COSA SUCCEDE SE INVERTIAMO IL SENSO DI MARCIA? FORSE TUTTO VA A POSTO…

Esiste quindi una telefonata che mette in dubbio la ricostruzione della Procura, e delle testimonianze che per collimare con essa, devono essere diciamo, interpretate. Infine c’e’ un super testimone che fornisce un orario, compatibile con il racconto di Buoninconti e con quello della Procura.  Dov’è’ quindi la verità?

Facciamo intanto una piccola premessa. Nella sentenza contro Buoninconti si fa riferimento più volte, ma in termini generici, al fatto che lui non avrebbe detto di essere stato al Rio Mersa fino a quando non è stato ritrovato il corpo di Elena Ceste.

Ora, io ho letto diversi interrogatori di Buoninconti ( magari qualcuno mi e’ sfuggito ), e visto credo tutte le sue interviste. Non ho mai visto nessun inquirente incalzare Buoninconti per sapere di preciso quali strade avesse percorso quella mattina. Non l’ho mai letto in nessun documento. E del resto, anche nella sentenza, si dice che non abbia detto di esserci stato, ma non si cita nessuna specifica circostanza.
Ecco invece cosa dice interrogato il 26 gennaio 2014, subito dopo la scomparsa di Elena, riferendosi a quanto accaduto dopo la chiamata alla vicina:

“Ho effettuato un giro nei paraggi con l’autovettura pensando che fosse andata a fare una passeggiata visto lo stato in cui l’avevo lasciata…”

ancora interrogato ad Aprile sul suo giro in auto:

“Ero ancora più vergognato della situazione ( la fuga della moglie nuda , ndr ) e vado a Motta, ritorno, poi verso isola d’Asti, ho fatto un giro veloce, avevo fretta di trovarla. “

Quindi quando si fa riferimento all’accusa a Buoninconti, elevata a livello di indizio contro di lui, di aver detto di essere stato nella zona del Rio come luogo e area specifica, solo dopo il ritrovamento del corpo, si dice si, il vero, ma si fa una forzatura, per due ragioni: uno perché’ LUI CITA ISOLA D’ASTI che e’ in effetti genericamente è verso la zona del Rio Mersa dove verrà’ ritrovata Elena, e due perché si da per scontato che lui sapesse dove fosse Elena.

Il ritrovamento di Elena Ceste

Mi spiego meglio, se ci sforziamo di prendere in considerazione l’idea che Michele Buoninconti sia potenzialmente innocente, sarà allora logico comprendere che per lui il Rio Mersa non e’ un posto speciale da dover citare. Quella mattina lui ha fatto un giro per cercarla ed e’ passato  da diversi paesi, rii, rogge, stradine, casolari e quant’altro, non e’ che li deve elencare tutti. E’ ovvio che non lo faccia. Indica le zone dove e’ passato come macro aree. Che altro avrebbe dovuto fare?
Se io racconto di aver fatto una passeggiata in quartiere, non elenco al mio interlocutore tutti i negozi cui sono passato davanti, ne citerò uno se li’ e’ accaduto qualcosa, diversamente mi limiterò a dire sono arrivato fino a piazza tal de tali e poi fino a via pinco pallino.

Dirò di più, sono certo che se lui avesse citato il Rio Mersa, gli inquirenti avrebbero utilizzato quelle citazione come segno colpa dicendo: perché’ cita proprio il Rio Mersa, se non perché’ lui sapeva? E lo dico perché, come evidenzierò in un prossimo post, tutte le azioni e le parole di Buoninconti vengono valutate solo e in un’unica chiave di lettura: lui è l’assassino, lui sapeva, lui ha mentito.

Buoninconti non cita il Rio Mersa forse solo perché quel luogo tra i tanti da cui e’ passato quella mattina, non ha alcuna importanza, ignorando che sua moglie sia lì,  al  momento dell’interrogatorio.

Sara’ solo dopo, scoperta la posizione del cadavere, che essere passato proprio lì vicino acquisirà un’importanza diversa. Sarà a quel punto che lui dirà ad amici: cavolo ero proprio li’ quella mattina, cavolo, ero proprio lì quella sera quando la cercavo con i colleghi. Ma neanche questo e’ andato bene, perché anche quelle sue affermazioni sono poi state giudicate indizi contro di lui.

C’e’ una generale tendenza nell’inchiesta prima, e nella sentenza poi, a valutare ogni elemento come una prova o un indizio a carico di Buoninconti. Anche quando quell’elemento ha più chiavi di lettura. Quella della possibile innocenza non viene mai presa in considerazione.

