COSA RACCONTANO LE FERITE DI LORYS SULLA SUA MORTE?

Cosa raccontano le ferite di Lorys sulla sua morte?

Molto secondo la sentenza di condanna, che ha ripreso una per una le relazioni tecniche degli anatomopatologi che hanno, in fasi diverse delle indagini, esaminato il copro del bimbo e le lesioni su di esso.

Attorno alle ferite e alla dinamica omicidiaria si è discusso molto in questi anni, cercando di leggere attraverso di esser una verità oggettiva sui fatti, seguendo tanto le ipotesi della Procura, quanto quelle delle varie versioni raccontate da Veronica Panarello.

Ecco comunque il resoconto presente nella sentenza,  a partire dal primo esame:

 

L’autopsia e la consulenza medico-legale del dott. Giuseppe Iuvara

L’autopsia disposta sul corpo della vittima permetteva di riscontrare da subito l’ipotesi omicidiaria.

Il 30.11.2014, infatti, il Pubblico Ministero conferiva incarico al dott. Iuvara di accertare la causa mortis del piccolo Lorys, l’epoca ed i mezzi di produzione della stessa.

L’ispezione esterna consentiva di appurare le caratteristiche fisico-somatiche della vittima, l’importanza delle quali si apprezzerà nel corso della motivazione.

Stival Andrea Lorys aveva, al momento del decesso, un’altezza di m. 1,20 ed un peso stimabile intorno ai 18 – 20 chilogrammi, decisamente al di sotto della media dei bimbi della stessa età, tanto vero che, per la statura rilevata e per l’esile corporatura, tutti gli indumenti indossati dal piccolo erano di taglia inferiore all’età anagrafica ( ovvero 5 – 6 anni).

Quanto ai segni dimostrativi della violenza subita dal bambino, il consulente evidenziava che “trasversalmente all’asse maggiore del collo era evidente un solco continuo sull’intera superficie del collo, a decorso lievemente obliquo, dello spessore di circa mm. 4,5 (con a cavallo multiple aree petecchiali), ubicato anteriormente sopra lo scudo tiroideo, di colorito rossastro sul versante posteriore del collo e  più intensamente rosso nella superficie anteriore del collo. Alla base del collo (anteriormente} impronta ipostatica, non attenuabile, sino al terzo prossimale della regione sternale.

II suddetto solco continuo, di profondità omogenea, nella regione  postero laterale destra presentava area escoriata compatibile con impronta di nodo (o agente similare) ; nella regione retroauricolare destra, vicino alla rocca petrosa, 3 abrasioni suggestive per lesioni da punta e taglio (a forma di ‘V‘) ed una lesione da taglio con forma a binario, di circa cm. 2″.

Si apprezzavano impronte arrossate “a bracciale” di spessore di circa mm.7 a carico della superficie esterna dei polsi, più evidenti a sinistra, già evidenziate in corso di sopralluogo (come da compressione da mezzo di forma definita). La superficie interna dei polsi non presentava tali impronte.

Nessuna traccia di colluttazione caratterizzava l’ispezione esterna del cadavere di Lorys.

Le uniche ulteriori escoriazioni venivano riscontrate a livello del gluteo sinistro ad andamento orizzontale (già descritte in sede di sopralluogo giudiziario). La regione anale non presentava tracce di effrazioni recenti, mentre si rinvenivano feci nell’ampolla rettale.

L’esame radiografico escludeva lesioni ossee a carico del rachide cervicale evidenziando, invece, la frattura della teca cranica.

