MICHELE BUONINCONTI: ARRIVA DA L’AQUILA LA PROVA CHE POTREBBE PORTARE A UN NUOVO PROCESSO?

Il destino a volte è strano, è può riservare notizie inaspettate. O se vogliamo pensare ad alcune dichiarazioni passate di Michele Buoninconti, che aveva sempre sostenuto che Dio lo avrebbe aiutato a dimostrare la sua innocenza, possiamo tirare in ballo la Provvidenza, anziché il destino.

Tutto parte da una vicenda che nulla ha a che vedere con quella di Buoninconti ed Elena Ceste e che coinvolge invece  lo psichiatra e criminologo Michele Fonti, finito sotto inchiesta della Procura di Pesaro in un’articolata vicende di accuse spiegate in questo articolo pubblicato qualche giorno fa:

Per leggere l’articolo clicca qui–> OSSERVATORIO ANGLO-AMERICANO SULLA GIUSTIZIA ITALIANA

Ma come si intrecciano le due vicende?

Il caso vuole che nelle indagini rivolte contro il dottor Fonti la Procura di Pesaro si sia avvalsa della collaborazione in qualità di consulente informatico di Giuseppe Dezzani , lo stesso consulente utilizzato dalla Procura di Asti nel processo contro Michele Buoninconti , che analizzò le telefonate dell’uomo la mattina della scomparsa di Elena Ceste decretando con le sue analisi delle celle telefoniche che il vigile del fuoco si era recato fino al Rio Mersa, fornendo la prova principale della colpevolezza di Buoninconti.

Quello che è accaduto a Pesaro però è che il dottor Fonti abbia denunciato Dezzani nella convinzione che il Consulente Tecnico non avesse le qualifiche professionali dichiarate per svolgere quel tipo di lavoro per la Procura. Una denuncia che ha dato il via all’apertura di un fascicolo a suo carico e a un’indagine specifica della Guardia di Finanza, incaricata di verificare appunto i titoli di studio  di Dezzani.

Detto che il Giudice incaricato del Tribunale de L’ Aquila ( competente per le indagini  che coinvolgono la Procura di Pesaro ) nel caso del dottor Fonti è orientato all’archiviazione del caso contro Dezzani,  ai risultati delle indagini della Guardia di Finanza sono molto interessati gli avvocati di Michele Buoninconti, Marazzita e Scolari come ci ha confermato quest’ultimo con un’intervista:

 

 

D – Avvocato Scolari, può spiegarci cosa emerge dall’indagine della Procura de l’Aquila e come questo si riflette sul lavoro del Consulente Dezzani sul caso di Michele Buoninconti?
R – Abbiamo appreso da notizie di stampa che è stata svolta un’indagine accurata da parte della g.d.f. dell’Aquila sui titoli di studio e accademici del sig. Giuseppe Dezzani dai quali emergerebbe, tra le altre cose, che non sia laureato.​ Il sig. Dezzani è stato consulente della Procura per il processo Buoninconti e indubbiamente questa notizia ha una valenza giudiziaria, come facilmente intuibile, vertendo sulla stessa credibilità soggettiva del consulente che non avrebbe ​conseguito​ ​dei ​ titoli  ​accademici  quali la laurea in ingegneria o materie similari, ​ su tematiche così specifiche e tecniche quale quelle delle celle telefoniche, uno degli indizi più importanti a carico del mio cliente. 
D – Cosa farete ora, chiederete l’accesso agli atti d’indagine della Procura de l’Aquila?
R – ​Stiamo valutando il da fare e in primo luogo di chiedere al Giudice di essere autorizzati ad accedere alla  visione del fascicolo avendo il sig. Buoninconti degli evidenti e diretti interessi in comune  con quelli delle  altre persone offese che hanno fatto denuncia e ​​che hanno originato il procedimento dell’Aquila.​
 D- Anche se Giuseppe Dezzani non dovesse essere Laureato è comunque qualificato per lavorare come   Consulente di una Procura, come può quindi incidere questo fatto con il lavoro svolto per quella di Asti?
R – ​Non posso e non mi pare corretto da parte della difesa esprimere valutazioni così profonde in questa  sede;  sono in ogni caso valutazioni che ognuno di noi può fare riflettendo sui dati ad oggi disponibili. ​
D- In pratica la Difesa, che già ha criticato aspramente il lavoro di Dezzani in aula, ora ne contesta la          credibilità?
R – ​La Corte di Cassazione a cui ora è devoluta la questione è Suprema appunto in questo tipo di valutazione.    Io non posso che richiamare i principi ​scritti dai Supremi Giudici nel recente processo dei sigg. Sollecito e  Knox in materia di prova scientifica, ove viene posta particolare attenzione all’autorevolezza della persona  che è chiamata a fare la valutazione scientifica, in termini di titoli accademici e competenze scientifiche  anche di livello internazionali; uso le stesse parole dei Supremi Giudici: “Un risultato di prova scientifica può  essere ritenuto attendibile solo ove sia controllato dal Giudice quantomeno con riferimento all’attendibilità  soggettiva di chi lo sostenga..”.
   D- Come si rifletterà questa scoperta  sul ricorso in Cassazione, cosa chiederete?
 R- ​Valuteremo con maggiore attenzione ​questo dato in attesa dell’evoluzione giudiziaria della posizione  processuale del sig. Dezzani, riservandoci poi la redazione di nuovi motivi di ricorso.
Sereno si dice invece, in merito alla vicenda Giuseppe Dezzani da noi raggiunto al telefono:
D- Signor Dezzani come saprà è divenuta di pubblico dominio la notizia dell’inchiesta della Procura aquilana in merito ai suoi titoli accademici. Vuole rilasciarci qualche dichiarazione?
R – Sono tranquillo per quanto riguarda le mie competenze, in questi anni ho svolto 2800 consulenze.  Mi sento tranquillo del lavoro svolto per quanto riguarda il caso Buoninconti, il tema delle mie qualifiche peraltro è già stato trattato in Appello.
D – Posto che per lavorare come consulente non è necessaria una laurea, vuole dirmi se l’indagine della Guardia di Finanza, che sembra non aver trovato riscontro ad alcun  titolo accademico, è corretta?
R – Se ci sarà da chiarire risponderò alla magistratura, non voglio rispondere perchè quell’inchiesta riguarda un procedimento ancora in atto, per il quale peraltro è stata chiesta l’archiviazione.
D- Senta le faccio la domanda diretta così non violiamo alcun fascicolo: lei è laureato?
R – In merito alle mie qualifiche e competenze  risponderò eventualmente ai magistrati
La vicenda è complicata da spiegare.

