ALMA MARIA POSADINU : INTERVISTA ALLA DOTTORESSA CHE HA CURATO VALENTINA PITZALIS

 Dott.ssa Posadinu Maria Alma
Responsabile – Unità Ustioni – Sassari

 

Dottoressa Alma Maria Posadinu, può dirci le condizioni cliniche in cui Valentina Pitzalis arrivò da lei, 24 ore dopo l’aggressione subita a Bacu Abis?

Valentina è arrivata alla Rianimazione di Sassari  in coma farmacologico ed intubata per ustioni di 3° grado di tutto il volto  ,del collo , del cuoio capelluto con carbonizzazione del naso e dell’orecchio dx ,ustioni di 3° grado alle labbra ed ustioni intermedie della  mucosa orale ,laringe mentre diverse   bolle si osservavano alla broncoscopia perfino fino alla biforcazione della trachea nei due bronchi principali.E’ stato necessario un lavaggio bronchiale per rimuovere grandi quantità di fuliggine e residui carboniosi dalle basse vie aeree.Le ustioni profonde circonferenziali erano ancora agli arti superiori con aree di carbonizzazione della mano sinistra fino al terzo medio dell’’avambraccio,infine ustioni profonde  alla coscia addome e base del torace

 

Senta si è detto e scritto molto sulle bruciature della Pitazalis, qualcuno dice che sono le tipiche bruciature di una fiammata di ritorno, quale è la sua opinione e sulla base di che cosa?

Impossibile che si trattasse di fiamma di ritorno perché questa quando “ritorna” verso il contenitore del combustibile provoca l’esplosione del contenitore stesso disperdendo, in genere ,il liquido infiammabile su un’ampia area attorno . La persona che sostiene il contenitore viene investita completamente dal liquido infiammabile che impregna completamente gli indumenti trasformando il soggetto investito in una “torcia umana”e le ustioni che ne derivano sono estese in genere alla gran parte del corpo .

Le ustioni molto profonde ma localizzate di Valentina fanno pensare alla ”annaffiatura“ provocata dal rovescio rapido e breve di una quantità di infiammabile che non ha avuto il modo di impregnare completamente  i vestiti .

 

Altri dicono che sia impossibile che le ustioni abbiano riguardato solo alcune parti del corpo, che i vestiti pesanti non sono sufficienti a giustificare ustioni solo al volto e alle braccia, che si sarebbe dovuto trattare di vestiti ignifughi, che le ustioni alle braccia poi, non sono compatibili con del liquido versato su di lei…anzi, che sarebbero la prova che era lei a tenere in mano il contenitore con il liquido infiammabile, che le sarebbe esploso in mano.  Lei cosa può dirci in merito in base alla sua esperienza?

Le ustioni al volto ,testa e collo così profonde si giustificano con la grande quantità del getto dell’infiammabile che è stata lanciata selettivamente su quest’area ,mentre le mani si sono impregnate nel tentativo di difesa ed hanno bruciato tanto nel tentativo di spegnimento delle fiamme  .L’accoppiata ustioni del volto e delle mani è molto frequente nelle ustioni da liquidi  infiammabili-

I vestiti di tessuti naturali quali cotone di felpe o jeans non bruciano facilmente se non sono molto impregnati di liquido infiammabile e le fiamme su di essi possono essere spente con il soffocamento con la battitura delle mani il che spiegherebbe anche le gravi ustioni alle mani

 

Un’altra delle accuse che vengono mosse contro la Pitzalis: suo marito è morto mentre lei è bruciata per 20 minuti,  chi mette in dubbio la sua versione sostiene che sia tempo troppo lungo, che nessuno sopravviverebbe a 20 minuti di fiamme…

Il marito di Valentina è morto sicuramente in un tempo di durata inversamente proporzionale alla quantità di infiammabile che lo stesso si è versato addosso. Inondandosi da capo a piedi ed assumendo una posizione accosciata  ha favorito lo sviluppo di fiamme alte e ben alimentate cosi che le stesse si sono sono auto estinte per consumo rapido del carburante

Valentina invece ha bruciato lentamente perché per la posizione in piedi il carburante non si è potuto concentrare e le fiamme delle mani e della testa non si sono cumulate,perciò “a fuoco lento le fiamme hanno potuto continuare a bruciare  fino al consumo del carburante.

