DIETRO L’ORRORE DI SARONNO C’E’ LA MISERIA DEL NOSTRO PAESE

L’inchiesta su Laura Taroni e Leonardo Cazzaniga e’una finestra aperta su una follia condivisa, un fenomeno peraltro sempre più presente nelle cronache italiane, come se negli ultimi anni la capacità di trovarsi e unirsi di persone disturbate fosse aumentata.  La condivisione di progetti omicidiari, il collante dell’ ebrezza da onnipotenza e impunità a unire in un morboso legame la follia di singoli individui.

Ma a colpire in modo particolare, leggendo le pagine di un’ inchiesta che per ora sollevano solo ipotesi di delitto  che devono ancora essere confermate, non è solo la follia dei due indagati.  Le loro azioni infatti, venissero poi definitivamente provate,  hanno trovato un disarmante contesto in cui potersi sviluppare: quello dell’Italia del pressapochismo, del menefreghismo, dell’inettitudine e della mediocre mancanza di professionalità.

Non a caso attorno a loro,  sospettati di essere i responsabili di veri e propri omicidi, si muove una lunga schiera di personaggi già indagati per reati apparentemente minori. Una schiera di indagati che potrebbe allungarsi ulteriormente a mano a mano che le indagini proseguono.

I reati ipotizzati, come la mancata denuncia o il falso ideologico, non riescono a dare bene l’idea di come una coppia di sospetti assassini seriali abbia potuto agire avvalendosi, non tanto di complicità consapevoli e omertose, quanto di una consuetudine all’illegalità, alla mancanza di scrupolo e professionalità, alla incapacità nell’assunzione delle proprie responsabilità e dei propri doveri, che sono lo specchio di questo nostro Paese.

Per quanto ci siano state eccezioni, come quelle delle due infermiere che denunciarono i loro sospetti sulle azioni del Dottor Cazzaniga, dalle pagine di questa inchiesta appare evidente che le anomalie che circondavano i comportamenti di entrambi gli amanti, fossero diffusamente note all’interno dell’ospedale, tra i colleghi.

Eppure nessuno li ha fermati. Anzi, in molti sono divenuti loro complici, forse inconsapevoli nella coscienza, ma certo coinvolti pienamente nella superficialità di alcune scelte e decisioni. E non mi riferisco solo alla commissione che ad esempio avrebbe dovuto valutare le denunce fatte contro Cazzaniga,  che forse non si è mai riunita, e che anziché fermare la follia di quell’uomo,  ha respinto al mittente ogni osservazione, plaudendo all’operato di quel medico esperto, avvallando la sua scelta di farmaci. Quel cocktail mortale, il protocollo Cazzaniga, che oggi è al centro dell’inchiesta per omicidio.

Non solo all’operato dei superiori, dei colleghi, coinvolti in tutte le anomalie di questa storia, pronti ad ‘aggiustare’ quanto emergeva, invece di indagare ulteriormente.

Non solo a tutto questo, che rischia di essere l’ennesima conferma di come all’interno della categoria dei medici, ci si copra uno con l’altro, ci si protegga fino a raggiungere davvero la responsabilità di vere e proprie complicità.

A fare paura, c’è la superficialità con cui si sono avvallati nel quotidiano comportamenti illegali di Cazzaniga e della Taroni. Prelievi di farmaci non autorizzati, esami del sangue effettuati senza alcuna prescrizione e in barba a qualsiasi protocollo, certificati di ricovero o dimissioni firmati senza aver mai visto o visitato il paziente con tanto di avvallo a patologie inesistenti, certificati di morte firmati senza una verifica sull’anamnesi del paziente o firmati con valutazioni patologiche avrebbero dovuto innescare veri e proprio allarmi sanitari.

Sono queste le più terribili complicità, non solo quelle di protezione della casta medica.  Troppe volte sarebbe bastato che qualcuno di questi medici avesse fatto seriamente il proprio dovere, e solo quello, per smascherare l’operato dei due complici. La mancanza di professionalità è stata la loro più grande alleata. La mediocrità di chi ha accettato, evidentemente come consuetudine,  di non seguire le regole del proprio lavoro.

Sarebbe davvero bastato poco.  Le sequenza  di mancanze che potrebbero aver consentito a questi due indagati di compiere i loro delitti è disarmante. Non una sola volta, il sassolino dell’azione professionale di chi era deputato in quel momento a coglierli in fallo, si è messo di traverso nell’ingranaggio.

Quattro morti sospette in ospedale e almeno altre due ipotizzate fuori. Non eventuali delitti consumati in stanze segrete o sperduti luoghi, ove l’assenza di testimoni ha concesso la momentanea impunità, ma ipotesi di omicidi compiuti di fatto sotto gli occhi di decine di testimoni, alcuni totalmente inconsapevoli, ma altri assolutamente ingiustificabili nel loro non aver saputo, o voluto, vedere.

Ingiustificabili anche perché professionisti della vita e della morte. Medici. Esperti muniti di tutti gli strumenti necessari per cogliere quei segnali che oggi paiono tanto evidenti. Paiono perché il beneficio del dubbio è giusto sia concesso ad ogni sospettato. Ma la sequenza dei fatti è davvero impressionante e una sola domanda non può che sorgere in chi legge gli atti:

Ma come avete fatto? Come avete potuto permettere che tutto ciò accadesse?