IL DEPISTAGGIO DELLA MATTINA, TRA COMUNE E DOTTORE

Tra le tante cose che vengono imputate a Buoninconti alcune, se non si trattasse di un’inchiesta e una sentenza di condanna per omicidio, dovrebbero far sorridere.

Una di queste è senza dubbio la questione del cane Gandalf, nei confronti del quale l’uomo viene accusato di ogni cosa: di essersene liberato troppo in fretta, di averlo nutrito nel modo sbagliato, di averlo legato e di averlo lasciato libero, di tutto.

Compreso di non averlo lasciato al Vigile del Fuoco Soave ( sempre lui ) per effettuare le ricerche di Elena.

In modo bizzarro Buoninconti considerava quella eventualità una stupidaggine, mentre Soave è certo che Gandalf si sarebbe comportato meglio dei cani addestrati che non erano riusciti a fiutare una pista di Elena Ceste. Persino la non concessione di un banale cane di casa diventa un elemento indiziario contro Buoninconti!

Veniamo poi al primo dei depistaggi di cui è accusato il marito di Elena Ceste, e cioè l’insieme delle sue azione il 24 gennaio mattina, quando si reca a Costigliole per accompagnare i figlia scuola, controllare alcuni dati sul pagamento dell’Imu, e infine verificare gli orari di apertura dello studio del medico di famiglia.

Perché quella sequenza di eventi secondo la Procura prima, e il giudice poi sono solo una sequenza di finzioni finalizzate solo a farsi riprendere dalle telecamere del paese, prima di compiere l’omicidio della moglie.

La sequenza degli avvenimenti comincia fuori da casa Buoninconti, quando alle 8.10 l’uomo parte in auto per accompagnare i figli a scuola, dato che la moglie è stata male durante la notte ( cosa di cui i figli non si sono resi conto, anzi, per loro quella mattina la madre ha un atteggiamento normale ). Buoninconti dice di aver concordato con Elena di accompagnarla dal dottore di famiglia.

Dopo aver portato i figli a scuola Buoninconti si reca presso gli uffici del Comune per reperire informazioni sul pagamento della tassa IMU, la sua auto resta parcheggiata dalle ore 8.32 alle 8.37, un arco di tempo che secondo il giudice Amerio è troppo limitato per reperire le informazioni, anche perchè gli impiegati non ricordano di aver visto l’uomo né di avergli parlato, ma specificano anche che quella mattina l’ufficio aveva avuto numerosi visitatori, o almeno questo è riportato correttamente a pagina 8 della sentenza, mentre poi, a pagina 251 quando Amerio sostiene che quel passaggio in Comune era una finta, le dichiarazioni del personale che parla di molte persone ( per cui potrebbero non ricordare o non aver visto Buoninconti ) scompare.

Si tenga conto poi che l’ufficio del Comune ( quello visitato troppo celermente ), altro non è che una singolo stanzone con un banco, e certo non un luogo dove perdere minuti e minuti alla ricerca del posto giusto dove ottenere informazioni.

Nel tentativo poi di disegnare come inutile quel passaggio Giudice e Procura sottolineano che le informazioni sulla tassa erano reperibili on line, dimenticando che Buoninconti ha una conoscenza dell’uso del computer bassissima, come emerge da altri passaggi dell’inchiesta. ( oltre, mi sento di dire, che reperire informazioni corrette on line sulle tasse è un processo tutt’altro che semplice ).

Successivamente Buoninconti si reca fuori dallo studio medico del dottore di famiglia, il dottor Gozzellino, e anche qui accade qualcosa di insolito nella sentenza: il teorema che si cerca di dimostrare è che Buoninconti non avesse bisogno di passare dall’ambulatorio per conoscere gli orari d’apertura, come fosse scontato che ognuno di noi sappia con esattezza a che ora inizia a ricevere i pazienti il medico di famiglia.

Peraltro Gozzellino era assente in quei giorni, sostituito da un collega, e nonostante Gozzellino dichiari che di solito gli orari restavano invariati, ma che poteva anche accadere di no, il fatto che Buoninconti vada a verificarli,  in sentenza diventa cosa assolutamente ingiustificata se non per precostituirsi un alibi.

Insomma l’ennesimo depistaggio.

Insomma, Buoninconti depista se va in Comune, depista se va a controllare a che ora riceva il medico dal quale dice di voler portare la moglie che è stata male di notte, depista se torna a casa e trova i vestiti ma non la moglie, depista se va a cercarla, depista se dice che si è allontanata da sola o se dice che l’hanno portata via, depista se va a cercarla di notte.

Depista qualunque cosa faccia.

L’ipotesi che si tratti di un uomo che ha visto sua moglie subire una crisi notturna, che la volesse portare da un medico, che sia tornato a casa trovandosi di fronte a una scomparsa più grande di lui per modalità ( allontanamento volontario a seguito di una crisi psicotica ), che non sappia cosa pensare se non ipotizzare tutto e il contrario di tutto, che la cerchi prima con il cambio dei vestiti e poi, quando non l’ha trovata, con la convinzione che l’abbiano portata via, che sia un uomo in stato confusionale in quei momenti, non viene mai preso in considerazione.

Mai, per un solo istante si pensa che Buoninconti possa dire la verità.

Eppure Aldo Rava, certo non un testimone favorevole a Buoninconti, racconta di un stato di profonda sofferenza di quel suo vicino, che 24 ore dopo la scomparsa della moglie lo abbraccerà, durante una breve riservata visita, scoppiando in lacrime disperato.

Un gesto intimo, lontano da testimoni. Un momento di dolore.

Forse anche quello un depistaggio, per la Procura.

Quello che sembra emergere, leggendo prima gli atti della Procura, e poi la sentenza di condanna di primo grado, e’ che a Buoninconti vengano sempre e comunque attribuiti comportamenti subdoli e criminali. Anche quando quei comportamenti non hanno un valore simile di per se stessi, ma solo nell’interpretazione che si da ad essi.

 

 

Per leggere il capitolo precedente –>PERCHE’ I VIGILI DEL FUOCO ARRIVANO AL RIO MA NON TROVANO ELENA CESTE?