 

Un’altra delle ipotesi avanzate è che La Pitzalis sia sopravvissuta alle fiamme per venti minuti perché sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, che ne avrebbero potenziato la resistenza. Avete mai avuto l’impressione curandola che la ragazza fosse sotto effetto di droghe e farmaci? Ci sono stati esami che hanno rilevato valori anomali? Comportamenti che vi abbiano insospettito?

Al contrario solo uno stato di veglia cosciente e molto reattiva  ha consentito a Valentina di respirare disperatamente mentre le fiamme le invadevano il volto entravano nelle vie aeree superiori attraverso il naso e la bocca. E’ riuscita ad ossigenarsi mentre la fuliggine e residui carboniosi arrivavano profondamente fino a livello bronchiolare ed alveolare.Sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, che riducono molto le capacità di reazione e riducono molto i riflessi,  non avebbe mai potuto mettere in campo una disperata strategia di respirazione forzata che le ha salvato la vita.

 

Lei ha avuto modo di vedere le foto della scena del crimine? Le foto di Manuel Piredda? Che idea si è fatta delle cause della sua morte?  Le ustioni e la posizione del corpo secondo lei sono compatibili con l’esplosione di un contenitore di liquido infiammabile?

Non ho mai potuto vedere le foto di Manuel ma da quelle che sono state le notizie sulla versione del medico legale che ha avuto l’incarico di osservare il cadavere direttamente sul luogo dei fatti la posizione accosciata faceva pensare ad una disposizione del corpo  deliberatamente assunta per poter facilmente irrorare il corpo da capo a piedi con il liquido infiammabile e darsi fuoco successivamente .

 

Sul corpo del Piredda, vicino a naso e bocca venne trovato del sangue secco, è un fenomeno anomalo in caso di persone esposte a fiamme e calore? Venne ritrovato in posizione quasi fetale, rannicchiato e irrigidito, e’ una condizione anomala?

Ribadisco che la posizione è stata assunta deliberatamente perché chi non vuole bruciare non si ranicchia anzi al contrario si agita molto e cerca di scappare .l’irrigidimento è avvenuto per effetto della carbonizzazione .Che ci sia del sangue fresco su un’area carbonizzata è segno di esplosione  di vasi sanguigni profondi che per effetto dell’aumento della pressione al loro interno dovute alle ostruzioni segmentarie che i danni coagulativi da calore producono, la rottura successiva di vasi così danneggiati provoca la fuoruscita di sangue che si secca molto rapidamente per il calore.

 

Di norma una persona esposta all’esplosione di un contenitore di liquido infiammabile, in uno spazio così stretto come l’andito di una casa, per quali ragioni muore?  Come sa su Manuel Piredda non venne fatta un’autopsia, e si sostiene che sia anomalo in casi come questo.

L’autopsia di Manuel non è stata praticata per l’impossibilità oggettiva che si ha sempre sui corpi mummificati e carbonizzati da fuoco. I tessuti corporei sono fusi tra loro ,indissociabili perciò illegibili  da un punto di vista medico-legale e d’altro canto c’era  evidenza assoluta che la causa della morte fosse stata in primis l’asfissia provocata dalla inalazione di fiamme e fumi derivanti dall’incendio del suo stesso corpo, in seguito il grave e repentino danno cardio-vascolare dovuto alle ustioni ,infine la carbonizzazione dei tessuti ustionati nella quasi totalità del corpo.La posizione del cadavere era talmente irrigidita dalla carbonizzazione che è stato molto difficile procedere al trasporto in una cassa adeguata

 

Qualcuno, forse ingannato dalla condizione ricostruttiva raggiunta oggi dalla Pitzalis, ritiene che le sue siano state ustioni superficiali… può raccontarci il lavoro fatto con la Pitzalis?

Le ustioni di Valentina sul volto erano talmente profonde da aver aree di carbonizzazione delle palpebre, del naso  tant’è che lo si è dovuto amputare assieme ad un orecchio ed all’avambraccio e mano. Le palpebre , tutto il volto, parte del cuoio capelluto e collo sono state sottoposti a svariati interventi di asportazione completa della pelle trasformata in” cotenna dura”(escara)e del grasso sotto cutaneo fino al piano delle fasce dei muscoli facciali .La ricostruzione è avvenuta attraverso l’utilizzo di tessuti di sintesi per la ricostruzione degli strati profondi e di pelle della stessa Valentina innestata in un seciondo momento sopra.