Comunque sia, Buoninconti in realtà fa riferimento a quel suo giro in molte interviste ( che per carità non sono interrogatori ufficiali ma sono utilizzate anche dagli investigatori come fonte ) e per lo più’ lo fa in maniera indiretta, come quando racconta di una scarpa che gli e’ stata portata per un riconoscimento dai Carabinieri ( l’hanno trovata i vigili del fuoco in un casolare prossimo al rio ) e lui li insulta dicendo che la scarpa era troppo vecchia e che l’aveva già vista lui facendo il suo giro di perlustrazione.

Prova  che lui quel giro dice di averlo fatto ( e lo dice anche ai Carabinieri di conseguenza ) ben prima del ritrovamento del corpo. E che non corrisponde al vero l’affermazione che lui modifichi quella parte del suo racconto solo dopo che Elena viene ritrovata.

Di quei primi giri concentrici di ricerca ( ne scrive anche il giudice in sentenza ) parla anche a Carabinieri, ai Vigili del Fuoco, ai Rava e a Marielena Ceste.

IN CONCLUSIONE BUONINCONTI RACCONTA DI AVER FATTO UN GIRO CIRCOLARE PER CERCARE ELENA FIN DA SUBITO, E DICE DI ESSERE INDIRIZZATO VERSO ISOLA D’ASTI , LA ZONA  VICINO AL RIO MERSA.

Perché’ dunque il giudice Amerio lo accusi di aver mentito sul tema adattando il suo racconto allo sviluppo delle indagini, personalmente mi sfugge, ma rientra nella soggettiva discrezionalità della corte.

Ho fatto questa premessa perché sia chiaro che il fatto che Buoninconti quella mattina si muova in auto in quelle zone, non e’ una scoperta della consulenza di Dezzani, ma un fatto assodato e dichiarato da lui stesso.

Il punto e’ che il consulente del Pm racconta che Buoninconti percorre un tragitto circolare  nella piana ( e secondo lui esclusivamente lì ) in senso orario, per dimostrare che e’ corso al Rio, ha nascosto la moglie sotto i rovi nella roggia, ed è ripartito verso casa per continuare il suo depistaggio citofonando ai Rava.

Ma come abbiamo già detto, il consulente del Pm non ha nessuna prova scientifica di quale strada abbia percorso Buoninconti all’interno della cella telefonica 416, ne’ ha prova scientifica dell’ora cui sia partito, ne’ dell’ora precisa del suo rientro. L’unico elemento fisso, e’ il passaggio tra le due celle, la 416 e la 415 ( in un senso e nell’altro ). Ma anche su quel passaggio Dezzani non ha alcuna certezza scientifica sul senso di marcia di Buoninconti.

percorso-per-accusa

Ripetiamo comunque la sua versione, che per quanto detto, è una mera ipotesi, e non un certezza, come invece lui scrive nella consulenza tecnica.

8.55 e’ già partito da casa e chiama la vicina, 8.57 chiama i Rava che non rispondono, 8.59 si immagina stia già avviando l’occultamento del corpo, perché alle 9.01.48 deve già essere nel panico per il timore di aver perso il cellulare di Elena tanto da chiamare per farlo squillare per verificare se è in auto.

Vale la pena di spendere due parole sui tempi delle azioni di Buoninconti compiute tutte a una velocità record: uccide la moglie e la carica in auto, compresi i vestiti ( necessariamente in un secondo passaggio, perché altrimenti sarebbe sceso portando il corpo inerme e il sacchetto coi vestiti contemporaneamente ) più’ o meno in 12 minuti ( dieci se consideriamo le rilevazioni affidabili dei Ros dei Carabinieri ), e poi più o meno in sette minuti corre la Rio telefonando ai vicini per verifiche  e alibi, occulta la moglie e riparte.

8.43 / 9.06  : 23 minuti per uccidere. occultare,telefonare , inscenare e depistare.

Ma si sa, lo ribadisce il giudice in più passaggi, i colleghi di Buoninconti parlano di lui come un uomo lucido capace di affrontare con freddezza ogni situazione, almeno sul lavoro.

Sia come sia, torniamo ai due passaggi dalla famosa cella 416 alla 415.

