IL MOVENTE E LA COSTRUZIONE DELL’IMMAGINE DI MOSTRO DI MICHELE BUONINCONTI

 

Scrive il giudice nella sentenza di condanna in appello  di Michele Buoninconti:

  II movente.
II Gip ha richiamato ed accolto la tesi accusatoria che ha ravvisato ii movente “nell’esigenza di Buoninconti di affermare ii suo dominio”.
Secondo la Difesa, ii movente del tradimento e delle sue conseguenze non ha avuto adeguata dimostrazione ed anzi il primo giudice avrebbe posto a fondamento della decisione inammissibili valutazioni di carattere psicologico e psichiatrico, in aperta violazione dei limiti previsti dall’art. 220 c.p.p. e de] divieto in esso contenuto.
II richiamo e alle conclusioni cui e pervenuto ii dott. Pirfo circa il “disturbo ossessivo-compulsivo” da cui sarebbe affetto l’imputato, in quell’altalenante considerazione di quel consulente fatta dalla Difesa, a volte encomiandolo quando individua (inesistenti) turbe e deliri psicotici in Elena Ceste, talaltra criticato quando elabora valutazioni non gradite.

La Corte prescinde totalmente dal giudizio clinico de] dott. Pirfo.
La prova del movente, che notoriamente non  è un indizio in sé, bensì un possibile pur se non necessario collante degli indizi già accertati, non può ovviamente risiedere in astratto nella personalità dell’imputato, ma deve discendere da dati oggettivi.

Ed il dato oggettivo è stato adeguatamente individuato dal Gip nella scoperta da parte di Buoninconti del (perdurante)
tradimento della moglie, avvenuto con il rinvenimento degli sms di Silipo del 21 gennaio e, dunque, con la constatazione che inutilmente “avevo impiegato diciotto anni per raddrizzare vostra madre”,  come dirà in una delle conversazioni intercettate in via ambientale ai figli, ai quali in un’altra occasione ricorderà che “già la mamma non ha voluto ascoltare il padre e … quando fate la fine di mamma ve ne rendete conto” (si era al 22 settembre 2014, quasi un mese prima del ritrovamento del
corpo, quando nessuno poteva sapere che Elena Ceste fosse morta e quale “fine” avesse fatto ).
Provato ii movente, la personalità di Buoninconti, padre-padrone in famiglia e individuo che ha sempre mostrato la necessità di avere tutto sotto controllo anche sul lavoro, come riferita da superiori e colleghi, si pone come dato non di prova bensì di coerenza con l’agito.

Dunque Buoninconti ha ucciso Elena perché aveva scoperto il perdurare dei tradimenti e  aveva realizzato la sua perdita di controllo sulla moglie.

Facciamo ora un piccolo passo indietro e andiamo rileggere come lo stesso giudice aveva riassunto in apertura di sentenza l’individuazione del movente nella sentenza di primo grado:

 

Posponendo l’ordine seguito in sentenza, si deve a questo punto trattare del movente, ravvisato dal primo giudice, conformemente alla prospettazione accusatoria, “nell’esigenza di Buoninconti di affermare ii suo dominio”, conclusione cui e pervenuto valorizzando ii disturbo della personalità ossessivo-compulsivo individuato dal dott. Pirfo, quale desunto anche dal quadro emergente dai
comportamenti dell’imputato in ambito lavorativo (dichiarazioni di colleghi …), nella sua necessità di avere tutto sotto controllo, con organizzazione in ruoli anche nella vita familiare da parte di un padre-padrone, ciò che avrebbe portato la moglie a cercare
un’evasione nei rapporti extraconiugali in parte da lei stessa confessati nell’autunno precedente, sino all’ultimo, che venne scoperto dal marito appena prima del 24 gennaio, allorché davanti a scuola in attesa dell’uscita dei figli ed avendo con se il telefono della moglie, aveva ricevuto la chiamata del Silipo ed aveva avuto cosi modo di leggere i messaggi da questi inviati alla moglie, messaggi da tenore inequivoco, nonostante che Buoninconti ne abbia sempre sminuito la portata. Nulla, pertanto, di ricollegabile all’episodio psicotico dell’autunno 2013, ormai superato.

Vi ho messo a confronto i due passaggi perché risulti ancora più evidente come la sentenza di secondo grado ricalchi le stesse conclusioni della prima, cercando di eliminare tutte le possibili fragilità che alimentano il tema del ragionevole dubbio. In primis proprio il fatto che Elena avesse sofferto di crisi psicotiche ( come affermato dalla Fusaro e da Pirfo per l’accusa e dal consulente della Difesa Villari poi ) .

