I DEPISTAGGI CHE BUONINCONTI PREPARA MA NON USA

Michele Buoninconti ha davvero depistato le ricerche dei Vigili del Fuoco e dei volontari della Protezione Civile impegnati nella ricerca di Elena Ceste subito dopo la sua scomparsa?

Beh, se lo ha fatto, lo ha fatto davvero male: i Vigili del Fuoco infatti arrivano per ben due volte al Rio Mersa, e non trovano il corpo della povera Elena.

Davvero non lo trovano per colpa di Buoninconti?
E’ davvero lui che li inganna in modo così subdolo?

Prima di sviluppare questo tema vi chiedo di approcciarlo con mente il più possibile sgombra da prevenzioni. Come credo di aver dimostrato nelle prime tre puntate di questa lunga inchiesta, quelle dedicate alle supposte prove scientifiche del delitto di Elena Ceste, i capisaldi di questa inchiesta, i pilastri dell’accusa e della sentenza di primo grado contro Buoninconti, sono meno solidi di quanto non ci sia stato raccontato, sia per quanto riguarda che le cause della morte e la posizione del corpo ( ELENA CESTE, L’AUTOPSIA:IL PILASTRO DELL’INCHIESTA ), sia per quanto riguarda le celle telefoniche e le testimonianze ( BUONINCONTI: LE CELLE TELEFONICHE DICONO CHE E’ COLPEVOLE? ), sia per quanto riguarda le tracce di fango sui vestiti del Elena ( BUONINCONTI:IL FANGO SUI VESTITI DI ELENA FUORI DAL PROCESSO?  ).

E se e’ stato possibile sollevare dubbi sulle prove scientifiche, ancora di più si potrà fare ora, avventurandoci nell’impianto accusatorio e indiziario più generale, dove, come cercherò di dimostrarvi, ogni elemento viene analizzato solo ed esclusivamente con un’ottica interpretativa contraria a Buoninconti. Mai accade che si analizzi un fatto attribuendogli un valore neutrale, cercando poi di vedere se quel valore si incastra meglio in un’ipotesi accusatoria o difensiva.

Ogni fatto è sempre analizzato esclusivamente come indizio a carico di Buoninconti, anche quando quella valenza è tutt’altro che oggettiva.

Torniamo quindi al giorno in cui Elena Ceste scompare improvvisamente da casa, come racconta il marito, Michele Buoninconti.

Scompare da casa dopo una notte travagliata, durante la quale entra in crisi, raccontando di essere perseguitata da sconosciuti, continua a battersi le mani sulla testa …etc etc

Nonostante questa premessa, cioè la crisi notturna, non è assolutamente vero che Buoninconti spinge per la ricerca di una donna allontanatasi nuda da casa in stato confusionale.
In realtà lui è il primo ad essere completamente spiazzato da quanto accaduto, a non trovare un risposta certa. O almeno così appare dal suo comportamento.

L’esempio più lampante è proprio quello delle prime ricerche che effettua da solo quella mattina, dopo aver trovato i vestiti della moglie ma non lei. Quando lui parte per cercarla ha con sé un cambio di biancheria per Elena ( delle mutande pulite ), perchè tra i vestiti ritrovati vi sono anche le mutande sporche per il ciclo mestruale in atto.

E questo è un particolare molto importante, per diverse ragioni:

la prima è che sembra dimostrare che Buoninconti stia effettivamente cercando la moglie, e che sia molto preoccupato dal fatto che lei stia girando nuda per le campagne, cosa che per lui sarebbe ragione di profondo disagio. Così parte a cercarla perchè possa vestirsi e ricomporsi, con un cambio completo, che viene notato da più testimoni.

La presenza di quelle mutande pulite ha creato non poche difficoltà alla Procura. Quale giustificazione si può dare al fatto che un assassino che ha svestito la moglie e inscena la sua fuga infili in mezzo ai vestiti che le ha appena tolto per depistare anche delle mutande pulite?

Perché ovviamente il fatto che quelle mutande possano rappresentare una prova della sua sincerità non viene minimamente preso in considerazione.

Avrebbe potuto essere un depistaggio certo. Ma Buoninconti non usa mai quelle “mutande” a suo discolpa, non dice mai: scusate ma se l’avessi uccisa io, mi sarei portato dietro le mutande pulite? Mai. Di quelle mutande parla solo quando viene interrogato in merito dal magistrato.

