PERCHÉ I VIGILI DEL FUOCO ARRIVANO AL RIO MA NON TROVANO ELENA CESTE?

Le ricerche di Elena Ceste durano dal 24 al 29 gennaio compreso, partecipano Vigili del Fuoco, Carabinieri, Polizia Locale e volontari della Protezione Civile, e contrariamente a quanto potrebbe sembrare leggendo le accuse a Michele Buoninconti, la sede del coordinamento delle ricerche non è a casa sua, né lui e’ a capo del Coordinamento stesso.

Sono impiegati centinaia di uomini, e come è facile immaginare, pur tenendo conto delle indicazioni del collega Buoninconti, si è proceduto a una ricerca capillare e basata sui protocolli previsti ( dei quali poi parleremo meglio ). Protocolli viziati dalle indicazioni di Buoninconti secondo il giudice Amerio:

“Le prime confuse e contraddittorie informazioni veicolate dal Buoninconti descrivevano la moglie che, dopo essersi completamente denudata, era uscita di casa in una rigida giornata invernale in preda a una crisi psicotica con l’ovvia conseguenza che ogni ricerca è stata improntata al rispetto di questi necessari parametri operativi, primo tra tutti proprio la intuibile urgenza di evitare inutili perdite di tempo, non esplorando zone impervie ( come un rio coperto di vegetazione e rovi ) oppure non raggiungibile a piedi “

Parole dettate dal giudizio espresso da Piazza Giuseppe, direttore Comando Provinciale di Asti dei Vigili del Fuoco, coordinatore ricerche:

“le nostre ricerche contemplavano luoghi raggiungibili da camminamento di una persona, così da avere escluso la zona boscosa dietro la casa di Buoninconti, altro è guardare nei cunicoli, dirupi o pozzi dove si può cadere, ma zone impraticabili a piedi per eccesso di vegetazione fitta e spinosa non può essere oltrepassata nè evidentemente sorvolata. Questo è stato il motivo per cui alcune zone, come nostra prassi operativa, sono state guardate da tutti i lati ma non dall’interno perchè inesplorabili in quanto non attraversabili a piedi.”

Tanto che le conclusioni del giudice non sembrano lasciare alcun dubbio:

“l’attività di depistaggio posta in essere da Buoninconti è talmente palese che non meriterebbe ulteriori commenti se non fosse associata a un crimine tanto grave.”

Ma le cose stanno davvero cosi’?

Come abbiamo visto nell’immediato della scomparsa di Elena, Buoninconti da un lato racconta il disagio notturno e il ritrovamento dei vestiti, dall’altro invece sottolinea l’impossibilità che sua moglie si sia allontanata nuda e punta invece su un prelevamento forzato, insomma che qualcuno l’abbia portata via.

A conferma di questo ecco le parole del collega Soave:

“Lui non solo non ha aiutato nelle ricerche, non posso che dire, con profondo dolore e amarezza che ha DISORIENTATO LE RICERCHE. Altra cosa che ripeteva insistentemente era che tanto la moglie era stata portata via e che la moglie non sarebbe mai andata in aperta campagna: questo lo ricordo benissimo, aggiungeva ( glielo ho sentito dire tantissime volte ) che non l’avremmo mai trovata…”

Soave, e’ un grande accusatore di Buoninconti. E’ l’uomo che la sera della scomparsa di Elena andrà con lui a fare una prima ricerca notturna ( che tra poco esamineremo nello specifico ) ed è il Vigile del Fuoco utilizzato dalla Procura nella sua testimonianza per accusare Buoninconti di depistaggio delle ricerche. Lo si vede bene dalle parole e dal tono che usa.

La cosa bizzarra e inspiegabile e’ che Soave raccontando il depistaggio di quella notte come vedete riporta proprio il fatto che Buoninconti consideri la fuga della moglie nuda meno probabile del rapimento.

Quindi Buoninconti depista Soave dicendo che l’hanno portata via, e gli altri dicendo che si è allontanata nuda?

Buoninconti ha una capacità infinita di depistare.

La verità temo sia molto più banale. La cronaca ci insegna che cercare una persona dispersa e trovarla, sono due cose molte diverse tra loro e non sempre una conseguenza dell’altra.