Così come il giudice di secondo grado cerca di eliminare il ‘vizio’ contestato dalla difesa, cioè quello di aver utilizzato l’analisi della personalità di Buoninconti per fornire un movente per l’omicidio (  ‘vizio’ vietato dal nostro codice penale ). E quindi cerca di prenderne le distanze, sostenendo che esistono altri elementi di prova che raccontano questo ruolo di padre-padrone e controllore, e che le conclusioni di Pirfo non sono altro che una conferma di quanto già emerso.

Ma emerso dove?

Abbiamo già detto che di questo ruolo di padre-padrone e controllore, non esiste in realtà traccia alcuna. Lo dimostra – mi ripeto – la facilità con cui Elena ha gestito tutte le sue relazioni clandestine fin dentro casa sua.

Il suo ruolo di controllore sarebbe dimostrato dal fatto che accompagnava la moglie dal dottore e parlava lui?

Un fatto riconducibile tanto al carattere silente di Elena con tutti ( i vicini raccontano che non parlava mai con loro o quasi ) quando al suo essere riservata e timida ( confermato dai familiari stessi ).

Una consuetudine decisamente sgradevole, se vogliamo esprimere un giudizio sull’idea dei rapporti uomo/donna, ma certo non una prova di controllo assoluto sulla moglie ( che peraltro mai si è lamentata con alcuno, nemmeno coi suoi amanti di questo supposto controllo subito ).

Poi abbiamo la testimonianza dei colleghi, che raccontano di un uomo efficiente e razionale sul lavoro, ma questo non vuol dire nulla, perché tutti noi abbiamo visto come in realtà Buoninconti non avesse alcun controllo emotivo o razionale nelle interviste rilasciate in tv, al contrario, l’immagine che ne esce è quella di un uomo impulsivo e incline  alle sceneggiate.

Non vi è in tutta l’inchiesta, e in tutte le sentenze una sola testimonianza che ci parli di seriamente di questo predominio di Buoninconti in termini – sia chiaro ed evidente – di patologia, tale da spingere a un omicidio.

Quindi se si toglie la consulenza Pirfo, poco rimane di questa premessa.

E fa veramente male, lo dico con molta tristezza, l’utilizzo di estratti di intercettazioni che se ascoltate o lette per intero dimostrano che il contesto in cui alcune frasi ( infelici o meno ) non hanno solo parzialmente il significato che gli viene attribuito prima nell’accusare Buoninconti, e poi nel condannarlo:

La frase ripresa dal giudice ” avevo impiegato diciotto anni per raddrizzare vostra madre”, ha un significato ben diverso da quello che , prendendola avulsa dal contesto sembra avere. Perdete quindi due minuti a leggerla per intero qui:

INTERCETTAZIONE DI BUONINCONTI IN AUTO CON I FIGLI

Per quanto quest’uomo si esprima sempre con modi e frasi decisamente sopra le righe e grezze, per quanto noi lo si possa giudicare quando anche in altre occasioni si rivolge ai figli in modo errato ( vedi l’intercettazione in cui dice loro che in caso di suo arresto la casa di famiglia sarebbe stata trasformata in un bordello ), lui in questa intercettazione parla e si riferisce a due modelli familiari differenti, dove quello della sua famiglia è sempre stato improntato al sacrificio e al lavoro, quello della famiglia di Elena invece no. Ed è in riferimento al fatto che ci abbia impiegato 18 anni farle capire questo a Elena che utilizza quelle greve frase.

Non perché lui dovesse ‘raddrizzarla’ in quanto LEI non andasse bene. 

Torno ad esprimere un concetto fondamentale per quanto riguarda Buoninconti: è un uomo che può non piacere a tutti noi, per quello che pensa e per come si esprime, ma questo non fa di lui un assassino.

 

Per quanto riguarda la seconda intercettazione citata dal giudice poi, si applica un discorso analogo. Con una piccola premessa, che le frasi sono in dialetto, e molto ha fatto la traduzione trascritta che nella fattispecie fu appunto questa:  “già la mamma non ha voluto ascoltare il padre e … quando fate la fine di mamma ve ne rendete conto”.

