FORTUNA LOFFREDO: TRE IPOTESI PER UN DELITTO

 

 

 

 

 

Guglielmo MastronianniGuglielmo Mastroianni, l’amico e collega che firma questo articolo,  segue il caso Caivano come inviato per Mattino Cinque. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C’è una sola verità assoluta, certezza, in tutto il giallo di Caivano: Chicca è morta, a sei anni, in un’assolata mattina del mese di giugno di due anni fa. Solo questa. Tutto il resto è verità relativa.

Tante verità relative, quante sono le varie versioni che i protagonisti e gli addetti ai lavori in questa tragica storia, raccontano, riportano, ricostruiscono.

C’è innanzitutto la verità della Procura di Napoli Nord, la più autorevole, quella in base alla quale sono sotto processo Raimondo Caputo e Marianna Fabozzi. Il primo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato l’esecutore materiale dell’omicidio della piccola Fortuna. La seconda, avrebbe coperto le violenze di Caputo, all’epoca suo compagno, sia sulla bimba che sulle tre figlie della stessa Fabozzi.

Contro di loro ci sono le testimonianze delle tre bambine, cristallizzate e diventate una prova a carico. Aiutate da una psicologa, le figlie di Marianna Fabozzi hanno raccontato mesi e mesi di abusi sessuali da parte di Caputo, detto Titò.

Ma la più grande delle tre, quella che era l’amica del cuore di Chicca Loffredo, ha raccontato anche che quel 24 giugno Titò avrebbe seguito Chicca mentre usciva dall’appartamento della famiglia Fabozzi al settimo piano, l’avrebbe portata sul grande terrazzo del piano di sopra, avrebbe provato ad abusare di lei e, respinto, l’avrebbe scaraventata nel vuoto, in un volo di circa trenta metri.

Chiaramente contro Caputo la Procura ha raccolto altri elementi, come intercettazioni ambientali e telefoniche, che supportano la testimonianza delle bambine.

 

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Ma le verità relative non finiscono qui.

C’è la versione del padre di Chicca, Pietro Loffredo, all’epoca ospite delle patrie galere. Incrociando testimonianze e dichiarazioni, Pietro è arrivato alla conclusione che ad uccidere la figlia sarebbe stato Claudio Luongo, ex compagno di Mimma Guardato, madre di Chicca.

Claudio ha iniziato una relazione con Mimma dopo la rottura tra lei e Pietro, dandole il terzo figlio, dopo i due avuti da Pietro. Ma Claudio è anche il figlio di Rachele Di Domenico, conosciuta nelle cronache come “la signora della scarpetta”, quella che indossava Chicca quel giorno e che non è mai stata ritrovata, di cui proprio Rachele e Claudio parlavano in un’intercettazione ambientale.

Contro Luongo, secondo Pietro Loffredo, ci sarebbe la deposizione di un teste, l’unico a sostenere che Claudio, nei minuti in cui Chicca sarebbe precipitata nel vuoto, sarebbe salito sopra, dalla madre all’ottavo piano, dove c’è la terrazza, per portare le buste della spesa appena consegnate dalla sorella.

Pietro ritiene che Claudio avrebbe colpito Chicca con un calcio o con un pugno e l’avrebbe poi lanciata nel vuoto, da quella terrazza di cui solo lui ed un’altra persona, l’altro inquilino dell’ottavo piano, avevano la chiave. Movente del delitto, i presunti dissapori tra Mimma e Claudio: l’omicidio della bambina come una sorta di punizione per la madre.

Circostanze che però vengono negate con forza da Mimma Guardato, che anzi esclude un coinvolgimento di Claudio in questa storia.

E va ricordato come un solo teste abbia raccontato che Luongo sarebbe salito all’ottavo piano. Tutti gli altri lo collocano per tutto il tempo giù in cortile, al punto che sarebbe stato proprio lui uno dei primi ad accorrere verso la bambina.

