LA RUSPA, LA CADUTA E LE VOSTRE DOMANDE

E’ possibile che le fratture sul corpo di Elena Ceste siano state provocate dalla escavatrice che stava lavorando nel Rio Mersa?

Quelle fratture non possono indicare che Elena sia caduta a Michele Buoninconti mentre trasportava il cadavere dopo averla uccisa?

Domande, osservazioni, di quanti tra voi hanno letto la prima puntata dell’inchiesta sul caso Buoninconti. Osservazioni legittime, specchio dell’interesse suscitato dal post. Ecco quindi le mie risposte ai quesiti:

E’ difficile immaginare che il mezzo meccanico abbia danneggiato il corpo, perché questo danneggiamento dovrebbe essere riportato nella documentazione agli atti, invece in sede di esame autoptico, non si fa alcun accenno a un evento di questo genere. Viene indicato che una delle ossa si è rotta nelle operazioni di recupero degli investigatori, ma non ci sono altri riferimenti a danneggiamenti.

Teniamo conto, inoltre, che se l’escavatrice avesse toccato il corpo muovendolo e danneggiandolo, avrebbero ancora meno peso tutte le deduzioni che sono state fatte proprio in relazione alla posizione del corpo al momento del ritrovamento. Sarebbe stato bizzarro escludere tra le cause di morte, quella accidentale o per ipotermia sulla base di una compostezza del cadavere che non solo è in contraddizione con le relazioni dei carabinieri, ma addirittura sarebbe stata provata – se esistesse – dal lavoro della escavatrice stessa.

Per quanto riguarda l’ipotesi di una caduta del corpo durante il trasporto, naturalmente è possibile, anche se allungherebbe ulteriormente i tempi del delitto, che già sono compressi in un’arco temporale molto ristretto.

A questo si aggiunga che in casa non sono state trovate tracce genetiche riconducibili alla morte di Elena, né ne sono state trovate nell’auto che Buoninconti avrebbe utilizzato per trasportare il copro. Una caduta in quella fase che avesse comportato due fratture su un corpo nudo,  con ogni probabilità avrebbe comportato anche lesioni con perdite di sangue.  Tracce ematiche che non risultano, come ho detto sopra.

Resta quindi un’ipotesi possibile, ma difficile e non supportata da altri elementi di prova, se non le fratture stesse.

Proprio per questo è necessario tornare ad esaminare i documenti dell’autopsia, ed eventualmente ripetere l’esame. Perché occorre chiarezza sull’esistenza delle fratture al coccige e all’anca, e sulla loro natura.

A margine delle vostre osservazioni, due parole in merito ad alcune polemiche sollevate da chi sostiene che il caso sarebbe già stato risolto dalla perizia di due anni fa della dottoressa Ursula Franco, consulente in primo grado di Buoninconti.

La Franco ipotizzò la morte di Elena a seguito di una crisi psicotica, con una fuga della donna a piedi, nuda fino al Rio Mersa, dove si sarebbe poi nascosta di propria volontà per sfuggire ai propri fantasmi  e alle proprie paranoie, celandosi anche a quanti la cercavano, fino a perdere i sensi e morire di freddo.

Come ho già scritto e detto a lei stessa in tempi non sospetti, io non concordo sull’ipotesi che sia arrivata a piedi fino al punto dove poi è stata ritrovata, per il resto, in merito allo stato mentale di Elena, posso concordare con le sue conclusioni.

Oggi la difesa di Buoninconti, che ha finalmente avuto il tempo di svolgere indagini difensive, mi sembra orientata verso un’ipotesi che – pur tenendo centrale le difficoltà emotive e psicologiche della Ceste – collochi la sua morte in un contesto più vicino a casa.

Qualunque sia la linea difensiva che Buoninconti sceglierà al processo d’Appello, io non faccio parte del collegio difensivo. Io faccio il giornalista, e scrivo anche questo blog, per il quale ho fatto un’inchiesta a puntate dove esamino e critico le indagini e la sentenza di condanna a carico di Buoninconti. Non perché creda aprioristicamente alla sua innocenza, ma perché ritengo che non sia stata provata la sua colpevolezza.

Si tratta di un punto di vista differente. Se nuove indagini dimostreranno che è innocente oltre ogni dubbio, sarò contento, se invece dimostreranno con lo stesso rigore la sua colpevolezza, sarò soddisfatto nello stesso modo.

E’ la ricerca di una verità credibile, e di una giustizia “giusta” che mi spinge a scrivere di questo argomento.

E non partecipo a gare su chi ha scritto per primo cosa. Io mi documento su tutto ciò che riesco a studiare, che venga dalla Procura, dalla difesa, o dalle parti civili. Senza contare quanto mi viene indicato da altri fonti, compresi amici e lettori. Da ogni documento traggo qualcosa. A volte sottoscrivo, a volte critico. Quasi sempre elaboro e cerco di verificare. Qualche volta indago. Traggo le mie conclusioni, e scrivo.