FREDDY, DEBORA, MANUELA E L’ABBREVIATO

 

Freddy Sorgato , sua sorella Debora e Manuela Cacco hanno scelto di essere processati secondo il Rito Abbreviato.  Lo hanno scelto al termine di un’udienza preliminare movimentata, iniziata Mercoledì scorso, poi interrotta e ripresa poi Venerdì. In mezzo c’e’ stata la valutazione delle nuove immagini delle camere di video sorveglianza di Noventa Padovana che secondo la Procura  – che le ha presentate proprio all’inizio dell’udienza – dimostrano definitivamente che Freddy Sorgato ha sempre mentito nella sua narrazione dei fatti avvenuti la notte tra il 15 e il 16 gennaio 2016, ovvero la notte in cui morì Isabella Noventa.

Freddy ha sempre raccontato che al suo ritorno insieme a Isabella nella villa di via Sabbioni alle 23.12, la coppia si sarebbe lasciata andare in un gioco erotico sfrenato, durante il quale la donna avrebbe perso la vita accidentalmente, forse – ha insinuato Freddy –  a causa di qualche sostanza stupefacente assunta dalla fidanzata. Una volta morta Isabella lui sarebbe andato nel panico, avrebbe chiamato la sorella Debora per farsi prestare la macchina e aiutare. Coinvolgendo poi anche Manuela Cacco nella finta camminata vestita come Isabella nel centro di Padova. Una versione questa cui si e’ sempre attenuta a anche Debora.

La prima a rompere gli schemi di quello che secondo chi indaga era un piano ben congeniato e programmato e’ stata Manuela Cacco, che dopo l’arresto, di fronte all’incalzare degli inquirenti che già aveva raccolto sufficienti preve e indizi per mettere seriamente in discussione la versione concordata dai tre presunti complici, ha ceduto fornendo una versione che ritaglia per lei il ruolo di ingenua comprimaria ( avrebbe aiutato solo nella camminata ) , per Debora invece il ruolo della gelida assassina che avrebbe ucciso Isabella con una mazzetta e glie lo avrebbe poi raccontato, mentre per Freddy , il suo grande amore ma anche finanziatore,  in pratica solo il ruolo di testimone prima, e occultatore del corpo poi.

Le immagini presentate dalla Procura però mettono in discussioni tutte queste versioni, che già poco avrebbero retto al confronto in aula: la presenza di Freddy e sua sorella Debora sulla macchina di lei attorno a mezzanotte e venticinque minuti di quella notte dimostra che il corpo di Isabella è stato nascosto da entrambi. Entrambi quindi hanno mentito. Poco credibile quindi appare il racconto del gioco erotico, anche per una questione di tempi:

Freddy arriva a casa quella sera alle 23.12, dice il gps della sua auto, alle 00.24 e’ in auto con la sorella ai varchi dopo il ponte sul fiume Piovega. In mezzo ci sono 72 minuti, un’ora e dodici minuti durante i quali si sarebbero dovuti consumare ingresso, denudazione, preliminari, gioco erotico, morte di Isabella, tentativo di rianimazione, panico, chiamata alla sorella, attesa, arrivo di lei e spiegazioni, caricamento in auto e ripartenza alla volta del brenta. Tempi davvero molto serrati . Senza contare l’arrivo in quella casa anche di Manuela Cacco, che ha provato durante il suo interrogatorio a sostenere di aver visto arrivare insieme Freddy e Debora nella macchina di lei, e di aver saputo solo dopo dell’avvenuto omicidio e del fatto che il cadavere era stato caricato su quell’auto e gettato poi via.

Per la Procura nulla torna, nemmeno il racconto della Cacco, che pure sembrerebbe coincidere anche con le nuove immagini. Quello che non coincide e’ che la Cacco quel giorno utilizzò due cellulari per comunicare con gli altri due intestati a sua madre e suo padre, nel vano tentativo di non lasciare traccia di contatti prima di quella sera, e di non lasciare traccia di chiamate tra loro quella notte stessa mentre fingevano la camminata di Isabella a Padova. Prova,questa, insieme ad altre ancora, che i tre avevano ideato il piano per liberarsi della Noventa molto prima di quella notte.

Quello che ancora non è definito con precisione è il movente, in un gruppo di persone, tra carnefici vittima e  testimoni, che si sono sempre mosse sul confine tra legalità e illegalità. Manuela e Debora con un passato apparentemente  legato marginalmente alla mafia del brenta, Freddy con una disponibilità economica non ancora definita con chiarezza, Paolo Noventa con uno studio dentistico clandestino e sua sorella nel ruolo di sua complice ( vedi il servizio  in merito delle Iene ) .

Amore o Denaro?  Gelosie o Segreti? Ancora questo aspetto non è stato chiarito.

Venerdì comunque tutti e tre hanno scelto il rito abbreviato, l’ennesima dimostrazione, a mio modo di vedere e non mi stancherò mai di ripeterlo, che questo rito non dovrebbe essere applicato ai processi per omicidio.

Solo chi è fortemente certo di una condanna ( i Sorgato, la Cacco, ma anche Logli, per restare ai più recenti ) ,  sceglie questo rito, assicurandosi così un grande sconto di pena. Diversamente chi si dichiara innocente ( e magari lo è ) è portato a scegliere il rito ordinario e rischiare una condanna ( magari ingiusta) all’ergastolo. Fanno eccezione a mio modo di vedere, pochi casi.

In pratica, la possibilità di un errore porta alla pena massima, mentre la colpevolezza certa è quasi sempre premiata con la riduzione di un terzo della pena.

Per nulla dire dei limiti che l’abbreviato porta alla ricerca della verità in caso di sviluppo delle indagini dopo il rinvio a giudizio.

Potrei citare il caso Buoninconti per la “sordità” del sistema all’approfondimento delle indagini anche di fronte a tante novità emerse in un seconda fase, ma lo stesso può dirsi di Rudy Guedè ad oggi l’unico partecipante accertato al delitto dI Meredith Kercher, condannato in abbreviato in concorso con altri sulla base di prove risultate poi false o inattendibili, condannato cioè con una sentenza doppiamente errata: per la chiamata in correità con terzi che oggi sappiamo non esistere, e premiato con una pena lieve pur avendo partecipato a quell’omicidio. Pur essendo con ogni probabilità l’unico assassino.