Nel corso dell’autopsia il consulente dava atto di avere proceduto “in data 02.12.2014 ore 21. 00, a seguito di acquisizione da parte della Polizia di fascette stringicavo autobloccanti in plastica ….. giusta autorizzazione del PM, a prove di compatibilità sul cadavere”, le dimensioni delle fascette erano le seguenti: lunghezza cm 28 e larghezza mm. 4,5. Veniva descritta accuratamente la struttura delle fascette: una superficie liscia, una superficie dentellata ed un cricco. La superficie dentellata aderiva ai corpi da compattare , una volta serrata la fascetta. Una volta inserita all’interno del cricco, non vi poteva essere rilascio della contenzione. Lo spessore della superficie dentellata era maggiore a livello dei margini esterni della stessa: i margini esterni della superficie dentellata erano, dunque, più sporgenti della stessa dentellatura e, pertanto, sostenevano impronte sostanziali a binario (più marcate) sui corpi compattati. La valenza funzionale della dentellatura era, invero, quella di garantire, a livello del cricco, il bloccaggio della fascetta, impedendone il rilascio.

Le fotografie scattate dal consulente permettevano di appurare la piena compatibilità tra l’impronta del solco rinvenuto sul collo del piccolo con le suddette caratteristiche della fascetta.

L’esperto desumeva che:” le fascette stringicavo acquisite dalla P.S. e sottoposte allo scrivente risultano compatibili in larghezza con il solco cutaneo continua del collo, oltre che sufficienti in lunghezza a coprire la perimetria del collo (peraltro con avanzo di circa cm.4,5, segmento questo  ampiamente sufficiente ad applicare la trazione con conseguente  strangolamento).

Inoltre, in merito alla regione postero – laterale destra del collo, ulteriore compatibilità è rilevabile fra la lesione escoriata (descritta nella ispezione) ed il cosiddetto “cricco” della fascetta”.

Gli scatti a pagg. 33 , 34 e 35 dell’autopsia del dott. Iuvara rappresentavano in maniera evidente il convincimento del consulente, avendo lo stesso applicato al collo del cadavere del piccolo Lorys le fascette stringicavo ed avendo verificato la piena identità dei solchi rinvenuti sul collo della vittima.

In merito ai polsi, il consulente riferiva che “le dimensioni in larghezza delle impronte arrossate “a bracciale” interessanti solo la superficie esterna dei polsi e non la interna risultavano minimamente superiori allo spessore delle fascette sequestrate. Pur tuttavia considerando che il bambino indossava biancheria a maniche lunghe nonchè grembiule scolastico ed ipotizzando un serraglio meno costrittivo di quello del collo, è possibile riconoscere una compatibilità con le suddette fascette”.( …) 

Il dott. Iuvara forniva particolari determinanti relativamente all’esame istopatologico dei reperti, concludendo che le lesioni alla cute anteriore del collo fossero inquadrabili come lesioni in vitam, mentre quelle al di sotto delle ferite laterocervicali (lesioni da punta e taglio e lesione figurata a binario) fossero indicative di una loro verificazione “in liminae vitae”.

Il quadro isto-cerebrale ( con evidenza di stravasi ematici intraparenchimali) rendeva ragione di fasi agoniche successive all’asfissia meccanica, con un certo periodo di tempo – breve – durante il quale si era definitivamente realizzato il completo arresto delle funzioni vitali (inizialmente morte cerebrale per coma anossico).

Analogamente venivano considerate “in limine vitae” le lesioni a carico della teca cranica e le impronte “a bracciale” dei polsi: nei tre frammenti di cuoio capelluto nel contesto dello stravaso ematico adiacente  alla frattura della teca cranica si accertava istologicamente assenza di stravasi ematici nel corion e nel sottocute, presenza di stravaso ematico sottogaleale, ma totale assenza di fenomeni emorragici post­ traumatici a carico dell’encefalo e delle meningi, pur in presenza di una lesione traumatica complessa (frattura a più rime) della teca cranica.

Quanto ai lembi di cute a livello delle superficie esterne dei polsi ( sedi di impronte cutanee “a bracciale” sostenute da mezzo di forma definita, compatibili con fascette) nello spessore di entrambi l’esame istologico non evidenziava infiltrati (come peraltro già rilevato macroscopicamente).

