L’ESPOSTO PER LA RIAPERTURA DEL CASO: LE GRANDI PROVE

Nell’autunno del 2016 Roberta Mamusa ha presentato un esposto chiedendo che venga riaperta l’inchiesta che vede suo figlio ritenuto responsabile dell’aggressione a Valentina Pitzalis, ufficialmente ipotizzando che lei sia stata partecipe a una scelta suicidiaria condivisa insieme a Manuel Piredda, o lo abbia istigato ad uccidersi.

L’ESPOSTO E’ STATO RESPINTO POCHE SETTIMANE DOPO LA PRESENTAZIONE, A NOVEMBRE IN QUANTO NON CONTENENTE NOVITÀ’ TALI DA GIUSTIFICARE LA RIAPERTURA DEL CASO.

Cosa conteneva l’esposto?

La querela presentata dalla Signora nei primi punti riepiloga sommariamente, i fatti della notte dell’aggressione, indicando che la richiesta di archiviazione per morte del reo del Pm De Angelis si sarebbe basata esclusivamente sulle dichiarazione di Valentina Pitzalis, senza alcun riferimento, né agli altri elementi dell’indagine specifica, né ai precedenti del figlio, che pure non erano ignoti a chi ha indagato e hanno avuto certamente un loro peso nella valutazione finale.

E infatti quando arriva il punto del documento in cui chiedere la riapertura del caso  dichiara  che non si può essere certi dei motivi che hanno indotto il magistrato ad aprire un procedimento penale a carico del figlio, mentre la conclusione cui arriva  il Pm non può essere considerata soddisfacente.

Un ragionamento  apparentemente logico: ricostruisco un fatto omettendo del tutto una delle componenti principali, ovvero i tratti psichiatrici di Manuel Piredda, i suoi problemi con la droga e con le benzodiazepine, i suoi tratti paranoidi e gli scatti violenti, i suoi precedenti persecutori nei confronti di un’altra ex fidanzata… ometto tutto questo e poi mi chiedo: come avete potuto pensare che sia stato lui?

In attesa che la magistratura si pronunci ufficialmente su un secondo esposto presentato subito dopo il respingimento del primo e che ne ricalca in gran parte i contenuti, , mi permetto comunque di fare alcune osservazioni personali sui punti toccati  dal primo esposto, quello già respinto:

Il primo dubbio sollevato nella richiesta riguarda il fatto che non sarebbe stata fatta alcuna verifica sulla convocazione a Bacu Abis  da parte di Manuel Piredda della moglie Valentina Pitzalis la sera dell’aggressione, questo perché non sarebbero stati esaminati i tabulati telefonici che avrebbero potuto permettere di verificare se davvero Manuel aveva chiamato Valentina , e nemmeno sarebbe stato interrogato il titolare del Bar dove lavorava la Pitzalis che l’avrebbe accompagnata quella sera fino a casa. Così come non  sarebbe stato sentito l’avvocato Serra  che avrebbe dovuto ricevere da Manuel dei documenti per ottenere i quali era stata chiamata in tutta fretta Valentina.

Ecco su questo passaggio mi sento di dire due cose: la prima e’ che agli atti dell’inchiesta vi è l’interrogatorio fatto alla sorella di Valentina Pitzalis, interrogatorio effettuato prima che Valentina fosse interrogata dai Carabinieri, poche ore dopo l’aggressione e senza che la sorella possa aver minimamente concordato la sua testimonianza con la Pitzalis, dato che questa  era sotto farmaci in ospedale  lottando tra la vita e la morte a Sassari. Ho pubblicato l’interrogatorio in questa inchiesta nella versione integrale in questo post —> GLI INTERROGATORI: COME MANUEL ATTIRA VALENTINA A BACU ABIS

EBBENE IN QUELLA DEPOSIZIONE LA SORELLA DI VALENTINA ANTICIPA ESATTAMENTE LE STESSE COSE CHE LA SORELLA POTRÀ DIRE AI CARABINIERI SOLO UN MESE DOPO, E CIOÈ’ CHE LA SORELLA L’ AVEVA CONTATTATA QUELLA SERA PERCHÉ  MANUEL ESIGEVA CHE LEI GLI PORTASSE DEI DOCUMENTI, E CHE VALENTINA LE AVEVA CHIESTO DI ACCOMPAGNARLA, E CHE LEI SI ERA RIFIUTATA E SOLO A QUEL PUNTO VALENTINA E’ ANDATA DA SOLA A BACU ABIS.

Una testimonianza che risponde anche a un’altra illazione sollevata dagli innocentisti pro Manuel in questi anni: se Manuel era pericoloso, perché la Pitzalis è andata solo a casa sua?

