VALENTINA PITZALIS : ADESSO BASTA!

Immaginate di essere una ragazza di 27 anni e di esservi innamorata dell’uomo sbagliato. Immaginate si, di averlo amato, in modo assoluto. Immaginate di aver lentamente accettato tutto in nome di quell’amore. Di aver sbagliato, consegnando la vostra vita nella mani di un uomo che l’ha trasformata in una sua proprietà. Immaginate che vi abbiano portato via lentamente la vostra vita privandovi piano di piano di ogni autonomia. Immaginatevi di aver accettato ogni gelosia, ogni paranoia, anche le più assurde e irreali.

Immaginate a un certo punto di rompere con tutto questo. Di riprendere in mano la vostra essenza. Di tornare a studiare, uscire, lavorare. Vivere. Immaginate che l’uomo che avete amato vi chieda aiuto. Immaginate di accettare, perchè, nonostante tutto l’avete amato. E forse lo amate ancora.

Immaginate che un giorno quell’uomo che diceva di non poter vivere senza di voi, vi getti addosso della benzina e vi dia fuoco. Immaginate di bruciare vive. Immaginate che il vostro volto bruci. Le vostre  mani. Immaginate che le fiamme vi brucino dentro la bocca, la gola. E immaginate che chi vi ha dato alle fiamme muoia bruciato a sua volta.

Immaginate il dolore, le decine e decine di interventi. Il vostro volto raschiato fino all’osso e poi ricostruito. Immaginate vi amputino una mano. Immaginatevi che dovevate morire, e invece alla fine siete sopravvissute. Immaginatevi la paura, gli incubi, i fantasmi. Immaginatevi che nulla tornerà mai più come prima. Mai.

E immaginatevi poi che dopo anni, decidiate che quel vostro orrore personale, quell’inferno che avete attraversato possa diventare uno strumento per insegnare ad altre donne e ad altri uomini a non crearne altri, di inferni. Immaginatevi che questo sia il vostro nuovo progetto. La vostra nuova missione nella vita. Scrivere un libro. Andare nelle scuole per dire: guadatemi, guadate tutto ciò che ho fatto,che  ho sbagliato. Tutto ciò che ho accettato. Guardatemi ragazze, imparate e non fate come me. Guardatemi, ragazzi, e non fate come lui.

Immaginate poi, che dopo tutto questo, ci sia una donna, una madre, la madre dell’uomo che vi ha dato fuoco. La madre che lo ha educato e  fatto crescere. La donna che non lo ha fermato e aiutato  prima ancora che lui arrivasse da voi. E dopo, quando era con voi. E dopo ancora, quando voi non ci eravate più.  E che forse avrebbe potuto far si che lui non arrivasse mai a darvi fuoco.

Immaginate una donna si ferita, ma soprattutto carica di odio, bisognosa di vendetta.

Immaginatevi che tutti i giorni questa donna, e chi per lei, e chi a nome suo e di suo figlio, venga da voi e vi dica che siete voi l’assassina, il mostro, la colpevole. Che dica pubblicamente che siete una prostituta, un’assassina, una drogata. Che vi insegua sui social network. Che vi denunci sui giornali. Nonostante un giudice abbia già stabilito come sono andati i fatti. Immaginatevi che l’unico scopo di quella donna sia rovinarvi, cancellarvi, distruggervi.

Distruggere ciò che suo figlio non è riuscito a distruggere.

Distruggervi perché siete colpevoli di essere ancora vive.

SE POTETE IMMAGINARVI TUTTO QUESTO POTETE IMMAGINARVI LA VITA DI VALENTINA PITZALIS.

 

Ma fortunatamente per voi, e’ solo immaginazione. Perché per lei invece, e’ realtà.

Ho conosciuto Valentina Pitzalis  nel maggio del 2016, a Carbonia. Dovevo intervistarla per il programma IL TERZO INDIZIO.  Ed e’ stata un’esperienza unica e speciale. E’ accaduto qualcosa di eccezionale, di profondo, di unico. Per tutti noi, per me, lei, la sua famiglia, i miei colleghi Maurizio Magini e Alessandro Betti, e la sua amica Giusi Laganà. Per tutti noi insieme. L’intervista perfetta.