Il consulente tecnico, dopo avere descritto le caratteristiche medico-legali della morte per asfissia e le sue diverse fasi , nonché , nella fattispecie, dopo avere ipotizzato i tempi di agonia del piccolo Lorys (verosimilmente di tre minuti) rassegnava , pertanto, le seguenti, testuali, conclusioni:

 “La causa mortis di STIVAL Andrea Lorys è con certezza da riconoscere in una “asfissia da strangolamento “;

la lesione “in vita” risulta essere il solco del collo, compatibile con le fascette stringicavo in plastica rigida, lunghe cm. 28 e larghe mm. 4,5, sottoposte allo scrivente dalla Polizia Scientifica;  l’epoca della morte (come già segnalato in accertamento urgente) può collocarsi verosimilmente tra le ore 09.00 e le ore 10.00 del 29.11.2014, ovvero 12- 13 ore prima dell‘ osservazione tanatologica di sopralluogo. Tuttavia, tenendo contra della tempistica di tali osservazioni (iniziate a/le 21.30 circa e concluse alle 22) tale valutazione è soggetta a oscillazione in plus, ovvero un orario massimo eccedente le ore 09.00, in quanto il dato delle 12-1 3 ore trascorse dal momento della morte deve considerarsi anche precedente l’inizio dellosservazione tanatologica di sopralluogo avvenuta dalle ore 21.30 del 29.11.2014 (cosi spostandosi l’intervallo a/le 08.30 dello stesso giorno) e derivando un intervallo finale compreso tra le ore 08.30 e le ore 10.00;  

I’ esame tossicologico ha escluso presenza di sostanze che possano aver compromesso lo stato di coscienza della vittima al momento dell’azione omicidiaria;  

la lesione riscontrata a livello della teca cranica e da considerarsi ‘in limine vitae“, cosi come le lesioni cutanee della regione retro auricolare e retromandibolare destra e le impronte ai polsi non sono emerse violenze carnali né recenti né pregresse

 

Quasi immediatamente a quello del dott. Iuvara e’ stato affiancato quello del dott. Grande:

 

La consulenza medico legale del dott. Antonio Grande

Il 5 dicembre 2014 il Pubblico Ministero conferiva ulteriore incarico medico­ legale al dott. Antonio Grande, medico capo della Polizia di Stato,(…)

Oltre all’accertamento sulla causa della morte , sull’epoca e sui mezzi di produzione della stessa, l’ufficio requirente chiedeva al consulente di riferire in  ordine alla cinematica del decesso, con particolare riferimento ai movimenti attivi e passivi della vittima in relazione alle circostanze oggettive rilevate sul luogo di rinvenimento ed in ogni  altro luogo oggetto di rilevamento o comunque di investigazione. (…)

Il consulente manifestava piena condivisione con le conclusioni del dott. Iuvara in ordine alla causa mortis ed alla sua produzione con mezzo asfittico tipico .

In particolare affermava che ”gli elementi oggettivi emersi nel corso della nostra ispezione del cadavere del 03.12.2014, tenuto conto dei dati documentali relativi all’accertamento urgente (sopralluogo giudiziario) ed all’autopsia giudiziaria con annessi accertamenti, convergono totalmente verso un’asfissia meccanica oltre che in un’identificazione morfologica di mezzo asfittico tipico’‘.

Definiva “inequivocabili” i plurimi segni osservati direttamente ed indicativi di tale causazione letifera, in particolare il “solco cutaneo operante sull’intera superficie del collo, chiaramente vitale, continuo, a decorso generale minimamente obliquo, di profondità sostanzialmente uguale lungo tutto ii decorso, ubicato anteriormente sopra lo scudo tiroideo”, lo “spotting petecchiale del volto, bilaterale“, le “abrasioni labiali inferipori, paramediane e bilaterali”,

Oltre a tali dati obiettivi il dott. Grande valutava i dati derivanti dall’esame autoptico ed istologico, pervenendo alla conclusione – in ordine alla causa della morte – che il predetto imponente quadro lesivo non lascia adito a dubbi, circa la causa asfittico-meccanica» della morte, risultando presenti segno esterno cutaneo tipico (segno di mezzo costrittore al collo), nonché molteplici segni esterni ed interni che, seppure singolarmente aspecfici, costituiscono nel loro complesso un quadro organico certo di tipo asfittico meccanicoovvero: dannosi del volto,· petecchie emorragiche, enfisema polmonare acuto; peteccbie emorragiche sottosierose; congestione ed edema cerebrale e polmonare” .