E la risposta è abbastanza semplice, fatta eccezione per un episodio accaduto poco tempo prima, Manuel non si era mai dimostrato violento e pericoloso con lei, se non per liti verbali, scenate, e tendenze a non volere che lei andasse via. La Pitzalis insomma non si era mai sentita in pericolo fisico, ed era comunque ancora molto legata a Manuel, pur nella separazione. Infatti è l’unica che accetta di aiutarlo nel momento in cui lui sta toccando il fondo, a Bacu Abis.

QUINDI, O CI TROVIAMO DI FRONTE A UN COMPLOTTO FAMILIARE PER UCCIDERE MANUEL, ORGANIZZATO CON LARGO ANTICIPO, IN MODO DA FORNIRE UNA VERSIONE COERENTE E CONCORDATA, OPPURE LA SORELLA DICE LA VERITÀ E CONFERMA IN ANTICIPO QUELLA CHE SARA’ LA VERSIONE DI VALENTINA.

ANCHE PERCHÉ LA PRIMA RICHIESTA DI VALENTINA E’ QUELLA DI ESSERE ACCOMPAGNATA E QUINDI QUALE PROGETTO AVEVA, UCCIDERE MANUEL O FARLO SUICIDARE INSIEME ALLA SORELLA?

Ammesso quindi che il titolare del bar non sia mai stato sentito, vi è un altro interrogatorio, oltre a quello di Valentina,  che conferma la dinamica dell’appuntamento.

Inoltre prima della fine di questa inchiesta dimostreremo che quella convocazione, Valentina Pitzalis, e` in grado di provarla.

Dimentica infatti la signora Mamusa che l`inchiesta venne chiusa prima che la Pitzalis uscisse dall` ospedale dove lottava per sopravvivere, e che di conseguenza non ha mai dovuto fornire prove specifiche, ma non vuol dire che non ne sia in possesso.

 

Il fatto che invece l’avvocato Serra non sia stato interrogato, mi sento in parte di smentirlo io direttamente: l’avvocato infatti ha raccontato proprio a me nella mia intervista per IL TERZO INDIZIO di aver fatto un lungo colloquio con il Pm De Angelis all’epoca dei fatti. Escludo che non abbiano toccato il tema dei documenti, che non solo l’avvocato Serra mi ha confermato che Manuel doveva procurarsi, ma che certamente non gli dovevano essere consegnati quella domenica, perché e’ palese che si trattava di un pretesto inventato da Manuel  per attirare Valentina in quella casa.

Quindi cosa avrebbe potuto dire l’avvocato in merito a un’invenzione di Manuel? O che non era previsto alcun appuntamento, confermando quindi la premeditazione nella convocazione , o che era vero che domenica lui sarebbe passato e ritirarli, confermando quindi quanto raccontato da Manuel a  Valentina.

Insomma l’avvocato, che dichiara comunque di aver incontrato il Procuratore e di aver parlato del caso con lui,  non avrebbe avuto alcuno valore probatorio a favore di Manuel Piredda.

 

Il secondo punto affrontato riguarda invece l’interrogatorio al padre di Valentina Pitzalis  e le sue dichiarazioni in merito al suo personale sospetto che in precedenza Manuel fosse stato violento con la figlia.  Giustamente viene ricordato che Valentina ha sempre negato episodi violenti di Manuel.  Poi viene contestata anche la sua dichiarazione sul fatto che la Pitzalis si recasse spesso  a casa di Manuel  per aiutarlo . Afferma che su questo tema, la frequentazione , non sia stato ascoltato nessun altro.

 

Anche queste osservazioni richiedono alcune precisazioni: la Signora ha ragione quando dice che Valentina ha sempre negato comportamenti violenti di Manuel, dimentica però che sul comportamento violento del figlio, più che che le impressioni del signor Pitzalis, potrebbero aver pesato i suoi precedenti persecutori e minacciosi nei confronti della ex fidanzata del liceo e soprattutto la perizia psichiatrica che ne conclamava la violenta perdita di controllo legata agli abusi di psicofarmaci e droghe. Quegli psicofarmaci prescritti a Manuel poche ore prima da una sua psichiatra.

E per quanto Manuel incontrando l’avvocato Serra il giorno precedente gli fosse apparso lucido, noi non sappiamo cosa sia accaduto il giorno dell’appuntamento.

Sul fatto che Valentina si recasse da Manuel per aiutarlo poi, non esistono solo le testimonianze dei suoi familiari, ma anche quella vicina di casa che forse la Signora dimentica, che non solo dice che Valentina si recasse talvolta da lui, ma che quando c’era lei spesso i due litigavano.

