VERONICA PANARELLO: COSA DICE LA SENTENZA

Per ragionare sulla sentenza di primo grado di condanna a Veronica Panarello e sul ricorso in appello appena presentato dal suo legale Francesco Villardita è inevitabile trovare un punto di partenza, e altrettanto inevitabile è che quel punto di partenza sia la ricostruzione dei fatti stabilita nel dispositivo dal Giudice Reale.

Ecco quindi come si sono svolti i fatti, la mattina della morte di Lorys nella ricostruzione del giudice in conclusione della sentenza. Il testo è quello del dispositivo, la capitolazione è mia per scandire la lettura:

 

 

LA MATTINA DEL 29 NOVEMBRE 2014 – GLI ORARI

La documentazione cosi acquisita (…) dimostra in modo incontrovertibile che la signora Veronica Panarello non accompagnava il figlio Lorys a scuola la mattina del 29.11.2014, come insistentemente cercava di fare credere l’imputata fino al giorno del suo fermo ( e fino all’interrogatorio del 13.11.2015), e che, invece, dopo avere portato, alle ore 8,40, il secondogenito Diego presso la ludoteca alla quale il bimbo era iscritto (e dopo avere effettuato un primo sopralluogo nel posto dove si sarebbe successivamente recata per lasciare il corpo dell’altro figlio), faceva rientro, da sola, a casa alle 8,47, un minuto dopo aver ripreso la macchina.

In modo del tutto inusuale ed insolito ( come riferito dai vicini casa, dagli altri condomini della Panarello, dalla titolare della lavanderia ubicata nello spiazzale antistante al condominio e persino dal marito Davide Stival) la donna
parcheggiava il proprio mezzo all’interno del garage per una sosta durata poco più di mezz’ora ( sapendo di dover raggiungere il castello di Donnafugata per l’evento culinario al quale era stata invitata e pur essendovi , nello spiazzale, disponibilità di un posto auto, come dimostrano i filmati delle riprese delle videocamere dell’abitazione privata della signora D. B., che riprendono un altro mezzo che giunge dopo qualche minuto e ivi parcheggia).

La donna si tratteneva fino alle 9,23 all’interno del proprio appartamento.

Quello che succedeva nei 36 minuti non è ripreso da nessuna telecamera e l’unica deposizione. capace di  descrivere il comportamento dell’imputata, in quei frangenti, oltre ai racconti resi da Veronica Panarello, era quella di una vicina di casa che sentiva la donna usare l’aspirapolvere e la vedeva stendere i panni tra le ore 8,45 e le· ore 9,00 del 29.11.2014.

Altro dato certo è che alle ore 9,01 la Panarello riceveva la telefonata del marito e si intratteneva con lui per due minuti, dopo averlo rassicurato che i bambini fossero a scuola.

Dopo altri 22 minuti l’imputata risaliva a bordo della propna autovettura posta in garage e si dirigeva nei pressi della strada che portava a Punta Secca.

Le immagini riprendevano l’ingresso del veicolo nella strada poderale che conduceva al vecchio mulino e, successivamente, il suo passaggio, alle ore 9,36, davanti un’abitazione privata in contrada Pellegrino lungo la strada provinciale n.120. II tempo impiegato per la percorrenza del tragitto a bordo dell’automobile alla velocità media dichiarata dalla imputata (70-75 km. orari), ricostruita con la planimetria e le fotogrammetrie dei luoghi, consentiva agli inquirenti – e permette a questo decidente – di ritenere sussistente un “buco” di sei minuti.

In quel frangente appare assolutamente verosimile e plausibile, con elevatissimo grado di credibilità razionale e logica, che la donna si sia disfatta del corpo del proprio bambino nei pressi del canalone di contrada Grotte.

 

LE CAUSE DI MORTE

Quanto alle modalità di rinvenimento del cadavere ed alla sua causa mortis, non si può dubitare della asfissia da strangolamento causato dal mezzo costrittore applicato al collo della piccola vittima.

