IL CASO BUONINCONTI: E’ LUI IL COLPEVOLE?

Perché il caso Buoninconti? Perché non il caso Ceste?
Elena è senza dubbio la vittima di questa vicenda, comunque siano andate le cose. Non la sola. Quattro figli hanno perso una madre e visto il padre condannato in primo grado con l’accusa di averla uccisa, violentemente e con premeditazione.

Io non so, se Michele Buoninconti sia veramente il responsabile materiale della morte di Elena.Non lo so nel senso che ignoro proprio la risposta alla domanda: e’ veramente lui l’assassino?

Quando ho iniziato a seguire questo caso professionalmente, Elena era scomparsa da poco. E come tutti ho iniziato a farmi un’idea sullo svolgimento dei fatti a mano a mano che le notizie divenivano pubbliche, emergevano dalle testimonianze di vicini e parenti. E soprattutto investigatori.
Non ho mai considerato cosa impossibile l’allontanamento nudo di Elena. La mia esperienza dice che può accadere, in determinate condizioni. E se qualcuno vuole prendersi la briga di fare una banale ricerca su internet, scoprirà che la casistica di persone disturbate che si muovono nude, non è cosi limitata. Ma certo non e’ frequente.
Sulla base di questa rarità anche io quindi ho approcciato il caso, da osservatore e narratore, con la convinzione di fondo che fosse più probabile un evento delittuoso, piuttosto che una fuga volontaria. Le notizie che poi trapelavano dagli ambienti investigativi, che in generale devono essere considerati fonti affidabili, non facevano che confermare questo indirizzo.

Nei miei 30 anni da cronista, ho visto molte indagini fatte bene. Molte Procure aver inseguito con pervicacia la verità. Molti Giudici avere avuto la forza di prendere decisioni coraggiose per emettere una giusta sentenza. Ho visto tutto questo, ma anche il contrario. Ho visto forzare prove, omettere in aula, sottovalutare elementi a discarico. Emettere sentenze errate. Per questo ho sviluppato, oltre che per ragioni ideali, un certo spirito garantista.

Sia ben chiaro, in quasi tutti i processi ci sono delle lacune, dei vuoti investigativi difficili da colmare. Per questo quasi ovunque si possono leggere delle forzature che riempiono quei vuoti. Delle interpretazioni. Delle deduzioni logiche. E per la stessa ragione, in quasi tutti i casi restano zone d’ombra e possibili dubbi.

Se la ricerca della verità, che dovrebbe essere ciò che guida investigatori, inquirenti e giudici, che altro non sono che lo Stato, e’ stata perseguita con serietà, quelle lacune, quelle forzature non sono nulla, non sono tali da compromettere l’insieme dell’impianto. Ma capita talvolta che le cose non vadano così. Che si sposi un’idea preconcetta, un’ipotesi investigativa, e che si cada nella pericolosa tentazione di leggere gli elementi alla luce di quell’idea, perdendo la capacità di vederne tutte le possibile sfaccettature.

Come e’ accaduto ad esempio nel caso della morte di Meredith Kercher.

Tentazioni pericolose, soprattutto in un Paese come il nostro, dove il processo indiziario lascia ampi spazi interpretativi a chi e’ destinato ad essere accusatore e a chi e’ chiamato a giudicare.
La mia impressione, avendo seguito la vicenda della scomparsa di Elena, le indagini, l’incriminazione di Buoninconti e alla fine la sua condanna, è che il numero delle forzature e delle interpretazioni sia decisamente troppo alto. Pericolosamente alto.
E’ la mia opinione personale, certo non una verità. Non voglio dire , ripeto, che Buoninconti sia per forza vittima di un errore giudiziario, ma voglio dire che trovo la somma degli elementi di prova raccolti contro di lui, insufficiente a dimostrare la sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio, e per alcuni degli elementi di prova ritengo che ci si trovi proprio molto lontano dalla certezza.

Ricordo bene il giorno in cui ho iniziato a mettere in discussione la verità fino a quel momento ufficiosamente rivelata. Il giorno in cui la mia collega di Quarto Grado, Elena Colombo, mi fece notare che la signora Rava ( una dei vicini di casa di Michele ed Elena ) in una nostra intervista forniva un racconto degli eventi di quella mattina che contraddiceva la versione della Procura. E siccome quando facemmo notare la cosa a chi investigava le risposte furono nervose, mutevoli e imprecise, decisi di schiacciare il tasto reset. Di ricominciare da capo. Di provare a rivedere tutti gli elementi con una mente più libera dal pregiudizio. Di cancellare le informazioni diffuse a senso unico, contro Michele Buoninconti.

Come ho detto io non so se Buoninconti sia colpevole o innocente, l’ho detto anche a lui personalmente, quando sono andato a conoscerlo in carcere. Se si e’ trattato di omicidio, lui e’ con ogni probabilità il responsabile.

Ma quello che penso, anche dopo aver letto le 283 pagine della sentenza di primo grado che lo ha condannato a 30 anni di carcere, e’ che non esista prova certa che Michele Buoninconti sia un assassino. Soprattutto perché non esiste prova certa che si sia trattato di omicidio.

Per questo sono convinto in questo caso un approfondimento di indagine, soprattutto attraverso nuove perizie, sia un atto dovuto.

Prosegue-> IL CASO BUONINCONTI: ACCANIMENTO GIUDIZIARIO?

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