Non si capisce bene poi perché la Signora voglia mettere in dubbio questa circostanza, dato che ha sempre raccontato di avere testimonianze di persone che addirittura sostenevano che lei abitasse lì con lui.

 

Il terzo punto affrontato dalla Signora è quello della gelosia. La Signora Mamusa dice che non era solo Manuel ad essere geloso, ma che anche Valentina lo era, e invita ad interrogare la zia del suo ex fidanzato R. per averne conferma. E che non corrisponde al vero che Manuel la tenesse segregata per gelosia. Qui iniziano i costanti riferimenti alle interviste televisive e al libro della Pitzalis dove invece lei sosterrebbe il contrario.

 

Si tratta, a mio modo di vedere,  di un punto assolutamente confuso nel merito e nel contenuto.

Intanto perché si comincia a fare riferimento appunto a interviste tv e al libro ( senza però citare con precisione dichiarazioni e passaggi scritti ) come se queste avessero fatto parte dell’inchiesta della Procura , che è il vero “oggetto” del ricorso.

Mi spiego: non posso dire che le indagini della procura del 2011 sono state fatte male perché non hanno tenuto conto di quando dichiarato o scritto nel 2014/5/6. Perché  ovviamente questa cosa non ha il minimo senso.

Avrebbe un senso solo se esistessero dei contenuti in contraddizione: mi spiego. se la Signora dicesse: guardate che nel 2011 la Pitzalis ha detto questo, e invece nel 2014 ha detto un’altra cosa. Ma in questo caso dovrebbe trattarsi di qualcosa di davvero probante e fondamentale. Qualcosa che indichi che ha mentito nel 2011 in merito ai fatti di Bacu Abis.

Ma non viene citato nulla, nessuna parola, affermazione, scritto. Nulla. Se non generici riferimenti a interviste tv e libro.

Appare del resto anche poco rilevante il tema della generica gelosia. A parte che proprio il Diario di Valentina, lo vedrete tra pochi giorni, dimostra che la sua gelosia era relativa: aiuta Manuel a conquistare un’altra ragazza, lo prende in giro per la storia burrascosa con una minorenne, e ancora gli dice che il suo non essere gelosa non deve far pensare a Manuel che lei non lo ami ( lui ci rimaneva male ) .

E poi, se anche Valentina Pitzalis fosse stata gelosa di Manuel quando stavano insieme, questo cosa vorrebbe dire?

Il problema di Manuel non era una generica gelosia. Come emerge anche dalla sua perizia psichiatrica il problema di Manuel erano i suoi aspetti paranoidi. Non una gelosia qualunque. Quelli che lui stesso racconta essere un problema nei rapporti familiari allo psichiatra che lo sta esaminando. Di cui parla lui stesso scrivendo messaggi alla Pitzalis. Un disturbo della personalità paranoide che bezodiazepine e cocaina certo non calmavano,  al contrario.

A rendere Manuel pericoloso era questo, non una gelosia generica. Che io personalmente posso benissimo attribuire anche a Valentina Pitzalis. Peccato che lei non soffrisse degli stessi disturbi, non abusasse di cocaina al punto da dichiararsi dipendente dalla stessa, né abusasse di Xanax al punto da diventare violenta fino a perdere la capacita`di intendere e di volere come dichiarato dalla perizia psichiatrica per Manuel.

Ricordo inoltre il messaggio di Manuel a Valentina che ho pubblicato nella LETTERA APERTA A ROBERTA MAMUSA  dove è lui stesso a fare riferimento alle sue gelosie, ai suoi problemi mentali e ai problemi che avevano arrecato al rapporto con la moglie.

Ma ovviamente a tutto questo, nella querela della signora Mamusa non è dedicata neanche una riga. Perché, come è noto, Manuel era un ragazzo dolce che non aveva problemi.

 

Il quarto punto riguarda poi il fatto che Valentina e Manuel si fossero lasciati o meno, la Signora Mamusa nega questa circostanza, dicendo che solo Valentina sostiene questa bugia,  richiamando a testimonianza delle bugie di Valentina una testimone, la titolare di una pizzeria vicino  a casa di Manuel in grado di testimoniare che avevano occupato insieme la casa.

 

Anche su questo punto la Signora dimentica diversi elementi di prova presenti nell’inchiesta:

Intanto abbiamo visto i messaggi di Manuel che fa riferimento alla fine della loro storia. Parole di Manuel Piredda.