Anche i consulenti di parte non possono disconoscere , sulla scorta dell’esame esterno, dell’autopsia e dei dati anatomo-patologici acquisiti, che la lesione vitale più importante ( e la prima ad essere temporalmente posta in essere) riscontrata sul cadavere di Lorys fosse quella sulla cute del solco cervicale (vd. relazioni dott.Iuvara, Grande e Bartoloni ).

La forma e le dimensioni dei segni trovati sul collo del bambino (“solco continuo sull’intera superficie del collo, a decorso lievemente obliquo, dello spessore di mm. 4,5”, dice il dott. Iuvara; “solco cutaneo operante sull’intera superficie del collo., chiaramente vitale, continuo, a decorso generale minimamente obliquo, di profondità sostanzialmente uguale lungo tutto il decorso, ubicato anteriormente sopra lo scudo tiroideo ‘: relazione Dott. Grande)  consentono di ritenere pienamente compatibile il segno ivi rinvenuto con la fascetta stringicavo che la stessa imputata forniva alle maestre in data 1.12.2014, in occasione della visita di cortesia che N. M. A. e I.T. facevano ai genitori del piccolo.

Quella occasione diveniva l’unico modo per l’imputata di disfarsi di quegli oggetti, facenti parte della confezione dalla quale la donna aveva preso la ‘arma’ per commettere il delitto , e che deteneva ancora presso l’abitazione, dopo l’attenzione mediatica rivolta al caso e dopo ‘il pressing’ investigativo che la Polizia Giudiziaria rivolgeva nei confronti dei familiari della vittima.

La banale scusa addotta dalla Panarello per liberarsene ( ossia che si trattasse di oggetti dei quali Lorys si era premunito prima di andare a scuola il 29.11.2014 per un esperimento in classe) non passava inosservata da parte delle diligenti maestre, che consegnavano agli inquirenti le fascette ricevute dalla imputata, rappresentando che esse erano pericolose e che giammai sarebbero stati impiegati detto genere di strumenti per esperimenti scolastici tra bimbi dell’età di Lorys .

La relazione del Dott. Iuvara non soltanto descriveva pedissequamente la forma delle fascette, ma evidenziava che i segni rinvenuti sul collo di Lorys fossero perfettamente sovrapponibili alle caratteristiche oggettive di detti strumenti, in particolare le due superfici ( quella dentellata e quella liscia) rispetto alle lesioni trovate sul collo di Lorys.

La lunghezza della fascetta era idonea a coprire l’intero perimetro del collo e, anzi, ne sopravanzavano quasi cinque centimetri, ossia un pezzo idoneo ad applicare la trazione con conseguente strangolamento.
Il tratto laterale destro della ferita al solco cervicale presentava una morfologia in ‘stretta compatibilita’ con la parte di fascetta che realizza il serraggio, il c.d. cricco.
Le fotografie della relazione di consulenza tecnica del Dott. Iuvara sono particolarmente eloquenti e dimostrano in modo estremamente chiaro la assoluta verosimiglianza del convincimento dei consulenti del P.M.(fatto proprioo da
questo giudice).
Anche le altre lesioni sul corpo del bambino erano perfettamente compatibili con le fascette e con gli altri strumenti utilizzati dal soggetto agente per consumare il reato e per occultarne le tracce.

La lesività cutanea laterocervicale destra, infatti, andava ascritta all’azione dell’estremità di un mezzo rigido e suggerivano una genesi da attrezzo da punta, ovvero da punta e taglio, compatibile con un paio di forbici (in casa Stival ve ne erano diverse paia, sia in cucina, sia in bagno, sia nella cameretta dei bambini), dovendosi escludere con certezza la loro causazione con estremità umane (come più volte sostenuto dalla imputata) o con mezzo non rigido .
Il  dott. Grande condivideva e faceva proprie le conclusioni del dott. Iuvara.

