DUE O TRE COSE CHE SO SU DI LEI, LA ‘RIAPERTURA’ DEL CASO PIREDDA

Come e’ noto a chi segue questo blog ho sempre giudicato inutile la riapertura del caso.

Un’opinione personale dettata da varie ragioni: la lettura degli atti della prima indagine della magistratura di Cagliari, innanzi tutto,  e poi le conoscenze accumulate svolgendo una lunga inchiesta che ho pubblicato qui, su Nera e Dintorni. A tutto questo aggiungo il fatto che trovo ingiusto sottoporre Valentina Pitzalis a un’ulteriore sofferenza che si riverbera sulla sua vita privata, e come vi mostrerò – ma è già evidente dagli articoli di questi giorni – su quella pubblica.

Ovviamente la mia è un’opinione personale e in quanto tale ha un peso assai relativo.

Quando mi sono trovato invischiato nella vicenda Pitzalis/Piredda ormai più di un anno fa, avevo una conoscenza approssimativa dei fatti e meno che meno un’idea chiara di quanto la vicenda smuovesse, sia tra i sostenitori di Valentina, sia tra i suoi detrattori. Ma ho potuto farmi un’idea precisa fin da subito di questo conflitto e di quanto la Pitzalis fosse sottoposta ad attacchi efferati sul web e sui alcuni media.

E’ stato per fermare quella campagna d’odio, che ho deciso di fare la mia inchiesta, dichiarandolo fin dall’inizio e in maniera chiara ed evidente: volevo che nella disponibilità di tutti ci fossero più elementi possibili per poter valutare i fatti. Per questo mi sono impegnato a mettere insieme un corposo numero di atti ufficiali,  documenti e sentenze che ho in buona parte pubblicato. E indipendentemente dalla ‘mia’ lettura dei fatti, quei documenti sono stati messi a disposizione di tutti nel loro valore ‘oggettivo’.

 

Per chi fosse interessato a leggere l’inchiesta, la prima puntata è qui: clicca per leggere –> VALENTINA PITZALIS: ADESSO BASTA!

 

Fin dall’inizio, dalla prima serie di polemiche esplose dopo la messa in onda della mia intervista a Valentina Pitzalis per la trasmissione IL TERZO INDIZIO, mi sono pubblicamente impegnato – con la stessa famiglia Piredda – a pubblicare qualsiasi documento o prova a sostegno delle loro tesi che avessero voluto fornirmi, altrettanto pubblicamente ho sempre dichiarato che se un domani fosse emersa una verità diversa, mi sarei impegnato a pubblicare anche quella, e se fosse un giorno emerso che Valentina Pitzalis avesse mentito riguardo ai fatti di Bacu Abis, io sarei stato il primo a indicarla come bugiarda.

Ad oggi non è accaduto nulla di tutto ciò.

La famiglia Piredda mi ha sempre risposto che le prove erano in mano agli avvocati, e altre volte che le prove ad alcune accuse non esistevano.

Ad oggi io non ho ancora visto un solo elemento di prova che mi dica che Valentina Pitzalis ha mentito su quella notte ( non voglio tornare a discutere di finestre, scrivanie, diari, etc etc perché questi temi li ho già affrontati nella mia inchiesta ).

Si badi bene, che nonostante i miei dubbi sul riaprire il caso, ho sempre detto alla Signora Mamusa che era un suo diritto rivolgersi alla Magistratura per manifestare i suoi, di dubbi. Ma sempre l’ho invitata a farlo in silenzio, senza lanciare accuse per ora non provate su social network e giornali.

Questo era di fatto l’invito che le ho rivolto in una lettera aperta, invitandola a rivolgersi ai magistrati e attendere la loro valutazione. Il tempo delle eventuali accuse, sarebbe venuto comunque dopo, se le inchieste le avessero dato ragione.

Eppure la Procura ha riaperto il caso, qualcosa ci deve essere… e’ il mantra sui social network e sui giornali  dei più moderati, quelli che già non hanno deciso che se il caso e’ stato riaperto, vuol dire che Valentina Pitzalis è colpevole.

Le cose però non stanno proprio così. Certamente non oggi, non in questo momento dell’iter giudiziario. Forse potrebbe essere così in futuro, o forse no. Per questo, in questa fase, il silenzio sarebbe stato d’obbligo su questo fronte.

Invece la notizia è stata data in pasto ai giornali, in barba – come accade spesso – al segreto istruttorio. E guarda caso il giorno in cui Valentina Pitzalis era a Venezia alla Mostra del Cinema per presentare un documentario sulla violenza contro le donne.

