CAIVANO: ESISTE UNA VERITÀ ANCORA NASCOSTA?

Caivano: esiste una verità ancora nascosta?

di Guglielmo Mastroianni

 

 

 

 

 

 

 

Caivano, è la fine di giugno del 2014.

Il Parco Verde è scosso dalla tragedia della morte della piccola Fortuna Loffredo. La bimba è morta cadendo da uno dei piani del palazzo in cui vive con la madre e la nonna.

Gli investigatori, per far luce sull’accaduto, decidono di piazzare delle cimici in tutti gli appartamenti dello stabile. Tutto questo materiale audio confluirà poi nel processo che si sta svolgendo a Napoli in queste settimane e in cui risulta imputato, come autore del delitto, Raimondo Caputo, detto Titò.

Con lui alla sbarra anche la sua convivente Marianna Fabozzi, accusata di favoreggiamento nelle molestie che Caputo avrebbe rivolto alle figlie della donna.  Secondo l’impianto accusatorio, Caputo avrebbe più volte abusato sia della piccola Fortuna, che di almeno due delle tre figlie di Marianna.

Quello che gli investigatori non si aspettano, però, in quel mese di giugno, è di imbattersi, proprio grazie a quelli intercettazioni, in un’altra storia di abusi e molestie.  Una vicenda che, con la morte di Chicca Loffredo, non c’entra nulla.

I microfoni piazzati nell’appartamento del terzo piano, infatti, trasmettono agli inquirenti i dettagli di una storia in cui un padre abusa, con la complicità della moglie, della propria figlia. L’uomo si chiama Salvatore Mucci e abita al terzo piano.

Al primo piano, invece, abita il suocero, Vincenzo Dello Iacono, che sarà tra i primi a dare l’allarme circa la caduta di chicca.

Mucci è colui che raccoglierà il corpo di chicca e lo porterà in ospedale.  Il ruolo di Mucci e Dello Iacono nei minuti immediatamente successivi alla caduta di Chicca finisce qui.

Ma, come detto, c’è un’altra storia da raccontare.

È la storia delle intercettazioni che porteranno all’arresto prima e alla condanna a dieci anni di carcere poi, di Salvatore Mucci per gli abusi e le molestie nei confronti della figlia.

Ed è importante da raccontare, perché in queste intercettazioni si trova un elemento che va a collegarsi inaspettatamente alla morte di fortuna Loffredo.

Il file a cui ci riferiamo vede protagonisti proprio Vincenzo Dello Iacono e la moglie, captati in una conversazione avvenuta all’interno dell’auto dell’uomo.

Dello Iacono, ovviamente ignaro di essere ascoltato in quel momento dagli investigatori, racconta alla moglie di quanto accaduto poche ore prima, mentre assieme ad un conoscente stava tornando verso casa.

Secondo quanto dello Iacono racconta alla moglie, una vettura lo avrebbe affiancato costringendolo ad accostare. Da quella vettura sarebbero scese alcune persone che gli avrebbero intimato di non parlare con i carabinieri né di Rachele Di Domenico, né della terrazza all’ottavo piano del palazzo.

L’uomo riferisce come, gli autori delle minacce, fossero proprio persone riconducibili alla signora Rachele.

E a questo punto è utile ricordare chi sia Rachele di Domenico, ovvero la madre di Claudio Luogo, ex compagno di Mimma Guardato, vale a dire la madre di Chicca. La signora Rachele è anche ricordata come colei che avrebbe, sempre secondo un’intercettazione dei carabinieri, fatto sparire la scarpetta della piccola Chicca. Non solo: Rachele Di Domenico è anche la signora che ha sempre testimoniato di essere stata per tutto il tempo davanti alla finestra delle scale, posta all’ottavo piano.

Per questa sua deposizione, la signora Rachele è  attualmente indagata per falsa testimonianza, visto che le sue dichiarazioni non coincidono con la realtà processuale ricostruita dalla Procura.

Inoltre, quanto dichiarato da Rachele, sarebbe smentito dalla testimonianza di Mariarca Guardato, sorella di Mimma, che sostiene di averla invece incrociata, mentre scendeva le scale, in un piano compreso tra il quinto e il terzo, nei minuti immediatamente successivi alla caduta di Chicca.

Fatte queste precisazioni è a questo punto una sola la domanda da farsi: per quale motivo alcune persone avrebbero minacciato Dello Iacono, intimandogli di non parlare di Rachele e della terrazza all’ottavo piano?

Va anche aggiunto un particolare: l’intercettazione di cui abbiamo appena parlato, non si trova agli atti del processo a carico di Raimondo Caputo.

Questo perché, come detto, quelle intercettazioni erano relative ad un’altra indagine, cioè quella a carico di Salvatore Mucci.

È comunque curioso che nessuno, vista la evidente importanza ai fini del processo per la morte di Chicca, abbia pensato di acquisirle anche nell’altro procedimento.

Una mossa che però, a quanto ci risulta, potrebbe essere intrapresa nei prossimi giorni dagli avvocati sia della difesa che di parte civile. Si tratterebbe pertanto di una nuova prova, che permetterebbe così di ascoltare nuovamente sia Vincenzo Dello Iacono che la signora Rachele e il figlio Claudio, che proprio nell’ultima udienza in questi giorni, hanno reso la loro testimonianza, confermando quanto già detto durante le indagini. Che, a questo punto, potrebbero avere un inatteso supplemento.