INDIZI CONTRO MICHELE BUONINCONTI O ELEMENTI PRIVI DI UN VALORE OGGETTIVO?

Abbiamo visto come la sentenza di Secondo Grado contro Michele Buoninconti abbia riconosciuto come valido il teorema accusatorio interpretando in modo nuovo i principali pilastri dell’inchiesta della Procura, arrivando comunque a una condanna di colpevolezza.

Attorno ai presunti pilastri vi è poi un variegato numero di elementi indiziari che sono sempre stati letti esclusivamente contro Buoninconti, anche quando, come spiegherò ancora una volta, nulla hanno di valore oggettivo ed insindacabile.

 

IL CAPITOLO DEPISTAGGI

Come è noto Buoninconti è stato accusato di aver depistato le indagini, per allontanare coloro che cercavano la povera Elena Ceste dal Rio Mersa dove lui stesso aveva nascosto il suo corpo dopo averla uccisa.

Anche su questo tema avevo già scritto in passato evidenziando come molti di questi presunti depistaggi non possano realmente essergli attribuiti.

Il primo e principale è quello di aver ingannato i suoi stessi colleghi Vigili del Fuoco.

A sostegno di questa tesi, anche in questa sentenza, viene riportata la testimonianza del collega che con Buoninconti, suo cognato, suo figlio ( del collega ) parteciparono alla prima ricerca la notte stessa della scomparsa di Elena, nella zona vicina al Rio Mersa. L’uomo – che ha partecipato esclusivamente a quella ricerca e non a quelle a seguire – ha sempre dichiarato che Buoninconti avrebbe guidato quella ricerca impedendo ad altri di avvicinarsi al Rio Mersa.

Procura e giudici in ben due sentenze hanno sempre scritto che la ricerca di quella notte ‘guidata’ da Buoninconti servì a creare  le condizioni affinché i volontari non tornassero al Rio Mersa durante le ricerche, perché per protocollo non si torna due volte a guardare nello stesso luogo.

La prima circostanza è indimostrata. La seconda invece è palesemente falsa.

La testimonianza del Vigile del Fuoco è la testimonianza di un uomo che per sue ragioni si sente certamente tradito da Buoninconti, ma la realtà oggettiva dei fatti di quella sera da lui stesso raccontata è che arrivati alla ferrovia si divisero in gruppi per coprire più territorio, Buoninconti decise gruppi e direzioni, questo è vero. Disse cioè xy vanno  addestra, wz vanno a sinistra.

Il problema sorge dal fatto che Buoninconti nella divisione si diresse verso il Rio Mersa.

Ora, questa è la prova di un depistaggio solo ed esclusivamente se si da per scontato che Buoninconti sapesse che il corpo era lì. Diversamente non dimostra un bel niente.

Non è accaduto nulla che dimostri la sua volontà di impedire ad altri componenti del gruppo di raggiungere il Rio. Non è che l’uomo che l’accusa gli abbia detto: “vado io di là” oppure “vengo con te” e Buoninconti si sia opposto.

E se fosse stato veramente furbo poi, visto che aveva nascosto ben ben il corpo nel fango in mezzo a una selva impenetrabile e che si stavano muovendo di notte, cercando una donna nuda che per protocollo non li avrebbe mai spinti a entrare tra quegli arbusti per una ricerca accurata… perché non farci andare un’estraneo ? Cosa mai avrebbe trovato quel Vigile del Fuoco in notturna che altri non hanno poi visto in piena luce diurna, 4 giorni dopo?

Assolutamente no. Ha solo scelto chi andava a destra e chi andava a sinistra. Quindi si tratta di una grande suggestione letta con il senno di poi.

Avrebbe avuto valore differente forse se, dopo quella perlustrazione Buoninconti si fosse recato al campo base di Vigili e dei Volontari per dire: Al Rio ci siamo già stati noi, cancellate quel luogo dalle ricerche….

Invece questo non accade, Buoninconti non comunica proprio nulla, come racconta lo stesso volontario che arriverà 4 giorni dopo al Rio Mersa che a domanda diretta risponde di non essere stato avvisato che quel posto era già stato perlustrato. E nemmeno venne comunicato ad altri volontari arrivati qualche giorno prima fino alla ferrovia e guardarono persino nel tubo passante sotto la stessa, oltre il quale vi era il corpo di Elena.