Il primo ingresso nella 415 e’ alle 9.02.50 ( e’ in quel momento che la telefonata delle 9.01.48 dalla 416 passa alla 415 ).
Il secondo cambio avviene alle 9.04.17, quando la telefonata delle 9.03.14 passa dalla 415 alla 416.

Questo dato e’ incontrovertibile.
Ma questo dato ci dice solo che e’ possibile ipotizzare che  Buoninconti  sia in movimento verosimilmente nel tratto di strada dove e’ possibile questo passaggio.

RIPETO: NON C’E’ ALCUN DATO TECNICO CHE CI DICA IN CHE DIREZIONE STESSE PERCORRENDO QUEL TRATTO.

E’ il consulente del Pm a collocare Buoninconti in movimento dalla zona del Rio verso casa sua. Non ci sono dati oggettivi e scientifici che confermino questa ipotesi. Sappiamo solo che in due punti, chiamiamoli A e B, la telefonata passa da una cella all’altra e viceversa. Ma i dati non ci dicono se Buoninconti passa prima dal punto A, o prima dal punto B.
Non ce lo dicono le chiamate precedenti, che avvengono tutte nella cella 416 che copre casa Buoninconti, Casa Rava, Casa Marilena Ceste, la strada che scende alla piana e tutte quelle che la attraversano in quella zona. Tranne il famoso tratto tra il punto A e il punto B.
Nè qualcosa di dice il tempo trascorso tra le due telefonate che cambiano cella, perché ovviamente e’ lo stesso, sia che io vada da A verso B, sia che io mi muova da B verso A.
Nessuno può’ stabilire in quale direzione si sia mosso Buoninconti.

A farlo e’ l’interpretazione dei dati che compie Dezzani, nel tentativo di dimostrare che Buoninconti può essere arrivato al Rio per nascondere la moglie appena uccisa. Come già accaduto per l’autopsia, non vi sono prove scientifiche, ma solo deduzioni dei consulenti della Procura a dire cosa ha fatto Buoninconti, e il questo caso la deduzione non è supportata da nulla, nemmeno dall’interpretazione della posizione di un cadavere o dell’intensità della vegetazione. In questo caso il posizionamento di Buoninconti in un senso di marcia e lungo un percorso è del tutto arbitrario.

Quello che si può fare e’ valutare i tempi di spostamento, calcolandoli sulle azioni precedenti e successive, e sulle distanze percorse.

Il consulente del Pm ipotizza quindi che alle 8.55 Buoninconti sia già in movimento ( non da molto perché ha speso del tempo per uccidere e caricare la moglie, e quella telefonata viene giustificata non per cercarla come sostiene Buoninconti, ma per verificare se  Marilena ha sentito qualcosa, e se avesse avuto conferma di quel preallarme per via di una testimone, difficilmente sarebbe corso al Rio )
Passano 7.50 minuti e Buoninconti entra nella cella 415 ( in quei minuti arriva, occulta, riparte e va nel panico per il cellulare)
Passano 1.27 minuti e Buoninconti lascia la cella 415 per tornare a casa
Passano 2.42 minuti, o 3.39 minuti ( dipende se si considera il punto di arrivo a casa più vicino all’inizio o alla fine della chiamata al suocero Oreste Ceste ) e Buoninconti finalmente è davanti a casa dei Rava a citofonare.
A quel punto siamo a 9.07.56 passate.

Al di là delle dissonanze o meno con i testimoni, scatta qui il problema, nella ricostruzione della procura della telefonata delle 9.09.53, quella al cellulare della moglie che Buoninconti fa da una distanza tale da necessitare di 5/6 minuti di strada, come ho spiegato prima.
Una telefonata che Dezzani ignora nella sua relazione, o comunque non la inserisce nella sequenza. E che il giudice giudica irrilevante.

Eppure quella telefonata, non e’ solo una dissonanza tecnica. Lo e’ anche da un punto vista logico.

Secondo l’accusa e il giudice, Buoninconti compie quelle telefonate perché teme di aver perso il cellulare al Rio, o in auto.
Ma alle 9.07 e’ di nuovo a casa, dai Rava. Se era cosi’ nel panico, non e’ tornato a verificare se il cellulare era in casa?
La risposta logica e’ si. E infatti il giudice Amerio dice esplicitamente nella sentenza che questo e’ il momento in cui Buoninconti lo trova in casa.

Ma se lo trova alle 9.07 o dintorni, perché alla 9.09 chiama nuovamente il cellulare di Elena? E perché la richiamerà altre due volte?