Quella in cui lei è riuscita ad aprirsi fino in fondo, a raccontarsi e, per la prima volta davanti a una telecamera, a lasciar uscire tutto il suo dolore e la sua rabbia.

Un’intervista talmente forte da scatenare poi una reazione che certo nessuno di noi poteva  immaginare.

Ed è così, che dopo aver conosciuto l’inferno passato di Valentina, ho conosciuto l’inferno presente: l’assalto frontale del gruppo Facebook VERITÀ E GIUSTIZIA PER MANUEL PIREDDA.

Giustizia e libertà per l’uomo , l’ex marito, che ha dato fuoco a Valentina. Il gruppo fondato e guidato da Roberta Mamusa e Giuseppe Piredda, i genitori di quel ragazzo che ha cercato di uccidere Valentina. Il gruppo i cui membri, o adepti della setta come ironicamente li definisco  io,  da anni prendono quasi quotidianamente d’assalto il profilo di Valentina Pitzalis, quello della Onlus che lavora con lei, o qualsiasi altro gruppo Fb ove compaiano post che raccontino la storia di Valentina. Insulti, minacce, offese, accuse di essere una bugiarda, accuse di essere lei l’assassina di Manuel Piredda. Un lungo,  interminabile, costante assedio.

Un gruppo nato e cresciuto attorno alla versione dei fatti raccontata dalla madre: è Valentina è una bugiarda,  è lei la responsabile della morte di  Manuel.

Un gruppo chiuso dove non esiste altra verità se non quella che viene narrata da questa madre addolorata. Una sola verità. Una sola versione dei fatti. Raccontata e costruita affinché si dubiti di quella ufficiale sancita da un atto giudiziario. Senza alcun confronto o contraddittorio. Senza la diffusione di documenti o prove. Solo il narrato di questa donna. Solo il suo verbo.

Ma non solo una versione che solleva dubbi sulle conclusioni di chi ha indagato, ma una  versione che accusa direttamente Valentina Pitzalis.

Per attività diffamatoria Roberta Mamusa è già stata condannata da una sentenza che ha cercato di mettere molto chiaramente dei limiti a ciò che è lecito e ciò che non lo è.  Una cosa cioè è essere convinta che tuo figlio era un ragazzo perfetto, che tua nuora era la donna sbagliata, che le cose possano anche essere andate in modo diverso, nonostante ciò che dicono le indagini, un’altra è accusare e calunniare pubblicamente, attraverso interviste tv  o post sui social network. Una cosa è presentare un ricorso in un Tribunale, una cosa è accusare qualcuno, insultare qualcuno, calunniare qualcuno .

Come ben potete evincerete da alcuni stralci della sentenza di condanna di Roberta Mamusa del 29/03/2016:

altresì la Sig.ra Roberta Mamusa aveva creato e gestiva alcuni profili Facebook, volti a screditare l’odierna ricorrente ( Valentina Pitzalis ) e a far “passare” per vittima il figlio Manuel Piredda relativamente ai fatti del 16/17 aprile 2011; in particolare erano riconducibili alla Mamusa, tra gli altri, il profilo Facebook dal nome “Roberta Mamusa” e il profilo Facebook dal nome “Verità e giustizia per Manuel”; tramite le pagine dei suoi profili Facebook – visibili da qualsiasi utente – la Mamusa era solita ingiuriare e diffamare la Pitzalis, “postando” commenti a tutte le iniziative a cui partecipava la Ricorrente (che a sua volta gestiva il profilo Facebook “Un sorriso per Vale”) e permettendo a qualsiasi utente di Facebook “amico” (Solespento Barby Ruju”, “Barbara Usai”, “Daniela Dany”, “Valentina Frongia”, “Kikky Cobain”, “Orata Sarda”, “Nadia Mocci”, “Licia Contu”, Cristina Cri” e “Elisa Falchi”) di inserire commenti sgradevoli e insultare la Pitzalis;

