LETTERA APERTA A ROBERTA MAMUSA

Signori Giuseppe Piredda e Roberta Mamusa,

e in particolare lei, Roberta, che è la madre di Manuel Piredda, una donna distrutta dal dolore e in un certo senso oggi al centro di tutta questa vicenda, una donna con cui ho avuto occasione di confrontarmi più volte, ribadendo la legittimità della sua battaglia legale per la riapertura del caso ( pur non condividendo l’esistenza di verità alternative ) ma invitandola anche più volte a lasciare da parte la rabbia ed attendere ….

a lei Roberta, mi rivolgo in particolare con questa lettera aperta

questa mia inchiesta era stata preannunciata, anche a lei. Ed è un’ inchiesta che nasce con un principale intento, bloccare la macchina del fango e dell’odio nei confronti di Valentina Pitzalis, facendolo con l’unico strumento a mio parere corretto: con la diffusione di documenti e notizie, tutti quelli che sono riuscito e mettere insieme con mesi di indagini.

E’ un’inchiesta che può averle arrecato altro dispiacere, e me ne dispiace. Vedrà che di documenti ‘difficili’ ne arriveranno anche per Valentina Pitzalis, nella seconda parte di questo viaggio perché tutti abbiano una conoscenza più completa possibile dei fatti, nelle pagine in cui affronterò anche i numerosi dubbi sollevati da lei e da quanti chiedono la riapertura di questo caso. Tenendo sempre presente che a decidere cosa sia rilevante di fronte alla legge non siamo noi.

Ed ecco il motivo di questa mia lettera Roberta…

Questa inchiesta nasce per fermare una macchina del fango e dell’odio. Quella che da anni colpisce Valentina Pitzalis.

Ma il mio intento è quello di fermare quella macchina con la conoscenza e la verità, non sostituendo un bersaglio con un altro.

Non sostituendo Valentina Pitzalis con Roberta Mamusa.

Lo dico con forza anche a tutti coloro che stanno seguendo queste pagine.

QUESTA E’ UN’INCHIESTA CHE VUOLE PORTARE ALLA PACE E NON A UNA NUOVA GUERRA O A UN CAPOVOLGIMENTO DI FRONTE.

NON E’ GIUSTO L’ODIO VERSO VALENTINA PITZALIS

NON E’ GIUSTO L’ODIO VERSO MANUEL PIREDDA

NON E’ GIUSTO L’ODIO VERSO ROBERTA MAMUSA

QUESTA E’ UNA STORIA TRAGICA: LA STORIA DI DUE RAGAZZI CHE SI SONO AMATI INTENSAMENTE. DI DUE RAGAZZI CHE POSSONO AVER COMMESSO ERRORI. DI UN RAGAZZO CHE AVEVA PROBLEMI E SI E’ PERSO CERCANDO DI AFFRONTARLI. DI UN RAGAZZO CHE HA COMMESSO UN ATTO TERRIBILE MA CHE NON ERA UN MOSTRO. DI UNA RAGAZZA CHE HA SUBITO UN ATTO TERRIBILE E CHE NON E’ UN MOSTRO.

DI UNA MADRE CHE HA SUBITO UN LUTTO TERRIBILE, CHE HA PERSO UN FIGLIO.

CHE NON HA ALCUNA RESPONSABILITÀ’ CON FATTI DI BACU ABIS.

CHE HA AMATO SUO FIGLIO COME TUTTE LE MADRI DEL MONDO. CHE HA CERCATO DI FARLO CRESCERE COME IL MIGLIORE RAGAZZO DEL MONDO. E SE ANCHE AVESSE COMMESSO DEGLI ERRORI, LI HA COMMESSI COME LI COMMETTIAMO TUTTI NOI GENITORI, IN TUTTO IL MONDO.

AFFRONTARE LA VERITA’ IN QUESTA STORIA NON VUOL DIRE TROVARE UN NUOVO COLPEVALE DA ATTACCARE.

VUOL DIRE AL CONTRARIO DEPORRE OGNI ARMA, OGNI RABBIA, OGNI ECCESSO E LASCIARE CHE FINALMENTE ARRIVI IL TEMPO DELL’ACCETTAZIONE E DEL DOLORE.

E vorrei anche ricordarle, ricordare a tutti, un’altra cosa. In questa storia c’è un’altra famiglia che ha sofferto, un’altra madre.

La madre di una ragazza cui suo figlio ha dato fuoco. La madre che ha visto distruggere la vita di sua figlia. La madre, Roberta, contro la quale lei ha speso parole terribili.