Il caso YARA GAMBIRASIO ne è un esempio lampante ( ma non l’unico ). Ricordiamoci che il campo dove Yara e’ morta venne perlustrato dai Carabinieri, che non la videro pur passando e pochi metri di distanza.
Non la trovarono cani, elicotteri, vigili del fuoco, esercito… nessuno. Purtroppo non sempre le persone si trovano, vive o morte che siano.

Anche nel caso di Elena Ceste la verità è che la donna non venne ritrovata nonostante i ricercatori siano arrivati due volte al Rio Mersa nel punto dove lei è stata ritrovata.

 

 

Come e’ possibile?

La prima ipotesi è quella più suggestiva per chi come me non crede che il corpo si trovasse già là: Non e’ stata trovata perchè non c’era.

La seconda e’ invece più umana: nessuno ha guardato in quel tratto del Rio pur essendo arrivato fino a lì.

Perché?

Perché si cercava una donna nuda allontanatasi da casa?

No, questa giustificazione non è accettabile. Ed è inverosimile, come cercherò di dimostrarvi.

Il primo depistaggio di Buoninconti sarebbe avvenuto appunto la serra stessa della scomparsa di Elena, quando si avvia per un giro di ricerche notturne insieme al cognato Danilo, al collega Soave e al figlio di quest’ultimo ( inspiegabilmente mai interrogato sui fatti di quella sera, peraltro ). Ecco le parole di Soave:

“Preciso bene sulla modalità della ricerca che abbiamo svolto la notte dalle ore 21.00 di quello stesso venerdì e mi spiego così: abbiamo percorso la stradina sterrata che poi arriva alla ferrovia, eravamo a piedi, poi siamo tornati indietro sempre lungo la ferrovia percorrendo i binari, ci siamo separati per rendere più efficaci le ricerche, e lui è andato da solo nel luogo nel quale è stato trovato il corpo ( di questo ne sono certo ) : in quel posto che poi ho accertato essere esattamente il posto del ritrovamento con recupero dei resti cadaverici è andato solo lui, da solo, io e mio figlio siamo andati esattamente all’opposto della strada ( su indicazioni sue ) . Lì c’era solo lui che guardava, non c’e’ dubbio….
lì ci è andato solo lui, per poi averci detto di esserci andato, di aver cercato e che non aveva senso tornarci….”

Ecco la prova del depistaggio su cui Soave insisterà più volte.

Quando arrivano di notte, con le torce, alla ferrovia, decidono di dividersi in varie direzioni, e’ Buoninconti a dire: tu di qua, io di la’. E siccome lui si muove verso il Rio Mersa, è la conferma che lui sia un depistatore.

Questo è un ragionamento perfetto e incontestabile, se si ha certezza che Buoninconti sapesse dove si trovava il corpo di Elena. Altrimenti questo e’ solo un ragionamento a posteriori.

Come quando mostri a due bambini due pugni chiusi che contengono due regalini, e uno dei due deve scegliere per primo il pugno. Se il regalo contenuto nel pugno stesso piacerà  al secondo bambino più di quello rimasto per lui statene certi, l’accusa sara questa: non e’ giusto, lui ha scelto il pugno con il regalo più bello perchè sapeva dove era!

Ecco le osservazioni di Soave sono un poco così: Buoninconti sceglie di andare a destra verso il Rio, manda Soave da un’altra parte e Danilo da un’altra ancora.

Ma che prove esistono che sia stata una scelta precisa e non casuale? Nessuna. Non e’ che Soave abbia detto, vado io verso il Rio e Buoninconti lo abbia fermato dicendogli, no, vado io di là… niente di tutto questo.

Non vi è alcuna azione che dimostri che Buoninconti abbia cercato di impedire ad altri di andare il quella direzione. Solo la scelta di tre direzioni differenti.

C’e’ poi un’altra importante questione di fondo:

Ma come, Buoninconti e’ accusato di aver scelto il Rio Mersa in quel tratto essendo certo che nessuno avrebbe cercato il corpo in quel punto perchè Elena si era allontanata nuda, e che nessuno avrebbe guardato per la stessa ragione sotto i rovi. E questo anche durante ricerche effettuate in pieno giorno. Questa è l’accusa di depistaggio contro di lui!
E poi, quando arriva al Rio di notte, con un visibilità limitata al suo solo uso di torce elettriche, si adopera per impedire a Soave di andare a guardare in quella direzione?
Ma sulla base delle stesse accuse di depistaggio Soave non avrebbe neanche dovuto guardare il quel fossato!
E meno che meno addentrarsi per vedere bene in mezzo a quella folta vegetazione che copriva il corpo!