NON ESISTE UNA RISPOSTA LOGICA A QUESTA DOMANDA SEGUENDO LA RICOSTRUZIONE DELLA PROCURA . INFATTI IL GIUDICE ‘USA’ QUELLA TELEFONATA DICENDO CHE SERVE A RINTRACCIARE IL TELEFONO IN CASA, MA GLI SFUGGE CHE LA CELLA AGGANCIATA E’ INCOMPATIBILE CON QUELLA IPOTESI.

Qualcuno potrebbe dire: a quel punto aveva bisogno di giustificare le telefonate precedenti e ne ha fatta un’altra. Per crearsi un’alibi, una giustificazione.

E invece no. Perché Michele Buoninconti ha sempre negato di aver fatto quelle telefonate, tema che affronterò meglio sotto, e quindi avrebbe fatto una chiamata per creare una giustificazione che in realtà non ha mai usato per difendersi.

LA TELEFONATA DELLE 9.09, MINA LA RICOSTRUZIONE DELLA SENTENZA DA OGNI PUNTO DI VISTA.

Proviamo ora però a fare uno di quegli esercizi mentali che ho detto nella premessa al mio ragionamento. Proviamo a immaginare Buoninconti, non come l’assassino, ma come l’uomo che torna a casa e non trova più sua moglie che la notte prima è stata male, e che inizia a cercarla, prima in casa, poi dai vicini e infine nei dintorni. Rileggiamo gli orari guardandoli in questo senso:

8.43 Buoninconti rientra in casa e non trova Elena, la cerca ( vedremo poi dove e con quali azioni che giustificano il tempo prima delle telefonate, peraltro lui afferma di aver trovato  subito il telefono in casa, ragione per cui non chiama la moglie sul cellulare ).
Passano 12 minuti e chiama la vicina più prossima le cui finestre si affacciano sul suo cortile e chiede notizie ( 8.55 ).
Passano 1,30 minuti e chiama gli altri vicini prossimi dove qualche volta va Elena, i Rava, lui e’ fuori dal cancello di casa loro, ha già citofonato ( sono le 8.57 )
Nemmeno i Rava hanno notizie.
A quel punto Buoninconti parte per un primo giro di ricerche veloci, non sono ancora le 9.00. ( infatti il supertestimone a quell’ora non lo vede davanti al cancello )

Ecco uno schema lineare dei tempi.

 

http://www.neraedintorni.it/?p=1335&preview=true

 

Se Buoninconti avesse compiuto il suo giro nel senso opposto a quello indicato da Dezzani, cioè’ quello che ipotizza il consulente della difesa Reale, alle 9.02.50 quando passa dalla cella 416 alla 415, si sarebbe trovato nel punto B, che e’ a una distanza di 2,4 km, tale da poter essere coperta nell’arco di meno di 3 minuti viaggiando a 50Km/H, meno tempo se l’auto e’ andata più’ veloce calcolando che buona parte di quel percorso e’ su strada asfaltata. Come ha potuto verificare ripetendo il percorso compiendo le rilevazione con la stessa apparecchiatura utilizzata dai Ros dei Carabinieri.

il-giro-al-contrario

Ovviamente tutto si gioca sull’orario di partenza di Buoninconti da casa Rava.

Sappiamo che la telefonata ai Rava termina alle 8.57.28, ed e’ senza risposta. E che Buoninconti racconta di averla fatta quando era davanti al cancello di casa loro ( come nell’intervista dice anche la signora Rava ).
Ma se anche l’avesse fatta dal suo cortile, il tempo per arrivare in auto dai Rava si conterebbe in decine di secondi.

Quindi Buoninconti potrebbe essere davanti al cancello poco prima delle 9.00 ( ci sono 2.30 minuti tra la fine della chiamata delle 8.57  e le 9.00 ).
Un orario  compatibile, ma non sovrapponibile, con le prime dichiarazioni dei testi, che sono spannometriche ( Marilena dice attorno alle 9.00, la signora Rava prima delle 9.00/9.15, sua figlia dice che la madre le ha detto prima delle 9.00, il signor Rava parla di orario vicino alle 9.05 ) . Ma e’ la telefonata di Buoninconti ha dare l’unica certezza: le 8.57.

