BUONINCONTI : L’INTERPRETAZIONE DELLA PROVA DELLE CELLE TELEFONICHE NELLA SENTENZA D’APPELLO.

L’INTERPRETAZIONE DELLA PROVA DELLE CELLE TELEFONICHE NELLA SENTENZA D’APPELLO.

 

In primo luogo, le celle di rilievo sono le seguenti:

416: interessa !’area (strada San Pancrazio) in cui insistono la casa della famiglia Buoninconti e le abitazioni limitrofe (famiglia Rava, Ceste Marilena), oltre che ii luogo dove fu rinvenuto ii corpo;

415: limitrofa alla 416 (complementare e stata definita dal CT deL P.M. dott. Dezzani perché medesimo è  iL palo su cui sono installate le antenne e d’altronde l’irradiamento opposto e speculare e  ben evidente nella mappa proveniente dal gestore TIM, riportata a pag. 11 della “ricostruzione cronologica”, in faldone 6), copre un’area adiacente e specularmente rivolta a nord/nord-est in direzione di Isola d’Asti;

077: interessa anch’essa l’area dell’abitazione Buoninconti, con diversa modalità: a differenza della cella 416, con tecnica UMTS e segnale 3G, la 077 ea tecnica GSM con segnale 2G: il fenomeno di handover fra l’una e l’altra cella nel corso di una medesima chiamata, come bene ha spiegato il CT ing. Reale – pag. 39 della relazione 29.6.2015 – “nell’ipotesi di un’utenza in movimento, consente
di ipotizzare chequesta si stia allontanando dal sito a cui è agganciata, per cui il segnale 3G (a maggior frequenza e per questo minore raggio di copertura) si indebolisce al punto  da lasciare disponibile il segnale GSM (a minore frequenza e quindi maggiore raggio di copertura) dell’antenna pasta nella stessa posizione di via Cantalupo”,

414: copre l’area del tratto cimitero – strada Ronchi d’lsola d’Asti

674: sita in Castagnole Lanze

417: sita in Govone

Si riportano, di seguito, le chiamate, con o senza risposta, che assumono rilevanza ai fini dell’inquadramento della vicenda.
Vi sono inizialmente le chiamate effettuate da Buoninconti ai vicini di casa:

a) 8.55.04 verso ii fisso di Ceste Marilena (intestato a Giorgio Alfredo), della durata di 29″ aggancia sia all’inizio che alla fine la cella 416 (e dunque venne effettuata in area compresa tra la casa e la statale Asti-Alba);

b) 8.57.28 verso il fisso della famiglia Rava, senza risposta: questa chiamata, come la precedente ebbe inizio e fine agganciando la cella 416 ed è quella su cui maggiormente si discute circa la localizzazione di Buoninconti nel momento in cui la fece.

Di ulteriore, significativo rilievo sono poi le chiamate effettuate da Buoninconti verso il cellulare della moglie, le prime due pressoché immediatamente successive l’una all’altra, le tre susseguenti effettuate dopo che l’odierno imputato aveva fatto una telefonata a Ceste Oreste, fratello del suocero:

I) 9.01.48 (termina alle 9.02.50 – ciò che significa che l’utente ha lasciato trascorrere tutto ii tempo di chiamata previsto dal gestore): e effettuata sicuramente in movimento presentando handover dalla BTS (TIM) 222016111112416 alla 415 (e la posizione del chiamante e stata collocata dal CT del P.M. sulla statale Asti-Alba, all’altezza della discoteca Mediterraneo);

2) 9.03.14 (tennina alle 9.04.16-come per la precedente, e stato lasciato tutto ii tempo sino al time out), anch’essa in movimento, ma in senso inverso, registrandosi tra inizio e fine il passaggio dalla BTS (TIM) 415 alla 416;

Si osserva da subito che, sia per queste due che per le successive tre indirizzate all’utenza della moglie, il telefono ricevente (Elena Ceste) aggancia la BTS (Vodafone) 10068-992, compatibile con l’area di copertura dell’abitazione e non compatibile con l’area di copertura del tratto cimitero -strada Ronchi d’Isola d’Asti (coperta dalla BTS Vodafone 10068-4414) dove transita Buoninconti di ritorno generando ii cambio cella dalla 415 verso la 416, dato da cui discende che quindi il telefono della donna era a casa ed in ogni caso non l’aveva con se Buoninconti.

