LE MACCHIE NON ANALIZZATE E IL PRELIEVO A CASA BUONINCONTI: DUE INSPIEGABILI SCELTE

 

Mancata conservazione come da protocollo dei vestiti e loro possibile contaminazione. Metodo sperimentale nell’analisi delle tracce di fango. C’e’ altro per dire quanto poco dimostri il terzo pilastro del processo a Michele Buoninconti? In realtà si.

Intanto c’e’ un mistero che nessuno ha spiegato nel processo di primo grado: quando i Ris ricevono i vestiti dai Carabinieri,segnalano la presenza sui pantaloni di diversi baffi di fango. 
Eppure il consulente del Pm analizza una sola macchia sui pantaloni, la famosa macchia che produce solo 6 particelle di fango, in numero insufficiente a rispettare i parametri internazionali sull’analisi dei terreni. E le altre ? Perché non vengono analizzate?

Ecco le parole dei Ris:

introduzione-ris-fustoli

 

Possibile che il consulente rinunci, vedendo proprio la scarsità di materiale, ad esaminare le altre macchie?

Perché per avere una comparazione completa ci si affida al valore di un’unica macchia e microscopica quando cene sono altre  da analizzare?

Sono domande, come ho detto, che non hanno alcuna risposta. Né nella relazione tecnica del consulente, né nella sentenza del Giudice. Che pure sostiene che questa lunga serie di anomalie rappresentino comunque un grave indizio contro Buoninconti.

Veniamo poi alla prova principale, tra le tracce di fango: la macchia sulle calze di Elena.

calze-elena-risLe calze di Elena Ceste Ris

 

Quella che secondo il consulente della Procura rappresenterebbe la conferma che Buoninconti era al Rio Mersa, perché è una traccia di fango da gocciolamento, quindi l’uomo può averla creata solo bagnandosi mentre nascondeva il corpo.  Perché a Costigliole non pioveva da giorni e quindi quella goccia non poteva essere legata al giardino di casa.

Buoninconti quindi si sarebbe bagnato al Rio, ma come?

Se il terreno in condizioni di assenza d’acqua corrente, era asciutto perchè non pioveva da giorni, la condizione di siccità era uguale tanto nel giardino di casa, quanto ai margini del Rio dove vi erano solo pochi centimetri di acqua. Per bagnarsi  Buoninconti avrebbe dovuto arrivare fino all’acqua sul fondo del canale, o quanto meno avvicinarvisi molto.

Torniamo a vedere bene quel punto del Rio Mersa, come lo rappresentano fotografandolo e misurandolo i Carabinieri durante i loro rilievi ilgiorno del ritrovamento del corpo:

001 Pagina fasc rilievi tecnici

 

Come si vede bene il Rio in quel punto è profondo, sul lato dal quale Buoninconti avrebbe dovuto occultare il corpo, un metro e dieci, ed è anche scosceso, come potete vedere da quest’altra foto, guardate bene come è posizionato il Carabiniere a sinistra, da dove avrebbe agito Buoninconti.

 

IL Rio Mersa

 

Difficile capire quindi come abbia fatto Buoninconti a bagnarsi al punto da gocciolare, scendendo nel fossato, ma senza sporcarsi, perché ricordiamo che i suoi vestiti non erano imbrattati di fango, né è possibile che abbia potuto bagnarsi senza scendere dato che il terreno era secco e l’acqua alta solo 15/20 cm. Insomma un piccolo mistero.

Aggiungo anche che se fosse sceso nel fossato, coperto dalla famosa impenetrabile vegetazione, avrebbe inevitabilmente rotto rami e piegato arbusti, lasciando dietro di sé negli arbusi tracce che avrebbero poi insospettito i Vigili del Fuoco che quattro giorni dopo giungeranno proprio lì al Rio, proprio in quel punto, ma non troveranno Elena.

 

Infine resta un’ultima domanda senza risposta: quando avrebbe gocciolato sui vestiti? Sulla calza?  Una volta risalito dal fossato, avrebbe dovuto toccare i vestiti nel sacchetto che portava con sé. Perché?

Forse cercava il famoso telefono di Elena nel timore di averlo perso? E’ l’unica ipotesi plausibile, ma abbiamo anche visto che questa ricerca del telefono, non ha nessun riscontro reale, se non nelle ipotesi di un’altro consulente della Procura, perchè sarebbe una ricerca che Buoninconti continua anche dopo averlo trovato ( come ipotizza il giudice nella sentenza ).  Per capire l’importanza delle telefonate leggere BUONINCONTI: LE CELLE TELEFONICHE DICONO CHE E’ COLPEVOLE?

 

Quindi perchè e come Buoninconti avrebbe dovuto gocciolare sui vestiti?

