LA SECONDA FASE DELLE INDAGINI SU MANUEL PIREDDA: TRA ARTICOLI DI GIORNALI E REALTA’

Tra il 17 e il 18 aprile,  dopo l’aggressione di Manuel Piredda a Valentina Pitzalis sui giornali e sulle televisioni locali escono le prime cronache sulla vicenda.

Come capita spesso, e ve lo dico per esperienza personale diretta, le prime ore dopo un delitto sono quello in cui è più alto il rischio che circolino informazioni non corrette e non corrispondenti alla realtà. E’ un fenomeno inevitabile. Basta che un Carabiniere o un membro del 118 ti passi un’informazione magari genuinamente imprecisa, ancora incompleta dal punto di vista delle indagini,  e quella va in pagina. C’era del sangue sul volto di Manuel, una macchia rossa sul pavimento. Due notizie vere ma sconnesse tra loro, il primo un fenomeno naturale tra gli ustionati, il secondo una parte della plastica fusa e del pavimento bruciato. Così capita che la notizia diventi che Manuel e’ stato ferito al cranio e abbia perso sangue.

Ecco quindi uscire una serie di notizie che si dimostreranno poi infondate: il cranio rotto di Manuel Piredda, la presenza di un terzo uomo che avrebbe aggredito entrambi i coniugi, la convivenza a Bacu Abis di Valentina e Manuel, che abitavano insieme nell’appartamento.

Notizie che ovviamente arrivano anche sul tavolo del Procuratore De Angelis che ordina immediatamente ai Carabinieri di verificarle. In particolare la pista del Terzo Uomo, ovvero la presenza di un aggressore.

E cosi’ avviene. Tra il 17  e il 19 Aprile vengono interrogate quattro persone: la vicina di casa di Manuel Piredda che abitava al piano  sotto il suo appartamento, il nipote che quella sera era con lei, e dopo il Padre e la Sorella di Valentina Pitzalis.

Per primi, il 17, vengono sentiti i vicini. Ecco la dichiarazione a verbale  di Ghaini Luciana :

“verso 00.10 circa, udivamo sia io che mio nipote che si trovava insieme a me nella mia abitazione, dei colpi, tipo martellate, che provenivano dal piano di sopra. Io da prima non ci davo molto peso in quanto l’inquilino di sopra è uso eseguire lavori anche in piena notte. Ma poi udivamo anche la rottura del vetro della finestra che da sul viale e successivamente grida di aiuto. Allora, allarmati, chiamavamo il 113, poi l’operatore mi invitava a chiamare il 112 in quanto per un distretto più vicino, cosa che io facevo. Difatti subito dopo arrivavano i Carabinieri.”
Domanda: “sa se il Pirredda abitava da solo in quell’appartamento?”
Risposta: “Si, abitava da solo. Notavo ogni tanto la presenza della ragazza, e spesse volte, quando c’era la ragazza udivo i due litigare.”

 

NON E’ ASSOLUTAMENTE VERO QUINDI, CHE I VICINI DI CASA NON SONO STATI INTERROGATI. E NON E’ ASSOLUTAMENTE VERO CHE VALENTINA PITZALIS  ABITASSE IN QUELLA CASA.

Vi andava con certa frequenza, fin da febbraio quando – ma lo ha detto e scritto anche nel suo libro – si era offerta di aiutare Manuel Piredda, il marito dal quale si stava separando, che stava attraversando una crisi durissima legata ai suoi pesanti problemi di dipendenza da droga a farmaci, come vedremo  meglio più avanti. Perché la verità è che la Pitzalis è la persona che rimane maggiormente vicino a Manuel in quel periodo, quella che più cerca di aiutarlo.

A ulteriore conferma del fatto che quella casa fosse occupata dal Piredda, e solo da lui,   interviene anche un atto ufficiale questo:

 

Si tratta della sentenza con cui Manuel Piredda viene condannato per l’occupazione abusiva dell’appartamento di Bacu Abis.  Come si evince dalla stessa sentenza, la denuncia, gli accertamenti e la decisione del giudice, certificano che LUI E SOLO LUI AVEVA OCCUPATO L’APPARTAMENTO E VI VIVEVA.

Un particolare che peraltro è indirettamente confermato anche dall’avvocato Serra che Manuel Piredda aveva scelto in quel periodo perché lo assistesse per una causa legata a un’aggressione che aveva subito poche settimane prima, e che lo aveva visto il giorno prima, il 15 aprile. Ecco come risponde a una mia domanda nell’intervista che ho realizzato per IL TERZO INDIZIO:

 

Domanda: Manuel, racconta Valentina, la convoco’ a casa sua con il pretesto che ci fossero dei documenti urgenti da firmare proprio per lei.

