L’INQUIETANTE OMBRA DEL DUBBIO SUL CASO ERBA

L’inquietante ombra del dubbio sul caso Erba: la decisione della Cassazione di ieri è il presupposto di una possibile riapertura del processo per la strage .

La magistratura bresciana di fatto si troverà nell’obbligo di consentire che vengano valutati una serie di reperti della scena del crimine mai esaminati.

Si tratta di alcuni reperti biologici ( tracce di sangue, peli, capelli ) e tecnici ( un accendino, un giubbotto, il telefono di Raffaella Castagna, un mazzo di chiavi mai attribuito a nessuno ) inspiegabilmente rimasti ai margini di un’inchiesta che in realtà non è mai stata ricca di prove prive di ombre.

I due ergastoli per Olindo Romano e Rosa Bazzi sono sempre apparsi all’opinione pubblica frutto di un’indagine solida. Il frutto di una precisa attività investigativa.

In realtà chi ha seguito il caso sul campo prima, e durante il processo poi, sa che i primi solidi dubbi sulla ricostruzione ufficiale dei fatti erano emersi già durante il processo d’appello se non prima ancora.

Durante il secondo grado il consulente della difesa Torre fece un esame molto attento e preciso delle macchie di sangue rilevate, in gran parte sulle tende, nell’appartamento dei coniugi Frigerio.

Secondo la ricostruzione ufficiale del processo i due sarebbero stati aggrediti avendo incrociato per loro sfortuna Olindo e Rosa che lasciavano l’appartamento ormai in fiamme, dove avevano ucciso Raffaella Castagna, il piccolo Youssef, e Paola Galli. Olindo avrebbe tagliato la gola a Mario Frigerio, Rosa si sarebbe avventata sulla moglie Valeria, ferendola gravemente alla testa.

Valeria Cherubini sarebbe risalita verso il proprio appartamento, per morirvi in realtà a seguito dell’incendio, che impedi’ a un volontario dei Vigili del Fuoco che abita nella casa di via Diaz, di salvarla, come invece riuscì a fare col marito Mario. L’uomo però la sentì chiedere aiuto oltre il muro di fiamme.

Torre cercò di dimostrare che le tracce di sangue sulle tende di casa Frigerio non erano compatibili con una ferita subita sul pianerottolo minuti prima, ma erano al contrario compatibili con dei colpi ricevuti proprio in quella casa. Ipotizzando quindi che l’assassino della Cherubini l’avesse inseguita fino alla sua abitazione.

Un particolare importante questo, perché essendo ancora viva al momento dell’arrivo del volontario che salvò suo marito, renderebbe impossibile che l’assassino sia potuto scappare scendendo le scale come e’ stato ipotizzato abbiano fatto Olindo e Rosa, ma prima dell’arrivo del volontario.

Diversamente l’assassino sarebbe potuto tornare verso l’appartamento della strage e fuggire saltando giù dal terrazzino che da sulla strada a un’altezza di pochi metri, terrazzino sul quale vennero trovate tracce di sangue. E quella notte un testimone aveva raccontato di aver visto fuggire qualcuno proprio in via Diaz.

Le ipotesi della difesa però non avevano convinto i giudici dell’appello. Anche perché mancava un’ipotesi alternativa, cioè un possibile diverso colpevole con un possibile diverso movente.

Dall’altra parte pesarono invece tre elementi di prova contro Olindo e Rosa: il primo e principale e’ sempre stato il riconoscimento di mario Frigerio, che aveva identificato in Olindo il suo aggressore. Poi vi era la traccia del sangue di Valeria Cherubini sul poggia piede dell’auto di Olindo,  e infine le confessioni dei due imputati, anche se ritrattate.

Prove che vennero ritenute dai giudici credibili e inattaccabili, ma che in realtà sono state oggetto di critiche feroci e non irrilevanti da parte della difesa:

Il riconoscimento di Mario Frigerio infatti avvenne durante un interrogatorio durante il quale il carabiniere che lo stava interrogando introdusse di fatto l’ipotesi che potesse essere stato il vicino a colpirlo, mentre la prima descrizione fornita da Frigerio del suo aggressore era lontana da quella di Olindo, avendo lui descritto una persona dai tratti mediorientali. Pesò comunque il fatto che Frigerio abbia sempre negato di essere stato condizionato confermando in aula il suo riconoscimento.

La traccia di sangue rilevata sull’auto della coppia poi, e’ sempre stata contestata perché possibile frutto di una contaminazione. Qualcuno cioè potrebbe involontariamente averla lasciata, ma non necessariamente Olindo o Rosa, e non necessariamente perché stati sul luogo dell’omicidio.

Due le possibili spiegazioni fornite dalla difesa: i Carabinieri che esaminarono l’auto furono gli stessi che avevano esaminato anche la scena del crimine, e’ possibile che abbiano portato involontariamente con loro quell’infinitesimale traccia fino alla macchina? Inoltre l’intervento notturno dei Vigili del fuoco per spegnere l’incendio produsse una quantità di acqua mista a sangue che si riversò dai piani superiori verso il cortile. Chiunque camminandovi si sporcò quella sera, compresi Olindo e Rosa, che tornarono e parcheggiarono l’auto dopo la strage.

Infine le confessioni ritrattate: due confessioni ottenute con un legittimo gioco d’inganni per mettere sotto pressione i due sospettati, ma che si dimostrarono, soprattutto nella prima versione cariche di errori sulla dinamica della strage. 72, se ricordo bene. 72 tra errori e imprecisioni. Confessioni che comunque vennero poi ritrattate e sulle quali pesò anche l’ombra delle pressioni fatte sulla coppia con la minaccia di dividerli.

Nonostante dubbi comunque l’ergastolo venne confermato fino alla Cassazione.

Ora la difesa chiede che quegli elementi di prova vengano esaminati, alla ricerca di un nuovo elemento che possa condurre all’esistenza di un nuovo colpevole, di un nuovo scenario di morte.

Sullo sfondo esiste un’ipotesi già abbozzata che vedrebbe la strage come possibile rappresaglia nei confronti di Azouz Marzouk, il marito di Raffaella e il padre di Youssef. Una rappresaglia legata a sgarri nell’ambiente dello spaccio di stupefacenti.

Uno scenario che troverebbe riscontri nelle aggressioni subite anche in carcere da Marzouk da parte di gruppi rivali e da un episodio cui assistette anche un’amica di Raffaella Castagna, che vide quest’ultima oggetto di minacce da parte di sconosciuti a bordo di un’auto. Minacce che Raffaella avrebbe anche raccontato a personale della direzione del carcere dove Azouz stava scontando una condanna.

Per questo la richiesta di esaminare bene il telefono di Raffaella, del quale durante l’inchiesta vennero prese in considerazione solo le ultime 15 telefonate.  La difesa vuole verificare se nei messaggi precedenti ci sono tracce di minacce nei confronti della famiglia.

Così come spera di trovare negli altri elementi mai esaminati tracce della presenza di aggressori diversi da Olindo e Rosa.

Uno scenario forse impossibile da dimostrare con certezza, ma che potrebbe anche invece trovare conferme. Nel qual caso ci troveremmo tutti a dover riscrivere una storia data per chiusa dalla Giustizia.