L’esperto riteneva che le altre lesività emerse in sede di autopsia (craniche, alla superficie laterale destra del collo ed ai polsi della vittima) fossero tutte da considerare verificatesi “in liminae vitae”, mentre le escoriazioni presenti sui glutei fossero cromaticamente prossime ad una lesività post mortale.

Quanto all’epoca della morte, gli elementi tanatocronologici ed i rilievi oggettivi provenienti dall’accertamento urgente e dalle fasi successive ( compresa l’autopsia), descritti nella relazione del dott. Grande, consentivano, alla luce dei dati scientifici afferenti il livor mortis (ipostasi), il rigor mortis (rigidita) e l’algor mortis (raffreddamento), di collocare l’orario della morte in un intervallo di  tempo del tutto compatibile con le 12-13 ore precedenti le ore 21,30-22,00 del 29.11.2014 (periodo di osservazione del medico legale in accertamento urgente), ossia tra le ore 8,30 e le ore 10,00 del 29.11.2014 .

Per quanto concerneva il mezzo produttivo del decesso del piccolo Lorys, il dott. Grande propendeva, analogamente a quando dedotto dal dott. Iuvara, per lo strangolamento .

Il dott. Grande affermava testualmente:  “non sussistono. dubbi circa la modalità della morte del piccolo Stival per strangolamento, risultando soddisfatti i noti criteri da seguire per tale tipo di diagnosi, ovvero:  presenza di segno esterno caratteristico dello strangolamento tipico, ovvero il solco cutaneo impresso sulla superficie del collo, avente disposizione sostanzialmente trasversale, continua (interessa tutta la superficie del collo), singolo, di eguale e regolare profondità in tutto il suo percorso;  presenza di segni interni che caratterizzano lo strangolamento (maggiormente accentuati riguardo al fenomeno infiltrativo emorragico dei tessuti rispetto allo strozzamento ), ovvero infiltrazioni ematiche dei fasci muscolari e lesioni prossime a strutture cartilaginee laringo­ tracheali”.

L’esperto riteneva, altresì, la stretta compatibilità Ira le fascette stringicavo in plastica acquisite dalla P.G. e la lesività da strangolamento evidenziata sul collo della vittima, con riferimento al solco e, soprattutto, alla morfologia del tratto laterale destro che è caratterizzata da immagini lesive corrispondenti al/a parte di fascetta che realizza ii serraggio” 

Molto importanti, ai fini delle indagini e della ricostruzione dei fatti, erano le considerazioni del medico in ordine alle causazione delle singole lesioni riscontrate sul corpicino del piccolo Lorys ed alla loro cronologia. Appare necessario riprodurre testualmente detti esiti:

La lesività cranica, in limine vitae, deve ricondursi a momento traumatico unico ed unipolare, in tutto compatibile con una precipitazione o caduta dall’alto, vista la sostanziale assenza di rappresentazione lesiva cutanea esterna al cuoio capelluto (peraltro protetto da parte di indumento imbottito) a fronte di raccolta ematica alla faccia interna del cuoio capelluto stesso e di quadro fratturativo unipolare della volta cranica.

 La lesività cutanea laterocervicale destra deve ricondursi all’azione dell’estremità di un mezzo rigido, escludendosi la possibilità che le lesioni, per la loro morfologia, siano state prodotte da estremità umane, con mezzo non rigido o per contatto con ampia superficie.

