SENTENZA BUONINCONTI: LA TRAGEDIA DI UN UOMO ANTIPATICO

Come era stato facile prevedere la sentenza del processo d’appello a Michele Buoninconti ha confermato la condanna a 30 anni di carcere.

Le due ore di ritardo sui tempi previsti per la lettura della sentenza, i due consecutivi rinvii con l’udienza slittata prima dalle 15.00 alle 16.00, e poi alle 17.00 ci raccontano che la decisione sia stata travagliata, ovvero non tutti i membri della Corte erano concordi con la determinazione della pena. Dico questo perchè ovviamente non credo che qualcuno pensasse a una possibile assoluzione o proscioglimento, ma solo al reato sulla base del quale esprimere una sentenza di condanna, se omicidio premeditato ( come poi è stato ) , o volontario o preterintenzionale.

Sia andata come è andata, la Corte alla fine si è espressa, confermando la condanna di primo grado, con soddisfazione di inquirenti e parte civile.

Vedremo ora, tra 90 giorni, come i giudici riusciranno a ricomporre nelle motivazioni un impianto accusatorio minato dalla mole di dubbi sollevati dalla difesa. Il lavoro di Scolari e Marazitta da questo punto di vista è stato imponente e al contempo minuzioso, riuscire a sedare tutti i dubbi non sarà un’operazione semplice, anche perchè , per evitare una censura da parte della Corte di Cassazione, occorrerà ben motivare tutti i passaggi. Vedremo…

Mi ha stupito che la stessa Corte che aveva concesso ad Annamaria Franzoni la Perizia psichiatrica che determinò una riduzione della pena, non abbia avuto lo stesso coraggio o la stessa lucidità questa volta, tenendo conto che entrambi i giudizi erano in Abbreviato.

Perché in quel caso si a una perizia della corte e in questo caso no, ad esempio? Perché se il rito era lo stesso?

Del resto che il giudizio abbreviato sia un vincolo insormontabile, tale da vincolare la scelta del Giudice di dare incarico ad approfondimenti di indagine attraverso le perizie, è smentito non solo dalle sentenze della Corte di Cassazione che hanno indicato la ricerca della verità come prevalente sui vincoli del rito, ma anche da casi famosi come quello del processo per il delitto di Chiara Poggi:  sia pur in abbreviato in quel caso furono effettuate 8 perizie nei primi due gradi di processo, e altre due dopo che la Cassazione annullò la  seconda assoluzione di Stasi proprio perchè non erano state esaminati elementi di prova.

Insomma e’ il Giudice a decidere se una PerIzia può aiutare a derimere un dubbio, a cercare una verità certa.

MA NON NEL PROCESSO BUONINCONTI, PERCHÉ’?

Michele Buoninconti è stato condannato in due gradi di giudizio senza che un solo Giudice abbia ritenuto opportuno verificare una sola delle decine di incongruenze presenti in questo processo. Un processo che si basa di fatto su ipotesi:

Si ipotizza che si sia trattato di un delitto, perchè non vi è certezza scientifica sulle cause della morte di Elena Ceste.

Si ipotizza sul movente perchè non vi è certezza testimoniale o tecnica che Buoninconti abbia mai saputo che Elena Ceste aveva degli amanti.

Si ipotizza che abbia portato il corpo al Rio Mersa perchè le celle telefoniche nella ricostruzione della Procura vanno in contrasto con le risultanze dei rilievi tecnici dei Carabinieri

Si ipotizza che Buoninconti e sua moglie abbiano avuto una lite prima e poi un chiarimento e infine una patto di salvaguardia del matrimonio a Novembre in assenza di qualsiasi dato che lo certifichi

Si ipotizza che ci siano tracce di fango del Rio Mersa sui vestiti di Elena, perchè quelle determinazione è stata ottenuta con un metodo scientifico non avvalorato e mai utilizzato prima

Si ipotizza che Elena non possa essere caduta perchè si ipotizza che le fratture non viste prima siano dovute all’opera di animali

Si ipotizza che non fosse guarita dalle crisi indicate dalla stessa consulente della Procura Fusaro, perchè non vi è nessuna prova che le avesse superate

Si ipotizza che stesse meglio perchè aveva smesso di avere crisi e rapporti con i suoi amanti, quando poi si scopre che ancora stava male e ancora continuava esattamente come prima i suoi contatti con gli amici intimi

Si ipotizza che il corpo sia sempre stato nel Rio Mersa perchè non vi è nessuna prova che lo dimostri in modo inconfutabile

Si ipotizza che Elena sia stata uccisa dopo la doccia solo perchè diversamente non tornerebbero più i tempi per l’omicidio, se Buoninconti avesse anche dovuto spogliarla ( e ricordiamoci che già un giudice aveva rigettato la prima ipotesi: quella che fosse stata spogliata al Rio ) .