Avv.Serra: La sera del 15, quel colloquio del 15 aprile, aveva anche ad oggetto la necessità che Manuel si fornisse dei documenti necessari per istruire la sua pratica, pratica che mi avrebbe visto suo patrocinatore per la vicenda successiva, quella .. di suo avvocato di parte civile per l’aggressione che aveva subito. Documenti necessari a istruire la pratica , legati alla sua condizione di reddito, familiare, documenti anagrafici. Documenti che in quanto coniugato potevano essere nella disponibilità della moglie, quindi di lì a qualche giorno Manuel mi avrebbe, rincontrandomi, portato, consegnato alla segretaria, quei documenti necessari per completare  la mia posizione di avvocato nei suoi confronti.

Di lì a qualche giorno, Manuel non appena formati i documenti necessari, uno o due giorni al massimo , sempre in quella settimana , la prossima settimana, perché  ricordo fosse un venerdì, martedì o mercoledì successivo doveva recarsi in studio per consegnare questi documenti.

L’avvocato quindi conferma che Manuel Piredda avrebbe dovuto chiedere dei documenti a Valentina Pitzalis, esattamente il pretesto che utilizza poi per attirarla a Bacu Abis. Anche se a lei parla di documenti necessari per ottenere i domiciliari in quella casa.

Ora è chiaro che se Valentina Pitzalis fosse stata veramente la convivente di Manuel a Bacu Abis non vi sarebbe stata assolutamente necessità di attendere qualche giorno per avere da lei dei documenti, li avrebbe portati direttamente Manuel il 15, mentre lui stesso dice all’avvocato di aver necessità di recuperarli dalla moglie che non vive con lui.

E’ VERO QUINDI CHE MANUEL AVEVA CHIESTO DEI DOCUMENTI A VALENTINA, NONOSTANTE ANCHE QUESTO VENGA MESSO IN DUBBIO DAL GRUPPO VERITÀ’ E GIUSTIZIA. MENTRE NON E’ VERO CHE VALENTINA VIVESSE IN QUELLA CASA CON MANUEL, ALTRA TESI INSINUATA DAI CULTORI DEL COMPLOTTO. SALVO POI CONTRADDIRSI QUANDO SOSTENGONO CHE ERA STATO MANUEL A LASCIARE VALENTINA E CHE AVEVA UN’ALTRA FIDANZATA.

 

Sempre nel mare di disinformazione, ipotesi e supposizioni, e spesso invenzioni, che produce la campagna della macchina del fango contro la Pitzalis, c’e’ poi la questione degli arresti domiciliari di Manuel.

In un video prodotto assemblando le varie interviste di Valentina, si e’ cercato di evidenziare eventuali imprecisioni e contraddizioni sui domiciliari ( e non solo ). Anche io effettuando la ricerca su tutti i precedenti giudiziari, gli arresti e le condanne di Manuel, ho fatto fatica a capire quando terminasse un periodo di pena e ricominciasse l’altro.

Il fatto che la Pitzalis non conosca con precisione la data in cui Manuel Piredda avesse terminato di scontare ai domiciliari una condanna o la data in cui dovesse cominciare a scontarne una seconda, e soprattutto la veridicità in merito all’esistenza di questa condanna,  non è  la dimostrazione di inaffidabilità del racconto della donna, ma al contrario la prova che la sua conoscenza in materia si affidava solo al racconto del suo ex marito, dell’uomo che aveva lasciato un anno prima e con il quale non viveva più.

Manuel Piredda aveva chiesto a Valentina Pitzalis di trasferire da lui il proprio domicilio ( lui non ha mai firmato i documenti della separazione nonostante, come sostiene la Mamusa, fosse lui a volersi liberare di Valentina ) in modo tale  – sosteneva – di poter scontare a Bacu Abis tre mesi di domiciliari appena notificati. La presenza di Valentina lo avrebbe permesso, diversamente non volendoli scontare dalla madre, sarebbe dovuto andare in carcere.  Se queste dichiarazioni di Manuel corrispondono o meno a alla verità è del tutto irrilevante, visto che è conclamato che l’appuntamento notturno per la consegna dei documenti era un pretesto per l’agguato mortale. Ne consegue che Manuel può anche essersi inventato il pretesto. Di certo la Pitzalis non gli ha chiesto di mostrargli una copia della notifica dei domiciliari.

AL CONTRARIO, SE VALENTINA PITZALIS FOSSE STATA LA CONVIVENTE DI MANUEL PIREDDA SAREBBE STATA PERFETTAMENTE AL CORRENTE DELLA SCADENZA DEI SUOI ARRESTI DOMICILIARI  (E NEL CASO FOSSE UNA MENZOGNA, ANCHE DELLA FALSITÀ DEL FATTO) , DATO CHE LUI LI AVREBBE SCONTATI NELLA CASA DOVE VIVEVA ANCHE LEI.  E INVECE LEI NON CONOSCE QUESTE SCADENZE, PROPRIO PERCHÉ, PUR AIUTANDO MANUEL, NON VIVE CON LUI.

