ELENA CESTE, MICHELE E IL MOVENTE

 

Elena Ceste e’, senza alcun dubbio, la vittima principale di questa vicenda, comunque sia andata.

Vittima di un brutale omicidio, se alla fine verrà confermato l’impianto accusatorio che ha già portato a una condanna di primo grado a 30 anni per il marito Michele Buoninconti.

Vittima accidentale di un disgrazia, se invece venisse accertata una verità diversa. Vittima in questo caso di un suo malessere interiore, cresciuto fino al punto da portarla a uno stato di conflitto e confusione, sfociato in una crisi e, forse, in un episodio di psicosi acuta.

Per capire quale sia la verità però occorre muoversi su un terreno molto difficile e scivoloso, quello delle condizioni mentali di Elena, della sua personalità, dei suoi segreti. Un sentiero difficile, per la delicatezza del tema. Eppure un sentiero da percorrere, per cercare di vedere se esiste una verità diversa da quella che ci è stata raccontata.

E’ evidente che nessuno possa credere che una brava madre di famiglia d’improvviso “impazzisca” e si denudi avventurandosi nelle campagna una fredda mattina di Gennaio.

Il problema è proprio del “D’IMPROVVISO”.

E’ davvero cosi’? Davvero non esistono i prodromi di quella crisi? Davvero non ci sono stati segnali di quel disagio fino alla notte del 23 gennaio, quando Michele Buoninconti racconta di una crisi acuta cui assiste però solo lui?

Così ci hanno raccontato in aula i consulenti tecnici della Procura e della Parte Civile, la famiglia Ceste, quando hanno detto che non esiste alcun contesto clinico che giustifichi una crisi di quella portata, che per questo hanno escluso l’allontanamento volontario dalla “lettura” delle cause di morte per deduzione.
Ma come abbiamo visto nel capitolo dedicato proprio all’autopsia di Elena Ceste, quelle certezze non esistono, o quanto meno esistono forti dubbi su di esse.

In quell’occasione e’ stato proprio il dottor Testi, il consulente di parte civile, ha spingersi molto in avanti, sostenendo che la percentuale di possibilità che si sia trattato di una crisi psicotica era infinitesimale.
E’ stato lui, giocando sulle statistiche legate alla schizzofrenia – che pure nessuno ha mai ipotizzato riguardasse Elena Ceste come patologia – a chiudere in un angolo la consulente delle difesa Franco, che in quella situazione ha pagato la sua inesperienza ( era la prima udienza come consulente ) e non è riuscita a ribattere prontamente alle parole di Testi. Del resto era stata proprio la Procura ad opporsi a un confronto tra pari, tra consulenti anatomopatologi e d’esperienza, e a insistere perchè fosse la criminologa Franco ad essere ascoltata in contrapposizione ai tre consulenti di accusa e famiglia della vittima. Non a caso, mi viene da dire. Perché quello era degli snodi principali di questo caso.

La Procura, si sa, nega in modo più assoluto che Elena quella sera possa avere avuto una crisi della portata di quella raccontata da Michele Buoninconti. Per l’accusa, quella crisi e’ l’invenzione di un assassino, non è mai avvenuta. E’ solo un depistaggio.

Per la Procura, e per la sentenza di primo grado, il 24 gennaio Michele Buoninconti ha brutalmente assassinato la moglie Elena Ceste, con una furia scatenata dalla scoperta – avvenuta qualche giorno prima – di una serie di messaggi inviati da un suo spasimante, un uomo del paese. Messaggi arrivati dopo che Michele Buoninconti aveva perdonato Elena per i suoi tradimenti e si era riappacificato con lei. Ma quei messaggi sarebbero stati la dimostrazione che Elena era ormai inaffidabile, e avrebbero spinto Michele a ucciderla.

Ma quali prove esistono a sostegno di questo teorema?

Come cercherò di dimostrarvi nei prossimi post, a mio modo di vedere, poche. Si tratta come spesso accade in questa inchiesta, di interpretazioni di eventi, che di per se stessi, non hanno in valore assoluto il significato che vine loro attribuito.
Non solo, la cosa davvero straordinaria, è che molti di questi eventi potrebbero invece avere un significato opposto, e ed essere perfettamente coerenti con l’ipotesi che la Procura nega con tanta forza: quella cioè che Elena abbia dovuto affrontare una crisi personale durissima, e che abbia pagato con la sua vita la profondità di quella crisi.

Questo è ovviamente uno dei punti centrali del Caso Buoninconti/Ceste.

Se la crisi c’e’ stata, Elena può essere morta accidentalmente. Se la crisi non è esistita, la sua morte può essere stata solo un omicidio.

Per questa ragione, su questo punto, bisogna entrare in profondità nell’esame dei fatti. E questo comporta purtroppo andare a vedere, raccontare e capire, i segreti di Elena Ceste. Non per pruderie, non per creare scandalo o esprimere giudizi morali su di lei, ma per cercare la verità.

Cercherò di farlo col maggior tatto possibile, ben consapevole che quattro ragazzi hanno perso una madre. Ma altrettanto consapevole che quegli stessi quattro ragazzi hanno anche perso un padre, accusato di aver ucciso la donna che ha dato loro la vita.

Che lo stesso tatto non è stato minimamente tenuto nei confronti di quell’uomo, la cui vita privata è stata sbattuta in prima pagina, resa pubblica, anche quando mostrava aspetti che nulla avevano a che vedere con la morte della moglie. Basti ricordare i colloqui intercettati con donne incontrate dopo la scomparsa di Elena, o i colloqui in carcere con amiche di una vita.

Racconterò Elena e i suoi conflitti con tutta l’attenzione possibile, ma anche con la consapevolezza che potrebbero essere stati proprio i suoi drammi più intimi a condurla alla morte.

Sarà un viaggio molto lungo, complessivamente 10 post, al termine dei quali, forse avremo tutti qualche elemento in più per valutare cosa sia accaduto davvero il 24 gennaio 2014 a Elena Ceste.

 

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