L’INTERVISTA ALL’INGEGNERE PAOLO REALE, CONSULENTE PER LA DIFESA DI BUONINCONTI

 Ingegner Reale, prima ancora di scendere nello specifico dei risultati del suo lavoro, lei muove delle critiche importanti al lavoro del consulente del Pm da un punto di vista tecnico, può spiegarci in parole semplici a cosa si riferisce?

Sì, effettivamente a mio avviso esistono diversi profili di criticità che rendono il lavoro prodotto dall’accusa innanzitutto incompleto, ma vado subito al dunque, sulle conclusioni che vengono fornite come univoche e certe, che tuttavia non sono né univoche, né certe, e anzi non sono neppure condivisibili.

Infatti, quello che ci viene detto è che MB si trovava “con certezza” sul luogo del ritrovamento della vittima, il giorno della scomparsa poco dopo le 8:50, che da lì ha effettuato le chiamate delle 8:55 e 8:56, poi successivamente si è mosso per rientrare verso la propria abitazione percorrendo la strada più lunga che passa per Isola d’Asti, dove avrebbe agganciato alle 9:02 e 9:03 la relativa cella, per arrivare poi alle 9:08 circa dai vicini di casa Rava, che si trovano proprio a ridosso della sua abitazione.

Questo tipo di certezze sulle localizzazioni raramente possono essere acquisite tramite un tabulato telefonico, altrimenti -viene da dire- sarebbe stato facilissimo ritrovare il corpo della povera Elena già molti mesi prima, visto che i tabulati di MB erano già disponibili subito dopo la scomparsa.

Il problema tuttavia non si limita ad una mera compatibilità o meno: la ricostruzione accusatoria si scontra con i dati oggettivi provenienti dal tabulato stesso di MB, che alle 9:09 (ossia circa un minuto dopo essere arrivato dai Rava) aggancia una cella del tutto incompatibile con quell’area: una cella che le misure prese dai ROS ci dicono essere possibile agganciare solo a diversi chilometri, con ciò creando una situazione a nostro avviso del tutto incompatibile con la ricostruzione operata dall’accusa.

 

Secondo quanto scrive  nella sua relazione tecnica per la difesa, nel lavoro del consulente del Pm mancherebbero di fatto alcuni presupposti per la validazione scientifica delle sue conclusioni, insomma si tratterebbe di inficiarne la validità dalla fondamenta?

Tra le mie segnalazioni vi è anche quella relativa al piano metodologico: un consulente tecnico in un caso giudiziario ha tipicamente il compito di raccogliere dati e informazioni utili, analizzarle, e all’esito di questa analisi produrre delle valutazioni a carattere scientifico, ovvero delle conclusioni che possano essere riscontrate da altri tecnici, basandosi sugli stessi dati. Concettualmente non si dovrebbe discostare molto da un esperimento scientifico, in cui vengono forniti tutti i dati affinché altri possano replicare l’esperimento e confermarne i risultati.

Nel lavoro analizzato, tutto ciò, anche se dichiaratamente effettuato, non è stato messo a disposizione insieme alla relazione, tant’è che in molti passaggi, anche quelli chiave, si deve necessariamente fare atto di fede nei confronti di quello che dichiara il consulente. Questo vale per esempio nel calcolo dei tempi di percorrenza, oppure nella valutazione delle posizioni in cui sarebbero avvenute le chiamate presenti sul tabulato, o ancora per quanto riguarda le valutazioni delle testimonianze: nessuno di questi elementi è stato illustrato in relazione…

Solo durante l’escussione del consulente stesso alcuni di questi elementi sono stati forniti, altri semplicemente citati come esistenti, altri ancora motivati come “valutazioni dell’esperto”, ma ancora in un contesto parziale, in cui, e qui sta il fatto a mio avviso grave, è totalmente mancato il contraddittorio tecnico: per chi non lo sapesse, non solo non è stato sentito in udienza il tecnico della difesa, ma non era neppure presente quando è stato sentito quello del PM: in pratica, qualunque dato tecnico fornito in quella sede è stato valutato solo da magistrati e avvocati, senza che vi fosse nessuno con competenze in quella materia.