Ecco la trascrizione tradotta però dalla difesa, come vedrete le parole sono poco importanti, e lo è invece il contesto:

Figlio 1: Io il telefono l‘ho lasciato sul comodino mio

BUONINCONTI: Eh, siamo fottuti perché poi tu sei costretto a venire a piedi perché non hai come chiamarmi Hai capito? Perché tuo fratello deve portarsi il telefono dietro, invece di leggere…

Figlio 2: Non è vero, l‘ho lasciato a casa

BUONINCONTI: Lui che deve leggere porta il telefono a scuola, a te che ti serviva il telefono che mi dovevi chiamare… Funziona così! Perché il padre non lo vogliono ascoltare! Già la mamma non l‘ha voluto ascoltare il padre! Hai capito? E allora i figli, cosa posso pretendere io dai figli? Se la mamma già non ha ascoltato… Allora bisogna andare così, a ruota libera! Quando fate la fine di mamma vi rendete conto! Dice forse aveva ragione quello , dovevamo ascoltarlo prima.

BUONINCONTI: Madonna aiutami tu! Dammi tanta di quella pazienza! Dammi tutta la pazienza che mi manca! Apri gli occhi per leggere, non per fare i babbei!

La discussione avviene dopo che uno dei due figli, qualche giorno prima è stato richiamato in classe perché colto a ‘leggere’ il cellulare in classe.

E quindi ora di cosa stiamo parlando?

Buoninconti sgrida i figli e si riferisce alla madre come una che non lo ha ascoltato. “Quando fate la fine di mamma vi rendete conto.” questa e’ la frase infelice. E lo è davvero.  Certamente è una frase che non avrebbe dovuto utilizzare con i figli. E’ moralmente condannabile.

Ma chi la sta pronunciando?

Un uomo – che se fosse innocente – ha improvvisamente scoperto che la moglie lo ha tradito con tre differenti uomini, uno dei quali era un suo conoscente e frequentava casa sua e i suoi stessi figli.  Un uomo – sempre se fosse innocente – la cui moglie è andata ‘fuori di testa’ e ‘se ne è fuggita’ nuda per sparire nel nulla ( come ricorda il giudice ancora al momento del colloquio non si conosce il suo destino ).

E’ possibile che Buonincontisia sia furioso, amareggiato, e questa sua furia/amarezza traspaia  in questa frase deprecabile?  Certamente.

Ma credo che esista anche la possibilità di comprendere quanto lui potesse essere amareggiato e furioso in quel momento, nell’ipotesi della sua innocenza. La donna con cui aveva costruito un modello di vita e di famiglia, lo ha tradito su tutti i fronti, e ora anche i figli non lo ascoltano più.

Non ha autocontrollo si fronte ai figli? Non ha ragionevolezza?  Certo.

Del resto qui gli unici che lo dipingono come un uomo freddo e razionale sono gli inquirenti. In realtà Buoninconti è questo, un uomo senza mezze misure nelle sue espressioni. Che ci piaccia o no.

Quindi ancora una volta condanniamolo come uomo e come padre, ma non per questo trasformiamolo di conseguenza in assassino.

Il giudice gioca sul fatto che non fosse noto che era morta Elena e lui usi quell’espressione, e quindi si tradisca.

Ma questa ancora una volta è un’interpretazione, che vale la mia esposta sopra. Lui può benissimo essere intento a esprimere un giudizio generale su quella madre finita ‘male’ moralmente, a prescindere dal fatto che sia viva o meno. Che ha avuto amanti ed improvvisamente se ne è andata.

Il gioco è sempre lo stesso: leggere un evento con il senno di poi ( ricordate il depistaggio della prima ricerca notturna  ? ) . Quella frase non ci dice che lui sappia per certo in quel momento quale è il destino di Elena.

Non possiamo tra le due interpretazioni possibili ( e altre ancora potremmo darne ) sceglierne una perché oggi sappiamo che Elena era morta.

Quella frase non ha alcun valore oggettivo e non dimostra alcunché.

Mi sia permesso tra l’altro esprimere un pessimo giudizio sulla divulgazione dei contenuti parziali di queste intercettazioni, avulse dal contesto che hanno contribuito a creare nell’opinione pubblica l’immagine del mostro Buoninconti.

Così come è stato veramente ingiustificata la divulgazione delle intercettazioni di Buoninconti con altre donne avvenute dopo la scoperta della morte di Elena, intercettazioni intime che nulla avevano a che vedere con le indagini, ma servivano solo a rendere pubbliche quelle relazioni per minare ulteriormente la figura di quell’uomo. Reo di aver avuto delle storie dopo aver scoperto che la moglie per un lungo periodo lo aveva tradito.

