LE CELLE TELEFONICHE: I TESTIMONI CONFERMANO L’ACCUSA?

La telefonata delle 9.09, dunque, tecnicamente mette in discussione la consulenza di Dezzani, ma non è l’unico elemento dissonante rispetto alla ricostruzione della Procura. Ci sono altri elementi che sollevano dubbi.

Prendiamo in esame le testimonianze legate a quella sequenza di minuti e telefonate:

Iniziamo da quella di Marilena Ceste, che riceve la prima telefonata,  quella delle 8.55. Precisando peraltro che, come vedremo analizzando altri aspetti della vicenda, la teste non è amica di Buoninconti, non riporta elementi in sua difesa, anzi, su altri aspetti solleva dubbi contro di lui. Ma ecco come racconta agli inquirenti quella mattina:

“Entro in casa e mi sono preparata un caffè, ho avviato le pulizie di casa, poco dopo ha suonato il telefono di casa. Era Michele. Mi chiama prima Alberto, poi Gabriele, e ne sapere che invece ero io, mi fa presente che stava cercando sua moglie ( C’e’ Elena li’? ). Io gli dico di no e gli chiedo se la stesse cercando perché non la trovava…”

La telefonata dura una manciata di secondi. Ecco il proseguo del racconto di Marilena dopo la chiusura della chiamata.

“Torno alle mie faccende di casa, ricordo che avevo la tazza del caffè in mano e dalla finestra ho visto Michele che parlava con i comuni vicini famiglia Rava: Michele aveva la macchina vicino ai Rava, ho dedotto che l’avesse ( Elena ) trovata a casa dei vicini. Quella mattina era molto fredda, nebbia e brina, io comunque vedevo benissimo, si trattava di una breve foschia in lontananza, rispetto alla telefonata fattami da Michele, saranno passati POCO PIÙ’ DI 5 MINUTI.”

Marilena Ceste e’ molto precisa, non solo in questa circostanza, in termini di orari. E qui fornisce due parametri che aiutano la valutazione: il primo e’ soggettivo, perché dice poco più di 5 minuti. E il secondo e’  empirico ma oggettivo: lei prepara il caffè’ prima che chiami Buoninconti, e lo beve dopo. E’ da sola in casa, quale caffettiera può aver preparato? Da uno? Da due? Da tre? Da quattro? Difficile fosse più’ grande. Diciamo quindi che il termine poco più di 5 minuti, mi sembra decisamente credibile.

La sentenza invece considera questa indicazione aleatoria, il giudice in un passaggio dilata persino a 10 minuti il tempo tra la chiamata e la presenza di Buoninconti dai Rava.

Il perché potrebbe essere questo:  cinque dopo  la chiamata delle 8.55, vorrebbe significare che Buoninconti alle 9.00 o anche poco prima  si trova davanti a casa dei Rava e sta già parlando con lor, e quindi e’ prossimo a partire in auto come ha racontato lui negli interrogatori. Insomma, si tratterebbe di un evento assolutamente incompatibile con la ricostruzione dei movimenti fatta da Dezzani, che colloca in quei minuti Buoninconti intento a correre a nascondere il corpo di Elena, e che colloca il colloquio con i Rava solo al ritorno di Buoninconti dopo l’occultamento e la telefonata a Oreste Ceste delle 9.06..

MARILENA CESTE SMENTISCE LA RICOSTRUZIONE DELLA PROCURA  E NON HA MAI MODIFICATO LA SUA TESTIMONIANZA.

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E i Rava cosa dicono?
Ecco qui torno alla mia esperienza diretta di cronista. Come spiegato nella mia introduzione al Caso Buininconti, i miei dubbi su questa inchiesta sono nati proprio ascoltando un’intervista alla signora Rava, realizzata per la trasmissione Quarto Grado. In quell’occasione la signora dava un resoconto molto preciso di quella mattina, eccolo testuale:

“Saranno state le 9.00/9.05. Lui ha suonato il citofono e mio marito ha guardato dalla finestra, perché noi prima aspettiamo, sa con la gente che c’e’ in giro oggi, bisogna fare attenzione. Mio marito ha guardato dalla finestra e c’era Michele, noi avevamo ancora la porta del magazzino sotto e quella esterna chiuse, e mio marito ci ha messo un po’ di tempo a uscire. Ma michele aveva premura, ha fatto il numero con il cellulare e ha chiamato il nostro telefono, poi mio marito ha aperto… sarà stato qui due o tre minuti, ha chiesto se c’era Elena e poi è ripartito subito in auto…”

Nell’intervista la signora non ha esitazioni e ciò che racconta combacia totalmente con la versione di Buoninconti negli interrogatori che dice di aver chiamato il numero fisso perché loro non rispondevano al citofono. La chiamata e’ delle 8.57, quindi Buoninconti sarebbe davanti a casa Rava prima delle 9.00. Un tempo compatibile peraltro con quello dello spostamento di 20 metri in auto da casa sua a quella dei Rava dopo aver chiamato Marilena.

La testimonianza della signora, combinata con quella di Manuela Ceste, smentiva la ricostruzione della Procura che già circolava. Per questo nell’occasione contattammo una nostra fonte qualificata tra gli investigatori, senza ricevere una risposta che giustificasse quella discordanza.

Al contrario avemmo all’epoca l’impressione di aver toccato un nervo scoperto, qualcosa che non tornava. Tant’è’ che la responsabile del programma Siria Magri, decise di evidenziare in un servizio la supposta contraddizione, e nello stesso servizio io scrissi che sarebbe bastato fare una verifica sui tabulati telefonici per verificare se la chiamata seguente la scampanellio del citofono di casa Rava, fosse stata quella  di Buoninconti. Sarebbe stata la conferma definitiva di come si erano svolti i fatti.
Agli atti, o quantomeno in sentenza, non vi e’ alcun riferimento a una verifica di questo tipo.

E’ chiaro che un’intervista televisiva non ha valore assoluto in un processo, anche se spesso – e questo procedimento non fa eccezione perché le interviste televisive sono state usate più volte ( si potrebbe dire solo )  contro Buoninconti – in realtà i contenuti di quanto detto nelle interviste vengono richiamati durante il dibattimento.
Sono comunque certo, se non non altro per le nostre telefonate, che il racconto a noi fatto dalla signora Rava fosse noto agli investigatori.

Veniamo dunque alle deposizioni ufficiali, ecco quella della signora Rava:

” Mi sono alzata dal letto attorno alle 9.00/9.15. Mio marito si era già alzato. Mentre mi stavo alzando ricordo che entrava in camera mio marito il quale mi informava che poco prima, Michele aveva suonato al citofono e, andandogli ad aprire, aveva parlato con lui chiedendogli solo “C’e’ Elena qui?…”

La signora, contrariamente a quanto dichiarato nell’intervista, dice di non aver assistito al fatto, che colloca comunque prima delle 9.00/9.15 quando lei si sveglia. Tenendo conto che Aldo Rava, il marito, per andare a parlare da Buoninconti, controlla prima dalla finestra chi sia a citofonare, poi scende e apre due porte  e infine scambia due parole con Buoninconti,  dobbiamo pensare che siano intercorsi almeno 2 minuti prima che Buoninconti riparta. Lo dico per rispetto di chi indaga e che sostiene che Elena Ceste in un minuto e mezzo ( il tempo di chiusura del suo cancello elettrico ) non poteva scendere le scale e uscire per strada per via di un intervento alla gamba avvenuto tempo prima.
La testimonianza della signora Rava e’ del 20 novembre 2014, 10 mesi dopo i fatti.

Teniamo conto che Fiorenza, la figlia adulta dei coniugi Rava, interrogata il 29 gennaio, 5 giorni dopo la scomparsa di Elena così racconta ai Carabinieri:

“Ho appreso la notizia da mia mamma poco prima delle 9.30. A mia mamma lo aveva detto il marito di Elena Ceste, Michele, che si era recato a cercarla casa di mia mamma ritengo poco prima delle 9.00 “

Ci viene in aiuto, in questo senso l’interrogatorio di Aldo Rava del 6 Febbraio, dieci giorni dopo la scomparsa di Elena:

“Verso le 9.05 circa, sentivo suonare il campanello di casa con insistenza e sentivo anche suonare il mio telefono di casa. Premetto di avere problemi di udito. Guardavo dalla finestra e notavo che vi era il mio vicino di casa Buoninconti, il quale mi chiedeva se sua moglie Elena fosse a casa mia…”

Insomma, le prime testimonianze, quelle rilasciate a pochi giorni dai fatti, quando ancora neanche si parlava di omicidio e responsabilità di Buoninconti, sembrano in realtà’ convergenti.
Marilena racconta di aver visto Buoninconti poco più’ di 5 minuti dopo le 8.55 davanti a casa Rava, e Aldo Rava conferma dicendo che era li’ verso le 9.05 e di aver sentito il citofono e la telefonata cui non arriva a rispondere perché ci sente poco ( la chiamata di Buoninconti è alle 8.57 ), la figlia Fiorenza riferisce un orario simile come racconto della madre, e la signora Rava parla 9.00/9.15 come orario in cui l’evento e’ già accaduto almeno da 2 minuti.

TUTTE FASCE ORARIE MOLTO VICINE A QUELLE IN CUI, SECONDO LA RICOSTRUZIONE DI DEZZANI,  BUONINCONTI DOVREBBE ESSERE INTENTO NASCONDERE LA MOGLIE E TORNARE A CASA, E SOLO A QUEL PUNTO PASSARE DAI RAVA, DOPO LE 9.06 E LA CHIAMATA AL ORESTE CESTE.

SOPRATTUTTO, SAPENDO CHE LA CHIAMATA DI BUONINCONTI AVVIENE ALLE 8.57, CONCEDENDO DEL TEMPO AL SIGNOR RAVA PER SCENDERE E TENENDO CONTO CHE IL LORO COLLOQUIO E’ RIDOTTO AL MINIMO, E’ VEROSIMILE PENSARE CHE BUONINCONTI SIA RIPARTITO PRIMA DELLE 9.00.

ANCHE PERCHÉ’, COME VEDREMO TRA POCO, UN TESTIMONE ALLE 9.00 PASSA DAVANTI A CASA RAVA, E SOSTIENE DI NON AVER VISTO BUONINCONTI.

E che l’orario di partenza di Buoninconti da casa Rava venga considerato credibile dagli investigatori fino a quando il consulente del Pm non fornisce la sua lettura combinata telefonate/spostamenti,  lo confermano anche i test condotti sul campo dai Carabinieri per calcolare i tempi di spostamenti in auto del sospettato,che considerano proprio le 9.00 come orario massimo di partenza di Buoninconti da quel punto.

Eppure in sentenza non vi è riferimento a questa possibile dissonanza tra testimonianze e orari della consulenza dell’accusa. Il giudice infatti considera i due elementi assolutamente concordanti. Anzi, al contrario assolutamente probanti l’azione omicidiaria di Buoninconti.
Da un lato, possiamo notare che i tempi nella sentenza a volte si dilatano, i poco più di 5 minuti indicati da Marilena Ceste, ad esempio a pagina 22 diventano 10.

“veniva interrotta la conversazione telefonica e Marilena Ceste poteva poi vedere dalla finestra di casa una decina di minuti dopo Buoninconti intento a parlare con gli altri vicini…”

Un processo, quello della dilatazione dei tempi di quella mattina, che si era già verificato durante le indagini. Ecco la testimonianza ( che diventa poi quella alla quale fa riferimento il giudice per valutare la colpevolezza di Buoninconti ) di Aldo Rava, nuovamente interrogato il 14 aprile 2015,

15 MESI DOPO LA SCOMPARSA DI ELENA, 3 MESI DOPO IL RITROVAMENTO DEL CORPO, I RISULTATI DELL’AUTOPSIA, DELLA CONSULENZA TECNICA E L’ARRESTO DI BUONINCONTI:

” Vi confermo che nella mattina del 24 gennaio 2014, mentre mi trovavo ancora a letto, unitamente a mia moglie, sono stato svegliato dallo squillo del telefono di casa. Preciso che, alla predetta telefonata, non sono riuscito a rispondere data la mia oggettiva difficoltà nei movimenti e nel deambulare in considerazione dell’ormai età avanzata. Il telefono prima che riuscissi a raggiungerlo, ha smesso di squillare. Ormai sveglio, comunque mi sono alzato… dopo circa 10/15 minuti dallo squillo del telefono ho sentito insistentemente suonare al campanello di casa. A questo punto, vista l’insistenza del campanello. Prima di aprire ho raggiunto la finestra e ho potuto così constatare che era il mio vicino di casa Michele Buoninconti.”