Insomma si tratterebbe di un depistaggio effettuato senza essere mai usato come tale.

Esattamente come quello dei vestiti in cortile, quelli che Elena si sarebbe tolta. Come giustamente aveva già fatto notare la consulente della difesa Franco in primo grado, Buoninconti si sarebbe inventato la svestizione in cortile senza però lasciare i vestiti là dove racconta di averli trovati. Non sarebbe stato più credibile lasciarli lì? Soprattutto nel caso si trattasse di una menzogna. Perché non lasciarli in bella vista, che magari qualcuno passando avrebbe potuto anche vederli accreditando la “storia” inventata da Buoninconti. Magari si sarebbero anche sporcati del terreno giusto.
No, l’intelligente e acuto Buoninconti, si inventa una storia già difficilmente accettabile ( l’allontanamento nudo della moglie ) ma poi non dispone le prove in modo tale che quella panzana risulti credibile.

Torniamo quindi alle mutande pulite: rifiutata l’ipotesi di considerarle una prova della sincerità di Buoninconti, e non potendo usarle come prova di un depistaggio visto che lui non le usa mai come giustificativo, gli inquirenti dovevano proprio trovare una spiegazione per quella scomoda presenza. ( vi tralascio che nelle prime ipotesi accusatorie presentate davanti a un giudice Buoninconti addirittura spogliava Elena al Rio Mersa, le mutande pulite sarebbe diventate ridicole, si fosse mantenuta quella ricostruzione ).

Ma la Procura nella sua ipotesi accusatoria, riesce ad utilizzare le mutandine in un duplice modo: giustificare la loro stessa presenza tra i vestiti, ed accelerare i tempi dell’azione omicidiaria di Buoninconti una volta tornato a casa dopo aver accompagnato i bambini a scuola.

Le mutandine diventano la prova che quando Buoninconti ha ucciso Elena, questa era già nuda. Perché si era fatta una doccia.

Su cosa si basa questa ipotesi? Di fatto sul nulla.
A parte una generica osservazione dei Carabinieri che ricevono i vestiti da Buoninconti, e che osservano come profumassero di pulito ( strano perchè quei vestiti Elena li ha indossati quella mattina, e anche la testimone che la vede per ultima in giardino li descrive ), nulla dimostra che lei abbia fatto un doccia e che quelle mutandine prese ‘distrattamente’ da Buoninconti fossero il cambio preparato.

Al contrario, le condizioni della casa, pur evidenziate più volte in sentenza, ci dicono che Elena difficilmente quella mattina possa aver fatto una doccia: è noto infatti che la casa non era stata messa a posto, i letti dei bimbi erano da rifare, la cucina da riordinare dopo la colazione. Anche in questo caso, come aveva già fatto notare il consulente della difesa Franco, non ha alcun senso che Elena si sia fatta una doccia prima di provvedere alle vicende di casa, e quantomeno sudare nuovamente. E’ un’affermazione priva di qualsiasi logica.

Per assurdo l’unica giustificazione a una doccia mattutina, sarebbe la veridicità del racconto di Buoninconti: farsi cioè una doccia trascurando le faccende di casa per essere pulita prima di andare dal dottore, al ritorno del marito che ha accompagnato i figli e verificato gli orari d’apertura.

Per chiudere poi il capitolo della biancheria pulita, legata al ciclo mestruale, mi permetto di segnalare che il famoso letto rifatto, l’unico in casa, da Buoninconti, ovvero il letto matrimoniale, presentato come un ulteriore indizio del voler coprire la scena del crimine ( non si capisce bene perchè dato che non sono state trovate tracce dell’avvenuto delitto tra quelle lenzuola ) potrebbe invece essere legato proprio alle conseguenze fisiche del ciclo, Buoninconti cioè copre il letto ove potrebbero esserci tracce di perdite, perchè come dice lui quando viene interrogato : Poi sarebbe arrivata gente.

La spiegazione potrebbe quindi essere molto più banale, coerente e meno lugubre di quanto non dica la Procura.

 

Per continuare a leggere l’inchiesta clicca qui –> IL DEPISTAGGIO DEI VIGILI DEL FUOCO: CHI FORNISCE DAVVERO INFORMAZIONI INCOMPLETE?

Per leggere il capitolo precedente –> IL PRIMO DEPISTAGGIO: IL LUOGO DELL’OCCULTAMENTO DEL CORPO