Si inserisce a questo punto la chiamata di cui si e detto, verso l’utenza di Oreste Ceste – effettuata alle ore 9.06.59 e terminata alle ore 9.07.56, della durata di 57”, con inizio sotto l’area di copertura della cella 416 e termine sotto la cella 077, che copre un’area compatibile con Costigliole d’Asti in direzione di Govone).

Vi sono infine le tre ulteriori chiamate indirizzate da Buoninconti all’utenza delta moglie, delle quali la prima riveste ad avviso delta Difesa importanza decisiva:

3) 9.09.53 (orario Vodafone) termina alle 9.10.32 (orario TIM), aggancia all’inizio la cella 674 ed al termine dei 39″ la cella 417;

4) 9.12.35, termina alle 9.13.03, con durata di 28″, interrotta quindi prima del time out, con inizio sotto la cella 705 (Isola d’Asti) e fine sotto la cella 520 (Guarene);

5) 9.13.25, termina alle 9.14.02, con durata di 47″, dunque interrotta anch’essa prima de! time out, con inizio e fine sotto la cella 077.

Analizzando le censure contenute nell’atto d’appello dell’avv. Scolari nell’ordine in cui sono state proposte, il primo rilievo della Difesa ha riguardato il fatto che, poiché il momento in cui avvenne l’effettivo rientro a casa di Buoninconti dopo il trasporto ed occultamento del cadavere ipotizzato dall’Accusa è vincolato dal tempo necessario a percorrere lo spazio tra la zona di aggancio della cella 415 e l’abitazione (circa tre minuti), l’arrivo a casa, tenendo un’andatura media di circa 40 Km/h, dovrebbe corrispondere alle ore 9.07.16 – 9.07.24.

Occorre in proposito ricordare che le misurazioni di percorrenza dei ROS, che non sono in alcun modo messe in discussione dagli appellanti, i quali anzi imputano al consulente del P.M. di non averle seguite, sono state effettuate dal punto effettivo di confine tra la cella 415 e la cella 416, ma non possono certo individuare, e non potrebbe essere altrimenti, in quale momento effettivo è avvenuto il passaggio tra una cella e l’altra.

Tenuto conto di tale dato, osserva la Corte che ii calcolo temporale proposto dalla Difesa assume, come punto di partenza, la fine della chiamata delle 9.04 – precisamente 9.04.16 – quando al termine della telefonata viene agganciata la cella 416, sicché inevitabilmente presuppone che la chiamata sia terminata in corrispondenza esatta de! punto di passaggio-confine tra le due celle, essendosi svolta per la sua quasi totalità sotto la cella 415; deve tuttavia considerarsi che la chiamata durò 60″, e dunque se l’aggancio alla cella 416 fosse avvenuto invece all’inizio della chiamata (ipotizziamo un secondo dopo ), Buoninconti si sarebbe trovato più avanti in direzione di casa per uno spazio corrispondente ai 59″ residui, e quindi ben potrebbe essere arrivato a casa sua (e a casa Rava) alle 9.06.15, in orario cioè sostanzialmente coincidente con l’opzione “2” del P.M. – riportata a pag. 44 dell’atto d’appello – che colloca tale evento intorno alle ore 9.06.

Si tratta, come detto, di ricostruzione ipotetica pur se assolutamente realistica, proposta al fine di dimostrare l’erroneità dell’assunto su cui si basa la censura: lo si è detto, ma e opportuno ribadire, che allorché l’apparato telefonico aggancia la cella, l’utente può trovarsi in un punto qualsiasi dell’area da questa coperta, sicché ritenere la localizzazione del chiamante nel punto di passaggio tra una cella e l’altra ovvero in corrispondenza del punto in cui e installata l’antenna significa assumere un dato in maniera del tutto arbitraria, traendone poi affermazioni inevitabilmente prive di certezza.