A nessuno fu mai detto ufficialmente di non guardare nel Rio Mersa perché c’era già stato qualcun altro.

Quindi di quale depistaggio stiamo parlando?

Un depistaggio che non esiste come prova il fatto che i volontari infatti andarono fino al Rio Mersa con le loro ricerche, ma purtroppo non videro il corpo di Elena. Questo si un fatto accertato e a verbale.

 

MA BUONINCONTI DISSE CHE LEI ERA FUGGITA NUDA PER CREARE LE CONDIZIONI PER CUI NESSUNO L’AVREBBE CERCATA IN MEZZO AI ROVI DEL FOSSATO!

E’ questo  l’altro grande teorema del depistaggio, dato sempre per veritiero in ogni sentenza.

Ma davvero le cose sono andate così?

Certamente Buoninconti racconta di aver trovato i vestiti della moglie nel cortile. E quindi?

Se le cose fossero andate veramente così non avrebbe raccontato altro che la verità.

Ma è anche vero che Buoninconti è il primo ad escludere che sua moglie fosse pazza, e potesse essersi mossa da sola nuda per le campagne.  E’ il primo a dire che non aveva il telecomando per il cancello e non sarebbe potuta uscire da sola.

In realtà  parrebbe che lui tema  che quella sia la verità. Tutti dimenticano o forniscono teoremi bizzarri, sul perché lui sia partito a cercarla con un cambio di biancheria pulita, dopo aver ritrovato le mutandine sporche per il ciclo mestruale.

Perché non vi e’ alcuna giustificazione a quel gesto, se non che lui la cercasse per rivestirla.

Si è provato a dire che quelle mutandine erano state prese per errore dopo che lui l’aveva uccisa dopo una doccia, cercando così anche di accelerare i tempi dell’omicidio che – non dimentichiamolo mai –  sarebbe avvenuto in ogni fase, dal delitto all’occultamento in tempi da record .  Tutti teoremi privi di qualsiasi riscontro, interpretazioni costruite per ‘piegare’ gli eventi dissonanti al teorema accusatorio.

 

LUI HA DEPISTATO ACCUSANDO L’UOMO DELLA GOLF

Anche questa e’ una parziale bugia. Perché lui parla di quell’uomo giorni dopo la scomparsa, sono invece i Carabinieri che fin dalle prime ore sospettano di una relazione tra l’uomo e Elena, dopo aver letto gli sms sul cellulare di lei, e corrono a verificarne l’alibi.

Ma lo fanno senza avvisare chi cercava Elena, senza cioè condividere l’informazione emersa fin da subito che c’era qualcosa di nascosto nella vita della donna, e che quindi l’ipotesi dell’allontanamento volontario non era l’unica sul terreno.

La conseguenza è che i volontari continueranno a cercare una donna nuda che si è allontanata volontariamente, applicando quei protocolli nei criteri di ricerca che vengono imputati a Buoninconti ( che invece giudica l’ipotesi impossibile e nelle prime ore dice che l’hanno portata via ) . 

Se i volontari avessero saputo che poteva essere un fatto di sangue ( per mano di un amante o di un marito ) non si sarebbero fermati davanti a un anfratto o a un cespuglio.

La verità è che a Buoninconti vengono imputati depistaggi che lui non ha compiuto.

Certo lui è confusionario tanto nelle sue ipotesi, quanto nelle sue azioni.  Ma nonostante il teorema dell’uomo dal sangue freddo e del grande controllore, disegnato sulla base dei racconti del Comando dei Vigili del Fuoco e della relazione del dottor. Pirfo.

Ma tutti noi abbiamo visto in Tv, io anche parlando direttamente  con lui, che in realtà Buoninconti è un uomo che non ha tutto questo controllo, e che sotto un certo tipo di pressione va in confusione, straparla, alza la voce, compie gesti e azioni non lineari.

Forse sul lavoro riesce a rimanere freddo, ma quando le cose lo toccano, non si dimostra altrettanto lucido.

