CHI ERA ELENA CESTE?

Elena Ceste era una donna molto riservata, chiusa, attenta alla propria immagine e a cosa gli altri potessero pesare di lei. Così la racconta la psicologa consulente della Procura Fusaro:

 

Caratteristiche di Elena

Elena  viene  descritta  dalla madre come  molto  scrupolosa, puntuale, precisa:  è molto  apprezzata dai datori  di  lavoro.  Risparmia  e  fa molta attenzione  alle  spese:  ad esempio  anche quando  la madre vorrebbe comprarle  un abito e lei  non trova qualcosa  che  le  piace, non accetta di avere comunque  un regalo.    Anche  se timida  non  è  però una persona  che  si  fa  abbindolare,  Non si sbilancia e sa difendersi.   Il  padre conferma  l’idea  di una  figlia  determinata,  ma anche solitaria  e taciturna,  che  si  confidava  poco  con  lui  e un pochino  di  più con  la  mamma.  Anche  il  padre ribadisce che Elena sa amministrare  bene il denaro. risparmia ed è quasi avara; chiedeva di essere accompagnata  dalla madre per comprarsi  i    vestiti.  La sorella Daniela conforma che Elena è una persona che si  impegna,  che cerca di dare il  massimo.  Elena non  si spaventa  facilmente,ma  ci tiene al giudizio degli altri secondo Daniela.   che non pensino male,  teme  di sbagliare,   di fare brutta figura.  I   genitori  riferiscono  che,  dopo  aver conosciuto  Michele.  mentre  lui  finiva  la  formazione  per vigile del fuoco a Firenze, Roma e Salerno, Elena nei weekend lo  raggiungeva  in treno, partendo il  venerdì notte:  la madre  e il  padre sottolineano il  coraggio della figlia che viaggiava da sola,  di giorno o di notte e non aveva mai  paura. Al contrario erano loro a essere preoccupati.

Impressioni su Elena  da parte dei conoscenti

Le  testimonianze dei vicini, del parroco,  della cugina,  degli insegnanti vanno  tutte nella stessa direzione,  di disegnare una personalità  riservata, organizzata,  sempre accompagnata  dal marito, poco aperta nelle relazioni. La vicina di casa Ceste Marilena, descrive  il proprio  rapporto  con Elena  inesistente per la sua riservatezza.  All’inizio  Elena  si era  resa  disponibile  ad  aiutarla  nella  gestione  della  bimba  in affido poi si era tirata indietro,  forse a causa del marito.

Quello   che  mi  ha  sempre   colpito  è  stato  cii  una  donna   molto  chiusa  che  non   usciva  mai,  solo  per l’irrigazione dei  campi.  peraltro  usava  l’acqua  della fossa  biologica  che  emanava   una puzza  cli fogne insopportabile che  ci induceva a  chiudere  le finestre.  Anche  nelle pratiche più  ordinarie del  giardino alleffettuare  rientrare  in  casa.   Devo   proprio  dire  che   questa donna  era sempre di corsa,   affannata, nervosa.  molto molto nervosa,  urlava,  sempre  anche  con i figli (ma se si rendeva conto che poteva essere sentita.  cambiava alleggiamento, manifestando tra l’altro,  che l’apparenza per lei era importante).  Se devo dire quest’atteggiamento così nevrotico l’ho notato da sempre;  è riservata ad esempio del suo ultimo stato di  gravidanza.  l’ho  appreso  quando  era  in  avanzato   stato,  l’ho  vista  dai  vestiti.   Urlava  sempre  con  i bambini, pretendeva che facessero quello che  chiedeva loro  di fare,  di più  non  so  dire.  Anche  perché   i bambini sono  sempre  in giardino e la mamma  sempre  dentro  la casa,  io,  mio marito  i nostri figli, non ci capacitiamo di questo:  lei in casa,  loro  in giardino;  mi pareva sempre  in affanno con le faccende di casa

Il  dr.  Gozzellino ,   medico di base, osserva di aver incontrato  Elena sempre  con il  marito  ed ha sempre  avuto un atteggiamento  sottomesso,  silenziose remissivo nei confronti sia del marito che nei miei.  Usando  un termine forte  direi:  una figura insignificante.  lo ho sempre  dovuto  parlare  con  il marito  al quale spiegavo la mia diagnosi e cure che la donna  avrebbe  dovuto  seguire  per  figli.  Lui come detto   era subito molto chiaro,  è sempre  stato  ipertrofico,  una figura primaria della famiglia e tale comportamento di ogni presenza mi ha  sempre  trasmesso   quel suo  chiaro controllo che  aveva  verso  la moglie.  la quale come detto.  non mi ha mai dato l’idea che però avvertisse disagio.  ( … )

Ho visto la signora  Elena  Ceste  il 20/ 12/2014 si è presentata da me con la figlia minore,  dove,  in assenza  demarito,  si è mostrata_una donna  serena  che scherzava con la figlia. 

