L’AUTOPSIA : DA DOVE POTEVA VENIRE IL CORPO DI ELENA CESTE?

Se il corpo di Elena Ceste non fosse sempre stato dove è stato ritrovato, in quale altro punto sarebbe caduto nel Rio Mersa?

Tra le ipotesi al vaglio della difesa c’e’ ad esempio un tratto di fossato vicinissimo a casa Buoninconti. A pochi metri. Tra casa Buoninconti e casa Rava. Raggiungibile dal cancello di casa Buoninconti in poche decine di secondi. In quel punto il piccolo rio si invasa in un tubo che corre poi giù verso la piana. Un tubo largo a sufficienza perché ci passi un corpo inerme sicuramente.

 

tubo-casa-2-buono tunnel-casa-1

 

 

La mia personale opinione e’ che e’ difficile immaginare che Elena ci si sia infilata viva. Tranne che nell’ipotesi di un suicidio, che invece  il consulente della difesa  non considera scartabile a priori, visto lo stato confusionale di Elena ( ne parleremo meglio affrontando il suo profilo psicologico) . Mentre prima del tubo il piccolo rio entra in una specie di buco/grotta artificiale dove una persona in crisi potrebbe anche essersi accucciata, arrivando anche a perdere i sensi a causa dell’ipotermia, finendo poi in un secondo momento nel tubo.

Per farvi comunque un’idea del luogo ecco il link di un servizio che ho realizzato sul posto per Quarto Grado mostrando anche il percorso che avrebbe poi compiuto il corpo, e che affronta anche la seconda possibilità: quella dell’incidente.

Per vedere il servizio clicca qui -> QUARTO GRADO

Elena avrebbe potuto anche percorrere quella mattina un sentiero che passa alle spalle di casa Rava ( sempre vicinissimo a casa sua, questione di meno di un minuto a piedi ) e camminare lungo le campagne alle spalle delle case, tra serre e campi, dove potrebbe anche essere passata inosservata.
In meno di 5 minuti sarebbe arrivata al tratto del Rio Mersa che costeggia la provinciale all’inizio della piana.

Un tratto del rio interamente “cementato” perché’ non ceda la strada stessa e attraversato da ponticelli.

rio-cementato-2 rio-cementato

Un punto dove una donna in stato confusionale ( senza occhiali, visto che il Giudice tanto vi insiste ) potrebbe essere scivolata cadendo. Battendo la testa, o l’anca, rompendosi il coccige, insomma ritrovandosi in una condizione fisica tale da non riuscire rialzarsi.
Se il punto della morte di Elena fosse stato quello, il corpo potrebbe poi essere stato trasportato dalle piene verso quello dove e’ stato ritrovato il corpo. E tutti i processi indicati dai periti si sarebbero comunque svolti lì dove loro ritengono siano avvenuti, dalla saponificazione alle nocciole primaverili, o estive che siano.

Lo avrebbero trovato sicuramente in quel punto nei primi giorni delle ricerche? Non possiamo saperlo. Primo perché avrebbe anche potuto essere sotto uno dei ponticelli che tagliano il Rio. Secondo perché l’esperienza e la cronaca ci  dicono purtroppo che a volte non si trovano le persone disperse anche se vicine a casa ( Desire Piovanelli  non venne trovata per giorni, assassinata in una cascina a 500 metri da casa sua )

Terzo e ultimo, perché’ anche al punto del ritrovamento del corpo  i Vigili del Fuoco arrivarono almeno due volte, eppure non la trovarono ( tratterò questo aspetto quando parleremo dei depistaggi veri o presunti ).

 

LA POSIZIONE DEL CORPO

Va dato merito al Giudice di aver sviluppato durante il confronto peritale in aula il tema della morte accidentale, in modo più approfondito di quanto non fosse avvenuto nella relazione autoptica ( anche se magari sarebbe stato meglio avere un confronto tra pari, con il consulente anatomopatologo della difesa Varetto in aula, anziché’ avere tre medici legali a confrontarsi con una criminologa, per quanto laureata in medicina ).
Gugliuzza, Romanazzi e Testi si sono detti tutti e tre concordi nello scartare questa ipotesi introducendo un nuovo elemento: la posizione e la compostezza del corpo, che porterebbero a escludere la morte accidentale, che sarebbe poi riconducibile a un’assideramento.
La sentenza riporta le parole della dott.ssa Gugluzza:

“non solo il corpo era in posizione prona, gli arti superiori erano perfettamente addossati al tronco, non erano né discosti, né estesi, né flessi… quindi una posizione propria di compostezza come solitamente si descrive un uomo sull’attenti, solo che però in posizione prona…”

Conferma poi il dott.Romanazzi:

” i resti: sono stati trovati proni, con quindi il volto e il torace adagiati sul letto, diciamo così, su quel rigagnolo del Rio Mersa,ed e’ una postura che non si attiene assolutamente a quella di un assideramento… molto spesso i soggetti assiderati laddove ritengono di doversi riparare dalla ipotermia, assumono una posizione cosiddetta fetale, rannicchiata; oppure li si rinviene, tenuto conto delle alterazioni di incoscienza che intervengono nelle fasi della ipotermia, li si rinviene in posizioni del tutto anomale, strane…”

Si accoda infine il dott.Testi:

“Non e’ la posizione di una persona che cade e muore. E’ una posizione che fa pensare, ripeto non si può dire con certezza, ma che fa pensare ad un corpo che viene adagiato e lasciato in una posizione estremamente composta: esattamente sul fondo del canale, con le braccia tese lungo il corpo, le gambe stese e la faccia appoggiata per terra. ”

“per morire assiderati occorre molto tempo… il nostro corpo ha dei meccanismi di termoregolazione per cui per morire assiderati ci vuole molto tempo, se non fosse cosi’ i senzatetto morirebbero a decine…il soggetto prima di morire, vaga, fa delle cose strane, cade, urta, , non e’ mai, non si trova mai in una posizione composta…”

Nessuno dei tre consulenti ha dei dubbi. Il corpo era composto. Come un soldatino sull’attenti. Braccia lungo il tronco. Tanto da arrivare anche a dire che quella e’ una posizione compatibile con quella di un corpo fatto scivolare dall’argine nel canale.

 

E questa lettura e’ quella che il Giudice fa sua in sentenza dove scrive:

“in ragione delle condizioni del cadavere rinvenuto ormai saponificato in una sorta di sarcofago di terra, devono però escludersi ipotesi alternative a quello dell’omicidio perché l’unica opzione vagamente proponibile ( morte per assideramento ) risulta in termini statistici del tutto improbabile…”

Prima di affrontare quest’improbabilità statistica, che si riferisce alle valutazioni del Dott.Testi su una fuga dissociativa di Elena, fermiamoci un attimo alla posizione del corpo. A quella compostezza che richiamano i consulenti e che li porta ad escludere incidente e assideramento.
Ecco ad esempio come descrivono il corpo nel loro rapporto i Carabinieri del Nucleo Investigativo che intervengono per primi al Rio Mersa:

“L’arto superiore sinistro, si trova in posizione parallela al tronco, ed è privo della sua estremità (mano). L’arto superiore destro (formato solamente dall’omero) è in posizione perpendicolare al tronco. La tibia, il perone ed il tarso sinistri, sono piegati all’indietro sopra il rispettivo femore (gamba sinistra). Il femore dell’arto inferiore destro è quasi perpendicolare al tronco; staccati dal predetto, tibia e perone sono conficcati nella melma. Gli stessi, con il rispettivo femore, sono posizionati con un’apertura di poco più ampia di 90° (gamba destra).”

I carabinieri alla relazione allegano anche questa grafica, per rappresentare visualmente dove fosse collocato il corpo, con che angolazione rispetto al Rio, e come fossero disposti gambe e braccia. Non esattamente una posizione composta da soldatino sull’attenti.

001 Pagina fasc rilievi tecnici

I Carabinieri quindi  descrivono solo gli arti di destra perpendicolari al tronco, mentre e la gamba sinistra è completamente flessa al ginocchio (in pratica il piede si trova a livello del gluteo), e tutt’altro che perpendicolare e’ anche il braccio sinistro che e’ piegato.

001 Pagina fasc rilievi tecnici

A mostrarlo non sono solo le parole degli investigatori, ma anche le foto scattate quel giorno, che per ragioni di pietas nei confronti della famiglia (come per le fratture) evito di pubblicare. Il corpo peraltro è posto diciamo, diagonalmente nel canale. Da sponda a sponda quindi non una posizione tipica di chi via ha fatto rotolare il corpo, come sostenuto in aula.

Da osservatore mi trovo concorde più con le osservazioni del consulente della difesa che con quelle dell’accusa e della parte civile. Quella appare più una posizione rannicchiata ( posizione fetale da assideramento? quella indicata in aula come tipica dell’ipotermia? ) che una posizione prona come quella di un soldato sull’attenti.