LE LESIONI SUI POLSI

Quanto alle lesioni sui polsi , entrambi i consulenti le ritenevano compatibili con lo stesso oggetto utilizzato per lo strangolamento, ossia le fascette stringicavo, potendosi giustificare il loro maggior spessore in considerazione
dell’abbigliamento indossato dal bambino quel giorno e della loro apposizione sopra la maglia ed il grembiule.

Il tipo di lesioni riscontrate giustifica anche la posizione ipotizzata dai consulenti, ossia con il palmo delle due mani congiunte davanti al busto del bambino, come in atteggiamento di preghiera.
….

Tutti i consulenti del Pubblico Ministero , inoltre, hanno chiarito che le impronte “a bracciale” dei polsi suggerissero una loro lesività in liminae vitae, ossia in fase di compromissione della coscienza (o di coma post strangolamento),
attesa la totale assenza di segni di reazione della vittima.
Questo è anche il convincimento di questo giudice, sia sulla scorta dei dati scientifici addotti dai consulenti, potendosi desumere che questa ulteriore forma di costrizione. potesse agevolare il trasporto del corpo (molto probabilmente caricato dalla donna in posizione frontale, a mo di abbraccio) e consentirne una più facile discesa lungo le scale , simulando che il bambino stesse dormendo, ovvero che si trattasse di un ulteriore espediente per addurre falsi indizi a sostegno di un sequestro a scopo di  libidine da parte del soggetto agente ( dovendosi ricordare in questa sede che il corpo del bambino veniva trovato seminudo e senza mutandine).

La criminodinamica ricostruita dal dott. Grande è assolutamente verosimile e risulta pienamente avallata dalla consulenza anatomo-patologica del Prof. Bartoloni. Le ferite al collo , nella zona retro auricolare dell’orecchio, quelle sui polsi sono avvenute in liminae vitae e si sono verificate nell’unico ambiente nel quale è avvenuto lo strangolamento (all’interno dell’abitazione degli Stival).

Logico e chiaramente induttivo pensare che la donna, dopo avere strangolato il figlio, tagliasse con una forbice o con altro strumento da punta e taglio le fascette applicate al collo e quella ai polsi , quest’ultima apposte quando Lorys era in fase agonica ( come si desume dalla mancanza di segni di resistenza e dalla minima risposta tissutale alle analisi istopatologiche ) e trasportasse ii corpo del figlio in macchina.

Va , in questa sede, ribadito che non appare in alcun modo anomalo il fatto che la donna abbia compiuto il
trasporto da sola – come si e sostenuto in sede di discussione dal suo difensore- sia in quanto le caratteristiche fisio-somatiche della vittima ( che aveva un peso inferiore ai venti chilogrammi) non possono dirsi ostative ad un’azione del genere, sia in quanto è emerso che la donna era abituata a mettere a letto il piccolo, quando si addormentava sul divano e nelle frequenti occasioni in cui mancava il marito, sia, infine, grazie al percorso in discesa delle scale che la donna effettuava quella mattina per adagiare il cadavere all’interno del proprio automezzo.

 

LE FERITE COLLATERALI SUL CORPO DI LORYS

Le consulenze medico-legali e quella anatomo-patologica davano piena contezza, altresì, del momento di verificazione delle lesioni alla teca cranica riscontrate, nonché a quelle sui glutei del bambino.

Entrambe risultano verificatesi in liminae vitae ed in un momento successivo alla causazione delle altre lesioni descritte,  come si desume chiaramente dalle analisi istologiche effettuate dal prof. Bartoloni e da quelle medico-legali dei dottori Grande e Iuvara.

E’ dunque altamente probabile, per non dire certo, che esse si siano verificate al momento della pretipitazione del corpo del bambino dal canalone di contrada Grotte nei pressi del Vecchio mulino di Santa Croce Camerina. Analogamente deve dirsi per i graffi sui glutei, verosimilmente cagionatisi al momento dell’adagiamento del corpo del bambino sul muretto del canalone dal quale veniva successivamente fatto cadere.