Poi ci sono le due dichiarazione del Padre e della Sorella di Valentina, entrambi infatti fanno riferimento al fatto che non solo si stavano separando, ma che Valentina era tornata a casa a vivere da sola. Interrogatori, ricordiamolo ancora una volta fatti prima di che potessero essere concordati con la Pitzalis.  

Vi è poi l’interrogatorio della vicina di casa del piano di sotto, che racconta che Valentina lo andava a trovare, ma non sostiene minimamente che vivesse in quella casa con lei, anzi, ricorda che quando arrivava lei, scoppiavano liti. Quindi lei non era sempre in quella casa.

Ci sono poi altri documenti che testimoniano la separazione e che sono presenti nei precedenti di Manuel: in primis la denuncia per occupazione abusiva di quell’appartamento, che vede Manuel come unico responsabile condannato.

E indirettamente il processo per i furti negli appartamenti, quando la madre di Valentina Pitzalis riconosce in Manuel l’autore del tentato furto a casa sua e lo indica come il genero da cui la figlia si stava separando.

Quindi o c’e’ un grande complotto, il solito contro Manuel, partito addirittura mesi prima del delitto, oppure la signora della Pizzeria non credo possa determinare granché. Avrà capito male.

Inoltre su questo punto sono molto confuso:  ho visto i detrattori di Valentina Pitzalis e la stessa signora Mamusa sostenere che Manuel aveva lasciato Valentina per sua decisione, che frequentava un’altra ragazza, e che finalmente si era liberato di lei.

Ora invece nella querela, la Signora sostiene che i due vivevano insieme?

 

Peccato che sia lo stesso Manuel a smentire che loro vivessero insieme o stessero insieme. Sono le sue parole che scrive a Valentina solo pochi giorni prima della tragedia a raccontarci come fossero tra loro i rapporti. Lui disperatamente solo, lei ormai perduta, ma disposta ad andare da lui per aiutarlo.

La donna di cui lui è innamorato è lontana. Gli sta vicino, ma non è più costantemente al suo fianco. Quella donna che nei messaggi lui descrive come l’unica in grado di calmarlo. Non è sempre con lui.

Ma lui ha bisogno di lei. E le chiede continuamente di passare da lui.

 

12.04.2011

i miei saluti e i miei omaggi …vale della terra ! ci vediamo un pò quando smonti ? …passi un pò a casa… ? fammi saxe… ti mando un bacio …terricola !!! 🙂

se il nostro amore era una partita… é kiaro ke l’hai vinta tu…! ma oggi mi manki da morire…! molto,..molto !

 

13.04.2011

buongiorno vale… mi stai vicino? x favore !

buona notte e sogni d’oro… cattiva, ma dolce ,nei miei pensieri ,amore mio !! ! vi mando tanti baci… a te, pisolino , fuffi e karola… ti amo da morire …anke se sei così ! torna presto da me! …solo tuo manuel !

 

Sono parole importanti. Ci raccontano del dramma che Manuel sta vivendo. Della sua solitudine. Del suo agoniare la presenza di Valentina. Della sua difficoltà a restare solo, con i suoi mostri nel cervello.

Ed è forse questa la vera chiave per capire quanto accaduto poi la notte di due giorni dopo, la notte tra il 16 e il 17 Aprile.  La notte della tragedia.

 

Dopo aver sollevato questi quattro punti, la querela presenta una lunga versione della relazione tra Manuel e Valentina narrata da Roberta Mamusa. Una specie di contro documento per rispondere al libro di Valentina Pitzalis.

Un racconto che parte dal 2004/5 dall’incontra tra Manuel e Valentina, che subito la signora aveva identificato come una donna dalla quale il suo ragazzo avrebbe dovuto tenersi alla larga. Nonostante i plurimi avvisi al giovane ragazzo però lui si era innamorato, la loro storia era rimasta incerta fino a quando lei era stata in Germania ma poi, al suo ritorno, i due avevano deciso di sposarsi,  e lei si era insidiata a casa loro.

il matrimonio era già stato rivelatore del vero animo di quella terribile ragazza che si vestiva di nero, aveva borsette a forma di bara, e aveva scelto un vestito dalle grandi ali nere sulla schiena per i giorno del matrimonio, che si era tenuto nel più spettrale dei luoghi: delle catacombe!

Una ragazza che le aveva subito fatto percepire il ‘male’ che aveva in lei, con la sua passione dark per bare e teschi! Vestiti neri! E aveva addirittura dichiarato che le sarebbe piaciuto avere un’agenzia funebre! Voleva persino mettere delle tende nere in camera da letto! o tingere di nero le pareti.

