ELENA CESTE, L’AUTOPSIA: IL PILASTRO DELL’INCHIESTA

Per capire se Elena Ceste e’ stata uccisa, occorre  partire dall’elemento di prova più importante.

Quello che il giudice Amerio definisce ‘pilastro dell’inchiesta’: l’autopsia, ovvero l’unica prova dell’esistenza dell’omicidio .

Il corpo di Elena Ceste è stato ritrovato il 18 ottobre 2014, tra il fango e gli arbusti del Rio Mersa in località Chiappa di Isola d’Asti, durante l’attività di bonifica di quel tratto del canale, che non veniva effettuata da 15 anni. A nove mesi dalla morte di Elena, il cadavere viene ritrovato in condizioni pessime.

L’autopsia sui resti si svolge pochi giorni dopo, partecipano medici legali Romanazzi e Gugliuzza per la Procura, e Testi per la parte civile, la famiglia Ceste. Mancano i consulenti della difesa, affidata in quei giorni agli avvocati d’ufficio Girola e Masoero. Buoninconti che non ha nominato legali a propria tutela, non vuole neanche nominare i consulenti. Da sempre si dice innocente e fiducioso nella giustizia, compiendo un errore ( nella mancata nomina dei consulenti di parte ) che rimpiangerà per tutta la vita, comunque finisca questa vicenda.
L’avvocato Girola viene informata dell’imminente esame, ma non di dove si terrà e invia un fax alla Procura per avere queste informazioni, dato che i consulenti possono essere nominati di fatto fino all’ultimo momento.

Per uno di quegli incredibili accidenti del destino cosa accade? Ecco le parole della sentenza:

“vi è un fax, peraltro poco leggibile, dell’Av. Girola in cui, dimostrando di essere stata informata dell’imminenza dell’accertamento tecnico non ripetibile, sembra chiedere notizie sul luogo in cui si sarebbe proceduto all’esame del corpo…”

Un fax poco leggibile, che non suscita alcuna curiosità in Procura, nemmeno quando in sede di esame autoptico non si presentano i rappresentanti della difesa. Un evento non impossibile, ma certo non frequente in caso di un sospetto omicidio. Non una telefonata viene fatta all’Av. Girola per sapere se fosse accaduto qualcosa, per avere certezza della mancata nomina. Eppure, essendo un esame importante e irripetibile in alcune sue parti, l’assenza della controparte può portare a una richiesta di nullità dell’esame stesso, se si sono commessi errori nella comunicazione.

Essere certi che si sia di fronte a una scelta precisa nel non nominare i consulenti, avrebbe tutelato anche le altre parti da eventuali complicazioni. La Procura più di ogni altra.
Ma nulla accade e si procede. E’il 25 ottobre 2014. Sulla base di quell’autopsia, e della consulenza tecnica sulle celle telefoniche, il 27 Gennaio 2015 , Buoninconti viene arrestato.

Quando a Luglio il Gip avvallerà la richiesta di rinvio a giudizio per Giudizio Immediato presentata dalla Procura, Buoninconti e il suo avvocato in quel momento, Tortoroglio, preoccupati per i tempi rapidi con cui sarebbero arrivati al dibattimento ( Settembre ) contro una Procura che aveva indagato per un anno mentre Buoninconti non aveva neanche nominato un avvocato, si lasceranno tentare dal Rito Abbreviato, sia pur condizionato all’accogliemnto delle uniche due consulenze difensive pronte, per garantirsi almeno lo sconto di un terzo della pena.

Accettando l’abbreviato e conseguentemente l’intero fascicolo del Pm, hanno accettato anche quell’autopsia che diversamente sarebbe stata soggetta a rischio di contestazione per ottenerne la nullità. Tentativo in effetti avvenuto durante il processo di primo grado, ma respinta dal giudice proprio per la scelta dell’abbreviato.

 

Per continuare a leggere l’inchiesta, clicca qui  ->  L’AUTOPSIA: OMICIDIO PER DEDUZIONE?