Le conclusioni devono dunque essere assunte in termini di compatibilità o meno con i dati oggettivi.

Va tuttavia ancora osservato che il calcolo offerto dalla Difesa presenta un’altra evidente debolezza, perché assume per certa un’andatura media di 40 Km/h, è del tutto agevole obiettare che, se Buoninconti avesse viaggiato nella circostanza a una velocità anche di poco superiore a tale media, sarebbe arrivato in loco ancor prima, e quindi ampiamente in tempo per fare la successiva telefonata delle 9.07 (precisamente 9.06.59) a Oreste Ceste subito dopa essere ripartito da casa Rava.

Si è particolarmente insistito, in ordine a questo specifico punto, sulle prove dichiarative assunte, che ad avviso dei Difensori appellanti porterebbero a collocare la presenza di Buoninconti nella  zona di casa intorno alle ore 9.00 ed anzi addirittura qualche minuto prima, data temporale che sarebbe assolutamente incompatibile con le successive risultanze.

Particolare e decisive risalto è stato dato alle deposizioni di Aldo e Fiorenza Rava, di Margherita Lupano, moglie del Rava, nonché di Pier Sandro Terzuolo e di sua moglie Rosa Perosino.

Come si è visto, Aldo Rava, nelle s.i. rese ii 14.2.2014, ha collocato l’incontro con Buoninconti intorno alle ore 9.05 (“verso le ore 9.05 circa sentivo suonare ii campanello di casa con insistenza e sentivo anche suonare ii telefono di casa”), posticipando ii fatto allorché venne risentito il 14.4.2015 (“tra le ore 9. 10 e le ore 9.15 ho sentito suonare insistentemente ii citofono della mia abitazione … ricordo con precisione che quando ho sentito suonare il citofono di casa ho guardato l’orologio che si trova in cucina e pertanto sono certo dell’orario che vi ho comunicato. Aggiungo di aver sentito anche suonare quella mattina anche ii telefono di casa a cui non ho risposto”).

Ad avviso della Difesa e del suo consulente ing. Reale, specie sulla base delle prime dichiarazioni del teste, vi sarebbe sostanziale coincidenza temporale tra la chiamata telefonica non risposta ed il suono del citofono, mentre le successive dichiarazioni di Aldo Rava sarebbero smentite da quanto affermato dalla moglie e dalla figlia, oltre che da Marilena Ceste.

Quest’ultima ha riferito di avere visto Buoninconti parlare con i vicini Rava mentre aveva ancora in mano la tazza di caffè che si era preparato poco prima della telefonata ricevuta da Buoninconti: poiché delta chiamata è avvenuta alle 8.55.04 e la Ceste ha indicato in “poco più di cinque minuti” la vista di Michele a colloquia con i Rava, ne è stata tratta dagli appellanti la conclusione che Buoninconti si trovava Ii intorno alle 9.00 se non prima.

Pur dando atto dell’errore contenuto in sentenza, laddove si indica in dieci minuti il tempo riferito dalla Marilena Ceste, quanto da lei riferito non e dirimente perché, essendo terminata la telefonata con Buoninconti (della durata di 29″) alle 8.55.33, non è quantificabile con certezza il dato “poco più di cinque minuti” e tanto meno può avere valore assoluto il riferimento alla tazza del caffè; la signora Margherita Lupano non smentisce affatto il marito, giacché ha genericamente dichiarato di essersi “alzata dal letto verso le ore 9.00/ 19.15” e di essere stata avvisata dal marito della visita di Buoninconti mentre si stava alzando, salvo precisare nella successiva verbalizzazione di essere “certa che fatti siano successi dopa le 9.00”.

Irrilevante è quanto dichiarato dalla figlia dei predetti coniugi, Fiorenza Rava, non presente e che ha riferito circostanze apprese de relato dai genitori e dubitativamente (“rilengo poco prima de/le 9.00”).