Eppure, la notizia, agli addetti ai lavori, era già nota. Da tempo. Più o meno dal 5 luglio scorso.

 

Cerchiamo quindi di ricostruire, nei limiti del possibile, come si sia arrivati alla riapertura mettendo insieme alcuni documenti ufficiali , le dichiarazioni di questi giorni e quanto scritto da alcuni colleghi.

 

– il 14/10/2016   l’avvocato Sollai, legale della famiglia Piredda, presenta denuncia formale presso il Tribunale di Cagliari, chiedendo venga aperta un’indagine sui fatti di Bacu Abis a carico ovviamente di Valentina Pitzalis

– il 7 Novembre 2016 il Pubblico Ministero Andrea Schirra incaricato di valutare l’esposto/denuncia, esprime il suo giudizio di merito:

“rilevato che dalla memoria in atti non emergono elementi ulteriori che confutino i motivi posti a base dell’archiviazione e nemmeno moventi significativi che abbiano spinto a condotte di maleficio di terzi, 

Per questi motivi non ritiene sussistenti i presupposti per la riapertura delle indagini.”

 

– il 16/03/2017 l’avvocato Sollai chiede che non sia De Angelis ( nel frattempo rientrato a Cagliari dopo una trasferta a Roma ) ad occuparsi della valutazione della sua denuncia, in quanto in un’ intervista rilasciata al sottoscritto per il Terzo Indizio quasi un anno prima, aveva espresso opinione secondo la quale le indagini erano state esaustive ( all’epoca della prima inchiesta di cui De Angelis era titolare )

-il 30 /03/17 l’avvocato Sollai critica il provvedimento del Pm Schirra che qualificava il suo esposto come “memoria” ne richiede la valutazione corretta della sua denuncia a carico di  Valentina Pitzalis , l’ iscrizione della notizia di reato e pertanto, l’apertura di un nuovo provvedimento.

– Il 06/04/2017 il Pm De Angelis viene incaricato di valutare la denuncia della famiglia Piredda ( incarico che gli verrà poi confermato il 20 giugno nonostante le crescenti polemiche )

E’ bene precisare che per  mesi e’ andata avanti una diatriba ( nei primi del 2017 ) molto lunga tra l’avvocato Sollai e il Pm De Angelis ( non ancora incaricato della nuova valutazione ma titolare della vecchia inchiesta e del relativo fascicolo ) in merito alle foto scattate dagli investigatori sulla scena del crimine di Bacu Abis, e le foto scattate a Valentina Pitzalis in ospedale, nella quale Sollai richiedeva l’intero numero degli originali fotografici affinché un suo consulente potesse valutarle.

– E’ nella primavera del 2017 ( 10 maggio ) che l’avvocato Sollai sceglie di integrare la denuncia originale ( quella rigettata a Novembre con quelle motivazioni ) allegando nuove consulenze, tra cui una  fotografica, una  medico-legale, e due dvd prodotti dalla criminologa Elisabetta Sionis, che contengono elementi emersi dallo studio del fascicolo fotografico agli atti d’indagine, che lei stessa definisce:

“mai presi in considerazione nella prima indagine ma che riconducono a una ricostruzione diametralmente opposta rispetto alle dichiarazioni rese dalla signora Valentina Pitzalis a sommarie informazioni il 25 maggio 2011, e ritenuta attendibile tanto da indurre all’archiviazione del fascicolo per morte del reo, così come rilevato dagli elementi che ho assunto dall’analisi del cd fotografico effettuato dai carabinieri, nonché dalle emergenze medico-legali che sono state dettagliatamente esposte dal dottor Monni ” ( da intervista a Blasting News – )

Ed e’ soprattutto questo cambio di strategia che porta, di fatto alla riapertura delle indagini.

In quanto tecnicamente le consulenze ( e il loro contenuto ) rappresentano un  elemento nuovo da un punto vista giudiziario, e soprattutto un elemento tecnico che un Procuratore non può valutare in autonomia, al contrario di un Giudice. Quest’ultimo infatti per la legge è Peritus Peritorum, legittimato a giudicare il lavoro e le conclusioni dei tecnici di parte o della Corte stessa. Un ruolo che non è attribuito dalla legge a un Procuratore.

Di fronte alla denuncia esposto, agli elementi  nuovi presentati e alle caratteristiche tecniche di alcuni di questi ultimi la Procura ha deciso di chiedere al Gip di aprire il fascicolo d’inchiesta, come poi è stato.