Se possono considerarsi rientrare nel diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero costituzionalmente tutelato le dichiarazioni di Roberta Mamusa fatte nelle prime battute dell’intervista resa all’emittente televisiva, dove la madre descrive il carattere e le qualità del figlio Manuel, non possono invece essere considerate legittimamente esternate le dichiarazioni volte a screditare Valentina Pitzalis attraverso il richiamo e la contestuale esibizione di numerose pagine estratte dal suo diario personale (scritto da quest’ultima sei anni prima dei fatti, quando, poco più che ventenne, si trovava ancora in Germania).Su tali pagine, trascurando totalmente di verificare la legittimità del loro utilizzo e senza alcuna cautela atta a preservare la riservatezza della autrice, si è ampiamente e persistentemente soffermato l’obiettivo del giornalista, con l’effetto complessivo di “suggerire” al pubblico una versione dei fatti distorta rispetto alla ricostruzione fondata sui dati inconfutabili e oggettivi della vicenda sopra riportati ( la sentenza contro Manuel Piredda, ndr ), da cui la figura della vittima esce gravemente squalificata attraverso l’insinuazione del dubbio circa la veridicità delle circostanze dalla stessa riferite alle forze dell’Ordine, delle modalità e, addirittura, dello stesso autore del fatto.

Fatta tale precisazione, in questa sede deve essere inibito a Roberta Mamusa l’utilizzo, attraverso ogni e qualsiasi supporto, anche informatico e/o digitale, di estratti del diario di Valentina Pitzalis (che la Mamusa ha continuato a pubblicare, corredandoli di commenti, anche nel corso del giudizio); deve essere ordinato altresì alla medesima di eliminare e/o oscurare le pagine presenti al link http://manuelnelcuore.altervista.org , altamente offensive, di seguito riportate, riferite a Valentina Pitzalis e alla madre di lei, M. B.: “lei era molto tempo faceva uso di sostanze stupefacenti molto pesanti”; “mi disse che la mamma era malata mentalmente”; “la mamma era una persona che soffre di un disturbo bipolare”; “incominciarono a litigare molto a causa della mamma di lei gli chiamava anche alle sei del mattino”; “sua madre non pensava alla famiglia”; “il libro è scritto con bugie e mezze verità”; “ho trovato un diario scritto da valentina c’era scritto che manuel doveva essere suo e basta in questa vita o per l’eternita’”; “dalle sue parole e una persona sadica che ama fare del male e farsi del male” “non la voglio vedere in galera perche’ penso che stia scontando il male che ha fatto a manuel ma vi dico non è la persona che appare in tv adesso basta stare in silenzio”; deve essere inoltre ordinata alla Mamusa l’eliminazione dal profilo “Roberta Mamusa” delle frasi testualmente riportate appresso: “che schifo mi viene la voglia di sputarla in faccia” o “Brutta stronza !!!stia attenta che prima o poi la verità verrà a galla” o “Sarebbero da pubblicare su quella farsa di profilo che quella pazza si e fatta per raccogliere soldi trovate una persona che non sia bannata e pubblicateglielo ma piccolina la stolker altro che manuel violento”o“spero che capiate che persona era una serpe”. Infine la Mamusa dovrà provvedere di oscurare tutte le pagine contenute in propri profili o comunque dalla medesima pubblicate on line riproducenti stralci del diario personale di Valentina Pitzalis e le relative didascalie di accompagnamento.

Con la precisazione che ulteriori frasi offensive della reputazione di Valentina Pitzalis presenti nei profili di Roberta Mamusa o dalla medesima (o da terzi) postate, non individuate in questa sede, ben potranno essere prese in considerazione nella sede di merito a fini inibitori e risarcitori.