E questa scarsa lucidità si riverbera in molte delle sue azioni in quelle ore, forse. ( o forse è dettata dalla colpevolezza, chiaro, ma non e’ l’unica spiegazione) .

Vicende come quella degli occhiali, recuperati in momenti diversi, indicati in luoghi diversi. Come quella del cellulare e delle telefonate alla moglie. Come quella delle mutandine di cui abbiamo parlato che non vuole vengano toccate per non inquinare le prove… potrebbero essere tutte indice di questa confusione, anche perché come depistaggi davvero rappresenterebbero poco.

Il suo stato confusionale, di un uomo forse travolto da un evento più grande di lui, quella crisi notturna, è emerso ai miei occhi in modo chiaro in un’intervista realizzata dalla collega Ilaria Mura per Quarto Grado di notte, poche ore dopo la scomparsa.

L’intervista divenuta famosa per la frase ‘come l’avessero portata via gli extraterrestri’ che era riferita a quell’immagine dei vestiti disseminati per il cortile di casa, come se il solo corpo fosse stato teletrasportato altrove. Il suo volto, le sue espressioni mi sono sembrate quelle di un uomo che non capiva cosa fosse accaduto. Non a caso quella è l’unica volta in cui lui sembra aprirsi a una ricerca più profonda ( dopo si trincererà dietro una negazione ostinata dei tradimenti di Elena ) quando riflette sul fatto di non essere riuscito a stare vicino alla moglie, a soddisfare tutti i suoi bisogni emotivi.

Menzogne? E’ possibile. Ma menzogne troppo raffinate per un uomo come lui.

Così come giudico troppo raffinata la costruzione del racconto della crisi notturna nelle sue manifestazioni fisiche, nelle parole di Elena  raccontate, nei suoi gesti.

Certamente un racconto soggettivo e personale. Ma è stato giudicato anch’esso un tentativo di depistare verso una crisi psicotica della quale in quei momenti lui non parla minimamente.

Nessuno ha mai spiegato sulla base di quale formazione , di quali informazioni ( non risultano ricerche on line in merito ) Buoninconti sarebbe stato in grado di inventarsi una crisi psicotica per nascondere un delitto.

Avrebbe scelto per depistare un’ipotesi – l’allontanamento dopo un denudamento – cui ancora oggi illustri laureati, magistrati e giornalisti, faticano a credere anche solo come possibilità teorica. E senza che nulla nella vita di Elena potesse aiutarlo a sostenere questa tesi ( perché certo nulla sapeva delle messaggistiche private tra lei e gli amanti).

Tutto questo quando sarebbe stato più semplice costruire una falsa fuga con l’unico amante – se davvero gli sms lo avevano illuminato in merito – di cui era a conoscenza: l’uomo della Golf.

Ipotizzare un allontanamento o un rapimento  vestita e in compagnia di un amante sarebbe stato mille volte più credibile di raccontare che era fuggita nuda per le campagne.

Tranne nel caso che non si sia trattato di un omicidio premeditato, ma di un dolo d’impeto che gli avrebbe fornito meno tempo per costruirsi una versione credibile, circostanza negata dalla Procura.

Tutto dunque e’ interpretato, e sottolineo interpretato, contro Buoninconti: anche i suoi movimenti la mattina del delitto prima di tornare a casa.

Il malandrino parcheggia dove non era solito parcheggiare prima e mai parcheggerà nei mesi a seguire. Ovviamente solo per farsi riprendere da una telecamera e costruirsi un alibi.

E’ evidente come a nessuno di noi sia mai capitato di parcheggiare una sola volta in posto, un fenomeno rarissimo…

Il malandrino è andato in Comune per fare una verifica che in realtà non era necessaria perché aveva consultato il sito on line, sempre per farsi riprendere dalle telecamere. Peccato che proprio il sito on line non forniva l’informazione necessaria e quel passaggio fosse obbligatorio, come ha dimostrato la difesa.

Poi, siccome Buoninconti è un genio del male, ma anche un cretino, si reca in Comune e anziché farsi notare, passa inosservato.