 

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Diversa e più ambigua la posizione di Rachele, la mamma di Claudio. La signora ha sempre sostenuto di non essersi mai mossa dalla finestra delle scale all’ottavo piano. Ma c’è una testimonianza che la smentisce: è quella di Mariarca, sorella di Mimma Guardato, che racconta due particolari molto interessanti.

Mariarca ricorda che quando arrivarono dal cortile le grida che richiamavano l’attenzione di Mimma per scendere subito, lei si trovava nel soggiorno della casa della madre, assieme proprio alla sorella, mentre il figlio piccolo di Mimma, il figlio di Claudio per capirci, giocava nella stanza. Nel trambusto, Mariarca ricorda che Mimma venne spinta a scendere usando direttamente l’ascensore, mentre lei, tenendo per mano il nipotino, aveva preso la direzione della porta che dà sulle scale.

Qui accade il primo fatto strano: sul ballatoio delle scale, al sesto piano, quindi un piano sotto casa Fabozzi, Mariarca trova proprio i due imputati, Titò e Marianna, assieme alla più piccola delle tre figlie della Fabozzi.

Dicono una cosa a cui Mariarca sul momento non fa caso, ma che ritorna poi dopo, ripensadoci: Titò e Marianna infatti affermano che “Chicca è caduta”, ed è molto strano visto che la coppia ha sempre sostenuto di non essersi mai mossa dal settimo piano, dal loro appartamento, che affaccia dalla parte opposta a quella in cui è stata trovata Chicca.

Come facevano a sapere, Caputo e Fabozzi, che Chicca era caduta?

Il secondo particolare che Mariarca ha raccontato agli inquirenti, smentisce, come dicevamo, la versione di Rachele.

La sorella di Mimma racconta di essersi precipitata giù per le scale, tenendo per mano il nipotino, fino ad incrociare, in un piano compreso tra il terzo e il quinto, la stessa Rachele. Ne è così certa Mariarca, da ricordare di averle anche affidato il bambino, di cui del resto Rachele era la nonna.

Allora perché Rachele ha sempre detto di non essere mai scesa dall’ottavo piano, se non in un secondo momento, quando ormai era chiaro cos’era accaduto?

Inoltre, la posizione che Rachele sostiene di aver tenuto per tutto il tempo, quella cioè davanti alla finestra delle scale, è incompatibile con quanto sostenuto dalla testimonianza della bambina che inchioda Caputo: da quella finestra è impossibile che Rachele non vedesse quanto stava accadendo sul terrazzo, visto che era proprio lì, davanti a lei.

E’ proprio per questo motivo che anche per lei è scattata un’accusa per falsa testimonianza.

 

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Infine c’è la versione di Mimma, madre di Chicca. Secondo lei ad uccidere la bambina sarebbe stata proprio Marianna Fabozzi. Perchè?

Per invidia, ripicca. E perché giusto una settimana prima tra le due donne ci sarebbe stato un forte litigio. Secondo Mimma, Marianna Fabozzi avrebbe lanciato nel vuoto Chicca, presumibilmente dalla finestra del terzo piano, l’unica all’epoca dei fatti senza sbarre e senza vetro, totalmente aperta. Caputo l’avrebbe solo aiutata.

Una versione confusa nelle modalità, ma chiara nelle circostanze. Come la testimonianza di in inquilino del palazzo che sostiene di aver visto la Fabozzi, qualche minuto prima del fatto, salire le scale del quinto piano. O come per esempio, quella che vuole la stessa Fabozzi indagata per omicidio volontario del figlio Antonio Giglio, morto un anno prima di Chicca.

Secondo Mimma, se Marianna ha potuto lanciare nel vuoto il proprio figlio, figurarsi quello di una donna che non aveva in particolare affetto e simpatia.

Con un ultimo, macabro dettaglio: anche del piccolo Antonio non è mai stata trovata una delle due scarpette. Esattamente come quelle di Chicca. Un particolare che, se il tutto si svolgesse in un episodio di una serie crime statunitense, chiamerebbero “firma”. E chiamerebbero “serial killer” l’assassino.