A questa prima fase di sola copertura sono seguiti svariati interventi di correzione delle cicatrici a livello dell’orifizio orale per permetterle di poter aprire sufficientemente la bocca e poter mangiare. Diverse plastiche e revisioni sono state fatte sulle palpebre per combattere le retrazoni a cui andava incontro scoprendo pericolosamente il globo oculare .Diversi interventi di trapianto di grasso autologo sono stati fatti per permettere la ricostruzione accettabile dei piani del volto.Svariati interventi di needling per far allentare la retrazione delle cicatrici attorno alle palpebre, bocca e naso .Ha praticato in altra sede un tentativo di ricostruzione del naso con lembo microchirurgico molto complesso e doloroso in due tempi che non è andato a buon fine.Infine ha dovuto portare una maschera di silicone per “abbassare”le cicatrici

 

Qualcuno speculando sull’interrogatorio dei Carabinieri avvenuto in Ospedale dopo che la Pitzalis si era ripresa dalle prime cure, dato che la ragazza chiede agli investigatori se sono certi dell’identità del Piredda come l’uomo deceduto a Bacu Abis, ha sostenuto che quelle domande siano la prova che Valentina sapesse della presenza di un terzo uomo in quella casa, mentre dalla registrazione di quell’interrogatorio e dalla risposte dei Carabinieri sembra evidente che lei abbia paura che lui tornia ucciderla. Lei ricorda quei giorni? Ricorda se la Pitazalis era davvero preoccupata del ritorno dell’uomo che l’aveva devastata?

Si purtroppo Valentina ,a quei tempi  soffriva di incubi ed  allucinazioni e la visione  di Manuel che veniva a minacciarla era il motivo più frequente,direi quotidiano, dei suoi incubi tanto che andava spesso incontro a crisi gravi d’ansia, agitazione psico-motoria e pianto disperato che richiedevano un grosso impegno di sostegno  da parte di tutto il personale sanitario del reparto e della famiglia oltre che dell’intervento dello psicologo così che  tutti dovevamo rassicurarlasull’ impossibilità di un ritorno di Manuel in quanto morto.

 

Nei mesi, anni ormai, in cui ha avuto in cura la Pitzalis, c’e’ mai stato un momento in cui un comportamento, una frase, l’abbiano fatta dubitare della sua versione dei fatti?  In caso di risposta negativa è una certezza dovuta a un rapporto ormai stretto o si basa su dati oggettivi?

Non ho mai dubitato sulla versione di fatti che Valentina  mi racconto nei momenti di maggiore disperazione ed il racconto che lei faceva  era assolutamente congruente con i danni che lei stessa presentava sul suo corpo.Questa versione è rimasta sempre la stessa ,Valentina non si è mai contraddetta e gli atti processuali la hanno confermata . Ho sempre saputo di versioni dei fatti contrarie a quelle di Valentina, ma avendola accompagnata in questo cammino di dolore cosi grande e mostruoso sia da un punto di vista fisico che psicologico so, per esperienza ventennale con tanti malati che ho potuto seguire,  che in questi momenti ci si mette a nudo e difficilmente si riesce a dissimulare la verità .Perciò ho sempre trovato indegno e insostenibile l’assurdo castello di infamia costruito attorno a Valentina  sulla base di  antipatia personale, rancore,e grettezza scatenate contro la vittima di un gesto mostruoso  che ha saputo resistere e continuare a vivere

 

 

IMPORTANTE: 

Questa inchiesta nasce con l’intento di diffondere il più possibile le informazioni  e i dati reali  sull’aggressione a Valentina Pitzalis avvenuta nel 2011 a Bacu Abis per mano di suo marito Manuel Piredda. Informazioni per fare chiarezza,  contro la massa di bugie ed inesattezze diffuse in questi anni con lo scopo di accreditare una verità alternativa a quella sancita dalla Giustizia, una verità  non sorretta da alcun elemento concreto. Un insieme di teoremi e supposizioni che hanno portato Valentina Pitzalis ad essere al centro di campagna di accuse e insulti.

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