 

Sono le parole presenti in apertura della relazione della Psicologa Enrica Fusaro,  alla quale il 3 giugno 2014 la Procura chiede di delineare  le caratteristiche della personalità di Elena Ceste.

E’ la dottoressa la prima ad esaminare quindi la donna, il suo profilo psicologico e gli eventi che hanno portato, comunque sia andata ai fatti del 24 gennaio 2014, il giorno della morte di Elena.

E’ lei, incontrando i familiari e i conoscenti di Elena a cercare di ricostruire la sua personalità, e – come vedremo – il suo travaglio interiore. Arrivando di fatto a delle conclusioni che poco si inserivano nella ricostruzione della Procura e più si avvicinavano al racconto di Michele Buoninconti. Tanto che la Procura darà poi incarico allo psichiatra Elvezio Pirfo, di redarre una seconda relazione, certamente ( anche se non completamente ) più affine e funzionale alla ricostruzione delittuosa degli eventi. Nella quale stabilirà che Buoninconti era un soggetto con un disturbo della personalità, per quanto lieve e moderato.

Torniamo però alla ricostruzione della dottoressa Fusaro, consulente comunque della Procura, ricordiamolo . E’ lei a ricostruire la prima infanzia di Elena, descritta tutto sommato come felice e spensierata, fino all’adolescenza.

Qui la dott.ssa Fusaro incontra per la prima volta, quella possiamo iniziare a definire con tranquillità la seconda Elena, quella più segreta. L’Elena tenuta celata e racchiusa nell’anima della donna,  quella parte di se stessa che è alla base del conflitto esploso nel gennaio 2014,  sia esso esploso con il marito, con altri uomini o solo con lei stessa.

L’esistenza della seconda Elena, si manifesta alla Fusaro nelle parole di un uomo con cui Elena ha avuto una relazione nel 1995, quando aveva 19 anni, e lui 30 di più, e che racconta la loro storia così:

 con  Elena  ho avuto  una relazione sentimentale che  è durata  circa  un mese,  preciso che ero sposato,  ha avuto termine in quanto mi sembra  avesse  conosciuto un altro ragazzo.  Elena,  sessualmente parlando,  era molto disinibita.  gli piaceva  l’erotismo.  Era estroversa,  gioviale.  Appariva molto  libertina e saltellava da un  rapporto all’altro.  le  voci in giro circa la sua disponibilità erano  note.

Ovviamente non interessa minimamente l’aspetto morale di questa relazione, di queste come delle altre di cui parleremo in seguito. Ma quello che è invece interessante notare e’ intanto che questo aspetto della personalità di Elena, quello cioè di una ragazza molto disinibita, alla ricerca di esperienze, e diciamo, passionale, non è minimamente presente nei racconti della famiglia Ceste alla psicologa.

Anzi, i genitori raccontano di una ragazza che non ha mai fornito loro alcun motivo per preoccuparsi. Mai un ritardo serale. Mai una disubbidienza. Nulla.

Elementi che evidentemente non corrispondono alla verità. E non perchè sfuggiti a dei genitori disattenti o accecati da un eccesso di fiducia, visto che che è invece la stessa sorella Daniela a fare riferimento a una notte in cui Elena non era tornata a casa, suscitando evidenti preoccupazione, come ricorda interrogata dopo al scomparsa di Elena:

Il fatto di avere saputo che mia sorella abbia avuto delle relazioni extraconiugali, così è stato detto, mi ha molto sorpreso. Mio marito ha anche parlato, incontrandolo due volte, con il compagno di scuola di Elena, che in effetti ha detto di averla frequentata in alcune occasioni, avendo chiaramente parlato di una relazione sentimentale. Ho solo adesso anche saputo da mio cognato che in passato mia sorella avesse frequentato un uomo molto più grande di lei, non lo conosco di persona, ne ha parlato a mio marito sempre Michele, e solo dopo questa relazione ha frequentato Michele e si sono messi insieme .
Ricordo solo che all’età di circa 18 anni, una sera Elena non tornava a casa, i miei si erano molto preoccupati, una volta rientrata malgrado le avessimo fatto un sacco di domande lei non ci ha riferito niente.