Ordina a Roberta Mamusa di eliminare e/o oscurare le seguenti pagine presenti al link http://manuelnelcuore.altervista.org ), riferite a Valentina Pitzalis e alla madre di lei, M. B.: “lei era molto tempo faceva uso di sostanze stupefacenti molto pesanti”; “mi disse che la mamma era malata mentalmente”; “la mamma era una persona che soffre di un disturbo bipolare”; “incominciarono a litigare molto a causa della mamma di lei gli chiamava anche alle sei del mattino”; “sua madre non pensava alla famiglia”; “il libro è scritto con bugie e mezze verità”; “ho trovato un diario scritto da valentina c’era scritto che manuel doveva essere suo e basta in questa vita o per l’eternita’”; “dalle sue parole e una persona sadica che ama fare del male e farsi del male” “non la voglio vedere in galera perche’ penso che stia scontando il male che ha fatto a manuel ma vi dico non è la persona che appare in tv adesso basta stare in silenzio”;

Ordina a Roberta Mamusa l’eliminazione dal profilo “Roberta Mamusa” delle frasi: “che schifo mi viene la voglia di sputarla in faccia” o “Brutta stronza !!!stia attenta che prima o poi la verità verrà a galla” o “Sarebbero da pubblicare su quella farsa di profilo che quella pazza si e fatta per raccogliere soldi trovate una persona che non sia bannata e pubblicateglielo ma piccolina la stolker altro che manuel violento”o “spero che capiate che persona era una serpe”;

Ordina a Roberta Mamusa di oscurare tutte le pagine contenute in propri profili o comunque dalla medesima pubblicate on line riproducenti stralci del diario personale di Valentina Pitzalis con la relativa disdascalia;

Fa divieto a Roberta Mamusa di utilizzare, attraverso ogni e qualsiasi supporto, anche informatico e/o digitale, estratti del diario di Valentina Pitzalis;

 

Poco importa quindi che ci sia stata un’inchiesta, indagini, interrogatori, esami medici. Poco importa ci sia stato un Procuratore che ha indagato e un Giudice che ha vagliato e approvato le sue conclusioni emettendo una sentenza: archiviazione per morte del reo. Del responsabile: Manuel Piredda.  Tutto e’ falso. L’indagine è da buttare dall’inizio alla fine. La madre ha fornito la sua versione dei fatti. Manuel Piredda era un Principe, un bravo ragazzo irretito dalla strega Valentina Pitzalis. Non era violento. Non era geloso. Non era drogato. E’ solo una vittima di quella donna.

E a dar corpo a una versione che non ha riscontro alcuno nei fatti e negli atti dell’inchiesta ci ha pensato lei: la signora Mamusa. Diffondendo notizie inesatte, come il fatto che suo figlio avesse il cranio fracassato, fornendo la sua versione dell’amore tra il figlio e la ragazza. Prendendo un diario scritto da Valentina 6 anni prima dell’aggressione e ritagliandone scritte, sfoghi, testi di canzoni fino a creare un collage capace di farla apparire una pazza assetata di morte. E poco importa che un Giudice abbia stabilito con la sentenza che si è trattato di un atto indebito e manipolatorio e che la signora non può più pubblicare il contenuto di quel diario: questo è il web, quando tu hai gettato qualcosa dentro, quello resta per sempre.

E da quando la Signora Mamusa, pochi mesi fa ha finalmente fatto l’unico gesto legittimo e cioè rivolgersi a un Tribunale per vedere se i suoi teoremi sono fondati, depositando una richiesta di riapertura delle indagini,  non si è limitata ad attendere la risposta dei magistrati,  la campagna di accuse è ripresa con nuovo vigore, con tanto di interviste a giornali e siti web, e di nuovo assalti al profilo di Valentina Pitzalis.  Pagine e pagine di articoli con dichiarazioni , accuse, sospetti, titoli contro la vittima di un crimine di genere, la vittima di un tentato femminicidio.  Quasi che la presentazione di un esposto, ovvero la sua mera registrazione all’ufficio di protocollo del tribunale,  equivalesse a una riapertura delle indagini e alla fondatezza delle sue accuse. Nemmeno una eventuale rivalutazione ufficiale dei fatti corrisponderebbe a una fondatezza delle accuse, ma solo a una valutazione specifica delle stesse.  Mentre una sentenza emessa, legittima e tuttora diciamo “in vigore”, al contrario sembra non valga nulla.

