UOMINI CHE BRUCIANO LE DONNE

Paolo, Manuel, Nicola, Vincenzo,Luca…

Nomi, e non tutti, di uomini che bruciano le donne, che di uomini che odiano le donne, di uomini che hanno cercato di distruggerle, fisicamente con il fuoco o con l’acido, di annientare completamente la donna verso la quale non nutrivano amore, perché non si può chiamare amore un sentimento di possesso. Un possesso così estremo da non concepire la fine di una relazione, dall’essere così disturbati da quell’allontanamento da voler distruggere, cancellare, l’oggetto di quella passione.

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Ieri Paolo Pietropaolo è stato condannato a 18 anni di carcere, per aver dato fuoco alla ex fidanzata Carla Ilenia Caiazzo dopo averla cosparsa di benzina, quando era incinta. Carla si è salvata, ed è riuscita a salvare anche la sua piccola. Ha già affrontato, e dovrà farlo ancora, il lungo calvario di  chi scampa alla morte ma rimane segnata per sempre.

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Presto a processo finirà anche Francesco Paduano, che prima di dar fuoco alla ex fidanzata Sara di Pietrantonio, l’aveva strangolata, dopo averla bloccata in una strada alla prima periferia di Roma. Anche qui una lunga storia di stalking e di rifiuto di essere stato lasciato.

Finirà in tribunale anche Nicola Amadu, che ha bruciato viva la moglie Anna Doppiu, dopo averla pestata a sangue, colpendola con pugni e calci l’ha cosparsa con 5 litri di benzina e le ha dato fuoco. Dopo ha chiamato la figlia per dirle quello che aveva fatto. Anna Doppiu il pomeriggio prima di essere uccisa era andata a firmare le carte per la separazione. Troppo tardi.

E’ sopravvissuta invece a Samarate, Vicino varese, una donna di 37 anni che il marito cinquataduenne ha cercato di bruciare viva, in casa, davanti al figlio.

Si e’ salvata, gettandosi dalla finestra a Gorgonzola, vicino Milano, un’altra donna di 41 anni. Il marito  aveva cercato di darle fuoco ma l’accendino si è improvvisamente inceppato.  Cosi’ lei e’ saltato nel vuoto mentre lui ha preso fuoco e avvolto dalle fiamme si e’ gettato anche lui dalla finestra, forse per raggiungerla.  Lei e’ ancora viva, lui è morto per le ustioni sul 98% del corpo.

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Una storia simile a quella di Valentina Pitzalis, sopravvissuta a stento, con ustioni gravissime al volto, al petto e alle braccia, dopo che il marito, Manuel Piredda, ha cercato di ucciderla cospargendola di liquido infiammabile. Anche lui tradito dalle fiamme, e’ morto bruciando a sua volta.

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Senza dimenticare Lucia Annibali, per la quale l’ex compagno di vita Luca Varani ( condannato a 20 anni di carcere ) aveva scelto l’acido come strumento di distruzione, assoldando qualcuno perché commettesse lo scempio al suo posto.

Nomi di uomini che odiano e bruciano le donne. Nomi di donne colpevoli di volersi riappropriare della lor vita. Di correre da sole, lontane da uomini che magari avevano amato, ma che non volevano più. Storie che sembrano sovrapporsi l’una con l’altra come un copione di una tragedia dove mutano i protagonisti ma non la trama e il drammatico finale. Storie di gelosie, possesso, violenza, stalking, e spesso droga o psicofarmaci, volani di disturbi mentali che si amplificano a dismisura.

Ma nulla può giustificare la valenza distruttiva di quell’atto, e dello scegliere di cancellare fisicamente un’altra persona. Di volerla annientare. Ridurla in cenere. Distruggerne completamente l’identità, l’esistenza.

Uomini con “mostri nel cervello” per utilizzare l’espressione di Valentina Pitzalis. Mostri figli spesso di una cultura familiare o sociale, di un’idea della donna come oggetto di proprietà. Non esseri umani con cui costruire relazioni, ma oggetti da possedere e gestire, e non poter lasciar andare via.