Ed è la stessa Elena chattando nel 2014 con un suo fidanzatino di allora che la corteggia richiamando in lei gli eventi di quei tempi ( i riferimenti sono più che evidenti ) a respingerlo pur dicendosi dispiaciuta per il dolore che gli aveva inferto allora, quando però, gli ribadisce, era giovane e aveva voglia di divertirsi.

Che la famiglia e la sorella fossero a conoscenza di quanto accaduto tra loro, e non lo vedessero nemmeno di buon occhio, e’ altrettanto evidente quando sempre Elena respinge la proposta del suo ex di vedersi insieme a Daniela e i suoi genitori, visto che la respinge riferendosi proprio all’ostilità della famiglia nei suoi confronti.

Entro in questa dinamica perchè risulti evidente che per ragioni di pudore, piuttosto che di protezione eccessiva della memoria della figlia, dobbiamo constatare che la famiglia  Ceste sembra aver omesso di raccontare alcuni aspetti della personalità di Elena. E questo purtroppo ci priva di una fetta di verità su quanto possa essere accaduto nell’inverno 2014.

Di una cosa invece possiamo essere certi: chi non era all’oscuro di questo aspetto della vita di Elena era invece Michele Buoninconti, l’uomo che dovrebbe averla uccisa per gelosia, per i suoi tradimenti. Michele che si era fidanzato con lei subito dopo la relazione con quell’uomo più anziano.

Gli ufficiali Carabinieri della Stazione  di Govone,  riferiscono nel verbale del 24/2/14 :

il Michele confidava che quando ho conosciuto Elena  a Torino lei aveva  circa  19 anni e lui guidava il tram. aveva  appreso  che la ragazzina frequentava  una persona molto più anziana dl lei,  qualche  anno  in più del padre Ceste Franco.  la Elena,  avendo preso  confidenza con  il Michele aveva  raccontato che quella persona  le aveva  fatto  fare  delle  cose  sessuali particolari , come  fare  alti sessuali  sui  tram  o  nei giardinetti.  lui la convinceva lasciarlo e da  nasceva  la loro  relazione che portava   al matrimonio.  Il Michele  asseriva  che non  aveva  certezze  ma aveva  il dubbio che  durante  il primo  periodo  di rapporto  a distanza  la Elena aveva ancora  visto quella persona,  ma dopo il matrimonio no …..Un giorno mentre  Elena  chiedeva a Michele di trovare  qualche  suo amico su Facebook, avendo ottenuto risposta che lui (il Michele era più grande e i suoi amici non c’erano)  la Elena gli mostrava  la presenza  di quel precedente amico di famiglia  molto  più  grande  di  lei che abitava a  Torino  e che  quando  aveva  19 anni aveva avuto con lui una specie  cli relazione sentimentale.

Insomma, Michele Buoninconti era a conoscenza dei trascorsi di Elena, fin dai tempi del fidanzamento, e per quanto la versione della ragazza fosse stata quella di una sudditanza ai desideri dell’allora anziano fidanzato, aveva accettato quell’aspetto della vita della moglie, al punto da sposarla.

Qui consentitemi una piccola digressione, Buoninconti ricorda anche che Elena in giovane età era stata ricoverata o comunque seguita per alcuni problemi psicologici. Si tratta di un suo ricordo, o forse di una sua convinzione, perchè di quelle cure non esiste alcuna prova. Gli unici a conoscere la verità sono i membri della famiglia Ceste, che però non ne hanno mai fatto menzione.

Il mio augurio ovviamente è che si tratti di un ricordo errato di Buoninconti, perchè diversamente sarebbe cosa grave non aver portato alla luce delle indagini un precedente di quel tipo.

Per tornare ad Elena comunque, quello che emerge fin dalla sua adolescenza è dunque la presenza di due, diciamo, differenti personalità che si manifestano nei suoi rapporti con gli altri: da un lato la ragazza tutta studi, casa, doveri, serietà e riservatezza, dall’altra la ragazza che sperimenta una ricerca sentimentale e sessuale più libera, ma nascosta ( così sembra ) alla famiglia d’origine.

Questa ambivalenza in Elena riemergerà sicuramente anni dopo, nel 2013, quando attraverso il web riprenderà contatti con amici di un tempo. Di quel periodo adolescenziale,  invece ci sono solo racconti indiretti ed è quindi difficile capire quanto in quelle scelte ci fosse della spensieratezza di una ragazza di 19 anni, o quanto invece potesse esserci in fieri di disagio e depressione.

Fatto sta, che  dopo l’incontro con Michele Buoninconti, Elena tende apparentemente a fare una scelta diversa, quella della costituzione di una famiglia all’interno della quale realizzarsi come donna e come madre.

 

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Per leggere il capitolo precedente –> ELENA CESTE, MICHELE E IL MOVENTE