BUONINCONTI: COMUNQUE VADA…

Domani sarà il giorno della sentenza Buoninconti.  La conclusione del processo d’Appello.

Diciamolo subito chiaro, non dovrebbero esserci grandi sorprese. Michele Buoninconti con ogni probabilità subirà una nuova condanna. La scelta della Corte di non procedere a nuove Perizie per verificare i tanti dubbi sollevati dalla difesa, va in questo senso. La Corte ha legittimamente avocato a sé il compito di dirimere i punti controversi, di valutare tutti gli elementi di prova, senza la mediazione interpretative di Consulenti o Periti. Questo nonostante molti di questi elementi di prova siano tecnici e complessi.

Una scelta possibile e corretta, visto la rigidità del Giudizio Abbreviato, anche se, è bene ricordarlo sempre, in realtà la Corte avrebbe potuto scegliere di avvalersi di nuove valutazioni da parte di tecnici nominati in proprio, terzi rispetto alle parti. E questo nel nome della ricerca della verità, che resta preminente sulle rigidità del rito, come ha ben spiegato la Corte Costituzionale.

Da osservatori dobbiamo dire che la scelta di non percorrere la strada dell’approfondimento, sembra portare alla condanna. Diversamente il giudice dovrebbe assumersi in prima persona il ruolo di ‘ribaltatore ‘ di una sentenza di condanna che gode del favore dell’opinione pubblica. Giudicare cioè non colpevole Buoninconti esporrebbe la Corte a molte prevedibili polemiche.

Se la Corte avesse pensato seriamente a questa possibilità credo ( magari mi sbaglio ) che avrebbe scelto di avvalersi del lavoro dei Periti, in modo tale da potersi far scudo anche del loro lavoro.

Personalmente quindi mi aspetto una nuova condanna. L’unico dubbio può riguardare il reato del quale verrà riconosciuto colpevole Buoninconti.

E’ ancora possibile parlare di premeditazione certa? Onestamente non credo proprio. Vedremo cosa penserà la Corte, ma dovesse cadere la premeditazione, l’omicidio sarebbe necessariamente un omicidio d’impeto, legato a una lite. E qui bisogna valutarne la volontarietà, e’ provata? Il Giudice potrebbe tecnicamente optare per l’omicidio preterintenzionale.

Domani dovremmo conoscere, al di là delle mie valutazioni da osservatore e cronista, le valutazioni dei giudici e potremo ragionare su certezze e non ipotesi.

Una cosa però voglio dirla: credo che una condanna sarebbe un errore, non tanto perché sia stata dimostrata l’innocenza di Buoninconti, ma perché tutti i dubbi sollevati dalla difesa e in gran parte anticipate sulle pagine di questo blog dalla mia inchiesta, dicono che la Procura non ha dimostrato con certezza la sua colpevolezza.

Dell’impianto accusatorio ormai non regge con certezza più nulla:  resta impossibile determinare con certezza scientifica la morte violenta, il movente è fragile per non dire inconsistente, le prove materiali sono deboli per non definirle scientificamente sperimentali, le celle telefoniche più che confermare smentiscono la ricostruzione fatta, emergono prove, telefonate, messaggi mai presi in considerazione e che contrastano con quello che ha raccontato la procura. La crisi psiscologica di Elena non può essere negata perché presente negli atti della Procura.

Insomma in questo processo non regge davvero più nulla.

Eppure con ogni probabilità si arriverà a una condanna, quando la sentenza più giusta sarebbe quella di proscioglimento, diciamo assoluzione, perché e’ impossibile dimostrare il reato, perché e’ impossibile sapere come siano andate le cose.

E’ impossibile stabilire con certezza che sia stata una disgrazia, così come è impossibile dimostrare con certezza la colpevolezza di Buoninconti.

E qui in ballo non c’è solo la vita di un uomo, cosa che da sola dovrebbe essere sufficiente a richiedere certezze assolute, ma anche quella di quattro figli che hanno perso una madre e rischiano di perdere ora il padre, se non definitivamente, quasi.

Anche i colpevolisti, i più rigidi interpreti della legge come inquisitoria, dovrebbe indignarsi per una sentenza di condanna.

Perché in questa storia si sta condannando un uomo soprattutto su un’idea del suo essere,  della sua personalità, del suo ruolo di marito/padre controllore e castigatore.

Non si sta condannando un uomo perché le prove ci dicono che lui è l’assassino oltre ogni ragionevole dubbio.

E quando un Paese inizia a condannare un cittadino per ciò che pensa, per come interpreta il proprio ruolo di marito e padre, dovremmo tutti iniziare a preoccuparci. E molto.

Tutti: colpevolisti, innocentisti e dubbiosi come me.