Così come altrettanto ingiustificata è la divulgazione dei suoi colloqui in carcere con un’altra amica, questa volta una semplice amica, dove però l’intimità tra i due è stata oggetto di ogni speculazione. Anche qui intercettazioni prive di qualsiasi valore investigativo. Senza peraltro persino un minimo di riguardo nel coinvolgimento anche delle due donne e della loro immagine pubblica e familiare,  in questo scempio.

Nessuna giustificazione può essere data a tutto ciò, se non quella di fornire un’immagine negativa dell’allora imputato Buoninconti.

Ma cerchiamo di tornare a ciò che dovrebbe realmente essere centrale nella condanna di Buoninconti , ovvero il movente.

Lui quindi uccide Elena perché legge casualmente  i messaggi dell’uomo della Golf rivolti a lei pochi giorni prima dell’omicidio, mentre si trova davanti alla scuola a prendere i figli e ha con sé il cellulare della moglie ( stava chiamando dei parenti ) .

Sms inequivocabili.

Ricordiamo che secondo il teorema accusatorio Elena aveva in realtà già confessato tutto al marito a Novembre, nella famosa serata del grande chiarimento  ( confessione e chiarimento di cui non esiste alcuna prova, se non il teorema della Procura ) in seguito alla quale Elena si era impegnata a ‘rimettersi in riga’ e chiudere ogni relazione.

Prendiamo per vera questa versione inizialmente. Leggete bene i famosi sms dell’uomo della Golf che Buoninconti avrebbe letto:

Ciao come stai,? X favore mi rispondi. Voglio sentirti, xke ti comporti così? Io non ho mai avuto maschere nei tuoi confronti, lo so che sei sola, altrimenti non avrei insistito. Ho sempre risposto a tutto a te quando hai voluto parlare, ci sono sempre stato x te, e ho avuto  sempre rispetto e stima per te e soprattutto educazione a risponderti, tranquilla, mi tengo il tuo odio e non ti guarderò neanche  più in faccia. La cattiveria ti appartiene. Non spegnerlo che non ti disturbo. Io avevo i minuti gratis. Appena puoi vai su Fb. Buona giornata. Se ti va all’una ci troviamo al solito posto. Non ti sei neanche preoccupata, neanche a mandare un messaggio, cuore zero o ti preoccupi di sprecare i soldi. Per favore rispondi con qualche sms.  Per favore, tu non puoi capire quanto bene ti voglio e quanto mi manchi, non sono un mostro a non darmi neanche una risposta se non rispondi per i soldi stasera ti faccio una ricarica.  Non so se te lo ha detto tuo marito, ieri sera ci siamo incrociati, mi aveva invitato a passare per casa tua, e io per paura che tu non mi accettassi gli ho detto no. Amica mia rispondimi, mi dicevi che di te potevo fidarmi e contarci,  e dove sei adesso? Oggi ne approfitto sapendo che tuo marito non c’e’, fatti sentire. Non posso parlare adesso, fatti sentire con sms, stasera ti faccio una ricarica e recuperi. Amica mia rispondi ma cosa ti costa rispondere, se ho sbagliato su qualcosa, ti chiedo scusa, se ti cerco è perchè ti voglio bene. cerca di capirmi, le sto provando tutte, scusa scusa, scusa se ho sbagliato, dimmi almeno perchè non rispondi.  Ti prego. Storditaaa, mi stai facendo impazzire, se mi portano al manicomio è colpa tua. Spero che li  mi vieni a trovare anche se non hai avuto pietà per me, sappilo che anche se non ci parliamo più ti voglio un bene dell’anima, adesso sara a prendere i tuoi figli e non voglio crearti casini. Sono rimasto veramente umiliato. Pensa se mi sarei comportato anche io con te così, quando mi dicevi che avevi bisogno di parlare con me, come ci saresti rimasta male, invece io sono sempre stato presente con te, ricordatelo bene, e qualche risposta la meritavo. Non merito di essere condannato. Alle 17.30 se puoi parlare fammi uno squillo che ti chiamo. MI hai cercato, dimmi tramite sms. se volevi dirmi qualcosa chiama domani mattina dopo che porti loro a scuola. Buona notte.

 

Quindi?  Se io fossi un marito che ha stretto un accordo con mia moglie per continuare a stare assieme dopo dei tradimenti e leggessi questi sms, non penserei che mia moglie ha ripreso a tradirmi. Al contrario, questi sono i messaggi di un uomo respinto, che non trova riposte, che non trova sponde nella donna che sta cercando.