 La lesione sul  polso sinistro e su parte del controlateralin tutto compatibile con l’azione di compressione, protratta per un tempo sufficiente a rendere immodificabile l’arrossamento, da parte di mezzo <nastriforme> >; in tal senso detta lesività è  compatibile con le fascette stringi cavo in plastica già ricordate

La lesività escoriativa sul  gluteo destro<seriata> >, è compatibile con unico momento di strisciamento su superficie scabra.

Quanto alla cinematica del decesso, essa veniva ricavata dal consulente tecnico sulla scorta di una serie di elementi oggettivi attinenti allo stato di alcuni indumenti, agli imbrattamenti sugli stessi e sulla vittima, alle lesioni riscontrate sulla persona offesa.

Il  dott. Grande evidenziava, come aveva già fatto il dott. Iuvara, le poche aree di imbrattamento sugli indumenti e sul cadavere (in particolare le superfici plantari delle scarpe erano pulite), l’assenza di lesioni da difesa, la lesione cranica,le lesioni laterocervicali a destra, le lesioni sul polso sinistro e su parte del controlaterale , quelle sul gluteo sinistro.

In ordine a ciascuno dei predetti elementi evidenziava circostanze che sono  risultate di basilare importanza per giungere alla ricostruzione delle fasi salienti dell’omicidio del piccolo Lorys.

A) i pochi e piccoli imbrattamenti trovati sugli indumenti e sul cadavere, riferibili alle superfici dell’invaso, indicano che il corpo ha avuto contatto breve e parziale con le predette superfici, verosimilmente nelle fasi di precipitazione/ caduta e di impatto al suolo (imbrattamenti su volto, gluteo e mano destra assai simili tra loro; quello sulla scarpa chiaramente riferibile alla parete dell’invaso antistante il capo del cadavere). Tutto ciò, oltre alla traccia ematica sul suolo sottostante il naso, e anche indicativo del fatto che il trauma cranico non possa essersi realizzato in sede diversa e che, quindi, il corpo non possa essere stato trasportato nella sede di ritrovamento dopo la precipitazione/ caduta dall’alto.

L’assenza d’imbrattamento delle superfici plantari delle scarpe della vittima, stante il tipo di luogo di ritrovamento, lo stato di conservazione del suolo di detto luogo, la lesività da precipitazione/ caduta dall’alto, l’assenza di lesioni da difesa, indicano che la vittima non ha stazionato in posizione in piedi nel luogo di ritrovamento

B) l’assenza di lesioni classiche da difesa, come già deducibile da quanto espresso al punto A), indica che la vittima si trovava in stato d’inerzia e/ o incapacità reattiva autonoma al momento della precipitazione/ caduta dall’alto.

C) la lesività cranica, come già espresso precedentemente in ambito di causa e mezzi della morte, deve considerarsi in liminae vitae, e dunque del tutto compatibile con lo stato d’inerzia e/ o incapacità reattiva autonoma prima detto;

D) l’evidenza cromatica delle lesioni laterocervicali a destra consente di dedurre che tali lesioni non siano definibili come post mortali, ma si collochino (tenuto conto delle risultanze dell’esame istologico che non ha evidenziato elementi della fase infiammatoria) in un periodo di tempo immediatamente successivo all’azione di strangolamento. Ciò in quanto il quadro isto-cerebrale, che evidenzia segni di stravasi ematici intraparenchimali, è del tutto compatibile con fasi agoniche successive alla costrizione asfittico-meccanica, e dunque con un certo periodo di tempo – breve – durante il quale e sopraggiunta la morte (inizialmente cerebrale da coma anossico)

E) le lesioni sui polsi, tenuto conto dello stato di arrossamento sul dorso del polso sinistro e, in parte, sul contro laterale, indicano una compressione esercitata da un mezzo analogo a quello che ha prodotto il solco al collo e, tenuto conto della dimensione in altezza del solco e delle aree di arrossamento ai polsi, era del tutto verosimile la identità di mezzi costrittivi per entrambe le suddette parti del corpo costrette ( collo e polsi);

F) le lesioni sul gluteo sinistro, infine, erano escoriazioni chiaramente superficiali , pressoché orizzontali e parallele, tale da poter desumere la loro origine in un’azione di strisciamento della cute su una superficie scabra. La differenza cromatica rispetto alle lesioni laterocervicali ed ai polsi permetteva di desumere la loro produzione in un momento successivo alle altre.

