L’IPOTESI DELL’ANNEGAMENTO DI ELENA CESTE NELLA CONSULENZA TECNICA DEL DOTT. VARETTO

Il consulente della difesa di Buoninconti, il Dott. Varetto,  nella sua relazione affronta il tema della morte per annegamento di Elena Ceste e in termini generali. (Estratto )

Ipotesi di annegamento suicidiario o accidentale

I consulenti Romanazzi e Gugliuzza scartano questa possibilità sulla base di argomentazioni smentite pacificamente dalla letteratura scientifica e dall’esperienza di obitorio.

Non pongo enfasi su un caso che ho avuto modo di osservare personalmente, di un uomo adulto che è riuscito ad annegarsi immergendo il viso in un bidet pieno d’acqua.  Questo fa parte dell’aneddotica, anche se conferma come il suicida non raramente ponga in essere comportamenti bizzarri.

Non mi dilungo neppure sul fatto che sono ben noti i casi, non rari, di persone che annegano in un palmo d’acqua per aver perduto conoscenza a causa di trauma cranico.

Faccio invece riferimento alla letteratura scientifica.

Breitmeier D. et al (Aquatic fatalities – a sistematic retrospective analysis. Arch Kriminol 2010;226;107-118) su un totale di 156 casi di morti da annegamento ne hanno contati 38 avvenuti in vasca da bagno.  E’ una percentuale assai rilevante, che dimostra come vi siano meccanismi tali da inibire i sistemi di difesa da questa insidiosa asfissia.

Non solo: Murayama M et al (Characterization of five cases of suspected bathtub suicide. Leg. Med. (Tokyo) 2015;17;576-8) descrivono cinque casi di sospetto suicidio per annegamento in vasca da bagno, osservando come l’ipotesi di suicidio emergesse da elementi fortemente suggestivi (tra i quali lettere di addio).

Anche altre argomentazioni dei dottori Romanazzi e Gugliuzza volte ad escludere l’ipotesi di annegamento suicidiario sono da rigettare.  I due consulenti ritengono poco probabile o addirittura escludono questa possibilità sulla base di una cattiva lettura della letteratura medico-legale: i testi da loro citati, peraltro piuttosto datati, riferiscono che il suicida a volte mette in atto comportamenti particolari (denudamento[1], zavorramento, legature), ma questo accade, appunto, di tanto in tanto, mentre la maggior parte dei suicidi per annegamento non presentano alcuna di queste caratteristiche.

Si è già detto della possibilità di una immediata incapacitazione della vittima per immersione in acqua fredda; si è detto che è possibile il suicidio o la morte accidentale anche in una vasca da bagno.  Ricordo ancora che è assolutamente indimostrato che la donna o il suo cadavere siano finiti nell’acqua del rio Mersa nel punto in cui i resti furono rinvenuti.  Tutto questo non permette affatto di escludere né l’ipotesi di annegamento né quella di suicidio.

 

[1] A dire il vero nel nostro caso un denudamento pare esservi stato.