BUONINCONTI: LE CELLE TELEFONICHE DICONO CHE E’ COLPEVOLE?

Le celle telefoniche incastrano Buoninconti?  Esiste una sequenza di telefonate, agli atti dell’indagine contro Michele Buoninconti, che secondo la Procura incastra l’uomo dimostrando che  è lui l’assassino di Elena Ceste. Ma è davvero cosi? Perché di questa sequenza di telefonate se ne prendono in considerazione solo alcune? Perché esiste una telefonata che il consulente del Pm non analizza nella sua relazione? Perché il giudice nella sentenza prima ignora quella chiamata, e poi la giustifica in modo scientificamente impossibile?

Forse perché quella telefonata dimostra che la ricostruzione fatta dalla Procura sugli spostamenti di Buoninconti la mattina del delitto, è sbagliata.

“Il Buoninconti a seguito dell’occultamento del cadavere della moglie, ignaro su dove fosse rimasto il di lei cellulare e timoroso che questo potesse essere stato erroneamente smarrito in qualche luogo che potesse rivelarne il ruolo, si e’ prodigato pervicacemente nella ricerca dell’apparecchio… E questo e’ stato forse il suo unico errore perché pur avendo agito con straordinaria freddezza, le telefonate volontariamente indirizzate al telefono della moglie lo collocano proprio nell’area del ritrovamento del corpo di Elena in un orario compatibile con il successivo sviluppo temporale dei fatti.”

Sono le parole del giudice Amerio a sentenza, le conclusioni derivanti da quello che è il secondo pilastro dell’inchiesta: la consulenza tecnica del Ing. Dezzani, effettuata su incarico del Pubblico Ministero, sulle celle telefoniche e gli spostamenti di Buoninconti la mattina della scomparsa di Elena.

Partiamo proprio dalla consulenza dunque, per capire cosa abbia convinto il giudice.
Premettendo che la testimonianza in aula del consulente della Procura e’ stata un’audizione individuale, e non un confronto con il consulente della difesa Reale, che non è stato ascoltato per ragioni giuridico-tecniche ( a partire dal Rito Abbreviato ). Il contraddittorio quindi si e’ limitato al diritto della difesa di contro-interrogarlo. Ovviamente, data la natura tecnica della consulenza, la possibilità degli avvocati di entrare nello specifico della materia è stata oggettivamente limitata.

Esistono degli elementi di critica al lavoro svolto da Dezzani, da parte del consulente della difesa Reale, che riguardano  il metodo di rilevazione ad altro ancora. Per queste osservazioni vi rimando alla mia intervista a Paolo Reale, si tratta di critiche tecniche, ma se avrete la voglia di leggerla, si tratta di osservazioni importanti.

 

Se vuoi leggere l’intervista al consulente tecnico della difesa,  Paolo Reale clicca qui –>  INTERVISTA A PAOLO REALE

 

Critiche tecniche che se fossero riconosciute come valide, potrebbero inficiare alla base il lavoro del consulente del Pm.

Per ora consideriamo corrette tecnicamente le premesse del lavoro del consulente della Procura e ragioniamo sulle sue conclusioni, accettate e sottoscritte dal giudice Amerio.

Quello che il consulente della Procura ha stabilito e’ che l’area interessata dagli eventi di quella mattina, cioè casa Buoninconti/Ceste, la piana dove scorre il Rio Mersa, Chiappa d’Isola, dove il corpo e’ stato ritrovato e Isola d’Asti, sia coperta da due celle telefoniche: la 416 e la 415. ( il numero è molto più lungo ma per convenzione consideriamo le ultime tre cifre )

La 416 copre buona parte di quel territorio, cioè la casa e il tratto di strada che il consulente del Pm ipotizza Buoninconti abbia percorso per arrivare al Rio Mersa, il Rio Mersa stesso e ancora un pezzo della strada che Buoninconti avrebbe percorso per tornare.

La 415 invece arriva a coprire solo una piccola fetta di quell’area, e cioè la zona dove passa un tratto della strada che Buoninconti avrebbe percorso tornando a casa dopo aver nascosto il corpo della moglie. Un breve tratto di strada.

Cosi’ il consulente del Pm riporta nella relazione la grafica di vicinanza delle due celle sulla base dei dati forniti da Tim, la 416 è quella rossa, la 415 quella blu.

copertura-celle-adicenti

Le due celle telefoniche, sono disposte su un traliccio insieme a una terza ( che non interessa il caso ), ognuna delle tre irradia un arco di 120 gradi, ma la 416 e la 415 sono diciamo “consecutive una dopo l’altra, un particolare che fornirebbe la certezza del punto di passaggio da una cella all’altra, senza che vi siano zone “contaminate” dove il passaggio potrebbe avvenire anche solo per ragioni tecniche, come il sovraccarico di una delle due.

Ecco come i tecnici del Reparto Operativo Speciale ( Ros ) dei Carabinieri che hanno effettuato su richiesta della Procura le rilevazioni sul campo indicano la direzione di irradiazione delle due celle ( la direzione, non l’intera area coperta ).

ros-area-copertura-quattro-uno-sei

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Ecco come Ros mostrano invece l’area coperta dalla cella 416, dove cioè l’apparecchiatura utilizzata per i testa ha agganciato quella cella nella zona che interessa gli avvenimenti di quella mattina.