Il dott. Grande, alla luce delle considerazioni prima svolte, riteneva che la cinematica del decesso risultasse caratterizzata dalle seguenti fasi

A. lo strangolamento, e le fasi di poco successivesi sono verificati in un ambiente diverso da quello di rinvenimento del cadavere, ed in un ambiente di cui la vittima non appare aver trattenuto tracce. Inoltre l’assenza di lesioni da difesa sulla vittima potrebbe indicate una situazione di passività volontaria della stessa, o comunque di condotta non tale da determinate una reazione di difesa e conseguenti tipiche lesioni;

B.  la costrizione dei polsi, che può essere avvenuta: 

prima dello strangolamento, se tale costrizione none stata d’intensità tale da indurre segni chiaramente vitali  in tal senso tale fase potrebbe inserirsi nella situazione di passività  volontaria della vittima; 

anche subito dopo lo strangolamento, produttivo del coma, lasciando, quindi lesioni ancora – seppur minimamente vitali così come quelle laterocervicali di destra.

In entrambi i casi la costrizione dei polsi e la successiva fase di asportazione del mezzo costrittore gli stessi compatibile con le fascette autostringenti acquisite dalla P. G. – deve essersi verificata nell’ambiente di cui al punto A, e comunque non nell’ambiente di ritrovamento del cadaverestante l‘assenza di tracce riconducibilità a terzi nel luogo di ritrovamento;

C. la produzione delle lesioni laterocervicali a destra, che deve essersi verificata nell’ambiente di cui al punto A. subito dopa lo strangolamento, stante il fatto che dette lesioni erano ancora – seppur minimamente – vitali. Tali lesioni, inoltre, sono caratterizzate da una morfologia e disposizione che suggerisce la loro produzione da parte di mezzo utilizzato per rimuovere il mezzo costrittore del collo.

D. lo spostamento  del quale non emergono elementi  di valore medico legale diretti indicativ(potendosi solo affermare che stante l’esilità della corporatura della vittima, il corpo stesso può essere state trasportato anche da una sola persona) e la precipitazione o caduta dall’alto del corpo della vittima, che e caratterizzata dal fatto che le escoriazioni sul  gluteo sinistro devono essersi prodotte poco prima dell’impatto sul fondo dell’invaso, stante la loro sostanziale post mortalità e la posizione di ritrovamento del cadavere. Tali lesioni si sono probabilmente verificate durante la caduta, per strisciamento del gluteo lungo una superficie dell’ambiente (parete dell’invaso ); da non escludersi, comunque, la loro produzione durante una fase di contatto del corpo con il muretto del ponticello soprastante l’invaso nell’atto in cui il corpo veniva  dall’alto lasciato precipitare o cadere.

 

L’ultimo passaggio valutativo per la Procura e’ stato effettuato dal dottor bartolini, quasi un anno dopo, con lo scopo specifico di individuare una sequenza temporale legata alle ferite sul bambino :

 

La consulenza anatomo-patologica del prof. Giovanni Bartoloni

Il 29.9.2015 il Pubblico Ministero conferiva incarico al Prof. Giovanni Bartoloni, al fine di procedere ad indagini istopatologiche sui reperti isolati nel corso dell’autopsia e -riferire sulla vitalità delle lesioni riscontrate sul corpo del piccolo Lorys.(…)