Valentina ovviamente non faceva nulla tutto il giorno, mentre Manuel si rompeva la schiena con il padre.

Così dopo tre anni, aveva deciso che era stato un errore sposarla, e lo aveva confessato alla mamma.

C’erano continue discussioni per la gelosia, quella di Manuel ma anche quella di Valentina verso le ex fidanzate del suo bambino, e lei si era arrabbiata quando le aveva confessato di averla tradita!

E Manuel si sentiva soffocare per quella gelosia. Era Manuel che aveva il terrore di incontrare le sue amiche per la gelosia estrema della Pitzalis.

 

Non voglio dilungarmi troppo su questa visione della relazione Valentina/Manuel  narrata dalla signora Mamusa, uno perché può anche essere il suo onesto resoconto delle impressioni che lei ha avuto di quella donna che aveva sposato suo figlio. Non sarebbe la prima suocera a trovare insopportabile la donna che le ha portato via il bambino. Non sarebbe la prima madre a trovare inadeguata la moglie del figlio. Non sarebbe la prima madre a ribaltare i ruoli: una visione dove il figlio, paranoide conclamato da una perizia psichiatrica, diviene vittima delle gelosie della moglie.

Vedremo esminando il Diario di Valentina come sul tema della gelosia e delle ex fidanzate di Manuel le cose non stiano esattamente come racconta la signora Mamusa. Ovviamente nelle pagine che non sono mai state pubblicate.

Permettetemi però di darvi la misura di come questa donna abbia “modificato” nella sua visione alcuni degli eventi narrati. Premettendo che tanto Valentina, quanto Manuel aveva una passione comune per il punk  e per il dark, anche a livello musicale, condividendo l’amore per il generi musicali e i gruppi che li interpretavano.

Il loro matrimonio si tiene nelle famose catacombe, che contrariamente a quanto possa sembrare e si cerca di far passare, altro non è che uno dei luoghi deputati alle cerimonie nuziali del Comune di Carbonia: Monte Sirai.

Quindi non un antro predisposto per un rituale funebre da una setta di streghe, non un cimitero violato in segreto, ma uno degli spazi messi a disposizione dal Comune dove si svolgono decine di matrimoni. Prova ne è che quella cerimonia non venne officiata da Malefica o da qualche altra strega , ma dall’allora Sindaco di Carbonia.

Una cerimonia felice, dove tutti sorridevano e tutti scommettevano su una vita a lungo serena per i due sposi. Loro per primi. Sorridenti ed entusiasti nelle immagini di quel giorno.

 

 

Ed ecco ora per tutti voi, ecco il famoso terribile vestito dalle grandi ali nere che tanto aveva sconvolto la signora Mamusa e che doveva essere la prova del carattere malvagio di Valentina:

 

 

 

Quella che vedete è Valentina Pitzalis con il terribile vestito da strega. Non vedete le grandi ali nere?

Non vorrei soffermarmi troppo su questo vestito che è stato oggetto di invenzioni di ogni genere, e che dovrebbe rappresentare il lato oscuro di Valentina Pitzalis.

Ma c’è un’ultima cosa che va raccontata, perchè nelle tante dicerie contro la Pitzalis, dopo aver detto che aveva un vestito da strega, si è detto che era un vestito con una grande scollatura ( questo è vero ) sulla schiena, e che averlo potuto indossare era proprio la dimostrazione che Manuel Piredda tutto era tranne che geloso.

Peccato che non sia stato proprio così: se guardate le immagini del matrimonio, potrete vedere come Valentina Pitzalis non abbia mai potuto sfoggiare quel vestito, rimasto rigorosamente per tutta la durata della cerimonia nascosto sotto una lunga giacca nera che le copriva schiena e spacco, e ovviamente le immense ali nere.

Proviamo a indovinare perchè Valentina PItzalis non ha potuto mostrarlo in pubblico quel vestito?

 

 

Ovviamente nella querela non poteva mancare la grande prova della bugie di Valentina Pitzalis: a contraddire il racconto delle scenate nutturne per gelosia di Manuel Piredda ci pensa la signora Mamusa.

Ribadisco ancora una volta che il contenuto del libro della PItzalis Nessuno Può Toglierti Il Sorriso, non ha mai fatto parte del fascicolo d’inchiesta sull’aggressione di Bacu Abis, ragione per cui se anche tutto ciò che vi è scritto fosse completamente falso ( così come le sue interviste Tv a partire dal 2014 ) non avrebbe nulla a che vedere con le indagini concluse con la dichiarazione dell’avvenuta aggressione di Manuel ai suoi danni.  Sono due fatti completamente diversi.