Ecco qua. Se nell’immediatezza degli eventi, quando la ricostruzione sui movimenti di quella mattina non era ancora stata realizzata, la testimonianza di Aldo Rava presentava diverse dissonanze da quelle che sarebbero state le conclusioni di Dezzani ( soprattutto in combinazione con le parole dell’altra vicina ), quindici mesi dopo Aldo Rava rivede la propria testimonianza. E la nuova versione collima invece con la ricostruzione del consulente della Procura.

Sul tema della validità delle testimonianze, su quanto le prime testimonianze possano valere in quanto “pure” da influenze, e su come le testimonianze tardive siano invece potenzialmente influenzabili con il diffondersi di particolari in merito alle vicende stesse, ho visto stendere fiumi di parole in molti processi.

Mi limito a constatare che la prima testimonianza di Aldo Rava, combinata con quella di Marilena Ceste, era più vicina al racconto di Buoninconti che alla ricostruzione  della Procura. Mentre la seconda versione e’ più vicina alle tesi dell’accusa, e in netto contrasto, mi sento di dire, con il ricordo della vicina Marilena.

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Sia come sia, ognuno si faccia un’opinione, il giudice Amerio, come ho già detto non nutre alcun dubbio sulle tesi del consulente del Pm.

Anche perché il 6 novembre 2014, sulla scena compare un nuovo ‘fondamentale’ testimone. Un vicino di casa, Pier Sandro Terzuolo. Il quale, dieci mesi dopo i fatti, viene interrogato e afferma con certezza:

“Alle 9.00 circa sono uscito per andare a prendere mia moglie che ha passato la notte a casa di mio suocero… ho percorso a scendere strada San Pancrazio ( quella di casa Buoninconti, ndr ) … in quell’occasione non ho non ho visto, e/o incontrato persone a piedi. Ricordo inoltre che transitando davanti a casa Buoninconti/Ceste ricordo che il cancello era chiuso, che non vi erano macchine parcheggiate dentro, né la Golf né la Peugeot 106…”

E’ questa testimonianza che secondo il giudice chiude il quadro, e che viene citata più volte in sentenza come la prova che Buoninconti mente quando racconta di essere passato dai Rava prima di andare verso la piana a cercare sua moglie.

Oltre alla valutazione generale della testimonianza, quella cioè di un uomo che dieci mesi dopo essere transitato lungo  una strada che percorre da tre anni, senza che nulla di particolare attiri la sua attenzione, annoti mentalmente la chiusura del cancello e l’assenza di auto in una casa qualsiasi ( ricorda lo stesso per ogni casa? ), il suo racconto rende conto esclusivamente di quanto visto a casa Buoninconti appunto.
Il testimone per il resto dice di non aver visto nessuno a piedi sulla strada mentre proseguiva per Motta.

Come questo smentisca la presenza di Buoninconti davanti a un cancello in una strada laterale, certamente visibile, ma che non si affaccia su via Pancrazio, per me, lettore e osservatore, resta onestamente un mistero. Calcolando poi che passando in auto ha potuto osservare quel punto per 4 o 5 secondi, non di più’, anche muovendosi sotto i 50km/h.

Non per il giudice che sottolinea come questa testimonianza smentisca Buoniconti con queste parole ben evidenziate in neretto e sottolineate per confermarne la centralità :

“noi abbiamo anche la ricostruzione di un altro vicino , che e’ il signor Terzuolo che dice che alle 9 circa e’ uscito di casa e guarda caso imbocca proprio la strada a scendere verso Motta ….. Se Buoninconti fosse ancora a casa Rava, il signor Terzuolo lo avrebbe visto. “

Insomma il fatto che un uomo alla guida della macchina nella sua testimonianza citi casa Buoninconti e non casa Rava, segno evidente che nulla lo abbia colpito in modo tale da rammentarla NEI 4 O 5 SECONDI IN CUI E’ PASSATO DAVANTI A QUEL PUNTO, diventa l’assunto assoluto che davanti a casa Rava ( peraltro lo ribadisco, il cancello e’ visibile dalla strada ma non vi si affaccia, rientra sulla laterale almeno di 6 metri verso l’interno ) non ci sia Buoninconti.