Come spesso accade in questa inchiesta, esistono anche ipotesi alternative, che andrebbero a favore di Buoninconti, ma che non vengono mai prese in considerazione:

Leggete bene la deposizione di Buoninconti che racconta le sue ricerche di Elena una volta tornato a casa. Tenendo presente che lui racconta di aver trovato maglione e ciabatte sul tombino davanti alla porta appena rientrato a casa ( composti e piegati ) e pantaloni, mutande e calze vicino al cancello ( scomposti, come se sfilati, uno dentro l’altro ), e che le trova solo dopo, quando sta uscendo con la macchina.

“ho raccolto queste cose ( maglione e ciabatte ndr ), il maglione l’ho tenuto sul braccio e le ciabatte in mano con le dita, le ho appoggiate sul tavolino d’ingresso, ho fatto un giro intorno a casa, all’esterno, stavo cercando mia moglie, del resto i panni erano fuori e mi aspettavo di trovare fuori anche lei. Sono smpre stato nel cortile cercandola senza successo, poi sono entrato in casa e ho iniziato a chiamarla… ho cominciato a cercarla in garage e poi ho proseguito in su, la chiamavo e ho proseguito fino alla mansarda…poi esco in guardino, verso il pollaio, ma avevo giaà notato la presenza in casa degli stivali che usava, immaginavo che non l’avrei trovata…esco di nuovo in giardino, come ho dettoe la cerco nel pollaio, ho cercato persino sotto la copertura della serra ove ricovero in inverno il camion, guardo nel camion, persino sotto il camion…”

Insomma Michele racconta di aver cercato quella moglie in crisi ovunque tra casa cortile e orto ( anche poi nel garage tra auto e sottoscala, ogni pertugio, fino al pozzo ). E lo racconta agli inquirenti.
Quando però gli investigatori, giustamente, decidono di verificare se il terreno sui vestiti e’ compatibile con il racconto di Buoninconti, che cosa fanno?

Fanno un solo prelievo di terreno, nella zona vicino al cancello dove lui racconta di aver trovato pantaloni e calze.

E sia chiaro quel prelievo ha un senso, dato che le calze erano appoggiate in quella zona. Ma dato che Buoninconti ha raccontato di essere stato in tutti quegli altri punti del cortile prima di aver trovato pantaloni e calze, di aver sollevato teloni ( dove peraltro con estrema facilità si formano ristagni acquitrinosi, anche se non piove, con la semplice brina ) , di essere entrato nel pollaio etc etc

PERCHÉ’ NON VENGONO FATTI CAMPIONAMENTI DI TUTTE QUESTE ZONE DEL CORTILE DI CASA BUONINCONTI?

Non solo e’ una cosa illogica, ma proprio per la natura della macchia da gocciolamento sulle calze, non poteva essere il terreno su cui erano appoggiati i vestiti ad averla lasciata.

Buoninconti potrebbe essersi sporcato altrove, certo al Rio, ma anche altrove nel suo cortile ( ricoRdiamo il telone ) e aver poi gocciolato su quei vestiti raccogliendoli.

L’impressione, da osservatore, e’ che ancora una volta nell’indagine sia dato per scontato che Buoninconti menta, e quindi non viene verificata l’ipotesi che abbia detto la verità, ma che si cerchi solo la prova della menzogna.

Si tenga comunque conto che Buoninconti racconta di aver tenuto i vestiti in macchina, insieme a un cambio di biancheria, durante i suoi movimenti di quella mattina. Il sacchetto e’ stato visto anche da numerosi testimoni, compresi i genitori di Elena. e Davanti a loro lui lo ha maneggiato in momenti diversi. Il sacchetto stesso avrebbe potuto essere sporco al suo interno.

Buoninconti cioè potrebbe aver sporcato quelle calze con una goccia anche in un momento diverso, dal supposto omicidio. Senza dimenticare che quei vestiti sono stati conservati senza rispettare i protocolli, come del spiegato nel primo articolo di questa terza puntata dell’inchiesta Il Caso Buoninconti.

Un ultima osservazione sempre sulle calze: quando i Ris ricevono il reperto lo descrivono così:

 

Collant descrizione Ris

Le calze presentano quindi sulla pianta degli aloni che potrebbero essere dovuti al sudore, come al calpestio di un terreno, coerente con il racconto di Buoninconti , con il fatto cioè che Elena, toltasi le ciabatte vicino alla porta di casa, abbia camminato scalza fino al cancello.

Al termine delle analisi, concludono invece con queste parole:

conclusioni-ris-collant

 

Per i Ris insomma non è possibile determinare con certezza l’origine di quegli aloni sulle piante dei piedi. Per il consulente della Procura invece, quelle sono tracce di sudore e non di calpestio.

Una sicurezza che però non è supportata da un dato normalmente rilevabile nel sudore: la presenza di Dna.

 

In conclusione cosa possa restare in piedi di questo terzo pilastro del processo a Buoninconti, lo lascio valutare a voi….

 

 

Per leggere il capitolo precedente –>L’ ANALISI DEL FANGO SUI VESTITI DI ELENA:UNA PROVA SPERIMENTALE