 

 

 

E per avere un’idea precisa delle conseguenze pratica della campagna stampa e  sul gruppo Giustizia e Verità per Manuel Piredda, dove si festeggia ad ogni pubblicazione d’articolo in un crescendo di esaltazione, ecco l’effetto sul profilo personale di Valentina Pitzalis, preso d’assalto nello stesso periodo:

 

 

 

Per Valentina Pitzalis convivere con l’assalto al proprio profilo del resto è una tragica consuetudine che va avanti da anni senza interruzione. Una persecuzione stimolata dalle molte notizie inesatte messe in circolazione e dal risentimento personale. ecco qualche esempio:

 

 

E non illudiamoci per l’operazione di restyling che il gruppo Verità e Giustizia per Manuel ha attuato negli ultimi due mesi, cancellando tutti i post che attaccavano direttamente la Pitzalis . E’ un’operazione d’immagine dettata dal fatto che il prossimo aprile davanti a un Giudice si deciderà se procedere penalmente per il rinvio a giudizio dei gestori e fondatori del gruppo stesso e per alcuni suoi componenti che si sono distinti per le loro attività.  Una scelta strategica dettata dagli avvocati come si evince chiaramente dal post pubblicato due giorni fa sul gruppo direttamente dalla signora Mamusa, per cercare di tenere a freno i suoi “amici” davanti alla notizia che sarebbe iniziata la pubblicazione di questa inchiesta:

 

 

Un impegno lodevole, non fosse destinato solo a far credere ai magistrati di essere “altro” da ciò che quel gruppo è stato fino alla fissazione della data dell’udienza. Un gruppo molto attento a quento accadeva sul profilo di Valentina Pitzalis, alle sue iniziative pubbliche, agli articoli che parlavano di lei. Una ridda quotidiana di post, ora cancellati in attesa dei giudici, post come questi, visibili fino a qualche settimana fa:

 


E ieri, all’annuncio dell’uscita di questa inchiesta,  margine di una dichiarazione della Pitzalis sul sito Casteddu Online, la macchina dell’odio si è scatenata nuovamente, come raccontato in questo articolo: UN’ORDINARIA GIORNATA D’ODIO DI VALENTINA PITZALIS

 

E difendersi da questa macchina del fango e’ impossibile, le leggi in Italia non sono pronte.

La Signora Mamusa ad esempio, e’ stata condannata e sanzionata economicamente, ma risulta nullatenente e quindi può anche essere condannata per diffamazione ed essere multata, ma lei non pagherà e andrà avanti, mentre gli adepti e le decine e decine di fake che possono raggiungere il tuo profilo e riempirlo di insulti  e calunnie.

Cosi’ come, nonostante i divieti, il Diario viene ripreso in alcuni degli articoli pubblicati.

La Signora Mamusa insomma, procede infischiandosene delle sentenze.

E Come ci si difende? Migliaia di singole cause per calunnia o diffamazione? Come ci si difende dalla macchina dell’odio e del fango della rete?

Come ci si difende se poi si incappa anche nella superficiale complicità del giornalista di turno  ( non tutti, per carità ) pronto a riprendere le parole di una donna assetata di vendetta senza nemmeno preoccuparsi di verificare se quello che ha detto è vero, se corrisponde agli atti di un’inchiesta, se esistono sentenze sull’argomento o divieti di un giudice?

Non c’e’ modo forse. O forse si, dico io.

Subito dopo l’intervista al TERZO INDIZIO a  Valentina Pitzalis il mio profilo e quello della trasmissione sono stati presi d’assalto, insulti e minacce. La prima e’ stata lei, la Signora Mamusa, ad augurarmi che i miei figli facessero la fine del suo. Poi sono arrivati gli altri. Centinaia di post. Fino a quando non ho deciso di smentire la ridda di bugie che ciascuno di loro sosteneva nutrito da chi le aveva riferite, mentendo, pur conoscendo la verità degli atti.  Cosi  ho pubblicato alcuni degli i atti, e l’effetto è stato dirompente.