E’ stato rispettato quindi il principio cui la famiglia Piredda e lo stesso avvocato Sollai di erano più volte appellati, ovvero quello dell’obbligatorietà dell’azione penale:

Il principio dell’obbligatorietà impone che il Pubblico Ministero valuti la fondatezza di ciascuna notizia di reato e che compia le indagini necessarie per decidere se occorre formulare l’imputazione o chiedere l’archiviazione.
Tale principio non impone assolutamente che il Pubblico Ministero debba necessariamente “accusare”, il suo obbligo istituzionale è quello di controllare che la legge sia rispettata.
Pertanto il Pubblico Ministero chiede l’archiviazione se gli elementi raccolti non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio, ma se successivamente ritiene che possano essere svolte nuove investigazioni, chiederà al giudice la riapertura delle indagini.
Parimenti, nel corso del dibattimento il Pubblico Ministero può chiedere il proscioglimento se tale è la conclusione da trarre dagli elementi di prova acquisiti.

 

 Si badi bene, che questo passaggio non rappresenta un giudizio di merito, se non per la mancanza di una totale e manifesta infondatezza delle ipotesi sostenute dall’accusa.

L’apertura dell’indagine serve proprio ad avviare la verifica della fondatezza delle ipotesi sollevate dall’accusa ( e in questo caso ovviamente anche a valutare il contenuto dell’indagine originaria ). La Procura nello stesso tempo, aperte le indagini, può svilupparle in qualsiasi direzione ritiene opportuna, a prescindere dalla denuncia/esposto di partenza.

Questa apertura era l’atto dovuto alla famiglia Piredda a fronte di una denuncia in questa seconda fase più strutturata che nella prima.

– Vi è in tutto questo da ricordare che lo scorso Luglio l’avvocato Sollai ha denunciato per omissione di atti d’ufficio il Pm De Angelis:

Nella denuncia presentata il 6 luglio 2017 a nome dei genitori di Manuel Piredda, presso la Procura della Repubblica di Roma, oltre ad aver denunciato il magistrato De Angelis, che non ha provveduto a immediata iscrizione della notizia di reato, tra l’altro non producendo neppure alcuna risposta alla difesa, i genitori hanno chiesto che la procura di Roma invii gli atti anche al vaglio del Csm, per gli opportuni adempimenti del caso. L’art. 335 c.p.p. prevede il dovere, per l’assegnatario, di iscrivere immediatamente la notizia di reato nell’apposito registro. Il reato di omissione si è sostanziato nel fatto che non sia stata effettuata, appunto, l’iscrizione nel registro delle notizie di reato. ( da intervista a Blasting News -6 luglio 2017  )

In realtà però a riaprire il fascicolo d’indagini sarebbe stato proprio il Pm De Angelis, il 5 luglio, che pure a seguito di quella denuncia per ragioni di opportunità ha dovuto compiere un passo indietro,  il fascicolo è poi stato assegnato dal Procuratore Generale Maria Alessandra Pelagatti al Procuratore aggiunto Gilberto Ganassi.

Anche l’iscrizione di Valentina Pitzalis nel registro degli indagati, finora non confermata ufficialmente dalla Procura come ovvio in questa fase, sarebbe o è un atto dovuto.  Non solo per dar seguito alla denuncia della famiglia Piredda. Queste indagini andranno certamente incontro ad approfondimenti di carattere tecnico ( Sollai ha chiesto la riesumazione del corpo di Manuel Piredda e ha presentato consulenze tecniche ) e ovviamente la Pitzalis potrà nominare dei proprio consulenti per partecipare ad eventuali esami irripetibili, così come essere tutelata dai suoi legali.

Si badi bene, perché mi pare si tenda a dimenticarlo spesso, che la prima indagine si aprì e si chiuse mentre Valentina Pitzalis era  ancora intenta a lottare prima per la vita, e poi contro le sue terribili ferite, tanto che il suo interrogatorio in ospedale fu uno degli ultimi atti .

Dico questo perché la presunta  incompletezza di quella prima indagine tanto sbandierata e dichiarata dalla famiglia Piredda, riguarda anche questo aspetto. Valentina cioè non venne mai coinvolta ( interrogatorio a parte ) come soggetto chiamato a fornire prove, testimoni ulteriori e altro. Non partecipò insomma come soggetto attivo a quella fase. Tra i tanti elementi che potranno integrare oggi questa nuova inchiesta, ci sono anche quelli in suo possesso.