 

La seconda persona interrogata il 17 aprile è L. G., il nipote della vicina di casa che era da lei la sera dell’aggressione:

“Verso le ore 00.10 circa, mi trovavo a casa di mia zia Ghiani Luciana, quando ad un tratto udivo dei rumori proveninenti dall’appartamento di sopra, cosa che sia io che mia zia non ci davamo molto peso, in quanto il Piredda, è uso battere anche in orari notturni. Se non che, dopo udivamo il vetro che sta nel viale rompersi e delle grida di aiuto di una donna, che provenivano da sopra. Allora mia zia chiamava le forze dell’ordine per chiedere un loro intervento. Cosa che avveniva subito dopo.”
Domanda: Questa notte ha notato la presenza della Pitzalis Valentina a casa del Piredda?
Risposta: No

 

 

Entrambi i testimoni, gli unici affidabili per quanto riguarda il momento e la dinamica dell’aggressione, che avviene letteralmente sopra le loro teste, confermano quindi che i fatti si svolgono attorno a 00.10. Che prima si sentono dei rumori, come delle martellate, poi una  finestra rompersi, e in contemporanea le grida di una donna.

 

Ecco la foto della finestra rotta dai rilievi fotografici dei Carabinieri:

Finestra rotta a Bacu Abis Nera e dintorni W

 

AD ATTIRARE LA LORO ATTENZIONE PER PRIMA COSA, SONO DEI COLPI – COME DELLE MARTELLATE APPUNTO – CHE NON POSSONO ESSERE ALTRO CHE I CALCI SUL PAVIMENTO CHE VALENTINA PITZALIS RACCONTA DI AVER SFERRATO UNA VOLTA GETTATASI A TERRA IN FIAMME.  UN PARTICOLARE IMPORTANTE PERCHÉ VUOL DIRE CHE IN QUEL MOMENTO (00.10 CIRCA ) LEI E’ GIÀ STATA AGGREDITA DA MANUEL PIREDDA.

Ad ulteriore conferma viene anche il fatto che dopo i colpi arriva il rumore della finestra rotta, e infine le grida. La Pitzalis infatti , nei suoi ricordi comunque imprecisi e confusi, di quegli istanti, non ricorderà mai di aver rotto quel vetro. Mentre  una della due sue scarpe verrà ritrovata nella stanza ma lontano da lei, tanto che non è impossibile immaginare che sia stata quest’ultima, a rompere quel vetro, magari proprio nella fase in cui lei cercava disperatamente di attirare l’attenzione dei vicini sbattendo calci sul pavimento.

 

Ecco come ha ricostruito per IL TERZO INDIZIO  quella fase della indagini il Pm  Paolo De Angelis nell’intervista rilasciata al sottoscritto:

“Secondo un giornale locale, il cronista riferiva i fatti per come aveva acquisito delle informazioni evidentemente, la scena del crimine in realtà aveva visto la presenza di un terzo soggetto e quindi non era affatto come, secondo le prime indagini appariva essere, e secondo la versione resa da Valentina in quel tragitto verso l’ambulanza e poi verso l’ospedale, non era affatto un rapporto fra due persone con quella dinamica, ma c’era questo diceva l’articolo, la presenza di un terzo ipotetico omicida di entrambi. Questo articolo ovviamente rese necessario uno ulteriore approfondimento. L’articolo se non sbaglio è del giorno 18. Quindi stiamo parlando delle prime 48 ore. Quindi mentre erano in corso i primissimi approfondimenti, arrivò questa notizia. L’articolo non, a mia memoria adesso, non citava fonti, indicava questa dinamica. E quindi immediatamente chiesi ai carabinieri un approfondimento in tal senso, volto cioè a verificare se vi fosse la possibilità anche solo astratta o comunque una possibilità che vi fosse stata la presenza di un terzo che avrebbe cambiato completamente lo scenario che sin dal primo momento appariva essere quello cui lavorare.

I carabinieri hanno svolto gli approfondimenti in relazione quali la loro risposta pressoché immediata, o comunque molto celere perché vi era questa esigenza, fu quella di smentire questa versione riportata dalla stampa. Sulla base di alcuni elementi diciamo oggettivi nonché documentali o documentati. Nel senso che non erano supposizioni che i carabinieri svolgevano ma si trattava di una rilettura di tutto ciò che era stato acquisito alla luce di questa nuova versione.

