L’AUTOPSIA DI ELENA CESTE : ALLA FINE NESSUNA CERTEZZA. OCCORRE RIESUMARE IL CORPO?

L’autopsia di Elena Ceste alla fine non fornisce alcuna certezza.

Ricapitolando  questo lungo ragionamento sulla prova regina dell’autopsia sul corpo di Elena Ceste, Buoninconti e’ stato condannato a 30 anni di carcere partendo dal presupposto che vi sia stato un omicidio, quello di sua moglie Elena.
Alla base di questa convinzione ( l’avvenuto omicidio ) vi e’ la relazione autoptica dei consulenti della Procura e le loro dichiarazioni in aula, supportate da quelle del consulente della parte civile.
Pur non essendo possibile stabilire scientificamente le cause della morte di Elena Ceste gli esperti hanno compiuto un processo di valutazione delle possibili cause concludendo che la più probabile e’ l’asfissia per strozzamento.
Per arrivare a questa conclusione hanno escluso ogni alternativa sulla base dei dati in loro possesso, della loro osservazione e della loro esperienza.
Hanno escluso il suicidio e la morte accidentale per assideramento perché’:

1) Non vi erano fratture e lesioni, che invece sembrano esserci
2) Non si muore assiderati se non in casi rarissimi, anche se ricerche scientifiche dicono il contrario e la posizione del corpo e’ compatibile con quel tipo di morte
3) Non può essersi suicidata in così poca acqua anche se la casistica dice invece che e’ possibile
4) Il corpo era composto come quello di un soldato sull’attenti, anche se foto e relazioni dei Carabinieri dicono il contrario
5) Il corpo non può essere stato trasportato lì dall’acqua perché il canale era ostruito, anche se foto e relazioni dei Carabinieri dicono il contrario, e nei mesi successivi alla scomparsa di Elena ci sono stati fenomeni alluvionali nella zona.
6) Elena non ha avuto una fuga dissociativa perché capita una volta su un milione. Ma come vedremo, che sia stata una fuga dissociativa o altro, Elena non stava bene in quel periodo, purtroppo. Era una donna sofferente. E sono gli stessi consulenti psichiatrici della Procura ad ammettere la situazione di disagio e parlare di psicosi, salvo poi ‘spegnerla’ improvvisamente.

Forse in questo riepilogo sono stato semplicistico e sicuramente provocatorio, ma quello che mi premeva evidenziare, è che in realtà ci sono ipotesi che sono state scartate anche in presenza di elementi che avrebbero dovuto consigliare, se non il contrario, quantomeno una certa cautela. E che per giustificare questo scarto, forse, c’e’ stata qualche forzatura, sottovalutazione di elementi scomodi. O almeno cosi’ la vedo io, che non sono pero’ un giudice, come ho già’ detto.

NON VOGLIO DIRE CHE TUTTO QUESTO DIMOSTRI L’INNOCENZA DI BUONINCONTI, MA SOLLEVA DUBBI SULLE PREMESSE CHE HANNO PORTATO UN GIUDICE A CONSIDERARLO COLPEVOLE. IL PILASTRO DI TUTTA L’INCHIESTA SEMBRA AVERE FONDAMENTA MENO SOLIDE DI QUANTO CI ABBIANO RACCONTATO.

Quello che mi auguro è che su questo punto si faccia chiarezza, magari nel processo d’appello, visto che la giurisprudenza ci dimostra che anche in processi per Rito Abbreviato il Giudice ha il diritto/dovere di prevedere approfondimenti d’indagine, qualora ci si trovasse in presenza di dubbi e zone d’ombra.
A mio avviso occorre che sulle valutazioni della causa della morte di Elena Ceste sia chiamato ad esprimere un parere, dopo nuovi esami, un Perito incaricato dalla corte,arrivando anche alla riesumazione del corpo, se necessario. Per ottenere una valutazione oggettiva e terza rispetto alle parti.

SE SI CONDANNA UN UOMO A 30 ANNI DI CARCERE PER OMICIDIO SU UN PROCESSO DEDUTTIVO, E NON SU UNA PROVA SCIENTIFICA, LA CERTEZZA NEGLI ELEMENTI VALUTATI PER STABILIRE CHE SI E’ TRATTATO DI OMICIDIO, DEVE ESSERE ASSOLUTA. NON POSSONO E NON DEVONO ESSERCI ZONE D’OMBRA.

Il capitolo precedente-> L’AUTOPSIA: DA DOVE POTEVA VENIRE IL CORPO DI ELENA CESTE?