Con particolare riferimento alle lesioni riscontrate sulla cute del solco cervicale, la presenza di fibrina nell’essudato ematico dermico profondo e sottocutaneo permetteva di evidenziare reazioni vitali. L’ampio stravaso ematico dermico profondo e sottocutaneo documentato nel lembo cute collo, unitamente con la positività per CD 15 (come spiegato dall’esperto il CD15 è una molecola di adesione espressa su glicoproteine, glicolipidi e proteoglicani, considerata affidabile marker per induzione di fagocitosi e chemiotassi che fanno parte dei processi iniziali di risposta all’infiammazione; in definitiva e un valido marcatore delle lesioni vitali) rendeva possibile l’inquadramento della lesione in un intervallo temporale da 30 a 90 minuti antecedenti all’arresto delle funzioni vitali.

La lesione del cuoio capelluto, invece, mostrava una reazione positiva al CD15 molto inferiore a quella espressa dal lembo cute collo, tale da poter datare la lesività , ritenendola , seppure vitale, prodotta in fase agonica ( o in liminae vitae”  ).

Le ferite al collo ( quelle corrispondenti alle lesioni da taglio viciniori al solco cutaneo cervicale) presentavano assenza di stravasi ematici ( e , pertanto, di essudazione di fibrina) che, unitamente ad una sparuta positività con CD15, permettevano di inquadrare le lesioni come “scarsamente” vitali e, pertanto, prodotte anch’esse in liminae vitae 

Per quanta concerneva le ferite ai polsi, il consulente rappresentava la mancata positività dei prelievi di cute dagli stessi, e da essa faceva discendere una minima risposta tissutale, non paragonabile a quelle precedentemente descritte, ritenendo verosimile che lo stato semincoscienza in cui versava Lorys e la sua scarsa attiva movimentazione avessero compartecipato a limitare l’azione traumatica del mezzo costrittivo.

Formulava, in conclusione; una dettagliata cronologia della produzione delle lesioni riscontrate sul corpo del piccolo Lorys.

La lesione al solco cervicale risultava cronologicamente prodotta per prima rispetto alle altre esaminate , atteso che lo spettro delle reazioni tissutali al trauma era il più ampio ed articolato, consentendo di ritenere la lesione inquadrabile in un intervallo di sopravvivenza di 30-90 minuti antecedenti l’arresto delle funzioni vitali.

Successivamente l’esperto indicava le lesioni alla cute del cuoio capelluto, quindi quelle della ferita al collo, non potendo valutare quella ai polsi.

Conclusivamente riteneva che le modificazioni istopatologiche riscontrate fossero pienamente compatibili con la patogenesi asfittica del decesso , come già affermato dai consulenti tecnici del P.M., e che le modificazioni istopatologiche specifiche dell’encefalo escludessero che il decesso fosse avvenuto nell’immediatezza dell’azione costrittiva cervicale, atteso che l’esclusiva positività dei neurociti alla proteina S-100 richiede una sofferenza parenchimale più prolungata nel tempo rispetto a quanto si verifica in un decesso immediato.

Inoltre l’identificazione, nel parenchima polmonare, di materiale esogeno (verosimilmente di natura alimentare determinante un quadro istologico da ab ingestis) costituiva ulteriore elemento per desumere un quadro agonico, che escludeva ulteriormente l’immediatezza del decesso rispetto all’azione del cingolo cervicale.

Anche la relazione del consulente, in definitiva, costituiva un ulteriore importante tassello , non solo per corroborate il tipo di morte procurata al piccolo Lorys, ma soprattutto per evidenziare una agonia che, nella migliore delle ipotesi, si era protratta per almeno 30 minuti.

L’oscillazione temporale indicata dal consulente, come si dirà oltre, costituisce ulteriore elemento per valutare negativamente la condotta successiva alla commissione del reato, avendo potuto il soggetto agente intervenire anche dopo la consumazione del gesto d’impeto (come si dirà infra) e potendo persino salvare la giovanissima vittima.