Plausibile anche l’ipotesi che la donna abbia deciso di abbassare i pantaloni del bambino poco prima di gettare il suo corpo (anche per non destare sospetti quando portava Lorys in garage e quando adagiava in macchina il suo corpicino) e, in questa azione rapida e certamente convulsa, possa avere determinato lo sfregamento dei glutei del bimbo sul muretto.

L’orario della morte risulta , altresì, pressoché accertato nella fascia oraria 8,30- 10,00 del mattino del 29.11.2014 .
 Anche questo dato, originariamente oggetto di forti critiche dal consulente della difesa dell’imputata, appare sostanzialmente appurato, sulla scorta dei dati oggettivi posti a base dell’autopsia e della consulenza medico-legale dei dottori Iuvara e Grande.

Va preliminarmente ricordato che la tanatologia non è scienza esatta e che le direttive indicate dalle linee guida per una rilevazione la più oggettiva possibile non possono dirsi uniche o dirimenti.
In particolare, pur non essendo stata registrata la temperatura rettale- a causa delle indagini in corso e del sospetto di una violenza sessuale, come ben giustificato dal consulente di parte del P. M.- ciò non ha impedito di appurare con criteri assolutamente oggettivi l’orario di verificazione del decesso.
La marcata ipotermia e la rigidita cadaverica riscontrata dai primi soccorritori e gli altri dati corporei rilevati nel corso dell’autopsia e dell’esame del cadavere costituiscono dati di univoco rilievo scientifico dell’orario della morte, come ben evidenziato dal dott. Grande nella sua relazione .

La successiva parziale ammissione dell’addebito da parte dell’imputata, infine, consente di ritenere provato l’orario della morte di Lorys.

LA LITE CON LORYS

Credibili appaiono le ultime dichiarazioni della imputata (rese nel novembre 2015 e confermate a febbraio 2016 e nelle dichiarazioni spontanee) soltanto nella parte ‘in cui descrivono un diverbio con il piccolo Lorys la mattina del 29.11.2014, proprio prima di accompagnarlo a scuola.

Causa del litigio , verosimilmente, la resistenza mostrata dal bambino a recarsi all’istituto frequentato per una lezione non gradita, ovvero il  suo desiderio di restare con la madre ed andare con lei al corso di culinaria.

Irrilevante, comunque, appare il motivo del rientro a casa di Lorys, se non per il fatto che il suo ritorno nell’abitazione di via Garibaldi n. 82 avveniva immediatamente dopo essere usciti dal portone e dopo avere già indossato persino il grembiule per la scuola.

Il repentino cambiamento di programma induceva la madre a consegnare al bimbo il  mazzo di chiavi, caratterizzato dalla presenza di un pupazzetto di peluche, custodito in macchina (contenente anche quelle del garage).

Ritiene questo decidente che quello sia stato ii momento nel quale scattava l’impulso omicidiario nella mente della signora Panarello .

Riprova di ciò era il ‘sopralluogo’ che la donna effettuava, subito dopo, alle ore 8,33, nei luoghi dove sarebbe stato trovato il cadavere di  Lorys. Non si ritiene credibile, invero, che la Panarello si sia recata alla periferia per gettare un sacco di immondizia e, comunque, la circostanza non esclude che la stessa si sia introdotta nella strada del vecchio mulino, come appurato dalle riprese delle telecamere ubicate nella zona.

Si è trattato di  un modo per verificare la praticabilità del luogo e la sua lontananza da occhi indiscreti.

E’ emerso chiaramente nel corso del giudizio che Veronica Panarello (sebbene lo abbia ripetutamente negato) conoscesse quei luoghi appartati , in quanto in passato (precisamente quando l’imputata viveva con la sua famiglia di origine nella casa di contrada Sughero di Santa Croce Camerina) vi era una fontana di acqua dolce dalla quale tutti i Panarello attingevano , compresa lei ).