In questo processo non si fa altro che ipotizzare.

E in fondo è proprio qui la risposta credo, al rifiuto di concedere una qualsiasi Perizia ( dico, almeno sulle cause di morte!) . La fragilità di questo impianto accusatorio è tale, è la mia opinione,  che una sola Perizia avrebbe rischiato a catena di inficiare tutte le altre ipotesi, se avesse  confermato i dubbi.

Anche la sola ammissione che la premeditazione è solo un’altra ipotesi, avrebbe aperto varchi poi difficili da colmare logicamente: se non vi è certezza che Buoninconti abbia  saputo degli amanti dagli sms , cosa rimane  del movente? Se non vi  è   prova che il corpo sia sempre stato al Rio Mersa ( scelto appunto con premeditazione ) che cosa rimane  di tutta la ricostruzione dell’omicidio?

Ed ecco quindi perchè ieri, nonostante i dubbi, non si è voluto rivalutare nemmeno questo punto.

Questo impianto accusatorio non può essere messo in discussione nemmeno in una parte, altrimenti la sua solidità mostrerebbe piedi d’argilla. Almeno questa è la mia opinione, che conta meno di quella dei Giudici purtroppo per Buoninconti, che, sia ben chiaro, non avrei mai assolto con formula piena, da innocente dichiarato, Ma certamente non avrei mai condannato un uomo per omicidio senza averne prove più che certe. L’avrei prosciolto, o assolto, per l’impossibilità di determinare con certezza come si siano svolti i fatti.

Invece non è andata così. E io onestamente trovo preoccupante, e molto,  un Paese dove un uomo come Buoninconti, un uomo comunque semplice, che ha ingenuamente e stupidamente confidato nella Giustizia, che non ha nominato un avvocato per tutelarlo fin dopo l’arresto, che non ha nemmeno nominato dei consulenti che assistessero all’autopsia, non possa ottenere da un giudice una minima garanzia.

Ha scelto l’abbreviato sull’onda della preoccupazione, legittima direi, quando un Gip ha concesso alla Procura di portarlo a processo con rito immediato. Cioè in aula in una manciata di giorni a confrontarsi con una Procura che aveva indagato ( verrebbe da dire a senso unico ) per un anno, mentre avrebbe potuto avvalersi solo di quello  messo insieme  in quel lasso di tempo. Ha sbagliato la valutazione chi gli ha consigliato l’abbreviato, e molto. Ha sbagliato lui ad accettare.

COME HO SPIEGATO PRIMA PERO’ NON POSSO ESSERE SERENO PENSANDO  DI VIVERE IN UN PAESE DOVE SE IO SBAGLIO LA SCELTA DI UN RITO, RISCHIO POI DI NON POTER OTTENERE CHE UN GIUDICE SCELGA DI ANDARE A VERIFICARE UNA VERITÀ DIVERSA DA QUELLA SOSTENUTA NEL FASCICOLO DEL PM. PUR AVENDO PRESENTATO MOLTI DOCUMENTI CHE SOLLEVANO DUBBI. NON DICO VERITÀ’, MA DUBBI.

NON TROVO COMPRENSIBILE CHE UN GIUDICE NON FACCIA NEMMENO UNA VERIFICA.

Tenendo conto che in questo caso i dubbi sollevati non sono cavilli e tecnicismi. Ma fratture, celle telefoniche, dati tecnici e scientifici. Molti dei quali derivanti non da consulenze della difesa, ma dalle stesse relazioni di chi ha indagato per la Procura.

NON BASTA TUTTO QUESTO, QUANDO UN CITTADINO AVRÀ DIRITTO DI CHIEDERE A UN GIUDICE, NON L’ASSOLUZIONE, MA ALMENO UNA PERIZIA CHE VERIFICHI SE DAVVERO LE COSE STANNO COME RACCONTA UNA PROCURA?