A sollevare dubbi sulla descrizione dei consulenti del Pm, non e’ la controparte, la difesa, ma la relazione e i rilievi effettuati dagli investigatori, dai Carabinieri. Come era già accaduto per lo stato della vegetazione attorno al Rio, e come vedremo più avanti, accadrà anche in merito alle celle telefoniche e ai movimenti di Buoninconti quella mattina.

E secondo i rilievi dei Carabinieri  non vi è nessuno corpo composto a portarci ad escludere la possibile morte accidentale con così tanta sicurezza.

 

IMPOSSIBILE MORIRE DI FREDDO?

Per quanto riguarda poi i tempi dell’assideramento, lascio che a rispondere tecnicamente al dott.Testi siano le valutazioni tecniche del dott Varetto, sui tempi e sui modi. Ognuno valuti come preferisce. Vi allego in anteprima la parte della sua consulenza tecnica relativa proprio a questo aspetto:

Per leggere la consulenza clicca qui –>CONSULENZA TECNICA DELLA DIFESA : DOTT. VARETTO SU MORTE PER IPOTERMIA

 

Vorrei comunque mettere qui alcuni link interessanti riguardo sempre il tema della morte per ipotermia.

Si tratta di alcune relazioni di personale ospedaliero e di pronto soccorso per creare un protocollo di intervento mirato a riconoscere i casi di ipotermia, indicata come rischiosa ( e tutt’altro che infrequente ) causa di morte.
Dei rischi legati all’ipotermia sembra preoccupato anche l’autore di un ricerca sul soccorso a persone politraumatizzate.
C’e’ poi un documento che spiega bene gli effetti di immersione di un corpo in acqua gelida, relativo ai decessi in acque alte, che illustra come il contatto con l’acqua gelida acceleri il processo perché il calore passa dal corpo caldo all’acqua fredda attirato da essa.
Esiste persino un centro italo-svizzero specializzato nei rischi legati all’ipotermia.

Se avrete pazienza di leggerli scoprirete che l’ipotermia non e’ affatto un fenomeno raro, e tanto meno da sottovalutare. Ma un fenomeno frequente e pericoloso, con  sintomi, caratteristiche e specificità. E che di ipotermia si muore rapidamente se non si viene soccorsi, e in modo corretto. Che prima di morire ad esempio ci si addormenta come in un letargo. Che, é una beffarda ironia della sorte, e’ frequente il caso di persone che colpite dall’ipotermia si spoglino.

Società Italo Svizzera Studi Ipotermia

Quanto tempo si sopravvive in acque fredde

Variazione della temperatura nel paziente politraumattizzato

L’ipotermia al paziente politraumatizzato: una sfida all’assistenza infermieristica

L’ipotermia accidentale nel soccorso preospedaliero

Lo svestimento paradosso nell’ipotermia letale

Ipotermia, il rischio sottostimato

 

Credo bastino queste letture, senza scendere troppo nel tecnico, e che si riferiscono a casistiche diverse, per vedere come aver scartato l’ipotermia come fenomeno di assoluta rarità’, sia stata una scelta che mi lascia molti dubbi.

Da osservatore inoltre una domanda me la sono posta leggendo le considerazioni del Dott. Testi: se e’ così difficile morire assiderati, come sostiene. E che chi muore in quel modo lo si trova scomposto o in posizione fetale. Come e’ morta Yara Gambirasio? Ferita ma non mortalmente, anzi superficialmente, e stordita da un colpo alla testa, certamente scioccata per l’aggressione, ma abbandonata vestita in un campo in inverno a pochi metri da una strada?

Il processo ci dice che è morta durante quella notte dopo una lunga agonia ma non perché ferita mortalmente, ma per una somma di elementi, tra i quali il gelo.
Elena invece nuda, a contatto dell’acqua gelida, forse con delle fratture, e magari anch’essa stordita dal suo stato mentale o da una botta alla testa per una caduta, invece no, non può’ essere morta così.

 

NESSUNA CRISI PSICOTICA ?

Per aggiungere peso alla negazione della possibile morte accidentale, i consulenti si sono poi spinti – in particolare sempre il dott.Testi della parte civile – a negare in modo assoluto la possibile crisi psicotica di Elena.