Che timori aveva dunque Buoninconti?
Perché depistare Soave quando era impossibile anche solo semplicemente che volgesse lo sguardo verso quel luogo inaccessibile?

Ancora una volta la Procura cade nell’ipotesi accusatoria in contraddizione : o Buoninconti doveva impedire a Soave di avvicinarsi al Rio perchè il Vigile del Fuoco avrebbe comunque guardato in mezzo a quei rovi ( perché’ un donna nuda può anche scivolare, no? ), oppure Soave depistato come tutti gli altri vigili dal criterio di ricerca indicato da Buoninconti non vi avrebbe mai guardato ( meno che meno al buio ) e quindi era assolutamente inutile mandarlo dalla parte opposta.

E’ impossibile accusare Buoninconti di depistaggio qualsiasi sia lo scenario.

Eppure ci si riesce. Tanto da arrivare a dire che quella esplorazione notturna era stata a sua volta l’ennesimo tentativo di depistaggio, non solo quella sera stessa nei confronti di Soave, ma anche per tutti i giorni a seguire: Buoninconti cioè avrebbe cercato di allontanare dal Rio i ricercatori nei giorni seguenti poiché in quella zona aveva già cercato lui quella notte.

Peccato che anche questo sia un depistaggio inesistente: non esiste infatti una segnalazione che escluda la zona del Rio dalle ricerche in quanto già visionata e perlustrata la sera del 24. Non esiste al punto che il 29 gennaio, l’ultimo giorno delle ricerche il Vigile del fuoco Cavalli arriva proprio al Rio ocme dimostrato dal tracciato del suo Gps.
E che ci arrivi perchè, come dice lui stesso:

“IO NON SAPEVO CHE QUELLA ZONA CHE STAVAMO PERLUSTRANDO IL 29 GENNAIO 2014 FOSSE GIA’ STATA BATTUTA “

Ecco quindi cosa racconta su quella giornata:

“Abbiamo parcheggiato il mezzo nella piazza di Motta da lì abbiamo girato a piedi, perlustrando un Rio, un piccolo canalino, con una casa diroccata, trovando una scarpa, che abbiamo consegnato al funzionario, si capiva che non poteva trattarsi di un reperto utile, perchè appariva assasi datato, nella zona antistante il paese, verso il luogo che poi è stato quello del ritrovamento; poi abbiamo usato il fuoristrada, la zona è coltivata, il Rio era acquitrinoso, fangoso, con acqua, presente acqua alta non più di una spanna, molto cespugliato sui fianchi il rio, molti cespugli, alberi, sempre campi a destra e a sinistra; granoturco, serre, il Rio era molto sporco, fatico a chiamarlo Rio, direi più che altro fosso….”

E già questa prima parte della testimonianza è interessante perchè, come NON evidenziato dalla Procura, la scarpa di cui parla Cavalli verrà poi mostrata a Buoninconti, che criticherà i Carabinieri che gliela portano, perchè lui l’aveva già vista ed esaminata in loco, ovvero nelle zone limitrofe al Rio, ovvero LA DIMOSTRAZIONE CHE LUI QUELLA MATTINA DURANTE LE RICERCHE ERA EFFETTIVAMENTE TRANSITATO IN QUELL’AREA.

il racconto di Cavalli comunque prosegue così:

“Noi ciò che cercavamo non era una persona deceduta in un posto inaccessibile, ci siamo concentrati di più su aree di interesse rispetto ad una persona in stato confusionale o con un problema fisico, evidentemente in zone visibili, siamo andati nelle serre, nei pozzi della zona ( li abbiamo perlustrati tutti, partendo da quelli aperti, sin anche ad aprire dei lucchetti e a calarci dentro). La nostra relazione è riferita a soccorso persona, questo è stato il nostro obbiettivo. Non aveva senso andare in posti inaccessibili, infatti siamo arrivati al grosso cespuglio e siamo tornati indietro…”
“sono certo che quella traccia è stata fatta in auto, ricordo di aver percorso un vivaio in auto, entrando proprio nelle serre in auto, quella zona è stata perlustrata in autovettura… il fossato quel giorno lì non lo abbiamo visto, siamo arrivati a ridosso della boscaglia, nevicava forte, c’erano già quattro dita per terra…”