Per poter lavorare come consulente di una Procura occorre essere iscritto a uno specifico registro, quello appunto dei Consulenti ( CTU ) e per poterlo fare – nel caso degli informatici –  non è necessario essere laureati.

Giuseppe Dezzani dunque, essendo un Geometra diplomato risulta regolarmente iscritto e ha tutte le credenziali per poter svolgere la funzione di consulente.

I problemi ovviamente riguardano invece il caso specifico del processo Buoninconti, dove Dezzani ha svolto un ruolo fondamentale, quello della ricostruzione dei movimenti dell’uomo il giorno del delitto, intersecando i dati delle sue telefonate, quelli delle celle telefoniche e le coperture delle stesse sul territorio.

E’ sulla base delle sue conclusioni che la Procura prima, e due giudici dopo, hanno stabilito che Buoninconti ha portato il cadavere della moglie fino al Rio Mersa lungo un percorso circolare, prima di rientrare a casa e inscenare una finta disperata ricerca di Elena Ceste.

E’ su quel lavoro, sull’elaborazione di quei dati che si regge tutta l’accusa contro Buoninconti. Ricordando che non esiste prova scientifica emersa dall’autopsia dell’avvenuto omicidio, e che quelle conclusioni furono tratte per deduzione ed esclusione di altre cause, in uno scenario ritenuto credibile anche per la combinazione con le conclusioni di Dezzani.

Il lavoro di Dezzani e’ sempre stato oggetto di aspre critiche tecniche da parte del consulente della difesa, l’ingegnere Paolo Reale, che ne aveva contesto quasi tutto: la metodologia d’approccio e di analisi, le incongruenze tra rilevazioni dei Ros dei Carabinieri e lettura dei dati di Dezzani, e infine la totale incompatibilità tra il lavoro del consulente della Procura e alcune telefonate compiute da Buoninconti dopo le 9.06 di quella mattina. Reale dai dati dei Ros era arrivato a conclusioni diametralmente opposte a quelle di Dezzani.

Ma tra Dezzani e Reale non vi e’ mai stato un  contradditorio peritale in aula. Quello tra loro e’ stato l’unico confronto negato dal giudice di primo grado che volle ascoltare Dezzani da solo, consentendo unicamente agli avvocati di porre delle domande al consulente ( in una materia così tecnica dove ovviamente nessun legale è in grado di controbattere a quanto enunciato da uno  specialista). Il confronto e’ stato invece ritenuto inutile dal giudice di secondo grado, che ha anche respinto la richiesta della Difesa di un ulteriore approfondimento di indagine su questa materia, con la nomina di un Perito della Corte che stabilisse una volta per tutti una lettura terza e neutrale dei dati delle celle telefoniche.

Le criticità del lavoro di ricostruzione di Dezzani sono comunque riscontrabili anche nella sentenza di condanna di secondo grado, dove il giudice, partendo da  alcune delle osservazioni e critiche di Reale è poi costretto a reinterpretare i dati dei Ros e del Consulente della Procura in una ricostruzione  dei fatti che si basa su criteri di compatibilità e possibilità, più che su certezze scientifiche. Una linea non condivisa dalla difesa nel ricorso in Cassazione che proprio all’analisi delle celle telefoniche effettuata dal giudice nella sentenza dedicano ampio spazio critico.

Oggi quindi la questione delle qualifiche professionali e dell’autorevolezza del lavoro di Dezzani potrebbe acquisire un valore fondamentale nella prossima decisione della Cassazione.

Dubbi sui titoli accademici di Giuseppe Dezzani erano già emersi nei mesi scorsi, sollevanti dalla consulente della Difesa in primo grado  Franco, dallo stesso ingegner Reale e infine in Tribunale anche dall’avvocato Marazzita, senza però che si arrivasse mai a determinare con certezza i titoli accademici del Consulente autore della relazione tecnica dell’accusa.

Una relazione tecnica , come ho già detto, che rappresenta certamente il principale elemento di prova contro Michele Buoninconti anche nella sentenza di secondo grado e che ora potrebbe invece diventare l’elemento più attaccabile dell’intero impianto se la Cassazione dovesse decidere di accogliere le richieste della Difesa.

Che comunque si basano anche su altri elementi di contestazione. Come spiego nella nuova inchiesta sul CASO BUONINCONTI che partirà domani con l’articolo:

MICHELE BUONINCONTI: LA SENTENZA DI SECONDO GRADO E LA CASSAZIONE