LE CELLE TELEFONICHE : BUONINCONTI E’ STUPIDO ?

Non vi è un solo oggettivo percorso interpretativo dei dati telefonici di quella mattina. Le celle Telefoniche non forniscono verità assoluta, ma dati che vanno poi armonizzati con le testimonianze e la logica.

E quindi restiamo sulla logica.

Sappiamo per certo che quella mattina dal telefono di Buoninconti partono diverse telefonate alla moglie. Lui però nega sempre di averle fatte. Perché?

Il giudice Amerio sottolinea l’anomalia del fatto che Buoninconti avrebbe chiamato i vicini al cellulare invece di chiamare la moglie, ovviamente lo sottolinea come indice di colpevolezza, come prova del fatto che lui sapesse già che lei era morta.

Come sempre, in questa inchiesta, non viene preso minimamente in considerazione che Buoninconti dica la verità. Quella che ribadisce negli interrogatori, e che viene sempre valutata come menzogna. Ecco le sue parole agli inquirenti, quando racconta del suo rientro a casa, senza trovarvi Elena:

“Ho visto il telefonino e le chiavi, era tutto nella sala da pranzo, sulla credenza, poggiamo tutto lì… il telefono era acceso, vedendolo ho visto che c’era la scritta Vodafone IT sul display. Il telefono lo vedo subito, perchè è la prima cosa che noto… vedo il telefono, lo prendo e lo metto in tasca dove avevo anche il mio…Che chiamavo a fare mia moglie visto che il suo cellulare ce lo avevo in mano…”

La spiegazione quindi potrebbe essere semplice. Buoninconti non la cerca sul cellulare perché sa che il cellulare è a casa. Dice addirittura di averlo messo in tasca.

In realtà probabilmente su questo punto si confonde. Anche se giudice e Procura continuano a cercare di accreditare l’idea che Buoninconti sia un freddo calcolatore capace di mantenere il sangue freddo in ogni circostanza, in realtà la sua vicenda dimostra che lui e’ un casinista, mi si passi il termine. Un pasticcione. E chiunque abbia visto le sue interviste non può che concordare con me, e’ un uomo che si agita e si confonde persino quando parla. Fatica a tenere la linea di un racconto e passa da una cosa all’altra. Si innervosisce. Alza la voce. E alimenta la sua agitazione.
C’è però  un altro teste che vede il cellulare in casa, più tardi: è Marilena Ceste, la vicina. Quando si reca a casa di Michele insieme a lui, per un ulteriore verifica, dopo che lui e’ tornato dal primo giro di perlustrazione:

“Mi fa vedere un telefono e richiama la mia attenzione sul numero delle chiamate presenti sul display, lo prende da un mobile sopra il piano, mi dice che era il telefono di Elena…”
(quando gli inquirenti le chiedono se Buoninconti aveva detto che erano sue chiamate per cercarla, Marilena dice che può essere ma non di ricordarlo con certezza).

Dunque il telefono di Elena era a casa, questo e’ certo. E Buoninconti sostiene di averlo sempre saputo. E quindi non aveva nessuna ragione per chiamarla nella sua ricerca. E lo ribadisce più volte durante gli interrogatori.

Qui dovrebbe anche rientrare la logica. Buoninconti viene dipinto con un uomo freddo e malvagio, lucido, che ha premeditato per giorni l’omicidio studiandolo nei minimi particolari.

IN QUESTO PIANO PREMEDITATO NON HA PENSATO CHE NON CHIAMARE LA MOGLIE SUL CELLULARE PER CERCARLA AVREBBE INSOSPETTITO QUALCUNO?
PERCHÉ’ NON HA FINTO UNA O DUE TELEFONATE DI RICERCA PRIMA DI CHIAMARE I VICINI DI CASA ?

Più che un lucido assassino Buoninconti sarebbe stato uno stupido. Studia tutto, tempi di percorrenza, chiamate ai vicini, luogo dove nascondere il corpo, e non pensa che per recitare la parte del marito preoccupato sia necessario provare a chiamare la moglie al cellulare?

Nemmeno è molto chiaro perché l’ideatore di un piano geniale come quello che gli viene attribuito, vigile del fuoco freddo e lucido e di esperienza, prima di uscire di casa con il cadavere della moglie, non controlli che il cellulare della donna resti a casa. Buoninconti certamente sapeva che se lo avesse portato con sé, nel caso che qualcuno avesse chiamato Elena, lui avrebbe corso un grosso rischio: che quella telefonata rivelasse dove si trovava il telefono. Perché’ quindi non assicurarsi che rimanesse a casa?

Dov’è la lucida freddezza che gli viene attribuita in continuazione?

Diciamo però che il lucido Buoninconti a quel punto vada in confusione, parta con il corpo in macchina e non sia sicuro di dove si trova il cellulare, come ipotizza la Procura. Da qui l’esigenza di fare quelle chiamate, sostengono. Forse temeva gli fosse caduto al Rio, ipotizza al’accusa o in auto.

E nel caso, perché chiamare?  Perché andare nel panico?

La telefonata  non avrebbe mai potuto dirgli se il telefono era stato perso al Rio,  avrebbe potuto solo dirgli se era in auto con lui, correndo il rischio peraltro che a quel punto gli investigatori identificassero la posizione dei due cellulari nello stesso punto.

Ma perché poi avrebbe dovuto avere paura di avere il cellulare di Elena con sé? Aveva già i vestiti in auto, in un sacchetto, sarebbe stata facilmente spiegabile quindi la presenza del telefonino.

Insomma non vedo una grande spiegazione logica.

Comunque sia andata lui, dicono accusa e giudice, fa quelle telefonate.

E allora sorge un’altra domanda:

PERCHÉ‘ BUONINCONTI, SAPENDO DI AVER FATTO QUELLE TELEFONATE, NON RACCONTA DI AVERLE FATTE, ANZI NEGA?

Sarebbe stato logico dire di averle fatte: cercava sua moglie! Erano telefonate tardive, dopo quelle ai vicini? Si certo, ma poteva dire di essere andato nel panico, e comunque sarebbe stato meno sospetto che non farle affatto.

E poi perché negarle sapendo ( e’ un adulto nel 2014 e per di più un vdf ) che sarebbero risultate dai tabulati?

LE TELEFONATE AL CELLULARE DI ELENA CESTE DI BUONINCONTI NON HANNO IN REALTÀ’ UN SENSO LOGICO  ALL’INTERNO DELLA RICOSTRUZIONE DELL’ACCUSA. 

Forse semplicemente Buoninconti dice la verità. Quelle telefonate sono davvero partite casualmente, dal suo cellulare in tasca. Credo sia un’esperienza capitata a ciascuno di noi, almeno a me si. Sia di ricevere telefonate inconsapevoli da altri, sia di averle fatte.

 

Se vuoi continuare a leggere l’inchiesta clicca qui –> IN CONCLUSIONE: LA PROCURA SEMBRA CHE SBAGLI

Se vuoi leggere il capitolo precedente clicca qui –>COSA SUCCEDE SE INVERTIAMO IL SENSO DI MARCIA? FORSE TUTTO VA A POSTO…