In modo bizzarro potrebbe venire in aiuto la testimonianza del famoso Terzuolo, che passando alle 9.00 si dice certo di non aver visto Buoninconti, teste cui il giudice crede in modo assoluto.
Ne consegue che Buoninconti sarebbe arrivato dai Rava attorno alla telefonata terminata alle 8.57, allontanandosi prima delle 9.00 quando Terzuolo non lo vede.
Diciamo 2 minuti per raggiungere in auto un’abitazione che dista 10 secondi in auto, chiedere al signor Rava e ripartire.

A quel punto avrebbe avuto il tempo di arrivare al famoso punto B, agganciare la cella 415 e proseguire il suo percorso verso il punto A, quando rientra sotto la cella 416, sono le 9.04. Si starebbe dirigendo in direzione Isola D’asti, come ha sempre detto.

NON CI SONO DATI TECNICI CHE POSSANO INVALIDARE UN’IPOTESI DI PERCORSO IN SENSO CONTRARIO.

A questo punto proviamo a immaginare che il giro di Buoninconti prosegua ( magari passando anche vicino al RIO ) e che si muova non tornando subito a casa, come vuole la ricostruzione dell’accusa, ma compia invece un giro più’ ampio di qualche chilometro, arrivando fino al punto di aggancio della cella telefonica 674, quello magari più’ vicino a casa individuato dai Ros e che disterebbe circa tre chilometri da lì.

celle-copertura-674

La cella 674 e’ importante perché per sua collocazione, e per il territorio collinoso che la divide da casa Buoninconti, non e’ assolutamente visibile ( nei termini di irrorazione di celle telefoniche ) dalla casa di famiglia. Lo stabiliscono tutte le rilevazioni effettuate, da quelle dei Ros dei Carabinieri, fino a quella del consulente Reale.  Insomma, mentre i movimenti nella 416, sono solo ipotizzabili perché’ quella cella copre gran parte dei luoghi dove i fatti sarebbero avvenuti, la cella 674 fornisce la certezza che Buoninconti in quel momento certamente non e’ a casa, e nemmeno vicino ad essa, perché’ la 674 può’ essere agganciata solo nel territorio di Castagnole delle Lanze, Dopo Motta.

aggancio-cella-castagnole-1

 

La telefonata delle 9.09, inizia nella 674 e finisce nella  417 che corrisponde ( sempre da relazione dei Ros ) alla zona vicina a Govone e al Tanaro. Buoninconti quindi si sta muovendo e si sta muovendo allontanandosi da casa e dal Rio.

Se prendiamo come punto di partenza per calcolare tempi e distanze il momento in cui Buoninconti é rientrato nella cella 416 alle 9.04.13 vicino Chiappa d’Isola, La telefonata a Oreste Ceste ( 9.06 ) sarebbe stata fatta in un tratto di strada mentre lui viaggia verso Castagnole, ma  coperto dalla cella 416, compatibile quindi con le relazioni tecniche di Ros e Reale ( e anche di DEZZANI ).

Buoninconti avrebbe percorso la distanza tra il punto in cui e’ tornato nella 416, e il punto in cui I Ros dicono che ha potuto fare la telefonata delle 9.09.53, tra Motta e Molino Vecchio , indicativamente in 5.40 minuti.
La distanza e’ di circa 2 km, si arriva a tre se si calcolano gli altri punti di aggancio indicati dai Ros dei Carabinieri. Distanze percorribili agevolmente in 5.40 minuti.

Da quella zona Buoninconti sarebbe poi ritornato verso casa in un orario compatibile con quello indicato da chi lo vede arrivare e organizza con lui la seconda fase di ricerche che parte alle 9.30. Cioè i vicini Rava e Ceste .

COMPIENDO IL GIRO IN SENSO CONTRARIO A QUANTO INDICATO DALLA PROCURA, DA DEZZANI E DAL GIUDICE NELLA SUA SENTENZA QUINDI, LA TELEFONATA DELLE 9.09 TROVEREBBE UNA SPIEGAZIONE TECNICA ( COME DISTANZE E PERCORSI ) E ANCHE LOGICA, PERCHÉ’ BUONINCONTI HA SOSTENUTO SEMPRE CHE LE TELEFONATE SIANO PARTITE PER ERRORE DAL SUO CELLULARE, LO SAREBBERO LE PRIME DUE E ANCHE QUESTA TERZA. MENTRE NELLA VERSIONE DELL’ACCUSA QUESTA TELEFONATA NON HA ALCUN SENSO LOGICO, PERCHÉ’ A QUELL’ORA SI SOSTIENE CHE BUONINCONTI ABBIA RITROVATO IL CELLULARE DELLA MOGLIE.

 

 

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