Una madre che contro di lei non ha mai pronunciato una sola parola.

Eppure una madre che soffre un dolore immenso. Anche lei.

Una madre che merita rispetto.

Una madre che come lei, e come Valentina Pitzalis merita la pace.

 

Bisogna avere molto rispetto per il dolore, Roberta, per il suo ma anche per quello degli altri.

 

Perdere un figlio è un dolore terribile. Per superare una tragedia di quella portata è necessario un percorso lungo e difficile. Sono necessari molto tempo e molto aiuto.  Ho conosciuto genitori che hanno dovuto attraversare quell’inferno di dolore. Molti di loro ce l’hanno fatta, alcuni di loro invece si sono persi dentro di esso.

Per uscirne ognuno deve trovare il proprio percorso, ma c’e’ un punto fondamentale dal quale tutti devono passare: l’accettazione della verità, l’accettazione di quanto accaduto veramente.

L’ esempio più alto che io abbia mai conosciuto e’ stato quello di Silvio Pezzotta, il padre di Mariangela, brutalmente assassinata da Andrea Volpe davanti alla sua ragazza Elisabetta Ballarin. Volpe uccise Mariangela perché lei minacciava di raccontare i segreti delle Bestie di Satana, un gruppo di ragazzi che si macchiarono di atrocità. Volpe la uccise e con Elisabetta cercò di occultarne e distruggere il corpo in una serata di orrore che non vale la  pena di ripercorrere ora.

Elisabetta Ballarin, che con le Bestie di Satana nulla aveva a che vedere, partecipò comunque a quella notte di sangue e per quello venne  processata e condannata. Ho seguito tutto quel processo, ho conosciuto Pezzotta, ho conosciuto Elisabetta e l’ho anche intervistata in carcere. Ho assistito da lontano, il lungo percorso intimo e privato che ha portato il padre di Mariangela a perdonare la ragazza che aveva partecipato all’omicidio della figlia fino a sostenerla in un percorso di riabilitazione e studio in carcere.

Silvio Pezzotta attraversò il suo inferno guidato da una fede profonda e da una profonda umanità. Fu capace di accettare prima la morte della figlia Mariangela, poi anche di accettare che la propria bambina aveva preso parte a fatti terribili,  un passaggio necessario questo per trovare la verità.

Infine, con una forza certamente non comune, fu capace di capire che come la sua bambina era rimasta travolta da quella storia, da quel gruppo di adolescenti fuori di testa per droghe e tante altre cose, che avevano ucciso e spinto alla morte altri giovani, altrettanto era accaduto a Elisabetta, che anni dopo sua figlia anche lei era rimasta travolta da una percorso simile, ed arrivata a partecipare all’omicidio di Mariangela.

Ecco, la strada per uscire dall’inferno del dolore passa necessariamente dalla verità, questa è la mia esperienza.

Coloro che cercano di uscire da quel dolore senza guardare in faccia la verità, per quanto terribile possa essere, restano prigionieri di una finzione che si costruiscono da soli. Si costruiscono un film cui iniziano a credere ma che non è la verità. Un film dove quasi sempre al proprio caro, morto, viene attribuito un ruolo di santità e perfezione. Santità e perfezione che non esistono, ma che aiutano a vederlo magari come vittima, e soprattutto a scansare le proprie responsabilità.

Questo e’ l’altro orrore in situazioni di questo tipo, la domanda più terribile: che responsabilità ho io, se mio figlio è morto? E se mio figlio e’ morto perché invischiato in una storia terribile. come ho potuto non accorgermene?  Come ho potuto non salvarlo?

Se un genitore non ha la forza per affrontare queste domande, quali che siano le risposte, non può farcela.

Può solo inventarsi uno scenario, una fantasia dove le cose non sono quelle accadute nel mondo reale. E’ inevitabile. E’ una scorciatoia per cercare di uscire dall’inferno del dolore, ma non ne porta fuori, porta solo nell’angolo più buio di quel luogo: che è l’antro della vendetta.

Si,  l’antro della vendetta, non della giustizia.

Sono due luoghi diversi, e molti lontani  tra loro. Nel secondo ci si trova di fronte e sentiero molte volte impervio e difficile, al termine del quale vi è una luce, quella della Giustizia appunto. Ma la strada della vendetta non porta nello stesso punto, la strada della vendetta non ha fine, mai, e più si è allontanata dalla verità più è buia e piena di inganni. E una strada dove ci si inoltra e che si percorrerà fino alla fine dei propri giorni.