Ed è per questo che anche in questi giorni si è dichiarata allibita per il fatto di trovarsi lei sotto indagine, ma anche serena per l’esito finale dell’inchiesta.

 

Dunque c’e’ qualcosa di nuovo e di fondato?

La risposta è che non lo sappiamo, perché non è l’apertura di un’indagine come atto, a dirci se ci sono novità sostanziali nel merito. Ci sono nuovi elementi presentati dall’accusa, ma è anche per valutarli che è stata riaperta l’indagine.

Nelle interviste di questi giorni ad esempio non ho sentito nulla di nuovo se non i dubbi sollevati da sempre anche sui social, che questa volta saranno però vagliati da un magistrato e non su web e media.  Dovremo tutti attendere che la Procura faccia il suo lavoro per sapere quanto siano solide le accuse della famiglia Piredda.

Ovviamente mi aspetto anche che nelle sue indagini la Procura prenda a questo punto in considerazione anche tutti gli altri elementi che hanno molto da dire su quanto accaduto quella notte, a partire dalla storia giudiziaria di quel ragazzo, Manuel Piredda, condannato per  aver perseguitato una sua compagna del liceo e poi coinvolto in una serie di reati legati alle sue crisi di ansia, alle sue esplosioni di rabbia e violenza, all’abuso di psicofarmaci, fino a perdersi in quei suoi disturbi e nelle sue dipendenze. La perizia psichiatrica su Manuel Piredda. Tutti elementi che io ho mostrato nella mia inchiesta basandomi, non sulle dichiarazioni di Valentina Pitzalis, ma su documenti ufficiali e sentenze della Procura di Cagliari. Senza dimenticarci ovviamente delle comunicazioni tra Manuel e Valentina, che ben chiariscono i rapporti tra loro e soprattutto come la sera della tragedia, Manuel l’abbia attirata con l’inganno a Bacu Abis.

 

Ma come, Valentina Pitzalis e’ indagata per omicidio! E’ ripetuto  dai sostenitori della sua colpevolezza…

Intanto non e’ proprio così,  il fascicolo sarebbe stato  aperto ( a seguito di una denuncia che indicava alcune ipotesi di reato da parte della famiglia ) per omicidio volontario, istigazione al suicidio, omicidio del consenziente e, ovviamente, incendio. Insomma un’indagine a 360 gradi, come si dice in questi casi, tenendo conto che sul tavolo restano anche le conclusioni delle prime indagini: quelle che indicarono in Manuel Piredda il responsabile dell’aggressione a  Valentina Pitzalis.

Il nuovo fascicolo d’indagine, chiariamolo, non annulla minimamente le conclusioni della prima indagine indicate nel dispositivo di archiviazione per morte del reo, ovvero l’aggressione di Manuel contro Valentina.

E’ molto interessante da questo punto di vista il precedente del caso Sempio, l’amico della famiglia Poggi indicato qualche mese fa come il possibile assassino di Chiara Poggi.

Ricorderete tutti la grande svolta: il Dna trovato sulla vittima e  mai attribuito era di Sempio, come da denuncia presentata dai legali della famiglia Stasi.

Le indagini, che pure hanno comportato l’apertura di un fascicolo e portato Sempio ad essere indagato, hanno poi dimostrato che lui non aveva nulla a che vedere con l’omicidio, in barba alle sbandierate certezze delle accuse nei suoi confronti.

E come non sarà sfuggito a nessuno, l’esistenza di un’indagine a a carico di Sempio, i pesanti sospetti su di lui, le ‘certezze investigative’ dei legali della famiglia Stasi, non hanno mai portato alla cancellazione della realtà giudiziaria già acclarata ( in quel caso in tre gradi di giudizio ) , ovvero che Alberto Stasi era colpevole. Nessuno insomma ha mai pensato di farlo uscire dal carcere perché i suoi legali sostenevano che l’assassino potesse essere un altro.

Anche in questo caso l’esistenza di una nuova indagine non annulla proprio niente.

Ad oggi e ancora per tutto il tempo della durata delle indagini, e se mai ci sarà di un eventuale processo, l’unica sentenza/decreto che resta in vigore è quella di archiviazione per morte del Reo, quella che conclude che Manuel Piredda morì cercando di uccidere Valentina Pitzalis. Quella che dice che si trattò di un tentato femminicidio.  ( Non me ne voglia l’avvocato Sollai che continua a sottolineare che l’archiviazione per morte del reo non è una condanna… ma la Procura trasse delle conclusioni che furono poi avvallate da un giudice. Peraltro, non fa mai male ricordarlo, la famiglia Piredda non fece alcuna opposizione o contestazione a quelle conclusioni e alla richiesta di archiviazione ).