 

Le tre relazioni hanno quindi consegnato alla Procura prima, e alla corte poi, una ricostruzione degli eventi e della morte di Lorys assolutamente compatibile con l’ipotesi accusatoria che vede in Veronica Panarello, e in lei sola, la responsabile dell’omicidio prima, e dell’occultamento del corpo poi.

Una ricostruzione contestata ovviamente dalla difesa, come richiama in sentenza lo stesso Giudice:

 

Le osservazioni medico-legali del consulente di parte dell’imputa del 2.12.2015

All’udienza del 3.12.2015 il Prof. Pietrantonio Ricci depositava considerazioni medico-legali sulla vicenda di Veronica Panarello, che tenevano conto delle consulenze effettuate dal Pubblico Ministero e delle dichiarazioni rese dall’imputata.

Rilevava alcune presunte contraddizioni nelle consulenze dei Dott. Iuvara, Bartoloni e Grande.

La prima con riferimento all‘orario della morte del piccolo Lorys, atteso che non sarebbero state seguite le linee guida europee in materia (raccomandazione R.99 sull’uniformazione delle regole sull’autopsia giudiziaria), in particolare sarebbe stato omesso il riferimento alla temperatura rettale profonda del cadavere.

Riteneva insufficiente, anche sotto il profilo di affidabilità scientifica, il parametro usato dal dott. Grande (la temperatura ascellare alle ore 00,20 del 30.11.2014, a distanza di 7 ore dal rinvenimento del cadavere).

Reputava insufficienti anche i calcoli dell’ora mortis effettuati dal dott. Grande (ipostasi e rigidità cadaverica), in quanto le caratteristiche delle ipostasi non sarebbero state direttamente rilevate dal predetto professionista , ma soltanto estrapolate da altri dati dell’autopsia.

Il secondo appunto era relativo alle modalità di strangolamento che, a dire del Prof. Ricci, era più simile ad un “garrottamento”.

Motivava il suo convincimento sulla scorta del fatto che trattasi di “modalità piuttosto insolita per una dinamica omicidiaria”, anche perché la fascetta sarebbe stata apposta al collo previo infibbiamento della stessa e suo restringimento a mo di cappio; riteneva arduo ipotizzare detta condotta, senza che fossero state poste in essere manovre di difesa da parte della vittima .

Insinuava dubbi sia sulla origine delle lesioni ai polsi, potendo le stesse essere persino antecedenti alla lesioni al collo, sia su quelle al collo , non essendovi,  dire del Prof Ricci, “evidenza mrfologica di un meccanismo costrittivo esercitato con notevole intensità” 

Il Prof. Ricci riscontrava una certa contraddittorietà della consulenza del dott. Grande nella parte in cui riteneva le lesioni al gluteo post-mortali, mentre quelle alla teca cranica si sarebbero prodotte “in liminae vitae”.

Il consulente di parte riteneva che vi fosse discrasia anche tra quanto evidenziato nella relazione del Prof. Bartoloni ( ossia il periodo di agonia del bimbo, tra i 30 ed i 90 minuti ) e quanto ritenuto dal dott. Iuvara a pag 42 della sua relazione ( ossia della morte sopraggiunta in pochi minuti).

E dette circostanze potevano corroborate l’accidentalità dell’evento mortale accaduto al piccolo Lorys, cosi come raccontato dalla Panarello nel corso degli interrogatori del 13.11.2015 e del 17.11.2015

 

La sentenza ovviamente ha sposato la ricostruzione della Procura e dei suoi consulenti, bocciando le obiezioni sollevate dalla difesa, sia per quanto riguarda la prima parte del processo quando ancora si seguiva la versione dell’incidente domestico, sia per quanto riguarda la seconda parte, dopo l’ultima confessione della Panarello e la chiamata in correità del nonno/amante. L’esame delle ferite, soprattutto quelle del collo,  e il continuo riscontro con le tracce lasciate dalle fascette stringicavo, ha portato la Corte a rifiutare l’ipotesi che l’arma del delitto potesse essere  il cavo Usb indicato dalla Panarello. 

 

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