato una storia diversa, parlando di una crisi grave della moglie la sera prima della sua scomparsa, e di averla cercata disperatamente fin da subito, ignaro di dove fosse fuggita nuda mentre lui portava i figli a scuola.

Il giudice Amerio nella sua sentenza ha accolto di fatto per intero le tesi della Procura, basate su una serie di prove e di indizi. I capisaldi dell’accusa sono sempre stati tre: i risultati dell’autopsia che stabilivano l’avvenuto omicidio, le telefonate di Buoninconti quella mattina che stabilivano i suoi movimenti verso il Rio Mersa, e le tracce di fango ritrovate sui vestiti di Elena, compatibili con la zona del Rio, che dimostravano la sua azione per occultare il cadavere.

Da domani qui su Nera e dintorni  inizieremo a valutare bene gli elementi di prova, a partire dal principale: l’ autopsia, per scoprire se davvero esistono certezze.

Il capitolo precedente -> IL CASO BUONINCONTI: ACCANIMENTO GIUDIZIARIO?