L’OMICIDIO DI VASTO E’ UNA FORMA ESTREMA DI GIUSTIZIALISMO?

  Una riflessione della criminologa Flaminia Bolzan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per l’omicidio di Vasto l’ipotesi della Procura è quella che vede Fabio Di Lello agire nei confronti di Italo D’Elisa con volontarietà e premeditazione.

È plausibile ritenere che la lettura del Procuratore Giampiero Di Florio sia orientata su questa linea perché alcuni elementi indiziari quali ad esempio l’essere uscito da casa con l’arma acquistata a settembre (quindi successivamente all’incidente in cui Roberta ha perso la vita) e detenuta regolarmente ma trasportata in auto quel giorno in assenza di comprovate e congrue motivazioni che lo rendessero necessario, l’intestazione dei propri beni ai familiari avvenuta poco tempo prima e la frequenza con cui il soggetto si recava a visitare la tomba della moglie, correlati tra loro, possono condurre al delinearsi di uno scenario in cui la circostanza che si è rappresentata nel comportamento omicidiario agito è stata essa stessa una forma di azione già in precedenza mentalizzata, anche negli aspetti della tutela patrimoniale che di norma, avrebbe potuto costituire ex post la fonte economica deputata ad un risarcimento della famiglia del D’Elisa.

Il movente dell’azione, quindi, sarebbe da identificarsi in una vendetta pianificata per un torto che avrebbe causato a Di Lello una perdita insanabile: quella di Roberta.

Questa ricostruzione, però, deve essere accertata in maniera incontrovertibile ed è possibile validarla solo alla luce della conoscenza e dello specifico funzionamento psicologico di Fabio di Lello, del suo sistema di “significare” la realtà e le percezioni a questa inerenti.

Laddove è infatti difficile sostenere alcuna ipotesi di incapacità da attribuirsi a forme gravi di patologia, in assenza di ulteriori dati comprovati e inerenti la storia clinica del soggetto, si palesa come necessaria l’individuazione di quelle caratteristiche personologiche, ambientali e sociali, che possono aver concorso nei termini dell’omicidio stesso, con i tempi e nelle modalità in cui questo si è verificato, alla formazione nella mente del Di Lello di tale ideazione delittuosa.

Si può ipotizzare, in questo contesto, che il lutto della moglie non fosse stato elaborato sino alla fase dell’accettazione, e che al contrario il soggetto stesse ancora sperimentando la fase della rabbia, ma in un senso o nell’altro, che si sia trattato di un agito premeditato o di un impulso aggressivo reattivo e incontrollato, la considerazione soggettiva che Di Lello sembrerebbe avere avuto circa le tempistiche e la qualità dell’esercizio dell’azione penale nei confronti di Italo D’Elisa, grazie anche al rinforzo di una buona parte della collettività, non era in linea con il presupposto per il soddisfacimento di un suo personale bisogno di giustizia.

Questo è quello che si può evincere al netto degli elementi valutativi della personalità.

Di contro, rispetto all’ipotesi della premeditazione, il Di Lello ha sostenuto anche tramite i suoi legali che solo nel momento in cui si sarebbe sentito “sfidato” dall’atteggiamento del D’Elisa avrebbe preso l’arma in auto per esplodere i colpi, successivamente avrebbe raggiunto la tomba di Roberta appoggiando e abbandonando la pistola sulla lapide all’interno di una busta di plastica prima di chiamare al telefono un amico, poi l’Avvocato e infine costituirsi.

Se in questa ricostruzione può essere omesso o comunque differentemente valutato l’elemento della premeditazione in relazione tanto all’elemento ideologico, quanto a quello cronologico, lo stesso non può dirsi per il dolo.

Parallelamente all’attività investigativa tradizionale, utile a definire la dinamica dell’azione sul piano della criminalistica, in questa cornice si rappresenta estremamente rilevante la determinazione della componente psicologica relativa proprio all’entità del dolo.

In relazione alla localizzazione delle lesioni provocate, infatti, è difficilmente sostenibile che l’intenzione del Di Lello fosse semplicemente quella di un ferimento della vittima, mentre al contrario, sembrerebbe più probabile che la frustrazione generata in via prevalente dall’insoddisfazione per l’iter giudiziario dell’omicidio stradale e in via secondaria dall’incontro con il D’Elisa, possa aver inciso sull’acting comportamentale.

Tutto quanto detto si propone di rappresentare nella maniera quanto più oggettiva possibile le prospettive giuridiche attorno cui presumibilmente si snoderà la vicenda e i punti di vista che concorrono nell’analisi di un omicidio che ha letteralmente “spaccato” l’opinione pubblica; se infatti la personalità dei soggetti determina in buona parte le modalità dei loro agiti, bisogna considerare però in maniera compiuta anche quegli elementi “esterni” che costituiscono il substrato in cui le circostanze maturano.

Nel caso di Fabio Di Lello e di coloro che hanno ritenuto la giustizia per Roberta un fallimento è opportuno specificare che le percezioni soggettive non possono rappresentare il dato, così come il solo dato a volte non può sanare la ferita che la scomparsa di un affetto o di un membro della nostra collettività percepito positivamente genera nella nostra psiche.

Se è corretto sul piano ideologico sottolineare come talvolta l’azione penale esercitata possa rappresentarsi incongrua rispetto alle necessità fattuali e psicologiche tanto delle vittime, quanto degli agenti attivi, mostrandosi inadempiente nella sua tempistica finanche nella sua sostanza, è altrettanto doveroso ricordare come nella circostanza per cui D’Elisa era stato rinviato a giudizio,l’inchiesta fosse stata condotta in modo formalmente corretto,in termini temporali più che ragionevoli.

Ed è proprio in relazione a queste considerazioni, che tengono conto degli aspetti fondanti della realtà cercando di però di filtrarli anche alla luce della personalità del Di Lello, che possiamo tentare di comprendere sul piano morale le motivazioni che lo hanno portato ad agire, senza però cercare di giustificarlo sul piano giuridico, laddove sussistono di fatto le condizioni per ipotizzare anche un’aggravante quale è quella di aver premeditato il tutto.