In pratica i carabinieri riferirono elementi da cui si poteva desumere che quella versione non avesse, come poi si è ritenuto, non avesse fondamento. Quella del terzo uomo.

Primo elemento, le dichiarazioni rese nell’immediatezza da un soggetto praticamente carbonizzato che immagino anche con difficoltà ha immediatamente dato Flash abbastanza completo su quello che era accaduto.

Si trattava cioè di ritenere o meno credibile quella prima versione. E considerato il contesto considerata le condizioni in cui si trovava la vittima, si ritenne che quella credibilità fosse altissima.

Secondo, sempre nell’ambito degli accertamenti sulla versione della stampa, i carabinieri avevano effettuato come ho detto prima un sopralluogo molto accurato. Anche documentato fotograficamente. Sopralluogo che fu fatto, essendo la salma del soggetto deceduto all’interno ancora della casa, ed essendo state appena completate le operazioni di spegnimento del fuoco che ancora ardeva nel momento del primissimo intervento, e del fumo che era altissimo che rendeva praticamente non visibile l’interno della casa, perlomeno nel primissimo intervento.

In base a questo sopralluogo che quindi ripeto fu immediato non fu trascurato nulla, i carabinieri sostennero a mio avviso a ben ragione che essendo la porta chiusa dall’interno e ostruita dall’interno all’apertura dall’esterno quando intervennero i primi carabinieri dal corpo del ragazzo, dell’uomo, questa situazione di sistemazione del corpo e di apertura della porta non consentisse di affermare che qualcuno fosse uscito da quella porta dopo l’appiccamento dell’incendio e l’ipotetico o congetturale omicidio da parte di un terzo.

Viene poi l’altro elemento su cui avevano operato un riscontro incrociato. I vicini erano intervenuti in un momento se non immediato ma comunque molto prossimo allo sviluppo della tragedia. Perché erano stati attirati da urla e dalla rottura di un vetro della finestra rotto. Attività che era stata posta in essere prima che si accasciasse proprio da Valentina.

I vicini hanno riferito questa dinamica e hanno quindi offerto una ricostruzione temporale in termini di qualche decina di secondi della loro reazione a questo evento notturno sicuramente inconsueto, anzi addirittura drammatico. E offrendo questo quadro sono scesi giù per strada, hanno guardato, hanno visto eccetera eccetera, hanno secondo i carabinieri smentito l’ipotesi che qualcuno fosse in fuga poiché, testualmente diceva l’informativa, sarebbe stato visto almeno allontanarsi e almeno in quel contesto.”

 

ANCORA UNA VOLTA DUNQUE, I FATTI SMENTISCONO LA VERSIONE DELLA FAMIGLIA PIREDDA: NON E’ ASSOLUTAMENTE VERO CHE NON SI INDAGO’ PER VERIFICARE OGNI IPOTESI IN MERITO AI FATTI DI BACU ABIS, NON E’ VERO CHE NON VENNERO INTERROGATI I VICINI, NON E’ VERO CHE NON VENNE MAI MESSA IN DUBBIO LA VERSIONE DI VALENTINA PITZALIS. ANCHE PERCHÉ’ IN QUEI MOMENTI LA VERSIONE ERA LIMITATA ALL’INDICAZIONE GENERICA DI ESSERE STATA AGGREDITA DAL MARITO, SENZA ALCUN PARTICOLARE.

Per quanto, ricorda De Angelis in un altro passaggio dell’intervista, ai Carabinieri accorsi sul posto la notte del 16 Aprile era apparso evidente fin dall’inizio che si fosse trattato di un’aggressione, fu lo stesso magistrato a spingerli ad indagare anche in altre direzioni, a verificare altre possibili ipotesi.

 

Ma le indagini non si fermarono qui, come vedremo nella prossima puntata dell’inchiesta, dal titolo: GLI INTERROGATORI: COME MANUEL HA ATTIRATO VALENTINA A BACU ABIS

 

Per leggere il capitolo precedente dell’inchiesta clicca qui —> LA NOTTE IN CUI MANUEL PIREDDA DIEDE FUOCO A VALENTINA PITZALIS

 

IMPORTANTE: 

Questa inchiesta nasce con l’intento di diffondere il più possibile le informazioni  e i dati reali  sull’aggressione a Valentina Pitzalis avvenuta nel 2011 a Bacu Abis per mano di suo marito Manuel Piredda. Informazioni per fare chiarezza,  contro la massa di bugie ed inesattezze diffuse in questi anni con lo scopo di accreditare una verità alternativa a quella sancita dalla Giustizia, una verità  non sorretta da alcun elemento concreto. Un insieme di teoremi e supposizioni che hanno portato Valentina Pitzalis ad essere al centro di campagna di accuse e insulti.

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