Filomena, la mamma di Elisa Claps. Pina, la madre di Valentina Salamone. Santina, la madre di Mario Biondo.  Sono tre madri, tre donne che hanno cercato di percorrere  la strada della Giustizia, di trovare una verità diversa da quella che era stata raccontata sulla morte del figlio o della figlia e hanno intrapreso battaglie  lunghe e difficili.

Filomena, la mamma di Elisa Claps ha ottenuto l’identificazione e la condanna di Daniele Restivo, l’uomo che aveva stuprato e ucciso la figlia, un assassino seriale, coinvolto anche in altri omicidi e aggressioni, sfuggito per anni alla giustizia grazie a potenti e complesse coperture.

Pina, la madre di Valentina Salamone, ha ottenuto il rinvio a giudizio per Nicola Mancuso con l’accusa di aver assassinato la ragazza e averne finto il suicidio.

Santina, la madre di Mario Biondo, sta ancora lottando contro la giustizia spagnola, che ha chiuso le indagini sulla morte del figlio come suicidio.

Tre madri che hanno lottato e ancora lottano per la verità sulla morte dei propri figli.

Ma Elisa, Valentina, e forse Mario, sono tre vittime.

Non sono loro i responsabili di un’aggressione. Non hanno alle spalle processi e condanne per reati come la persecuzione di altre vittime. Non sono loro ad avere precedenti di un certo tipo. Non sono loro ad essersi persi tra droga e psicofarmaci fino a diventarne dipendenti e violenti. Nessuno di loro era stato sottoposto a una perizia psichiatrica che definiva con molta chiarezza la violenza legata agli abusi di psicofarmaci e i tratti della personalità su cui quei farmaci andavano ad innescarsi.

 

Io ho molto rispetto per il suo dolore Roberta,

l’ho invitata più volte a cercare una verità ( che secondo me non esiste ) nelle sedi opportune, ovvero nei palazzi di Giustizia. Ma le ho detto più volte di smetterla di accusare fuori da quei palazzi senza prove.

Mi sono impegnato con lei in privato e pubblicamente a riscrivere la storia, se un giorno una nuova sentenza la ridefinirà.

Le ho chiesto di fornirmi le prove delle sue accuse per poterle rendere pubbliche.

O, se le prove avessero dovuto rimanere segrete, di attendere a quel punto in silenzio il tempo della Giustizia. Ed eventualmente alla fine potersi alzare e dire: Valentina ha ingannato tutti ed è un’assassina.

Ma così non e’ stato. Anzi, la presentazione di un esposto per la riapertura del caso è stata l’occasione per riavviare la macchina  delle accuse non provate, per rilasciare interviste cariche di accuse.

E il profilo di  Valentina Pitzalis è tornato ad essere oggetto di assalti odiosi.

 

Allora Roberta, io le chiedo di fermarsi ora. Di provare a fermarsi e riflettere.

 

Questa inchiesta prevedeva ben tre articoli dedicati alle inesattezze. Alle sue parole. A come in varie occasioni abbia negato verità che conosceva, le abbia travisate, abbia negato come siano andati fatti, sentenze e tanto altro. Riprendendo le sue esatte parole. Dai colloqui con me. Dai suoi interventi su Verità e Giustizia per Manuel.

Le sue negazioni storiche ma anche quelle di questi ultimi giorni, quando siete arrivati a dubitare di tutto, come se io inventassi perizie psichiatriche e sentenze di tribunale.

Ma ho deciso di non pubblicare questi tre articoli che avevo previsto originariamente. Per due ragioni.

La prima è che mi sembra che ormai siano inutili. Ormai ciò che doveva essere detto e mostrato, è stato pubblicato, e la maggior parte dei lettori, che sono quelli che a me interessano ha letto e compreso. Ha tratto le sue conclusioni. Sui fatti e su come sono stati narrati fino ad oggi.

Non potrò mai convincere il nucleo di chi le sta attorno, e facendole del male Signora, si ostina a negare ogni cosa. A chi ha assaltato questa inchiesta giorno per giorno. A chi è venuto a minacciare denunce per intimidirmi. A chi ha cercato di inguaiare il blog pubblicando qui dei dati sensibili nella speranza di trascinare tutto in una causa in tribunale.

 

La seconda ragione per cui non pubblicherò quegli articoli Roberta, è come ho detto all’inizio, che non voglio che attorno a lei si concentri una nuova ondata di rabbia.

 

NON VOGLIO UNA CAMPAGNA DI ODIO CONTRO ROBERTA MAMUSA.

 

Quello che vorrei Roberta è che lei inizi un percorso diverso, mi permetto di dirle.

