RAGUSA: LOGLI VERRÀ CONDANNATO?

La scelta di Antonio Logli di ricorrere al Rito Abbreviato, congelando lo stato delle prove ai contenuti del fascicolo del Pm del marzo 2015, consentirà alla Procura di riuscire a dimostrare la sua colpevolezza? Oppure l’insieme dell’impianto accusatorio è troppo debole?

La scelta del giudice di fissare solo due udienze, il 2 e il 21 dicembre, sembra indicare una sua certezza che gli elementi per il giudizio siano sufficienti, ma alcuni legali già chiedono possibili integrazioni.

Che a Roberta Ragusa sia accaduto qualcosa, e qualcosa di brutto, ormai può essere dato per certo. E’ passato troppo tempo perché la tesi di un allontanamento volontario o in stato confusionale regga. Ma questa ragionevole certezza, è sufficiente a dire a Antonio Logli l’abbia uccisa?

Di prove, si sa, non ce ne sono. L’assenza del corpo da questo punto di vista è determinante.

Contro Logli pesano soprattutto le tre testimonianze della notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. La notte in cui Roberta Ragusa svanì nel nulla.

  • Quella del pompiere Filippo Campisi che vide, intorno a mezzanotte,  uscire da casa Logli  una donna, che dopo aver urlato avrebbe attraversato la strada scomparendo nel buio, verso i campi.
  • Quella di Loris Gozzi, che sempre attorno a mezzanotte avrebbe prima visto Logli fermo in auto in via Gigli, poco distante da casa, e poi lo avrebbe rivisto una seconda volta mentre faceva passeggiare il cane, litigare furiosamente con una donna, vicino all’auto ferma. Sentendo anche un colpo, come di una botta, quando Logli avrebbe fatto rientrare la donna in auto.
  • Infine c’è la testimonianza di Silvana, una donna che abita in via Gigli e che la percorse quattro volte quella notte, andando e tornando in motorino mentre si recava a comprare dei farmaci. Lei avrebbe visto attorno a mezzanotte una donna in pigiama in fuga, e quaranta minuti più tardi logli fermo lungo la strada vicino a una donna.

Testimonianze che si incastrano perfettamente tra loro come orari, ma che per ragioni diverse potrebbero essere contestate dalla difesa di Logli. Ragioni legate sia alle condizioni di luce di quella notte, sia alle specifiche caratteristiche dei testimoni stessi, minando la loro affidabilità.

Ma c’e’ un elemento fondamentale in questo scenario. Antonio Logli avrebbe commesso un errore,  l’unico forse, che potrebbe acquisire in aula una doppia valenza: dimostrare che era lui l’uomo che si muoveva quella notte insieme a una donna che tutti vedono ma nessuno riconosce, e avvalorare come credibili le testimonianze ( soprattutto quella di Gozzi ) al di là di qualunque possibile contestazione della difesa.

L’errore è quello del sopralluogo che Logli compie la sera del 25 gennaio 2013, in compagnia di un collaboratore esattamente nel punto di via Gigli ( lo dice il gps della sua auto ) dove Gozzi sostiene di averlo visto la notte del supposto delitto. Sono le 18.24, quando insieme a quest’uomo Logli prova a verificare se sia vero che qualcuno possa averlo riconosciuto fermo in macchina. Queste sono le parole che si scambiano:

Logli: Prova a guardare…sì, ho capito

Collaboratore: No, ma forse le luci…

Logli: Ma prova a guardare, riesci a vedere chi c’è?

Collaboratore: Forse un po’ più vicino…

Logli: Ma riesci a vedere?

Collaboratore: No!

Logli: Guarda un po’ questa macchina qui, c’ha le luci spente…riesci a vedere qualcosa dentro?

Collaboratore: No

Logli: Come possono dire una bugia del genere?

Collaboratore: Infatti, secondo me, non è attendibile

 

Questo episodio accade pochi giorni dopo che Quarto Grado, la sera del 11 gennaio , ha annunciato l’esistenza di un misterioso testimone che collaborando con la polizia, stava raccontando cosa avesse visto quella notte.

Quel testimone era Loris Gozzi, ma ancora non era nota la sua identità e meno che meno il contenuto della sua testimonianza.

Eppure Logli quella sera fece un sopralluogo proprio nel punto in cui Gozzi aveva appena raccontato di averlo visto la notte del presunto delitto.

Quel sopralluogo può quindi dimostrare che Logli conosceva i fatti oggetto della testimonianza. Cosa possibile solo se corrispondenti al vero, se vissuti anche da lui. Attribuendo così anche credibilità al testimone stesso, Loris Gozzi.

Ma è sufficiente questo per ottenere una condanna?

Secondo la difesa no. E qualche timore sembra averlo anche l’avvocato Nicodemo Gentile, di parte civile, che infatti sembra indirizzato a chiedere che il giudice decida di integrare il processo con l’audizione in aula di testimoni. Nonostante il Rito Abbreviato perché come ho già spiegato in un post specifico ( BUONINCONTI: DOVE SI FERMA LA RICERCA DELLA VERITA’   ) è facoltà del giudice farlo, nell’interesse della ricerca della verità. E una delle testimonianze che potrebbero essere proposte è proprio quella del collaboratore di Logli che quella sera era con lui durante il sopralluogo.

Cosa deciderà il Giudice?