Critica è stata la Difesa anche per quanto riguarda ii teste Pier Sandro Terzuolo, che ha riferito che quella mattina, transitando davanti a casa Buoninconti-Ceste alle 9.00, aveva visto ii cancello chiuso e non aveva incontrato nessuno, ne a piedi ne in macchina, circostanza che confermerebbe che a quell’ora Buoninconti non si trovava davanti alla adiacente casa dei Rava. Terzuolo sarebbe inattendibile perché smentito dalla moglie Rosa Perosino, non su quel dato, perché lei non era presente in quanto egli si stava recando a prenderla presso la casa del suocero, ma sugli orari da loro indicati circa la visita poco dopo ricevuta da Buoninconti, che Terzuolo ha collocato alle 9.30 circa e la moglie alle 9.45 circa: in sostanza, secondo la Difesa, se il teste si è sbagliato su di un orario, non può essere ritenuto credibile nemmeno per l’altro.

Tuttavia, in questo caso, vi è un dato oggettivo che consente di ritenere ii Terzuolo assolutamente preciso: infatti la Perosino, ricordando la visita del vicino, ha fatto espresso riferimento ad una telefonata che Buoninconti stava facendo al suocero, telefonata che è stata effettivamente fatta alle ore 9.33.39, come risulta dai tabulati.

Concludendo sul punto, Buoninconti non poteva trovarsi davanti a casa Rava alle 9.00 ma vi arriva intorno alle ore 9.06, di ritorno dal giro da lui stesso descritto (anche se in senso inverso a quello che gli e stato contestato) e documentato dal duplice “handover” tra le celle 416 e 415.

E’ d’altronde lo stesso Buoninconti che smentisce la tesi propugnata dai propri difensori e consulente: “sono andato dai vicini di cognome Rava, ho anche citofonato, non hanno risposto ed io sono andato via (anche se ho poi saputo da faro che non ho lasciato loro ii tempo di arrivare), avevo fretta di cercare mia moglie” (s.i. del 4.4.204, citate).

Si inserisce a questo punto la disputa sui tempi di percorrenza e sulla loro compatibilità o meno con le risultanze dei tabulati telefonici.

Nel corso del procedimento di primo grado, all’obiezione, contenuta nella consulenza dell’ing. Reale, che aveva ritenuto invece sostenibile soltanto una opposta modalità di percorso, in senso cioè antiorario, rispetto alla prospettazione accusatoria, il dott. Dezzani aveva eccepito che, se alle 9.00 Buoninconti fosse stato ancora a casa di Aldo Rava, non avrebbe avuto ii tempo materiale di effettuare la successiva telefonata delle 9.0 I (precisamente 9.01.48) che alla fine aveva agganciato la cella 415, perché avrebbe dovuto percorrere in un minuto un tratto di due chilometri su strada sterrata e quindi con necessità di lenta andatura; anche in questo caso l’affermazione è apodittica perché non tiene conto che non e possibile sapere con certezza l’esatto momento in cui avviene il passaggio tra una cella e l’altra.

Va considerato infatti che la telefonata termino alle 9.02.50:  assumendo le nove esatte come partenza, che è già di per sé un dato ipotetico, se l’aggancio fosse per ipotesi avvenuto un secondo dopo l’inizio della telefonata e dunque alle 9.01.49, Buoninconti avrebbe avuto a disposizione un tempo di meno di due minuti, se l’aggancio fosse invece avvenuto nell’ultimo secondo e cioè alle 9.02.49, il tempo disponibile sarebbe stato invece di quasi tre minuti.

Tanto si è voluto riportare per sottolineare ancora una volta l’oggettiva impossibilità di determinazione delle posizioni in termini di certezza, dovendosi invece operare in termini di compatibilità, come d’altronde, con assoluta lealtà processuale, ha dato atto l’avv. Marazzita nel corso della discussione.

Un dato da cui non può prescindersi e tuttavia costituito dal fatto che l’ing. Reale, dopo avere bene illustrato il fenomeno di handover tra le celle 416 e 077 nei termini sopra riportati, aveva impostato la propria tesi del giro in senso antiorario sul presupposto che Buoninconti, nella fase di ritorno da Isola d’Asti, si era poi recato direttamente a Govone (relazione Reale del 29.6.2015, pag. 40): “un testimone [Oreste Ceste, n.d.r.J riporta una telefonata verso di Lui, avvenuta poco prima dell’arrivo a Govone di Buoninconti, l’arrivo in auto di Buoninconti, e i due eventi telefonici analizzati evidenziano piena compatibilità di tempi e celle agganciate su questa direttrice di percorso”), perché soltanto cosi risultava compatibile la sua scansione dei tempi. In sede di discussione, la Difesa ha smentito il proprio consulente (ma anche se stessa, se si legge quanto scritto a pag. 44 dei “motivi nuovi”), sostenendo che al termine del giro l’imputato non si era recato a Govone.