Ho già spiegato come il racconto di  quelle paranoie notturne abbia una sua  fondatezza in numerosi articoli di questa inchiesta a partire da quello sulla perizia psichiatrica.

 

Sempre nell’esposto la Signora si lamenta che Valentina Pitzalis venga definita nei programmi Vittima di Stalking perché non vi è nessuna denuncia in merito a carico di Manuel. E questo è vero, perché è la stessa Pitzalis a dire che tra i suoi errori di donna che si è lasciata chiudere in una gabbia, c’e’ stata l’incapacità di denunciare e confidare ad amici e famiglia la sua condizione.

E’ proprio per questo che ha scritto un libro e si reca nelle scuole a tenere conferenze: per spiegare a ragazzi e ragazze, a donne e uomini, di ripetere i suoi errori. E nel caso si trovino in quella condizione, di farsi avanti e raccontarlo a qualcuno.

 

Sui fatti specifici di quella notte poi vengono sottolineate le contraddizioni dell’interrogatorio della Pitzalis: lei parla di annaffiatoio verde e invece era secchio rosso, lei non vede i guanti di Manuel, lei non ricorda di aver rotto la finestra.

Insomma tutti gli elementi sui quali oggettivamente Valentina Pitzalis sbaglia nel ricordare quegli istanti, ovvero un’aggressione improvvisa durata una manciata di secondi. Valentina insomma mentirebbe perché confonde il colore del contenitore della benzina usato da Manuel per versargli il liquido addosso, mente perché non vede che lui ha indossato dei guanti di gomma  ( da notare peraltro che ha sempre dichiarato che lei si reca in una stanza e quando torna prima di essere aggredita, Manuel gli da le spalle, quindi se si è infilato i guanti e ha preso in mano una bacinella, lei arrivando non può vederlo ) , mente perché mentre sta bruciando viva non si rende conto se ha rotto la finestra e come.

Personalmente trovo tutto questo allucinante. Consiglio alla prossima donna che verrà bruciata viva dal marito di prendere appunti precisi sugli istanti in cui cercano di ucciderla.

 

Valentina Pitzalis poi avrebbe anche sbagliato a descrivere i vestiti di Manuel in questo modo: “indossava una cuffietta verde, la sua solita cuffietta verde, e poi aveva un giubbotto in jeans, una maglietta e dei jeans.”

Tutti questi vestiti sarebbero ancora, intonsi, a casa dei Piredda.

Ora a parte che la descrizione è talmente generica che posso affermare anche io che il giubbotto jeans la maglietta e i pantaloni jeans sono qui a casa mia. E che ovviamente sono capi di vestiario di cui ciascuno di noi può avere, diciamo, raddoppiati. Io ho 4  jeans e almeno 20 magliette, un vecchio giubbotto jeans e uno più nuovo. Spero per Manuel non avesse un unico paio di pantaloni e una sola maglietta.

E il cappellino verde, resta l’unica cosa in dubbio…

Anche se a me, in tutte queste discussioni resta sempre una brutta impressione: cercare di trovare la minima contraddizione, tipo: come era vestito il tuo stupratore? Hai detto che aveva un cappello verde? E invece era azzurro!  Adesso è tutto chiaro, se non ricordi il colore del cappello, come puoi essere sicura che ti abbia stuprata?

Insomma, se anche Valentina avesse un ricordo sbagliato dei vestiti cosa dimostrerebbe? Faccio davvero fatica a capire. O forse no, si capisce benissimo invece: dimostrare che la vittima sbaglia, e se sbaglia su una cosa, sbaglia su tutto. Se il giubbotto era diverso vuol dire che non è stata aggredita. 

 

Un’altra prova delle supposte bugie di Valentina, sarebbe poi il fatto che lei ha sempre sostenuto di non essere potuta fuggire perché il portone di Bacu Abis era chiuso da un’enorme chiavistello, cosa che non sembrerebbe vera visti i rapporti dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco intervenuti quella sera.

A parte che è assodato che Manuel è stato ritrovato morto  vicino alla porta e che potrebbe benissimo averla aperta pensando di fuggire dopo aver aggredito Valentina e averle dato fuoco, ragione per cui la porta poteva essere stata aperta in un secondo momento…

a parte tutto ciò,  la verità è che Valentina Pitzalis non dichiara che la porta fosse chiusa da un pesante chiavistello. Questo è il passaggio durante il suo interrogatorio in ospedale:

 

PITZALIS Valentina: Sì, sì, era tranquillo, te l’ho detto. Gli ho detto: “Toh il documento”. Non mi ricordo se gliel’ho dato a lui in mano o gliel’ho appoggiato nel mobile del computer quando sono andata ad abbassare il volume. Non mi ricordo questa cosa. Comunque gli dicevo: “Dai, me ne sto andando, me ne sto andando” e lui mi diceva: “Aspetta un attimo” e aveva un trinciato in bocca, mi ricordo, e diceva: “Aspetta un attimo, dai, un attimo”, Io faceva sempre ma normale era. A un certo punto io stavo andando verso la porta per uscire, no?