Quella sentenza/decreto  indica in  Valentina Pitzalis la vittima, e in  Manuel Piredda il marito che ha cercato di ucciderla dandole fuoco.

Specifico bene questo punto perché è già evidente come sia scattata una nuova campagna mirata a colpire l’immagine di questa donna devastata dalle fiamme: non solo nelle dichiarazioni sui giornali, ma anche nella nascita di nuovi solerti gruppi facebook che già richiamano al controllo delle attività della Pitzalis.

Come può quella donna indagata per omicidio entrare in una scuola?  Vigiliamo! Denunciamo! Fermiamo lei e la onlus che la sostiene!

Ecco vedete, quella donna, oggi per la legge italiana è una vittima, e nelle scuole si e’ sempre recata gratuitamente con la Onlus Fare X Bene per tenere corsi per spiegare a ragazzi e ragazze come evitare le violenze di genere, il cyberbullismo. Raccontando i suoi errori perché quei ragazzi non li ripetano, né come vittime, né come carnefici.

Quella signora cui il marito una sera ha dato fuoco, lo fa gratis.

Ma del resto, come ho sempre ipotizzato, questa non è solo una ricerca di giustizia e verità, questa è una ricerca di vendetta ( non parlo ovviamente dei legali ).

E colpire Valentina Pitzalis e distruggere la sua immagine è uno degli obbiettivi principali.

Così come colpire la Onlus che ha sostenuto economicamente i suoi interventi chirurgici.

Una Onlus, Fare x Bene, che nelle scuole va per insegnare e formare i ragazzi, con psicologi ed esperti. Qualche volte anche con Valentina Pitzalis.

Una Onlus il cui lavoro e’ riconosciuto ed apprezzato, da insegnanti e istituzioni, oltre che da ragazzi e genitori.

Una Onlus che lavora con tante altre vittime di violenza. Quindi quando per astio si dice di non finanziarla, non si colpisce Valentina Pitzalis, ma tutte le vittime di violenza che sono sostenute dalla Onlus.

Ma quella Onlus va colpita lo stesso, perché sostiene Valentina Pitzalis. Questa è la sua colpa. Questa è la vendetta che si cerca.

 

 

P.S.

Tra le tante denunce presentate dalla famiglia una riguarda anche me e questo blog, per l’inchiesta da me pubblicata sul caso Pitzalis/Piredda. Come annunciato dall’avvocato Sollai:

Il 12 giugno scorso, i coniugi Piredda, per mio tramite hanno presentato una denuncia querela nei confronti del dottor Fabio Lombardi, giornalista, in concorso con la signora Valentina Pitzalis e altri, per aver pubblicato online, il 4 marzo 2017, il materiale fotografico riproducente il cadavere di Manuel Piredda. Hanno inoltre fornito a numerosi utenti Facebook la password per poter accedere al suddetto materiale. La denuncia querela riguarda anche alcune pagine Facebook che hanno offeso, ingiuriato e diffamato la memoria di Manuel Piredda e portato avanti una campagna diffamatoria nei confronti della famiglia del ragazzo. ( da Blasting News 6 luglio 2017  )

Sul punto al momento ho poco da dire, non avendo ancora ricevuto alcuna notifica ufficiale in merito. Nel caso venissi convocato, mi confronterò con un magistrato per esporre le mie ragioni e vedremo, anche in questo caso, se le accuse mosse sono fondate. Per lo stesso principio già spiegato prima: presentare una denuncia e muovere delle accuse è diritto di chiunque. A decidere se quelle accuse sono fondate e vere, invece, è poi prima un Procuratore e poi, eventualmente, un Giudice. Per ora, senza nulla togliere al legale della famiglia Piredda, le sue denunce non comportano una responsabilità accertata.

 

UN’ULTIMA PREGHIERA: EVITATE DI RIAPRIRE SOTTO QUESTO POST UN INUTILE DIBATTITO SU PERCHÉ SIETE CONVINTI CHE LA PITZALIS SIA COLPEVOLE, O MANUEL IL MOSTRO. IL TEMPO DEL DIBATTITO SUI SOCIAL FINE A SE STESSO MI SEMBRA DECISAMENTE TERMINATO. ORA LA MAGISTRATURA STA INDAGANDO, NON CI RESTA CHE ATTENDERE.