I CANI ALLA CACCIA DEL LUPO

I cani alla caccia del lupo, all’inseguimento di Igor il russo.

Abbiamo sentito raccontare molte volte in tutti questi giorni di piste individuate, giacigli, tracce, segni del passaggio dell’uomo più ricercato d’Italia, braccato dal meglio delle forze speciali del nostro Paese.

I cani molecolari, o meglio di quelli addestrati per la ricerca di persone e per seguire tracce ematiche sono stati impiegati nella speranza di riuscire a seguire il passaggio del killer serbo che si nasconde nelle zona acquitrinosa dove ha trovato rifugio dopo aver ucciso due persone.

In diversi mi avete scritto ponendomi una domanda: ma per quanto tempo è possibile seguire la traccia di una persona, in questo caso di un fuggitivo?

Per avere una risposta precisa ho chiesto informazioni ad Adriano Favre, responsabile del Soccorso Alpino di Aosta, ma anche riferimento nazionale per le unità cinofile del Soccorso stesso. Le stesse unità che per anni hanno fornito supporto durante casi di persone scomparse,  a volte rivelatisi poi omicidi.

Come è accaduto fino ai casi Gambirasio e Parolisi, due casi che forse possiamo considerare proprio di “rottura” rispetto alla collaborazione tra unità cinofile civili e polizia giudiziaria e investigativa.

In entrambi i casi,  per ragioni e circostanze diverse le unità cinofile si trovarono al centro di polemiche mediatiche e anche giudiziarie. Nel caso di Yara per il mancato ritrovamento della ragazzina, nel caso di Melania Rea, la traccia rintracciata da un cane molecolare nei giardinetti dove Parolisi sosteneva di essere andato con la moglie e dove invece secondo gli investigatori i due non erano mai stati, portò cane ed addestratore ad essere oggetto di contestazione da parte della Procura, mentre due Giudici diedero valore opposto alla traccia fiutata, uno considerandola valida in sentenza, uno giudicandola vecchia e relativa ad eventi precedenti.

Insomma, circostanze davvero spiacevoli che hanno portato lentamente all’impiego quasi esclusivo dii unità cinofile specializzate addestrate direttamente da corpi di polizia, come i Carabinieri che le hanno dispiegate in questi giorni nella caccia a Igor.

Unità che comunque continuano a collaborare anche con quelle del Soccorso Alpino e a condividere esperienze, dati e addestramento.

Come possono aiutare quindi le unità cinofile nella caccia all’uomo?

“Il principale elemento discriminatorio, per quanto possa apparire banale è la possibilità o meno di poter accedere ad una fonte di odore. A qualcosa cioè che appartenga alla persona che si sta cercando.  Sia esso un capo d’abbigliamento, un oggetto… qualcosa con cui sia entrato in contatto il soggetto. Anche un’auto.” Spiega Favre.

E nel caso di Igor questa possibilità dovrebbe essere assicurata, proprio dal fatto che l’uomo ha lasciato dietro di sé il camioncino con cui era scappato e diversi oggetti che facevano parte del suo set di pronto soccorso. Ovviamente il fatto che possa essere ferito, aumenta la possibilità di seguire la sua traccia ematica.

“Normalmente nella ricerche si ha un punto di partenza, e la pista poi viene seguita dal quella posizione precisa. quando non si verificano queste circostanze o il territorio è molto vasto, ovviamente la ricerca diventa molto più complessa, perché gli animali devono incappare in una pista “.

Fondamentali quindi restano le segnalazioni,  o il ritrovamento di possibili covi e giacigli. Se in un punto X, i cani rintracciano una traccia originaria, confermando il passaggio o la presenza del ricercato, da lì è possibile seguirne la traccia.

“L’acqua, intensa come un canale, un rio, ma anche un fiume che scorre, non e’ di per se stesso un limite insuperabile per un segugio. I cani sono in grado di fiutare un attraversamento da una costa all’altra, ma anche un movimento a pelo d’acqua, come quello di una piccola imbarcazione. ”

Diverso è se l’acqua interviene durante le ricerche come fenomeno meteorologico, ovvero come pioggia. In quel caso le ricerche possono essere intralciate, ma questo dipende anche dalla freschezza della traccia. Più e’ recente, più è difficile da cancellare, ovviamente anche la quantità di acqua caduta incide.

“Per quanto riguarda la durata nel tempo  di una traccia – spiega ancora Favre – i cani ben addestrati possono rintracciarla anche a distanza di due settimane, oltre diventa davvero più difficile. Inoltre bisogno tener presente il fatto che gli animali sono addestrati a privilegiare le tracce più recenti quando si trovano di fronte a più tracce contemporaneamente.”

Chiaramente lavorare con un animale, per quanto ben addestrato, lascia dei margini di errore. Non può essere in cane, per fare un esempio banale, a datare temporalmente una traccia.  Le unità cinofile cioè possono essere dei mezzi di supporto, a conferma o indicazione, combinati con  altri elementi, come gli avvistamenti diretti.