IL PRIMO DEPISTAGGIO: IL LUOGO DELL’OCCULTAMENTO DEL CORPO

Partiamo dunque dalle premesse indicate dalla stessa Procura ( ma non per questo sia ben chiaro, vere e provate )per giustificare la scelta del luogo dell’occultamento: Buoninconti e’ un lucido vigile del fuoco molto esperto, profondo conoscitore del territorio e dei protocolli di ricerca delle persone scomparse. E’ un uomo che è al corrente delle relazioni extraconiugali della moglie, dei suoi rapporti con amici virtuali, e non ultimo della sua relazione ( mai provata ) con un compaesano amico di famiglia e corteggiatore molto insistente, divenuto noto come “uomo della Golf”.

Insomma Buoninconti avrebbe avuto a disposizione un allettante scenario per un geloso marito vendicativo: uccidere la moglie occultandone il corpo, avendo a portata di mano un compaesano come possibile uomo cui buttare addosso indizi di colpevolezza, più una schiera di amanti veri e virtuali dei quali lui ormai era a conoscenza da poter “utilizzare” indicandoli come uomini coi quali Elena potesse essersi allontanata.

Ma il geniale Buoninconti non programma il piano apparentemente più semplice: uccidere la moglie e farla sparire in un anfratto dove ( sulla base delle sue conoscenze professionali ) probabilmente avrebbero faticato a lungo a ritrovarla. Non la nasconde vestita,  magari con indosso qualche prova delle sue relazioni extraconiugali, volendo anche qualche prova diretta che riconducesse al compaesano che era amico di famiglia, frequentava casa sua, ed era facilmente “incastrabile” con false prove… Buoninconti anziché accreditare il fatto che Elena si sia allontanata con qualcuno dei suoi amanti, o con lo spasimante  del paese, o comunque anche da sola verso una vita più libera che aveva manifestato di volere… Buoninconti va a inventarsi la storia dell’allontanamento nuda da casa della moglie. Si inventa una crisi notturna che vede solo lui. Si inventa che lei abbandoni i vestiti in cortile, che se ne vada nuda ( ipotesi che ancora oggi, in barba alla letteratura scientifica, viene considerata inverosimile ).

Poi, siccome è proprio furbo, nasconde il corpo a 800 metri da casa, in pratica nella prima cerchia di territorio dove certamente le ricerche di volontari e Vigili del Fuoco passeranno al 100%. Non sceglie un luogo più remoto e difficilmente scopribile, come un pozzo artesiano, un anfratto, una spaccatura, uno dei tanti posti che proprio per la sua esperienza e per la sua conoscenza del territorio sarebbero a sua disposizione ( pensiamo solo a quanto sia vicino il Tanaro ). No sceglie di occultarla sotto casa.
E per andare a nascondere il corpo sceglie un luogo sotto gli occhi di tutti, aperto a una visuale a 360 gradi, dove chiunque avrebbe potuto vederlo senza che lui avesse la possibilità di controllare preventivamente al presenza di testimoni.

Perché questo è bene ricordarlo, visto che in questa storia è un aspetto che finisce sempre in secondo piano: il punto del Rio Mersa dove Buoninconti avrebbe deciso di occultare il corpo della moglie, e’ un punto che non è protetto da alcun ostacolo, è cioè visibile da alcune abitazioni vicine, visibile dal parcheggio antistante un bar molto frequentato sulla strada provinciale, visibile dalla zona delle serre… e volendo richiamare la tesi della Procura e della sentenza secondo la quale Buoninconti l’avrebbe scelto perchè “controllabile e visibile ” da casa sua, di conseguenza quel punto è anche visibile da tutte le case della zona dove abita Buoninconti, su una collina che domina la piana.
Ecco le parole del giudice i sentenza:

“il luogo dista inoltre alcune centinaia di metri in linea d’aria dalla casa in cui la donna abitava con la famiglia ed è addirittura ( seppur dagli atti a disposizione, con un certo sforzo ) visibile a occhio nudo da quella zona.”

Insomma il geniale Buoninconti avrebbe deciso di andare a occultare il corpo in uno dei punti più esposti di tutta la zona.

Senza contare che per arrivare al Rio, fermarvi la macchina, estrarre il corpo e farlo rotolare nel fossato, deve percorrere strade completamente aperte dove l’auto utilizzata poteva essere notata da chiunque ( non è un caso che due donne ricordino di averlo visto lì vicino nel pomeriggio, e questa testimonianza viene utilizzata contro di lui ).

Eppure quella mattina nessuno vede nulla.

E’ vero che la natura di quel luogo nella sentenza cambia a seconda dell’interpretazione che si vuole dare, come accade a pagina 33 quando il giudice Amerio a inizio pagina, descrive il luogo cosi’ per indicare quanto sia adatto per l’occultamento:

“in un’area totalmente abbandonata, nel fitto della vegetazione, senza case nelle vicinanze, senza vie di accesso, se non il transito per i campi e deve escludersi possa trattarsi di un posto di passaggio.”

Mentre poche righe più sotto quando occorre giustificare la rapidità dell’azione di Buoninconti che deve occultare il corpo in due minuti, lo descrive così :

“compatibile con una rapida azione da parte del soggetto…. pur essendo coperto da da foltissima vegetazione, può essere agevolmente raggiunto in macchina attraverso due differenti percorsi, uno su strada asfaltata, l’altro che prevede il passaggio su una strada in terra…”

Insomma un luogo molto occultato ( dalla vegetazione presente solo nel fossato ) ma facilmente raggiungibile…
Si tratta quindi di un luogo scelto con geniale lucidità, se non fosse che il geniale assassino, vigile del fuoco esperto, l’uomo dal sangue freddo in ogni situazione, capace di agire con lucidità in pochissimi minuti, si porta dietro anche il cellulare con cui chiama la moglie (!!!!). L’unico errore, dice il giudice, senza il quale non ci sarebbe stata traccia di questo occultamento.

Perché quindi un uomo così intelligente e capace, conoscitore di tanti anfratti dove nascondere un corpo, decide di gettarlo sotto casa?

L’ipotesi dell’accusa, alla base della sentenza e’ questa: ha scelto il Rio Mersa perchè le condizioni di quel tratto ( fitta vegetazione ) gli garantivano che nessuno vi sarebbe andato a cercare una donna che si era allontanata nuda, una condizione di ricerca che lui stesso avrebbe creato narrando della nudità di Elena. E poi era lui stesso a controllare l’andamento delle ricerche stesse, e a controllare dalla finestra di casa il luogo dell’occultamento. Era lui insomma a depistare indagini e ricerche.

Ma le cose sono andate davvero così?

Se andiamo a studiare documenti e testimonianza, direi proprio che esiste più di un dubbio su questa lettura dei fatti.

 

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Per leggere il capitolo precedente –> MICHELE BUONINCONTI, IL GRANDE DEPISTATORE CHE NON DEPISTA NESSUNO