II motivodi un tale radicale mutamento di impostazione, apparentemente inconcepibile perché indebolisce l’impianto costruito dal consulente, e tuttavia facilmente intuibile, perché mira ad escludere il duplice viaggio a Govone, privo di giustificazione.

E’ certo infatti, sulla base delle dichiarazioni di Marilena Ceste, che alle 9.30 circa Buoninconti chiese alla donna di aiutarlo nelle ricerche, invitandola a seguire la strada per Motta, mentre lui si sarebbe diretto a Govone.

Ma se egli era già  stato poco prima proprio a Govone per accendere la caldaia della casa dei suoceri, una ricerca nella medesima direzione dalla quale era appena ritornato non aveva alcuna ragione logica, se non quella di offrire alla interlocutrice una falsa rappresentazione dei fatti e della situazione. Evidentemente rendendosi conto della gravità indiziaria della circostanza, la Difesa si e dunque vista costretta ad introdurre una variante del tutto nuova alla propria impostazione tecnica, sostenendo in sede di discussione che la riprova del proprio nuovo  assunto andrebbe individuata nella successiva chiamata delle 9.12.35, iniziata con aggancio alla cella GSM 705 e terminata alle 9.13.03 con aggancio della cella 520 , che attesterebbe un percorso che da Motta si dirigerebbe verso il fiume Tanaro.

Anche in questo caso il consulente della Difesa Ing.Reale è di diverso avviso. Si legge a pag..41 della sua più  “vede l’aggancio in fase iniziale della cella  705, sita in Isola d’Asti, via Marello 33, ovvero poco distante da Govone, più a nord … Anche questa cella risulta compatibile con un passaggio da Govone. La cella  finale di questo tentativo di chiamata, Ia 520, è sita in Guarene, loe. Monte. Grazie alle misure effettuate dai ROS, questa cella non appare rilevabile presso l’abitazione di Buoninconti, mentre risulterebbe avere un segnale utile, per esempio, nei pressi di Motta” è stato così descritto un percorso di ritorno da  Govone perfettamente compatibile con quanto  detto in precedenza ed  ulteriormente confermato dal fatto che  la chiamata successiva  ( ore 9.13.25 – 9.14.12) ebbe inizio e fine agganciando la medesima cella 077,  che dimostra un ulteriore avvicinamento a casa, confermato d all’evento successivo,  quello della telefonata a Terzuolo delle 9.21.18, iniziata e terminata sotto la copertura della cella 416, che attesta l’avvenuto ritorno all’abitazione.
Inoltre, specie negli ultimi atti difensivi, particolare rilievo e stato attribuito alla cella 674, sita in Castagnole Lanze, che venne agganciata dal cellulare di Buoninconti alle 9.09 del 24 gennaio 2014.