Accertati il particolare stato di isolamento e la distanza dal centro .abitato , che rendevano la zona particolarmente adatta per un successivo nascondimento del corpo, la donna si premurava di accompagnare il bimbo più piccolo e rientrava a casa.

La consegna delle chiavi al figlio Lorys determinava la successiva condotta anomala della Panarello, ripresa dalle telecamere alle ore 8,47, ovvero il fatto che, per entrare nella autorimessa, la stessa era costretta a scendere dal veicolo e procedere all’apertura della saracinesca dall’interno del condominio.

Del tutto inconsistenti e false, inoltre, le affermazioni dell’imputata, a dire della quale la stessa parcheggiava di consueto all’interno dello stesso (soprattutto quando mancava il marito, per riparare dal freddo i bambini), e che quel giorno fosse sua intenzione  di prendere un dondolino per bimbi da regalare ad un’amica .
Ingiustificato ed inusuale, infatti, appare il parcheggio di quel giorno dentro il garage condominiale, sia perché la donna aveva già accompagnato i figli, sia perché esisteva un altro posto libero nel piazzale antistante ( e la donna avrebbe dovuto riprendere il veicolo dopo neanche un’ora per andare a Donnafugata) ,sia perché è rimasta del tutto sfornita di riscontro la volontà di prendere il dondolo per bimbi custodito dentro la rimessa.

La signora P. F. , sentita sulla circostanza , ricordava di avere ricevuto la promessa di quel gioco dalla imputata nell’estate del 2014, quando la dichiarante era ancora incinta, e, successivamente, di non averne piu parlato con
la Panarello, neanche qualche giorno prima del fatto, quando le due si erano sentite telefonicamente per altri motivi

 

L’OMICIDIO DI LORYS E LE FASI SUCCESSIVE

Dal momento dell’arrivo a casa la donna permaneva nell’abitazione fino alle 9,23. In quei frangenti si consumava l’orribile crimine. Non si reputano dirimenti, infatti,  i rilievi difensivi in ordine al breve lasso temporale nel quale si sarebbe perfezionato il figlicidio. Pur dandosi provate le circostanze del disbrigo di faccende domestiche tra le ore 8,45 e le ore 9,00 ,nonché una telefonata di due minuti con il marito, intercorsa alle ore 9,01, il tempo di permanenza in casa e le obiettività dell’autopsia e dei tempi di verificazione  della morte del bimbo non lasciano margini di dubbio che l’assassinio del bambino sia avvenuto in quel momento e dentro l’abitazione della famiglia Stival.

Il dott.Iuvara ha chiarito che la morte da sfissia è sopraggiunta in pochi minuti e, se anche vi è stata una fase agonica, comunque contenuta ( tra i trenta e i novanta minuti )  come detto dal prof. Bartoloni, nessun elemento indiziario plausibile o credibile razionalmente o logicamente consente di collocare temporalmente l’omicidio di Lorys in un orario o in un luogo diverso da quello appurato dagli inquirenti.

La successiva condotta della Panarello ed il suo allontanamento con il proprio veicolo dal centro abitato alla 9.23 in direzione di Punta Secca, il suo ingresso nella strada poderale del canalone ed il ritrovamento di Lorys a distanza di qualche ora nella zona, costituisce, insieme a tutti gli altri indizi sopra detti , una prova indiziaria così grave, precisa, stringente, convergente, da non permettere neanche di immaginare versioni alternative o ipotesi credibili.

Anche il difensore dell’imputata, nella sua discussione, pur mettendo in dubbio i tempi ristretti della criminodinamica, non riusciva a fornire una benche minima versione alternativa dei fatti e non spiegava o giustificava né i movimenti dell’autovettura della Panarello, né altre possibili cause, o luoghi, o tempi di
consumazione dei gravi delitti per cui e processo .