“L’unica altra ipotesi che si e’ contrapposta e che è da valutare in termini statistici e di probabilità è quella della morte per assideramento che è stata proposta dalla consulenza di parte… allora la morte per assideramento nelle modalità ovviamente proposte, può essere ed è affermata conseguente ad un episodio molto particolare di disorientamento edi fuga del soggetto… allora questo comportamento ipotizzato, … cioè quando la persona che fugge, che si spoglia spontaneamente, cioè’ che si spoglia volontariamente, che scappa fuggendo da qualche cosa che noi non conosciamo, si chiama “fuga dissociativa”… la fuga dissociativa è un evento che molto raramente si verifica nei casi di schizofrenia…la schizofrenia è una patologia psichiatrica maggiore, non sto a dirlo… la schizofrenia viene inevitabilmente … necessariamente inizia con degli episodi che si chiamano episodi psicotici, cioè il soggetto non nasce schizofrenico e a tre anni si sa che è schizofrenico, ma nel corso degli anni manifesta degli episodi, che si chiamano episodi psicotici, che si manifestano in una fetta significativa della proposizione prima dei vent’anni, in una fetta molto più rara della popolazione dopo i vent’anni, ma non necessariamente determinano una patologia psichiatrica maggiore, cioè non diventa schizofrenia… una piccola parte di coloro che nella vita manifestano degli episodi psicotici, diventano schizofrenici… una piccolissima parte degli schizofrenici manifestano la loro schizofrenia con una fuga dissociativa… se noi pensiamo che una persona su mille possa avere un episodio psicotico acuto oltre i quarant’anni e una persona su mille di coloro che hanno avuto un episodio psicotico acuto manifestano una schizofrenia con fuga dissociativa – stiamo semplificando molto – la possibilità dello 0,oo1 per o,oo1, fà una possibilità su un milione… l’ipotesi di una fuga dissociativa come primo episodio di un disordine psichico che non è mai stato evidenziato in precedenza, rispetto a quella dell’omicidio ci permette di affermare statisticamente l’ipotesi che sia un omicidio è 999,999 volte più probabile… quindi da un punto di vista statistico è un’ipotesi che si possa escludere…”

1 possibilità su 1.000.000 si spinge a ipotizzare il consulente di parte civile.
E il Giudice in sentenza riprende più volte quel dato a sostegno della impossibilità della fuga dissociativa.
Delle possibili condizioni mentali di Elena, come ho già detto parlerò in un post dedicato.

Ma  Varetto  così risponde nella sua relazione  a  quella proporzione  di un caso su un milione:

“Così come il dott. Testi anche io non sono psichiatra e mi addentro in questa discussione solo perché è stata avviata dal mio collega, il quale calcola che un episodio psicotico capita nel 1% della popolazione. In una donna con le caratteristiche della signora Ceste è ipotizzata una probabilità di 1/1000. Poi il dott. Testi ipotizza che 1/1000 di queste persone abbiano un viraggio dell’episodio psicotico in schizofrenia e conclude che la probabilità che questo sia capitato equivale a 1/1000000, cioè un caso su un milione.
Ma se la popolazione del Piemonte supera i 4 milioni di abitanti, significa che nell’arco della vita media umana (poniamo 80 anni) di casi come quello oggi in discussione ne vedremmo almeno 4.
D’altra parte, un calcolo del genere non può essere fatto senza un confronto: bisognerebbe infatti illustrare anche quanto sia probabile che un marito carichi in macchina una donna nuda e la vada a scaricare in un ruscello dopo aver superato dei rovi. Cosa possibile, ma alquanto improbabile a priori. Ovvio che se per confronto utilizziamo il caso concreto valutato a posteriori dandogli come probabilità il valore di 1/1 il risultato può sembrare suggestivo, ma il metodo di calcolo è completamente errato.
In realtà, i casi che giungono alle aule di giustizia sono spesso unici nel loro genere, quindi nessuna ricerca di probabilità può avere senso.”

Il consulente Testi, esprime un’opinione statistica semplicista, come sostiene lui stesso in aula. Eppure nella sentenza quel rapporto viene citato più volte, come fosse un dato scientifico autorevole.

MA NON LO E’ . E CERTAMENTE NON E’ SULLE SEMPLIFICAZIONI DEL CONSULENTE CHE SI PUÒ’ ESCLUDERE UNA CRISI DI ELENA, COME VEDREMO MEGLIO IN UN POST DEDICATO.  

 

Per continuare a leggere l’inchiesta clicca qui -> L’AUTOPSIA DI ELENA CESTE : ALLA FINE NESSUNA CERTEZZA. OCCORRE RIESUMARE IL CORPO?

Il capitolo precedente -> L’AUTOPSIA: SEI PRESUPPOSTI SOLIDI O FRAGILI?