MICHELE BUONINCONTI, IL GRANDE DEPISTATORE CHE NON DEPISTA NESSUNO

Tra le tante accuse che vengono mosse a Michele Buoninconti, quella per certi versi più discutibile, e’ quella di essere un depistatore,  un uomo che ha preparato un grande e lucido e piano omicida ricco di numerosi depistaggi : avrebbe depistato le indagini con i suoi movimenti a inizio mattinata, dopo aver portato i bimbi a scuola quando passa per il Comune e dal Dottore, avrebbe depistato raccontando della crisi notturna della moglie e del suo allontanamento nuda per fuorviare le ricerche dei Vigili del Fuoco, avrebbe depistato anche durante le ricerche fatte in prima persona insieme a colleghi, avrebbe  depistato parlando poi dell’uomo della Golf.

Al centro di questi depistaggi ci sarebbe ovviamente la scelta del luogo, il Rio Mersa nel tratto coperto da una fitta vegetazione, ove nascondere il corpo della moglie uccisa. Così scrive il giudice Amerio nella sentenza:

“la scelta del luogo assume un’importanza centrale se non quasi dirimente nella complessiva lettura del caso”

Il presupposto è che quel luogo ovviamente sia stato scelto con cura, conoscendo i protocolli di ricerca dei Vigili del Fuoco, che e’ descritto così infatti dal Vdf Enzo Balocco :

“certo non è un posto dove vai a cercare una persona scomparsa, cosa vuoi cercare una donna sotto i rovi, proprio non ha senso ( certo ne ho fatte in trentanni di attività di ricerca, e escludo che si vada a cercare una persona in un fosso come quello del rio, circondato da rovi, al più la cerchi sopra i rovi non di certo immaginando che siano stati oltrepassati: non è luogo di ricerca.)”

Ovviamente l’esistenza di questo piano geniale di Buoninconti prevede che il corpo sia stato effettivamente sempre là dove e’ stato trovato ( cosa tutt’altro che certa, sulla base dei dubbi sollevati da questa inchiesta e dalle nuove indagini difensive ), e che l’uomo sapesse che il corpo si trovasse là ( cosa che non è provata da nulla, è cioè una lettura a posteriori: se lui l’ha portata là lo sapeva, ma in caso contrario? ).

La domanda che dovrebbe guidare gli investigatori e tutti noi nella valutazione dei comportamenti di Buoninconti in fondo e’ proprio questa: se lui fosse stato innocente si sarebbe comportato diversamente? Oppure quello che ha fatto è compatibile anche con la sua innocenza, ma viene letto in modo colpevolista?

Insomma le sue azioni hanno un valore oggettivo, o è la nostra logica interpretativa ad attribuirgliene uno?

Perché per essere considerate prove o semplici indizi, dovrebbero avere un valore, se non assoluto, quanto meno fortemente univoco. E a mio modo vedere le cose non stanno proprio così.

Ma la Procura prima, e il giudice Amerio poi, non nutrono dubbi: Buoninconti ha ideato un piano geniale frutto di una sua incredibile lucidità di programmazione dell’omicidio, e poi della messa in atto dello stesso (che si svolge in tempi ultra rapidi sia nella fase del delitto che in quella dell’occultamento). A sostegno di questa incredibile capacità viene richiamato il solerte giudizio dei colleghi Vigili del Fuoco di Buoninconti che ne parlano come di un uomo capace di gestire le situazioni di emergenza con grande capacità.

Onestamente in tutti questi anni durante i quali mi sono interfacciato professionalmente con Michele Buoninconti, con l’ho mai visto mettere in pratica tutta questa straordinaria capacità programmatica, né tenere saldi i propri nervi durante le situazioni di stress, e non solo, nell’unica e limitata volta in cui ho avuto occasione di parlare con lui, l’ho trovato sicuramente un uomo dall’intelligenza istintiva, ma anche una persona che fatica a mantenere una concentrazione ferma sullo stesso punto, una di quelle persone che parlando con te saltano da un argomento all’altro senza riuscire a concluderne veramente uno dall’inizio alla fine.

In pratica la stessa immagine dell’uomo che anche il grande pubblico ha intravisto attravreso le sue interviste, quando – soprattutto in quelle più agitate – accavalla argomenti uno dietro l’altro.

Le uniche volte in cui l’ho visto cercare di mantenere un percorso logico coerente, sono state le due interviste – una a Quarto Grado e una a Chi l’ha visto? – rilasciate nei primi giorni dopo la scomparsa di Elena, nelle quali spiegando i fatti per come li aveva vissuti lui la mattina dell’allontanamento della moglie, cerca anche di trovare dentro di sé una qualche spiegazione. Mi ha sempre molto colpito ad esempio l’intervista serale realizzata per Quarto Grado dalla collega Ilaria Mura, nella quale Buoninconti sembra interrogarsi sulla sua inadeguatezza di uomo accanto a Elena, sulla possibile necessità della moglie di avere una persona più attenta ai suoi bisogni come compagno. Quella è l’unica volta in cui ho visto Buoninconti tentare una riflessione sul disagio della madre dei suoi figli.

Comunque, a Buoninconti viene attribuita questa immensa capacità ( l’ideazione di un piano complesso e ricco di depistaggi ) che poi lui, non riesce a mettere in atto in un solo istante di tutto il suo geniale piano, che pure aveva organizzato – dice la sentenza – per tempo. Anzi, nella ricostruzione della Procura Buoninconti inanella un’errore dietro l’altro, e programma un piano che solo per ragioni inspiegabili non ha portato alla scoperta del corpo di Elena fin da subito.

Insomma, quest’uomo dall’intelligenza così acuta, idea un piano dalla stupidità assoluta.

 

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