La cosa che non capisco però, è  perché questa testimonianza, appunto, smentirebbe Buoninconti.

Perché lui  sostiene di essere stato davanti a casa Rava alle 8.57 quando li ha chiamati, presenza compatibile con quanto detto dalla vicina Marilena, e con le prime testimonianze dell’intera famiglia Rava.
Il fatto che il testimone non lo veda alle 9.00, può anche voler dire semplicemente che lui ha detto la verità e che è ripartito prima di quell’ora?

INSOMMA IL SUPERTESTIMONE CHE SECONDO IL GIUDICE LO INCASTRA, PUÒ’ BENISSIMO INVECE CONFERMARE LA VERSIONE DI BUONINCONTI.

L’ultimo passaggio teso a eliminare ogni dissonanza tra le testimonianze e la relazione del consulente del Pm, e’ poi forse il più’ ardito, e lo scrive il giudice, facendo sue analoghe considerazioni del tecnico:

“Ipotizzando che Buoninconti si trovasse nei pressi dell’abitazione dei rava alle ore 9.01, non sarebbe fisicamente possibile agganciare in quel breve lasso temporale la cella 415 che irradia in una zona predefinita e misurabile…”

Quindi a smentire ogni dubbio, secondo il giudice, e’ la Relazione di Dezzani, perché’ se Buoninconti alle 9.01 e’ a casa, non può essere alle 9.02.50 nel punto dove secondo il consulente il telefono dell’assassino aggancia la cella 415  tornando a casa dopo aver gettato Elena nel Rio. Troppo lontano.

MA PERCHÉ’ POI CALCOLARE LE 9.01? PERCHÉ’ NON PUÒ’ ESSERE PARTITO PRIMA DELLE 9.00?

La risposta e’ forse legata a una  contestazione della difesa: e se Buoninconti non avesse fatto il giro che indica il consulente del Pm in senso orario, come lui ipotizza? Se lo avesse compiuto in senso contrario?

Ecco perché occorre che la partenza avvenga dopo le 9.00. Perché se Buoninconti parte alle 9.01 non fa in tempo a fare questo giro contrario, se parte prima invece si.

LA CREDIBILITÀ’ O MENO DELLA VERSIONE DI BUONINCONTI, COSI’ COME DELLA RICOSTRUZIONE DELLA PROCURA, SI GIOCA IN QUESTO CASO SUL FILO DEI SECONDI. QUANDO E’ PARTITO BUONINCONTI?
UNA MANCIATA DI SECONDI IN PIÙ SMENTISCE IL SUO RACCONTO E AVVALORA L’ACCUSA. UNA MANCIATA DI SECONDI IN MENO SMENTISCE LA PROCURA E DISCOLPA LUI.

PER QUESTA RAGIONE LA CONSULENZA TECNICA DEVE ESSERE INDISCUTIBILE. SENZA INCERTEZZE, DUBBI DI METODO, CONTRADDIZIONI O ALTRO. E DEVE INCASTRARSI CON TUTTI GLI ALTRI ELEMENTI TESTIMONIALI E TECNICI. CONSIDERANDO TUTTI I DATI, ANCHE LA TELEFONATA DELLE 9,09, CHE NON PUÒ’ SEMPLICEMENTE ESSERE ‘NON PRESA IN CONSIDERAZIONE’ PERCHÉ’ SCOMODA.

Anche perché esiste un’altra lettura dei dati di quella mattina, dove tutti gli elementi forse, si armonizzano di più.

 

 

Per continuare a leggere l’inchiesta clicca qui –> COSA SUCCEDE SE INVERTIAMO IL SENSO DI MARCIA? FORSE TUTTO VA A POSTO…

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