Lei ha amato suo figlio con tutta se stessa. Era il suo unico figlio. Ha cercato di proteggerlo e tirarlo su al meglio. Con tutto l’amore assoluto di una madre.

Me lo hanno raccontato persone che la conoscono da anni. Da prima che tutto questo accadesse.

E anche per questo il suo dolore è così grande.

Ma forse, è giunto il momento di iniziare a guardare la verità. Che quel suo bambino meraviglioso. Che quel ragazzo dolce e bello a un certo punto ha iniziato ad avere dei problemi. E che alla fine quei problemi hanno avuto la meglio su di lui.

Io non credo che Manuel fosse un mostro. Credo che abbia combattuto contro i mostri che aveva nella testa. Che abbia poi scelto anche strumenti sbagliati per combatterli. E che alla fine lui abbia perso la sua battaglia.

E abbia fatto qualcosa di terribile.

 

Ho letto in questi giorni le sue parole, la sua ostinazione nel negare ogni cosa.

Lei e tanti nel suo gruppo siete arrivati a negare le stesse parole di Manuel. Faccia una riflessione su questo.

E’ Manuel che racconta allo psichiatra di come i suoi problemi si riflettano nel rapporto con la moglie, è Manuel che racconta come e quanto abbia iniziato ad abusare di Benzodiazepine, è Manuel che spaventato per la sua reazione violenta tenta di smettere da solo e viene ricoverato – anzi no, diciamo curato visto che il termine ricovero lei lo ha negato – in crisi di astinenza, è Manuel a raccontare ai medici che lo curano dopo l’aggressione dei suoi problemi con cocaina e xanax.

Signora Roberta, è suo figlio che ha raccontato tutto questo. I medici, i giudici hanno solo riportato quello che ha raccontato lui.

Non sono io, e lei lo sa molto bene, ad avere inventato tutto.

Non può arrivare a negare ciò che suo figlio ha raccontato cercando aiuto.

Non può seriamente pensare che per sei volte, in sei differenti occasioni, i giudici abbiano sbagliato ad indagare e decidere.

 

Capisce che non può essere?

 

E poi lei c’era, era lì. Ha assistito a tutti questi eventi. Ci sono medici che le hanno fatto presente quei problemi. Non può continuare a negare.

Non le fa bene. Non è un bene per lei, prima di tutto.

E chi le sta attorno, e non cerca di farla ragionare, mi perdoni, ma non sta facendo il meglio per lei. Chi la incita a continuare su questa strada, non la sta aiutando.

 

Pellegrino Iannilli, Patrizia Iannilli, Daniela Melli, Gabriella Finazzi, Mariapia D’Errico, Roberta Sulis, Patry Muru … e potrei allungare la lista oltre gli ex amministratori del suo gruppo.

Sono tutte persone che le hanno voluto bene. Che le sono state vicine. Che l’hanno sostenuta. Alcuni di loro per anni.

Sono tutte persone che da un anno a questa parte le hanno detto: adesso basta.

Lei si è scagliata contro tutti loro.

E non li ha ascoltati. Persone che hanno condiviso la sua causa, le hanno creduto. Hanno combattuto al suo fianco e l’hanno sostenuta fidandosi ciecamente delle sue parole.

Commossi e solidali con il suo dolore.

Eppure se ne sono andati tutti.

Eppure tutti si sono scusati con Valentina Pitzalis.

 

Tutti traditori? Tutti mercenari? Tutti venduti e pagati? Tutti con interessi propri?

 

No, signora Roberta, sono tutti inciampati nella verità.

Hanno tutti scoperto che era stato nascosto loro molto di quello che io ho mostrato in questa inchiesta.

E che a nascondere loro tutte queste cose, era stata lei.

 

E parliamo di persone, almeno alcune di loro, che ancora oggi vorrebbero vedere l’inchiesta riaperta per arrivare a mettere la parole fine a questo infinito fiume di rabbia.

 

Signora Roberta, ma davvero non si è fatta nemmeno una domanda su perché persone che le hanno voluto così bene, e che le hanno dedicato tutto, abbiano poi cambiato idea?

Cosa occorre perché si fermi?

C’è stata una prima sentenza, e lei non l’ha accettata. Ha fatto una battaglia che era suo diritto fare, quella di chiedere di rivalutare il caso.

Ha presentato un ricorso ad Ottobre, per la riapertura del caso…

 

ED E’ STATO RESPINTO

E’ STATO RESPINTO DA MESI, A NOVEMBRE, E LEI LO SA BENISSIMO.