Non è un caso che alcune di queste sopravvissute coraggiose abbiano deciso di iniziare una battaglia per bloccare questa visione malata della relazione uomo-donna. Penso alla Annibali, alla Pitzalis,  e oggi a Carla Caiazzo, che chiede con forza venga introdotto il reato di Omicidio di Identità per questi casi di violenza. Penso alla richiesta di impedire a chi si macchia di queste aggressioni, l’accesso al Rito Abbreviato.

Ma la battaglia contro questa cultura non passa solo per i tribunali. Scriveva ieri Roberto Saviano, commentando la sentenza sul caso di Carla Caiazzo:

” È sopravvissuta anche al rituale della calunnia che infanga: ”Ha certamente sbagliato il fidanzato, però pure lei…a frequentare un altro mentre era incinta…” erano le silenziose porcherie che iniziarono a girare.”

L’accusa, la calunnia, il dubbio sollevato sulla vittima.

Perché c’è anche questo dietro la violenza degli uomini che bruciano le donne. La colpevolizzazione della donna. Perché dietro i nomi di quegli uomini, c’è sempre qualcuno pronto a negare, tutti bravi ragazzi, tutti bravi figli.  Persino la madre di Alexander Boetcher, che insieme alla compagna dava la caccia con l’acido agli ex fidanzati di lei, parla di una bravo ragazzo. Lui che marchiava le donne con l’iniziale del suo nome. L’italia è il paese delle mamme, e le mamme non partoriscono mai mostri.

Non li vedono, non li riconoscono, e non li aiutano quando è il momento di farli capire, crescere, cambiare se possibile, curare se necessario.

In questi giorni una di queste madri, Roberta Mamusa, la mammadi Manuel Piredda, il ragazzo che diede fuoco a Valentina Pitzalis, ha chiesto che venga riaperta l’inchiesta su quell’episodio. E le accuse sono sempre le stesse: il mostro e’ lei, mio figlio era un Principe. La giustizia ora farà il suo corso in Tribunale, speriamo una volta per tutte, e speriamo che dopo finisca la campagna di accuse che da anni circola sul web e ora anche su alcuni giornali, che nemmeno le sentenze di tribunale e le condanne per diffamazione riescono a fermare in questo Paese. Il Paese dei Principi, dove non esistono mostri.

Che restano Principi, come nel caso Piredda, anche quando alle spalle hanno condanne per aver perseguitato al liceo l’ex fidanzata, anche quando hanno condanne per furti e sono coinvolti in episodi violenti. Anche quando hanno percorsi di abusi di droghe e psicofarmaci. Anche quando gli psicologi avevano invitato la famiglia a seguirlo, riabilitarlo, disintossicarlo,aiutarlo. Invano.

Ma intanto in Italia questi ragazzi destinati a diventare uomini che bruciano le donne, non esistono. Non sono mai esistiti. Sono tutti Principi.

Invece sono  ragazzi che vanno aiutati, prima che diventino uomini. Cogliere i segnali evidenti che spesso lasciano attorno a loro. Non catalogare con “ragazzate” gli episodi di violenza e persecuzione che compiono spesso prima di diventare adulti. Non giustificare, l’ingiustificabile.

Nessuno di questi uomini, si è svegliato mostro all’improvviso. Hanno tutti un percorso. E nessuno li ha fermati prima, aiutandoli.

Ben venga quindi l’impegno delle vittime sopravvissute, come quello di Valentina Pitzalis, che insieme alla Onlus Fare per Bene, gira per le scuole d’Italia a raccontare la sua storia. Non come fulgido esempio, ma come monito. Dicendo senza vergogna: guadatemi, guardate, ora vi racconto tutto ciò che ho sbagliato, e non fate come me, non permettete a chi vi sta a fianco di chiudervi in una gabbia, non permettete al vostro amore di accecarvi, imparate a riconoscere il mostro prima che si manifesti come tale. Prima che sia troppo tardi per voi.