E i risultati di questo purtroppo si sono visti, in quanto sono diverse le inesattezze e le indicazioni non corrette che si possono rilevare all’esito di quell’udienza. E’ evidente che la verità non è da una sola parte, e non sono certo io a sostenere di aver capito tutto: anzi, fin dall’inizio ho detto e ribadito che in un caso di questa gravità e in un contesto così articolato e complesso come quello in esame, è quanto mai doveroso che vi sia un confronto aperto e completo di tipo tecnico, meglio ancora disponendo una perizia, in modo da affrontare e dirimere ogni nodo e ogni dubbio possibile.

E’ bene dirlo con forza: una verità scientifica in un processo dove vi sono così tanti dubbi deve scaturire da un lavoro di confronto tecnico, magari anche acceso, in cui si possa arrivare a delle conclusioni certe, per quanto possibile. L’alternativa rischia di essere una valutazione parziale e incompleta.

 

Un’ altra domanda, la telefonata delle 9.09 risulta incompatibile con la ricostruzione della Procura. Si tratta di un dato interpretabile e contestabile, o di un dato tecnico incontrovertibile?

La cella 674 agganciata alle 9:09 è un dato tecnico certo. Così come anche le misure fatte dal ROS, che mostrano la possibilità di aggancio solo in luoghi distanti dall’abitazione di MB, è un dato verificabile. Io stesso ho ripercorso gli stessi itinerari con la stessa tipologia di strumento di misura utilizzato dal ROS, arrivando alle stesse conclusioni: la cella 674 non si può agganciare da casa Buoninconti o dai Rava. Tra l’altro, andando sul posto è facile comprenderne il motivo: la presenza di un profilo collinare che fa da schermo nella direzione verso Castagnole Lanze, cioè la direzione in cui si trova l’antenna 674.

Quando si tratta di parlare di celle e coperture è sempre difficile parlare di incontestabilità, ma il dato oggettivo è che in realtà la contestazione della nostra segnalazione non c’è stata, nel senso che né nella relazione dell’accusa, né in udienza, né nelle motivazioni della sentenza si trova alcuna contestazione a riguardo… è stata semplicemente ignorata!

 

 Com’è possibile che un dato così macroscopico sia prima sfuggito al consulente del Pm e poi addirittura sia stata collocato in modo tecnicamente impossibile nella sentenza, dicendo che quella telefonata avviene a casa Buoninconti?

Questo è il dato più clamoroso, qui sì che possiamo fornire un dato scientifico forte: che non sia possibile agganciare la cella 674 da casa di MB è un dato oggettivo, peraltro rilevato dal ROS e riverificato da me, su cui comunque anche il consulente del PM non interviene con eventuali valutazioni diverse.

Questa interpretazione, inconciliabile con i dati tecnici, è un effetto collaterale del mancato contraddittorio, che ha favorito anche una certa confusione tra i “non addetti ai lavori”. In effetti non sarebbe stato complicato verificare questo dato: ben 2 (due!) differenti attività di misura effettuate dal ROS certificano l’impossibilità di questo aggancio di cella, ma neanche il ROS è stato sentito in udienza, e quindi sono mancati dei chiarimenti importanti.

 

Durante il processo di primo grado questo dato anomalo non era emerso?

In realtà sì, nel senso che nella relazione che ho prodotto insieme all’Ing. Peroni abbiamo ben messo in evidenza questo problema che secondo noi scardinava la logica della ricostruzione accusatoria, e abbiamo cercato di spiegarla bene proprio per far comprendere che quella ricostruzione non era neppure da considerare un’ipotesi di lavoro, proprio per questa incoerenza.

In tutta franchezza, ritenevo che il passaggio obbligato in un caso come questo fosse la nomina di un perito da parte del giudice, con l’obiettivo di fare chiarezza, e nella nostra stessa relazione -benché convinti delle criticità della ricostruzione accusatoria- abbiamo espressamente scritto che auspicavamo l’intervento del Giudicante “al fine di consentire il proseguimento delle attività tecniche”, proprio perché non abbiamo mai cercato una nostra verità tecnica di comodo, ma delle conclusioni scientificamente condivisibili: quelle proposte dall’accusa presentano incoerenze meritevoli di un adeguato approfondimento, oltre ad essere incomplete.