 

Ma a lei non si è fermata nemmeno davanti a questo. Ha presentato un nuovo esposto, ancora, ricominciando da capo.

Credo che anche questo verrà respinto, così fosse, cosa farà dopo?

 

Quante sentenze, quanti atti, quanti responsi occorrono perché lei rinunci a una verità alternativa che non esiste?

Quando accadrà che lei riesca a trovare pace?

 

Come ho cercato di spiegare, la strada per la Giustizia passa necessariamente da una porta, quella della Verità.  E’ una porta pesante e difficile da aprire, perché comporta non solo di cercare la verità, ma anche di raccontarsela.

La porta più facile da aprire invece e’ quella della rabbia e della vendetta, non vi è serratura lì, Basta una leggera spinta, basta la cosa più semplice, subdola e pericolosa: la menzogna, prima di tutto verso se stessi..

 

Roberta, le ho già scritto che questa sua ostinazione, non per la ricerca della verità, ma per la negazione di ciò che è accaduto, è smentita dalle stesse parole di suo figlio Manuel, quando parlava con medici e magistrati.

 

Mi permetta allora di riportarle ancora alcune parole di suo figlio. Ne ho lette molte in questi giorni. Parole scritte da Manuel a Valentina Pitzalis alla donna che lui ha amato infinitamente. Alla donna che lo ha amato infinitamente.

La donna verso la quale lei prova una rabbia che dovrebbe invece sotterrare.

Perché se c’è un’altra donna che ha amato Manuel, è stata lei, Valentina.

Se c’è una donna che ha provato a salvare suo figlio, e’ stata lei, Valentina.

Se c’è un’altra donna, che nonostante tutto quello che è accaduto, ancora ha nel suo cuore un posto speciale per suo figlio, questa è lei, Valentina Pitzalis.

 

Eccole allora le parole di suo figlio manuel scritte a Valentina:

 

20 Gennaio 2011

vale… mi sà ke ti amo ankora! e tu?

skusami…! ma sai cosé… é ke ora ho tutto … la casa, tra breve la macchina , e anke il lavoro dove mi assicurano se voglio andare… ma l’unica cosa ke mi dà la felicità é quando ti vedo 🙁 e cosa ancora più strana é ke mi fido di te!

non lo so xké …ma ieri ad esempio quando avevo l’ansia e ti ho kiesto di kiamarmi …dopo ke ti ho sentito… sono stato benissimo. ..mi hai fatto passare l’ansia molto di piu di quanto me la fanno passare quelle cazzo di medicine…

mi manchi pazzerella:(…dico veramente:(

forse tutte le medicine ke ho preso mi hanno fatto passare le minkiate ke avevo in testa… xo sono cambiato e io stesso …sono contro la gelosia ke rovina tutto! ….. sono sorpreso del mio cambiamento! E penso ke l’amore é bello liberi e senza catene!

2 marzo 2011

Buonaninni e sogni d’oro amore mio… ti amo da morire… e quando sklero e solo xke’ c’e’ lo con me stesso xke’ ti ho perso e sei tutta la mia vita… ti mando tanti baci… ti amo da impazzire… tuo x sempre manuel !

 

Legga queste parole Roberta, legga quanto Manuel amasse quella donna e quanto cercasse la pace contro i suoi mostri nel cervello.

Io darò voce nelle prossime puntate dell’inchiesta anche ai dubbi sollevati da lei e dal suo gruppo. Guardiamoli insieme Roberta, e speriamo che gli animi si calmino.

Io mi auguro che lei sappia trovare la pace alla fine del suo dolore.

 

E i dubbi sollevati dalla madre inizieremo ad affrontarli con l’articolo: MANUEL PIREDDA: LE PAROLE DI ROBERTA MAMUSA

 

Per leggere l’articolo precedente dell’inchiesta clicca qui –>LA COLPA DI VALENTINA: RACCONTARE I SUOI ERRORI E LA VITA CON MANUEL

 

 

 

IMPORTANTE: 

Questa inchiesta nasce con l’intento di diffondere il più possibile le informazioni  e i dati reali  sull’aggressione a Valentina Pitzalis avvenuta nel 2011 a Bacu Abis per mano di suo marito Manuel Piredda. Informazioni per fare chiarezza,  contro la massa di bugie ed inesattezze diffuse in questi anni con lo scopo di accreditare una verità alternativa a quella sancita dalla Giustizia, una verità  non sorretta da alcun elemento concreto. Un insieme di teoremi e supposizioni che hanno portato Valentina Pitzalis ad essere al centro di campagna di accuse e insulti.

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