Ero nell’andito tra praticamente la porta e quella stanza che c’è sulla destra. Lui ha preso l’annaffiatoio verde dalla cucina, chiamiamola cucina, e mi ha gettato questa cosa addosso che mi ha preso in faccia e addosso e io dall’odore ho riconosciuto che era benzina. GIi ho detto: “Manuel, cosa stai facendo? Mi sei matto?” e lui
con la faccia cattiva mi ha detto: “Cosa sto facendo?” e mi ha messo fuoco.

 

Quindi la Signora contesta un’affermazione che Valentina non ha mai fatto. Nemmeno nel suo libro, scritto anni dopo, dice che la porta fosse chiusa. E nell’intervista realizzata da me per il TERZO INDIZIO dichiara :

HO APPOGGIATO IL DOCUMENTO, NON RICORDO BENE SE GLIE L’HO DATO IN MANO O L’HO APPOGGIATO SULLA SCRIVANIA,  COMUNQUE MI RICORDO CHE SONO SUBITO RITORNATA INDIETRO.  ED ERA ALLA PORTA, DI SPALLE, PERO’ LA PORTA ERA VECCHIA,  E AVEVA UN CHIAVISTELLO MOLTO PESANTE, QUINDI QUANDO CAPITAVA CHE IO ANDAVO A TROVARLO A CASA SUA LUI MI APRIVA SEMPRE LA PORTA PER USCIRE. QUINDI ANCHE QUEL GIORNO IO ERO LI’ DAVANTI ALLA PORTA E LUI ERA DI SPALLE A ME, E MI HA DETTO, SENTO LA SUA VOCE CHE MI FA, DAI VALE RIMANI ALTRI 5 MINUTI. NIENTE DI STRANO, LO FACEVA SEMPRE, E IO COME SEMPRE : NON GUARDA, NON ESISTE, SONO STANCA… MI SONO GIRATA PRATICAMENTE, PER DIRGLI NO. LO VEDO DAVANTI A ME, ALLA FINE DELL’ANDITO, LUI ERA CON LA PORTA DI QUELLA CHE DOVEVA ESSERE ADIBITA A CUCINA ALLE SPALLE, RICORDO CHE HA PRESO UN ANNAFFIATOIO VERDE,  E MI HA LANCIATO DEL LIQUIDO ADDOSSO.

Valentina Pitzalis quindi anche nell’intervista dichiara che la porta aveva un chiavistello pesante e che quando era chiuso lui lo apriva per lei. Non che quella sera il chiavistello fosse chiuso.

Sembra invece che parlando in un’occasione in un convegno abbia parlato del chiavistello chiuso. Non ho rintracciato quel filmato e quindi non lo escludo.

Non lo dice nell’interrogatorio, non lo scrive nel suo libro, non lo dice nell’intervista con me. La dichiarazione nella querela “Valentina Pitzalis ha sempre dichiarato che…” mi sembra un poco azzardata.

 

Ovviamente l’ultimo punto della querela riguarda la mancata autopsia, con tanto di citazione del regolamento della Polizia Mortuaria. Sul punto mi sono già espresso spiegando bene come sono le leggi .

Ma a sostegno del fatto che ci sia una grande segreto occultato dalla mancata autopsia sul corpo del figlio, la Signora Mamusa sfodera una supertestimone, la signora D.D.: una donna che ha riferito che un dipendente delle pompe funebri che si occuparono del funerale di Manuel, un amico del suo ex marito, le avrebbe rivelato che il ragazzo non aveva sofferto per le fiamme, in quanto era morto prima, con il cranio sfondato.

Anche questo tema è già stato trattato in un post di questa inchiesta pubblicando gli esami effettuati sul corpo per constatare decesso e cause di morte e di questa frattura non vi è alcuna traccia.