Sul presupposto che la cella 674 non arriva a coprire la zona di Motta e, dunque, dell’abitazione dell’imputato, nonché del fatto che al termine della chiamata, dopo circa 40 secondi, il telefono aveva agganciato la cella di 417, la Difesa ne ha tratto la “certificazione” che alle 9.09 Buoninconti si trovava nella zona lungo il Tanaro, all’altezza dell’autostrada, e cioè in una posizione del tutto incompatibile con la ricostruzione accusatoria che lo colloca alle 9.08 presso la sua abitazione, distante 3 km.
La telefonata delle 9.09, ad avviso della Difesa, “distrugge” (sic!) pertanto l’ipotesi accusatoria perché, trovandosi l’aggancio alla cella 674 necessariamente a 5/6 minuti di percorso in auto dall’abitazione dei Rava (tale dato temporale viene proposto sulla base di un tragitto che contempla il passaggio all’interno della frazione Motta, con incrocio semaforico), Buoninconti non poteva essere alle 9.08 davanti a casa sua e sarebbe dovuto partire da casa Rava entro le 9.06.
Premesso che è evidente che tale ricostruzione, al pari di quelle formulate nell’atto d’appello, prescinde dal dato costituito dal preciso memento di passaggio dall’area di copertura di una cella a quella dell’altra, assumendo invece come tale l’aggancio della stessa (sicché l’indicazione di 5/6 minuti e del tutto discrezionale, senza considerare l’ignota variabile della velocità), vi è perfetta coincidenza con quanto detto in precedenza, e cioè che proprio intorno alle ore 9.06 Buoninconti si trovava presso l’abitazione dei Rava e che da Iì si mosse in direzione di Govone.

Alle 9.06.59 ebbe infatti inizio la sua chiamata a Oreste Ceste ed in quel frangente la sua utenza aggancio la cella 416, che copre appunto la zona di casa sua e dei Rava; la telefonata terminò alle 9.07.56 con aggancio alla cella 077, con un movimento in direzione di Govone (dunque, da UMTS a GSM) perfettamente compatibile con la chiamata assertitamente “distruttrice” della tesi accusatoria, che all’inizio, alle 9.09.53 (non alle 9.09 come si legge a pag. 44 dei “motivi nuovi”, laddove si dimenticano 53 secondi) aggancio la cella 674 di Castagnole Lanze per terminare alle 9.10.32 agganciando la cella 417 di Govone. D’altronde, la conferma la fornisce l’imputato : ” quando ho chiamato Oreste era nel tragitto Motta-Govone, passando per Sammartino attraverso la cava, ho chiamato dalla macchina … Sano andato a Govone ed ho acceso ii termosifone” (s.i. di Buoninconti del 4.4.2014,  faldone 1 f. 640).

La telefonata delle 9.09 (correttamente  9.09.53) non distrugge dunque alcunché ed è perfettamente compatibile con la ricostruzione che vede Buoninconti trovarsi presso i  Rava alle ore 9.06, muoversi subito dopo (Aldo Rava ha costantemente descritto l’estrema brevità  della sosta e del colloquio )  verso Govone, chiamare telefonicamente  Oreste Ceste spostandosi in auto in quella direzione, giungere a Govone poco dopo,  trattenendosi il tempo strettamente necessario per accendere la caldaia senza fare alcuna ricerca in loco (come dichiarato dal Ceste) e fare rientro all’abitazione intorno alle ore 9.20.

Alla luce delle misurazioni di segnale effettuate dal Ros dei Carabinieri e delle distanze da percorrere, confrontate con le emergenze dei tabulati telefonici e del posizionamento delle celle, le  telefonate delle 8.55.04 a Marilena Ceste e delle 8.57.28 a casa Rava ben poterono essere effettuate quando già l’imputato si stava muovendo con i cadavere a bordo dell’auto verso il luogo dell’occultamento; in ordine alla telefonata ai Rava, incidentalmente si osserva, pur trattandosi di circostanza irrilevante ai fini che ci occupano , che non è corretto quanto affermato dalla Difesa – pag.62 dell’appello  dell’avv.Scolari – riprendendo ciò che aveva sostenuto il consulente – pag 22 della relazione del Ing. Reale – e cioé che tale tentativo di chiamata terminato alle 8.57.28, è da collocarsi conseguentemente, un minuto prima, perché una tale durata d’anticipo è vera soltanto nei casi in cui il tentativo non venga interrotto, come d’altronde riporta lo stesso Ing. Reale a pag .15 della relazione. Ciò consente di assumere tempi assolutamente sufficienti per poter giungere al vicino Rio Mersa , ( anche a volerli limitare ai due minuti ipotizzati dalla Difesa – pag.67 dei motivi nuovi ) disfarsi del cadavere e proseguire verso Isola d’Asti, effettuando le due chiamate al telefono  della moglie che presentano l’handover 416-415 e 415-416, in tempo per trovarsi poi alle 9.06 circa dai Rava.