“Potevamo cercare persone cadute e tracce di scivolata… se fosse scivolata li’ sarebbe rimasta sopra i rovi, non sotto ( se cadi rimani sopra i rovi, non puoi cacciartici dentro, se ti scivolasse mai un piede in transito ti rialzi ed è evidentissimo, questo )”

Ecco la semplice verità:

IL 29 GENNAIO UN GRUPPO DI VIGILI DEL FUOCO, TRA CUI CAVALLI, ARRIVA AL FOSSATO DEL RIO MERSA DOVE IN TEORIA BUONINCONTI HA NASCOSTO IL CORPO DI ELENA. ARRIVA FINO AL FOSSO IN AUTO. MA NESSUNO SCENDE. NESSUNO VA A GUARDARE IN QUEL FOSSO. SONO AL QUINTO GIORNO DI RICERCHE. NEVICA.
NESSUNO VA A VEDERE.

PERCHÉ’?

Non c’e’ accusa nelle mie parole. Ho detto fin dall’inizio che quando si cerca qualcuno, può accadere che si trovi, come no. A volte il caso aiuta, a volte il caso si mette di mezzo.

Nel caso di Elena ceste noi possiamo dire che i Vigili del Fuoco e i volontari arrivano tre volte al Rio Mersa, non una, ma tre volte.

il 24 sera quando Soave e Buoninconti effettuano la prima ricerca.
il 28 quando i volontari si fermano alla massicciata e al tubo che vi passa sotto
il 29 quando nevica e nessuno scende a guardare nel fossato

Ora, se il 24 Buoninconti è presente e qualche dubbio può esistere per le accuse di Soave, Il 28 e il 29 gennaio Buoninconti non è presente alle ricerche e in nessun modo può essere ritenuto responsabile del mancato controllo del fossato del Rio Mersa.

ANCHE PERCHÉ’ IL 28 GENNAIO SONO PASSATI QUATTRO GIORNI DALLA SCOMPARSA DI ELENA, IL 29 GENNAIO ADDIRITTURA CINQUE. E’ IMPOSSIBILE SOSTENERE CHE NON SI E’ GUARDATO IN MEZZO A QUEI ROVI PERCHÉ’ SI CERCAVA UNA DONNA NUDA CHE SI ERA ALLONTANATA DA CASA.

CINQUE GIORNI DOPO LA SCOMPARSA DI ELENA SI CERCAVA ANCORA UNA DONNA NUDA CHE VAGAVA PER LA PIANA E PER QUESTA RAGIONE NON SI GUARDAVA IN MEZZO AI ROVI?

OPPURE CINQUE GIORNI DOPO, SE ANCHE UNA DONNA NUDA SI FOSSE ALLONTANATA IN STATO CONFUSIONALE DA CASA, SI STAVA CERCANDO UNA DONNA DECEDUTA QUANTOMENO PER ASSIDERAMENTO IN QUEL FREDDO GENNAIO?

E SE LA DONNA SI ERA ALLONTANATA VOLONTARIAMENTE, NON AVENDOLA TROVATA DOPO QUATTRO O CINQUE GIORNI, QUALI IPOTESI SI SEGUIVANO SE NON QUELLE DI UN INCIDENTE, UN MALORE O ALTRO?

E VISTO CHE CAVALLI RACCONTA CHE SI CONTROLLAVANO ADDIRITTURA POZZI CHIUSI DA LUCCHETTI, COME SI GIUSTIFICA CHE NON SI CONTROLLAVANO I FOSSATI CON ROVI?

Io credo che sia giunto il momento di ammettere che Elena non venne trovata, ovunque fosse in quei giorni, per un accidente del destino, come capita molte volte durante questi tipi di ricerche, senza cercare di addossare a Buoninconti responsabilità che trascendono dalla sue capacità e possibilità.

 

Per continuare a leggere l’inchiesta clicca qui –> IL DEPISTAGGIO DELLA MATTINA, TRA COMUNE E DOTTORE

Per leggere il capitolo precedente –> IL DEPISTAGGIO DEI VIGILI DEL FUOCO: CHI FORNISCE DAVVERO INFORMAZIONI INCOMPLETE?