Un cranio sfondato sfuggito e ben due medici che la notte di Bacu Abis stilarono i certificati di morte e le relazioni sulle presunte cause di morte, Un cranio sfondato che non hanno visto il personale dell’ambulanza accorso, i vigili del fuoco e i Carabinieri. Un cranio sfondato raccontato da un becchino amico dell’ex marito di una signora…

 

 

Ma la grande arma che secondo la Signora Mamusa dovrebbe scardinare l’intero caso, dimostrando che Valentina Pitzalis è il Diario di quest’ultima scritto nel 2005 dal quale dovrebbe dedursi l’instabilità mentale della Pitzalis, la sua gelosia folle e le volontà suicide. Neanche tutto il Diario, alcuni estratti scelti. Quelli che unßaltra sentenza ha gia` definito manipolati.

Insomma formalmente, secondo l’esposto la Pitzalis avrebbe spinto Manuel al suicidio, un suicidio però condiviso anche da lui stesso.

Come sia possibile che il contenuto di un Diario scritto nel 2005 dimostri gli avvenimenti che si sono svolti 6 anni dopo resta per me, un mistero, o meglio potrebbero essere rilevanti se contenessero effettivamente degli elementi importanti e indicativi di una mente malata. E non parlo di frasi o espressioni che non piacciano a chi le legge, figlie di una cultura giovanile punk o dark diverse da quelle della Signora. Parla di elementi strutturali che indichino depressioni o follie concrete.

Sento già il rumore delle obbiezioni dei sostenitori di Manuel Piredda: ma come i suoi precedenti si, il diario di Valentina Pitzalis no?

Affascinante parallelo, e infatti ho appena scritto che quel Diario potrebbe avere un valore se contenesse indicazioni strutturali, e io non sono di questa opinione. Mentre la storia di Manuel Piredda, non è interessante ed esplicativa perché ne delinea  semplicemente il fatto che avesse già commesso dei reati. La sua storia giudiziaria si interseca cosi fatti di Bacu Abis  perché ci racconta in modo chiaro come Manuel avesse dei problemi, dei disturbi fin da giovane, quando perseguitava l’ex fidanzata che l’aveva lasciato, ci racconta come quelle sue paranoie fossero divenute strutturali fino ad essere individuate chiaramente in una perizia psichiatrica, come l’uso e abuso che lui stesso racconta di aver fatto di cocaina, cannabis ed hashish possano aver ampliato quelle turbe, esasperandole, ci raccontano come sia poi passato nel suo istintivo tentativo di contenere quelle problematiche all’uso prima, e all’abuso poi, di benzodiazepine,  ci racconta ancora come quella dipendenza abbia finito, con un effetto paradosso con lo scatenare un lato violento di Manuel.

Fino a renderlo incapace di intendere e di volere quando scatena la violenza contro i Carabinieri.

I Diari di Valentina Pitzalis, come vedremo, rappresentano un momento intimo e privato di scrittura, e per quanto possano rivelare appunto un’anima dark e punk della ragazza che vi scriveva nel 2005, non hanno mai avuto alcuna conseguenza fattiva a seguire.

Cioè tra il 2005 e il 2011, la vita di Valentina Pitzalis non ha mai registrato nessun episodio di follia o squilibrio. Meno che meno di intenzioni suicidiarie. Nulla che posa lasciar immaginare che ciò che è scritto in quelle pagine non fosse altro che uno sfogo, o una fantasia.

Comunque ho chiesto a Valentina Pitzalis il permesso di rendere pubblica non solo una parte parziale del suo Diario, quella contenuta anche nella querela e già diffusa on line dalla Signora Mamusa, ma l’intero contenuto della pagine di quello scritto, comprese quelle, mai mostrate ovviamente dalla Signora, in cui Valentina si lamenta con Manuel proprio delle sue follie.

E di questo ci occuperemo, nel prossimo capitolo dell’inchiesta dal titolo: IL DIARIO DI VALENTINA PITZALIS: COSA RACCONTA VERAMENTE

 

Per leggere l’articolo precedente dell’inchiesta clicca qui–>IL LIBRO DI VALENTINA PITZALIS CHE SCATENA TUTTO: NESSUNO PUÒ TOGLIERTI IL SORRISO

IMPORTANTE: 

Questa inchiesta nasce con l’intento di diffondere il più possibile le informazioni  e i dati reali  sull’aggressione a Valentina Pitzalis avvenuta nel 2011 a Bacu Abis per mano di suo marito Manuel Piredda. Informazioni per fare chiarezza,  contro la massa di bugie ed inesattezze diffuse in questi anni con lo scopo di accreditare una verità alternativa a quella sancita dalla Giustizia, una verità  non sorretta da alcun elemento concreto. Un insieme di teoremi e supposizioni che hanno portato Valentina Pitzalis ad essere al centro di campagna di accuse e insulti.

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