LA DIFESA DI BUONINCONTI OGGI IN AULA: ORMAI NON TORNA PIÙ NULLA

È il giorno della difesa al processo d’appello per Michele Buoninconti. Gli avvocati Scolari e Marazzita oggi sono pronti a dare battaglia, in un processo che dopo la decisione della corte di non procedere con nuove perizie, sembra destinato a confermare la condanna per l’imputato, come responsabile della morte della moglie Elena Ceste.

Ma la difesa non si dà per vinta, e anche oggi è pronta a presentare novità importanti emerse negli ultimi giorni di analisi delle prove.

La Procura, la scorsa udienza,  si era prodigata nel ribadire la colpevolezza di Buoninconti tenendo salda nelle linee generali da ricostruzione del primo grado, sorda in gran parte a tutti i dubbi sollevati dai legali dell’imputato.

Gli unici aggiustamenti concessi dal PM Deodato sono stati la giustificazione per la frattura del coccige ( erosione naturale ) e l’aggancio della cella 674 alle 9.09, giustificata con un passaggio di Buoninconti  a quell’ora in punto distante meno di due km da casa e diretto a Govone, dove ora secondo la Procura si sarebbe recato due volte la mattina della morte di Elena.

Oggi però la difesa è pronta smentire definitivamente anche questo tentativo di giustificare quella chiamata, che già smentirebbe la ricostruzione originale della Procura dei movimenti di Buoninconti quella mattina.

La chiamata delle 9.09 al telefono della moglie del presunto assassino infatti, non solo aggancia una cella – la 674 – troppo lontana da casa Buoninconti per essere compatibile con il ‘viaggio’ a nascondere il corpo, ma è anche seguita da altre due telefonate che collocano Buoninconti in movimento lungo un percorso circolare alla ricerca della moglie compatibile con le sue dichiarazioni negli interrogatori.

Alle 9.12 infatti Buoninconti  effettua una telefonata che transita su due cella ( la 705 e la 520 ) entrambe agganciabili solo in un’area che costeggia il Tanaro oltre Motta. Mentre la telefonata successiva transita nella cella 077 nuovamente in movimento verso casa, dove è certamente alle 9.21 quando chiama il conoscente Terzuolo.

Questa sequenza di passaggi di celle telefoniche dimostra che Buoninconti una volta lasciata casa dopo 8.57 quando chiama i vicini Rava, è sempre in movimento, senza tornare mai verso casa, come sostiene invece la Procura.

Quest’ultima nel tentativo di far tornare i conti che  con la chiamata delle 9.09, non tornavano più, aveva inserito la scorsa udienza un passaggio di Buoninconti a Govone  prima delle 9.30  che mai prima era stato preso in considerazione, essendo stato sempre collocato dopo le 9.30, quando va ad accendere la caldaia.  Ma quel primo nuovo passaggio non può esistere, sostiene la difesa, per una questione di distanze e tempi di percorrenza: Buoninconti infatti tra andata e ritorno da Govone ( 14,5 km )  avrebbe dovuto viaggiare a una velocità di circa 160 km orari per rimanere nei tempi. Una cosa impossibile in quelle strade.

Tempi e distanze smentirebbero la Procura anche nella ricostruzione della fase di occultamento del corpo: la Procura ha sostenuto che Buoninconti avrebbe lasciato casa dopo aver chiamato i vicini, quindi attorno alle 8.57.30 secondi, per correre al Rio Mersa, distante 800 metri.

In realtà, sostiene la difesa che ha effettuato i calcoli sul campo, il Rio dista 1.100 metri, e per raggiungerlo occorre alla velocità media  di 33 km/h indicata dalla Procura,  un minuto e quarantacinque secondi . Buoninconti sarebbe quindi sul  luogo dell’occultamento alle 8.59.15 secondi.

Sappiamo che alle 9.02.50 Buoninconti ripartito dopo aver nascosto il corpo sta chiamando il cellulare della moglie e viene tradito perché quella chiamata in quel momento passa dalla cella 416 alla 415.  Ma quel punto di passaggio dista dal Rio Mersa  2.500 metri, una distanza che percorcorrendola anche alla massima velocità per una sterrata guidando mentre si telefona, cioè 60 km/ha richiede circa due minuti e cinquanta .

Se l’aggancio della cella traditrice avviene alle 9.02.50, e per arrivare lì dal Rio Buoninconti impiega circa 2.50 minuti, deve essere partito dal Rio alle 9.00.

Ma abbiamo visto che al Rio arriva attorno alle 8.59.15.

BUONINCONTI QUINDI IN CIRCA TRENTA O QUARANTACINQUE SECONDI AVREBBE DOVUTO SCARICARE IL CORPO, GETTARLO NEL FOSSATO E OCCULTARLO UN MINIMO .

UN TEMPO IMPENSABILE, SOSTIENE LA DIFESA.

 

“Del resto ” Sostiene l’avvocato Enrico Scolari ” ormai non c’è più nulla che regga nella ricostruzione dell’accusa “.

E a dimostrazione cita ancora i tempi del giro per l’occultamento immaginato dalla Procura, un anello di strade per lo più sterrate di circa 8 km e 200 m che Buoninconti avrebbe dovuto compiere in circa 11 minuti ( compreso l’occultamento dei corpo)  un’impresa che avrebbe dovuto compiere a una velocità media di 70 km/h , calcolando la ferrovia e la sosta per il cadavere, con punte quindi di almeno 100 km/h. Semplicemente impensabile.

Per chiudere sul tema dell’occultamento e del luogo scelto poi, la difesa solleva una domanda, avendo scoperto che i lavori di pulizia del canale erano iniziati il 6 Ottobre:

COME È POSSIBILE CHE BUONINCONTI, CHE SECONDO LA PROCURA CONTROLLAVA A VISTA IL RIO MERSA, VEDENDO CHE DAL SEI OTTOBRE ERANO INIZIATI I LAVORI DI PULIZIA CON LA SCAVATRICE,  NON ABBIA PENSATO DI SPOSTARE IL COPRO DI ELENA?

COME PUÒ ESSERE RIMASTO  PER 12 GIORNI FERMO , VEDENDO CHE GLI UOMINI SI AVVICINAVANO AL LUOGO DELL’OCCULTAMENTO , SENZA FARE UN TENTATIVO DI RIMUOVERE LA PROVA DEL SUO DELITTO?

Ma non è solo su questo che oggi la difesa sferrerà la sua ultima controffensiva, perché anche sul tema del movente e dell’omicidio premeditato ha preparato diverse novità.

 

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