BUONINCONTI: IL FANGO SUI VESTITI DI ELENA FUORI DAL PROCESSO?

Diciamo subito qui ed ora, il terzo pilastro dell’inchiesta contro Michele Buoninconti, l’analisi delle macchie di fango sui vestiti dei Elena Ceste, e’ forse da buttare via. E’ una prova che e’ stata esposta a un rischio di contaminazione, e in quanto tale, non dovrebbe neanche entrare a far parte del processo.

I vestiti di Elena, consegnati da Buoninconti ai Carabinieri della stazione di Costigliole non sono stati repertati secondo i protocolli previsti. Non  sono stati divisi l’uno dall’altro e racchiusi in buste sigillate in modo che non venissero esposti ad ulteriori contaminazioni dal momento della consegna in poi.

Guardate bene queste due foto:

Pantaloni Elena dai RisPantaloni Elena CC Costigliole

La foto sulla sinistra è stata scattata nei laboratori del Ris ad agosto 2014 , quella a destra nella stazione dei Carabinieri di Costigliole d’Asti ad Aprile 2014, ed e’ del tutto simile alle immagini girate dalle telecamere delle televisioni nel Febbraio 2014.

Il punto è che la foto dei Ris è stata scattata durante l’esame dei reperti in ambiente sterile e controllato, mentre le foto di Costigliole e le immagini girate dai colleghi cameraman sono state realizzate apparentemente senza che siano state prese misure idonee a preservare il reperto  e senza neanche la garanzia che siano state toccate con mani protette da guanti.

Normalmente quando le prove vengono raccolte dagli investigatori, in questo caso dopo la consegna da parte di Buoninconti lo stesso giorno della scomparsa di Elena, i reperti dovrebbero essere sigillati in buste singole,  ognuna per ciascun reperto, in modo tale che il loro valore probatorio non sia ulteriormente compromesso. In nessun caso possono poi essere estratti senza che siano garantite le condizioni stabilite da precisi protocolli internazionali.

Che questo non sembri essere avvenuto questa volta, non si evince solo dall’osservazione di queste immagini, non cioè semplicemente una mia osservazione, ma si deduce anche dalla relazione dei Ris che nell’Agosto 2014 ricevono i vestiti e li esaminano:

Le tracce di possibile contaminazione per i Ris

Sono i Ris quindi a trovare una traccia che nulla ha a che vedere con gli eventi del delitto e che sembra invece poter essere correlata al cartone che conteneva i vestiti. Il semplice fatto che i Ris ipotizzino questa eventualità, il fatto cioè che i vestiti siano entrati in contatto con la scatola, è la dimostrazione che le prove non erano imbustate e sigillate, come avrebbe dovuto essere.

Un fatto questo gravissimo, che potenzialmente potrebbe aver portato a un inquinamento delle prove.

 

E pensare che Buoninconti aveva cercato di preservare l’integrità di quella prova, al punto che attorno alle 14.00 del giorno della scomparsa di Elena, aveva impedito al suocero Franco Ceste di toccare i vestiti che lui teneva in una busta di plastica, precisando che non voleva che qualcuno li contaminasse ( come ricordato anche nella sentenza di primo grado).

Buoninconti quindi, il presunto assassino, si preoccupa di mantenere integro un elemento di prova che in teoria se fosse stato contaminato, gli avrebbe portato solo un potenziale vantaggio. E già questo e’ un particolare che, nonostante questo episodio venga riportato nella sentenza, non viene minimamente calcolato come elemento a suo discarico.
Perché un uomo così intelligente come ci viene ripetuto continuamente in sentenza, non approfitta di queste occasioni, per rendere potenzialmente contestabile un’eventuale prova a lui sfuggita lasciando che si crei una possibile contaminazione? Perché al contrario fa di tutto per evitarla?

Ancora una volta Buoninconti agisce contro il suo interesse di assassino. Senza che ad alcuno sorga il dubbio che si comporti così perché assassino non e’.

Comunque sia, mentre Buoninconti si preoccupa che i vestiti non vengano contaminati, e li consegna poi ai Carabinieri, questi invece sembra li abbiano conservati in condizioni non appropriate.

Si tenga inoltre presente un ulteriore elemento grave:

Non esiste traccia di repertazione del sacchetto in cui Buoninconti ha conservato i vestiti per l’intera mattinata.

Un sacchetto che Buoninconti ha prelevato in casa sua. Dove i vestiti sono rimasti per ore. Dove avrebbero anche potuto aver perso altre tracce di terreno che avrebbero facilitato accertamenti che invece si sono scontrati con quantità di materiale infinitesimale.

Ma quel sacchetto avrebbe anche potuto dire altro: era pulito? O conteneva magari tracce di terreno che precedenti? A cosa era servito prima? Cosa vi era stato contenuto? Possiamo escludere che le micro tracce su vestiti non siano dovute a un contatto con terreno già presente nel sacchetto?

No, perché quel sacchetto inspiegabilmente non è stato repertato, come invece prevedono – anche in questo caso – i protocolli della raccolta delle prove.

Un ultimo e non irrilevante particolre: NON ESISTE ALCUNA PROVA, DEDOTTA ANCHE DAGLI ESAMI DI LABORATORIO, CHE POSARE DATARE LE MACCHIE INFINITESIMALI RITROVATE. NON ESISTE CIOÈ’ ALCUNA PROVA CHE LE MACCHIE SUI VESTITI DI ELENA SIANO RICONDUCIBILI AL GIORNO DEL DELITTO, E NON A UN MOMENTO PRECEDENTE.

Basterebbe questo per dire quanto poco valore abbia l’esame di tracce di fango che a questo punto potrebbero dipendere da molte variabili.

 

Detto ciò, e cioè che occorrerebbe valutare in toto la validità del reperto e delle tracce, la validità cioè della prova stessa in termini assoluti, vediamo comunque come è stata trattata durante il processo di primo grado.

 

Per continuare a leggere l’inchiesta clicca qui –> L’ANALISI DEL FANGO SUI VESTITI DI ELENA:UNA PROVA SPERIMENTALE