416-servente foto Ros

Ecco invece i tratti dove viene agganciata la cella 415

415-servente foto Ros

Su queste premesse ( molto semplificate ) il consulente dell’accusa analizza gli eventi di quella mattina partendo dalle celle telefoniche agganciate dal cellulare di Buoninconti durante le sue telefonate:

ore 8.43 Buoninconti torna a casa ( e uccide la moglie Elena Ceste ). Questo dato viene ricostruito calcolando il tempo necessario per percorrere il tratto di strada dall’ultima telecamera di Costigliole d’Asti che riprende Buoninconti partire in auto fino alla sua abitazione ( 6 minuti, secondo Dezzani ).

ore 8.55.04 Buoninconti compie la prima telefonata alla vicina Marilena Ceste ( cella 416 )

ore 8.57.28 Buoninconti chiama i vicini Rava, ma non ottiene risposta ( cella 416 )

ore 9.01.41 Buoninconti chiama il cellulare di Elena Ceste agganciando la cella 416, ma quando la telefonata termina alle 9.02.50 la cella agganciata è la 415

ore 9.03.14 Buoninconti chiama il cellulare di Elena Ceste agganciando la cella 415, ma quando la telefonata termina alle 9.04.16 la cella agganciata è la 416

ore 9.06.59 Buoninconti chiama  Oreste Ceste e gli parla per 57 secondi agganciando la cella 416

Questi sono gli eventi e l’arco temporale preso in considerazione dalla consulenza di Dezzani

Specifico questo perché’ a rimanere fuori dalla consulenza, in termini valutativi e di spiegazione logica, e’ un’altra chiamata che Buoninconti compie sempre al cellulare della moglie, alle 9.09.53.

Ma questa telefonata, è proprio quella che mina la ricostruzione del consulente, come spiegherò meglio  in seguito.

Buoninconti, nei suoi interrogatori, ha raccontato quegli eventi in questa sequenza: di essere tornato a casa, e di non aver trovato traccia di Elena, solo i suoi vestiti, di averla cercata a più riprese tra casa e cortile. Di aver chiamato la vicina Marilena per vedere se aveva notizie, e di essersi poi recato a casa dei Rava di aver citofonato, e poiché non rispondevano, di averli chiamati al telefono senza ricevere risposta, fino a quando il signor Rava non e’ uscito per parlare con lui. A quel punto Buoninconti afferma di aver fatto un primo giro di ricerche, prima di tornare poi indietro a casa.

E ha sempre detto di non aver telefonato a Elena, e che quelle chiamate sono partite per errore.

Per l’accusa, e per il giudice, Buoninconti ha mentito su tutto, le telefonate ai vicini erano un depistaggio e una verifica che non avessero sentito nulla durante l’omicidio. Mentre quelle a Elena erano invece dettate dalla paura di aver perso il cellulare della donna al Rio Mersa mentre la nascondeva.

Partiamo quindi dalle analisi e dalle conclusioni del consulente del Pm.
Dezzani ha spiegato in aula di aver calcolato, cronometro alla mano i tempi di percorrenza e di essere arrivato a queste conclusioni:

alle 8.55 Buoninconti chiama la vicina Marilena mentre si sta già muovendo verso il Rio Mersa, e questo vale anche per la chiamata ai Rava delle 8.57.

Poco dopo arriva al Rio Mersa, e occulta il corpo nel punto coperto dalla vegetazione, risale in auto e riparte per tornare a casa percorrendo una strada diversa da quella da cui era arrivato. Compiendo una specie di anello, che in realtà non ha molto senso per una assassino che si deve muovere in fretta, non farsi notare, non sporcare la macchina, e tornare a casa più in fretta possibile. Avrebbe potuto arrivare al Rio Mersa passando per strade asfaltate e più trafficate, confondendosi maggiormente con le altre auto, ma…. insomma il consulente ha stabilito che si sarebbe mosso in quel modo, poi vedremo sulla base di quali certezze.

Le celle lo tradiscono proprio su quella strada di ritorno, perché un tratto di quella strada e’ coperto dalla cella 415.

Così il Consulente dell’accusa mette in grafica il percorso ipotizzato, in verde il tratto coperto dalla cella 416, il giallo quello della 415.

il-percorso-secondo-dezzani

Quindi quando compie la chiamata delle 9.01 alla moglie, passa dalla cella 416 alla 415, e quando ripete la chiamata alle 9.03, ripassa dalla 415 alla 416 perché’ esce da quella zona di copertura.

Ecco il tratto della strada in cui avvengono i due passaggi: da verde ( 416 ) a giallo (415 ) e viceversa.

passaggio-celle-secondo-dezzani

La chiamata a Oreste Ceste delle 9.06 la compie quando ormai e’ casa o prossimo ad essa.

Secondo la sentenza è la prova che Buoninconti quella mattina era in movimento, e che quel suo movimento e’ stato certamente quello che lo ha portato al Rio Mersa.

Ma e’ davvero cosi’?

E se invece esistesse una prova tecnica, scientifica, in grado di mettere in discussione questa ricostruzione?

 

Per continuare a leggere l’inchiesta clicca qui –> BUONINCONTI: UNA TELEFONATA SMONTA L’ACCUSA