Non c’è nulla come la verità per far emergere le bugie.

In tanti hanno letto e iniziato a capire che ciò che era stato raccontato loro non era vero. In tanti hanno abandonato la Signora.

E io sono tornato sotto attacco. L’obbiettivo era minare la credibilità mia e delle mie parole. Ovunque scrivessi, su qualunque caso scrivessi, ecco arrivare gli adepti, contestare, sminuire. La macchina del fango in azione.

La macchina dell’odio,  create  nuove bugie,  adattate alla verità degli atti emersa dal mio post, intanto riprendeva forza e ricominciava a macinare la persecuzione verso Valentina. E visto che io ad ogni confronto diretto con la Signora la sfidavo a smettere di lanciare ipotesi e accuse sul web per andare invece in tribunale, cosa che non aveva mai fatto in sei anni, e visto che anche i suoi più fedeli sostenitori cominciavano a chiedersi come mai non lo avesse fatto,  a Ottobre finalmente e’ stato presentato un esposto per la riapertura del caso.

Ma quello non è stato, come avrebbe dovuto essere,  la fine dell’incubo, della persecuzione di Valentina. La decisione rimessa nelle mani dei giudici. Quella è stata l’occasione per ripartire con la campagna di accuse e calunnie, sul web e sui giornali.

Perché in questa storia,  il fine non e’ la ricerca della verità su quanto accaduto la notte tra il 16 e il 17 aprile 2011 in una casa di Bacu Abis, non e’ sapere se è accaduto qualcosa di diverso da quanto appurato dalle indagini. Quello sarebbe legittimo e io per primo su altri casi ho contestato indagini e condanne, ma l’ho fatto partendo sempre da prove, testimonianze reali, dati tecnici. In questo caso quello che interessa non e’ una verità diversa, in questo caso quello che interessa è distruggere Valentina Pitzalis. La sua immagine e la sua reputazione. Il suo essere simbolo delle vittime di femminicidio.

Per questo oggi pubblico questa inchiesta, con molti documenti inediti.

Non solo per spiegare cosa sia accaduto secondo la magistratura la sera dell’aggressione, ma anche per raccontare perché investigatori e magistrati hanno  ricostruito i fatti in quel modo. Per raccontare chi era davvero Manuel Piredda.

Un ragazzo che ha cominciato ad accumulare condanne quando ha perseguitato l’ex fidanzata del liceo, e poi ha continuato a finire davanti ai giudici per episodi di violenza, di furto, di evasione. Un Tossicodipendente, come dichiarava lui stesso, e come oggi nega la madre.  Paranoide e Violento.

E a dirlo non sono io ma dei medici che valutarono il ragazzo. Uno dei tanti documenti, una delle tante verità nascoste che esistono in questo caso, che vi mostrerò,  e che la Signora Mamusa, pur conoscendole, ha sempre tenuto nascoste.

Perché oggi e’ il giorno in cui vogliamo smascherare la macchina del fango, delle bugie e dell’odio.

Oggi è il giorno in cui dire: ADESSO BASTA!

Entreremo nel vivo di questa tragica storia, raccontandola attraverso gli atti ufficiali delle indagini, con il prossimo articolo, per leggerlo clicca qui –> LA NOTTE IN CUI MANUEL PIREDDA DIEDE FUOCO A VALENTINA PITZALIS

 

IMPORTANTE: 

Questa inchiesta nasce con l’intento di diffondere il più possibile le informazioni  e i dati reali  sull’aggressione a Valentina Pitzalis avvenuta nel 2011 a Bacu Abis per mano di suo marito Manuel Piredda. Informazioni per fare chiarezza,  contro la massa di bugie ed inesattezze diffuse in questi anni con lo scopo di accreditare una verità alternativa a quella sancita dalla Giustizia, una verità  non sorretta da alcun elemento concreto. Un insieme di teoremi e supposizioni che hanno portato Valentina Pitzalis ad essere al centro di campagna di accuse e insulti.

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