Dopo avere gettato il cadavere del figlio, trascinandolo lungo il sentiero vicino al vecchio mulino (determinando l’imbrattamento delle scarpe soltanto nella zona della punta, cosi spiegandosi la pulizia della suola delle stesse), la donna rientrava a casa per pochissimi minuti, verosimilmente raccoglieva le ultime tracce dell’efferato delitto (forbici, fascette, mutandine, zaino) e se ne sbarazzava nel tragitto per andare al corso di culinaria.

Plausibile che la Panarello si sia disfatta dello zaino e degli altri oggetti nella zona indicata agli inquirenti, accidentalmente interessata da un incendio che avrebbe distrutto tutto quanto ivi presente, accaduto nel corso dell’estate successiva.

Ciò che non corrisponde – ancora una volta- alla realtà  è lo stato d’animo descritto dalla Panarello dopo la perpetrazione dei crimini.

Sia l’ organizzatrice del corso, che il marito , negavano di essersi accorti di malori o di altre  stranezze nel
comportamento della imputata, anzi  la descrivevano piuttosto  loquace e stranamente intenta a descrivere con particolare puntiglio le sue faccende domestiche prima di arrivare al castello .
Anche la operatrice della ludoteca dove Veronica Panarello andava a prendere Diego ricordava la donna
“serena e contenta”

Soltanto quando giungeva nei pressi della scuola di Lorys la donna iniziava da subito ad agitarsi quando non vedeva il figlio, ipotizzando che Lorys fosse stato preso da qualcun altro , ovvero non dando peso ad una donna che ricordava di avere visto ii bambino.

La donna non contattava da subito il marito, ma dapprima  il suocero, proprio  perché era la persona piu vicina al nucleo familiare quando il marito era assente (come nel caso in esame). Nessun sotterfugio o altro secondo fine puo ravvisarsi in questa condotta della Panarello , se non quello di rivolgersi alla prima persona di famiglia in grado di dare una mano nelle ricerche.

Piuttosto anomalo, invece, e sintomatico della cattiva coscienza della imputata, era il ritardo con il quale Veronica Panarello avvisava il marito e, inoltre, il contenuto delle telefonate che gli rivolgeva nello stesso pomeriggio ( chiedendogli più volte di andare a fare un viaggio, prima ancora che venisse ritrovato il corpo del bambino) e, nei giorni successivi, le richieste sulla eventuale chiusura dei con ti correnti .

Last, but not least, tra gli elementi indiziari a carico dell’imputata, il falso alibi dalla stessa fornito, le diverse versioni rese sui fatti  e le plurime contraddizioni delle quali sono infarcite, i tentativi di accusare altre persone (dalla compagna del suocero al ritrovatore del cadavere del bimbo, ad altre persone sospette -che frequentavano l’immobile di via Garibaldi n. 82), la condotta processuale spregiudicata e calunniosa ribadita, in
forma giaciale e senza tentennamenti anche davanti al giudice il 26.9.2016 , costituiscono comprova dell’inverosimiglianza della dedotta amnesia dissociativa retrograda.
Al contrario gli ondivaghi adattamenti della propria strategia autodifensiva allo sviluppo delle indagini consentono di desumere un maldestro tentativo , da parte di Veronica Panarello , di manipolare i dati processuali .

Il tratto istrionico e le disarmonie della personalita dell’ imputata, evidenziati nelle perizie, possono considerarsi i fattori determinanti di questa sciagurata ed improvvida condotta processuale, della quale si terra conto in sede di
determinazione della pena. Il compendio indiziario sopra descritto appare , in conclusione, convergente
e univocamente volto a dimostrare, al di la di ogni ragionevole dubbio, la responsabilità dell’imputata per entrambi i  reati ascrittile.

 

 

 

 

 

 

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