Infine il malandrino va dal medico, sempre per essere ripreso.  Ma ovviamente questa non e’ la dimostrazione che sua moglie e’ stata male e vuole controllare gli orari dell’ ambulatorio. No, quel viaggio era inutile ci spiegano inquirenti e giudici, perché lui doveva conoscere gli orari a memoria ( come tutti noi, che sappiamo con precisione quando apre l’ambulatorio del nostro medico ).

Peccato che c’era un sostituto in quei giorni.

Ma l’orario non cambiava, ci dicono sempre le sentenze, che inspiegabilmente del racconto in merito del Dottor Gozzellino, considerano la frase: di solito l’orario restava lo stesso, e ignorano il passaggio in cui spiega che in caso di variazioni queste venivano esposte fuori dallo studio, dove appunto Buoniconti va a controllare.

Di fronte a due ipotesi di lettura, quella scelta è sempre quella colpevolista, ma sulla base di cosa?

Perché gli eventi vengono letti a posteriori, partendo dal presupposto dell’omicidio. E non perché quegli eventi abbiano oggettivamente un valore significante. Perché tutti potrebbero essere letti in modo opposto se si partisse da una presunzione di innocenza.

 

GLI INDIZI CONTRARI

A riprova di quanto detto, è la lettura degli indizi e degli elementi che riguardano Elena Ceste negli ultimi giorni di vita.

Qui avviene esattamente il percorso opposto, perché esistono elementi che lascerebbero pensare che qualcosa stesse accadendo e che la donna fosse in difficoltà, e questi elementi vengono tutti ridotti al minimo valore possibile.

Un insegnante nota che uno dei figli era in crisi per quanto stava accadendo a casa? La sua testimonianza non vale nulla nella sentenza, perché è l’unico a notare la cosa, mentre i suoi colleghi non ne parlano. Quindi non può essere che via sia stata una maggiore sensibilità da parte di quella persona, semplicemente si tratta di un errore di valutazione.

Ricordando il possibile contesto che potrebbe giustificare una crisi di Elena, e cioè il fatto che lei aveva forse perso il controllo con l’uomo della Golf, che continuava a cercarla e assillarla in un momento in cui lei si sentiva esposta allo scandalo, accadono degli episodi che vengono forse sottovalutati:

Per alcune volte lei tarda a ritirare i bambini da scuola, cosa mai accaduta prima. Ma l’ipotesi che possa averlo fatto per evitare di incontrare quel suo spasimante che andava a prendere i propri figli nello stesso luogo e alla stessa ora, non viene presa in considerazione. Al dato viene dato valore nullo.

Il fatto che dopo aver fissato un appuntamento dal medico il giorno prima della sua morte insieme alla figlia, lei non si presenti ingiustificatamente, diventa un evento privo di significato.

Il fatto che venga vista triste e prossima alle lacrime nei giorni precedenti, e’ visto esclusivamente come una conferma della crisi con il marito, e non come una possibile crisi generale che può dipendere da altro.

il fatto che telefoni alla sorella che la sente depressa, e che lei le parli di mal di testa, che la sorella stessa resti molto turbata da quella chiamata, non viene minimamente visto come un possibile prodromo della crisi notturna.

Insomma, se i fatti devono essere letti in chiave accusatoria, ci si riesce sempre. Se fatti offrono diverse possibilità interpretative si scelgono solo quelle contro Buoninconti. Se i fatti potrebbero assumere un valore per sollevare dubbi sulla crisi in atto nella testa e nell’animo di Elena, vengono semplicemente ignorati o sminuiti.

 

Questa è la costante nella storia delle indagini e dei processi contro Michele Buoninconti, che raggiunge quasi il massimo della forzatura proprio quando si va a leggere il capitolo relativo al movente dell’omicidio.

Come vedremo nel prossimo articolo,  domani: IL MOVENTE E LA COSTRUZIONE DELL’IMMAGINE DI MOSTRO DI MICHELE BUONINCONTI

 

 

Per leggere l’articolo precedente clicca qui –> GLI ALTRI CAPOSALDI DELL’INCHIESTA TRA FANGO E CELLE TELEFONICHE IMPRECISE