Questi sono insistenti messaggi di un uomo respinto e tenuto lontano.

PERCHÉ AVREBBERO DOVUTO SPINGERE BUONINCONTI A UCCIDERE LA MOGLIE?

QUESTI MESSAGGI AVREBBERO DOVUTO CONFERMARE A BUONINCONTI CHE ELENA STAVA MANTENENDO I PATTI RESPINGENDO IL SUO AMANTE.

E qui c’e’ una prima dissonanza in questo scenario, e di merito. Il movente davvero si fa fatica a trovarlo in questi messaggi date le premesse della sentenza ( l’accordo di Novembre, appunto )

 

Diverso sarebbe se Buoninconti fosse stato all’oscuro di tutto, e quei messaggi gli avessero fatto scoprire in quel momento i tradimenti della moglie. Ma questa ipotesi non viene presa in considerazione da Procura e Giudici, perché complicherebbe decisamente le cose. Per diverse ragioni:

Intanto  sarebbe difficile comprendere come mai Buoninconti quel giorno non torni a casa e affronti Elena. Ma non vi sono tracce di questa lite.

Buoninconti potrebbe aver scoperto lì i tradimenti e iniziato a meditare il delitto?

L’uomo iroso. pronto a esplodere anche davanti alle telecamere si sarebbe tenuto la sua rabbia repressa per 4 giorni?

Poco credibile. Esattamente come è poco credibile che sia riuscito a farlo anche nel caso le cose siano andate come ci raccontano ben due sentenze. Abbiamo imparato a conoscere il carattere di quest’uomo , e si fa davvero fatica a capire come abbia potuto mantenere tanta freddezza e tanto controllo sulla propria rabbia fino al giorno del delitto.

 

E SIAMO DAVVERO SICURI CHE ABBIA LETTO QUEI MESSAGGI?

Si, perché la Difesa ha sollevato un dubbio importante in sede di appello che sembra scomparso poi nella sentenza: l’analisi del traffico telefonico infatti dimostrerebbe che la lettura dei messaggi non avviene davanti alla scuola ( quando Buoninconti certamente ha in mano il telefono ) ma dopo, quando il telefono aggancia la stessa cella telefonica di casa.

Come racconto peraltro in questo articolo dove sono riportati anche gli altri contati tra Elena l’uomo della Golf nei suoi ultimi giorni di vita:

LA PREMEDITAZIONE NON ESISTE SECONDO LA DIFESA

 

Se questo dato fosse veritiero non esisterebbe più certezza – che comunque non esiste perché si suppone che lui abbia letto quei messaggi –  che l’eventuale lettura sia avvenuta da parte di Buoninconti e non di Elena.

Un dato non da poco perché quei messaggi come rappresentano un potenziale elemento scatenante la volontà omicida di Buoninconti, rappresentano anche la prova del carico di stress cui l’uomo della Golf stava sottoponendo Elena in quel periodo.

E’ vero che il Giudice rigetta alla fonte le difficoltà psicologiche di Elena indicate dalla dott.ssa Fusaro riducendole a normali preoccupazioni di una moglie adultera, ma è indubbio che l’uomo della golf stava cercando con estrema insistenza Elena e che lei – lo si deduce dagli sms – lo evitava ( nonostante continuasse anche a sentirlo al telefono con lunghe chiamate come raccontato nell’articolo likato sopra ).

Quindi poteva essere la fonte di stress alla base della crisi notturna cui il giudice non crede.

Ancora una volta risulta evidente come ogni elemento che possa avvalorare il dubbio che Elena possa essere stata realmente male non venga minimamente preso in considerazione, e venga semplicemente rimosso, dato che tutte queste ultime analisi del traffico telefonico di Elena Ceste non hanno il minimo spazio e la minima spiegazione in sentenza .

QUEGLI SMS  PER IL GIUDICE POSSONO AVERE UNA SOLA LETTURA: QUELLA DI SCATENARE BUONINCONTI E NON DI SCATENARE LA PSICOSI ACUTA DI ELENA.

 

Alla fine tutto ciò cosa resta?

Di certo un ricorso in Cassazione, come racconto nel prossimo articolo, domani:  LA CONDANNA E IL RICORSO IN CASSAZIONE: L’ULTIMA SPERANZA PER BUONINCONTI.

 

 

Per leggere l’articolo precedente clicca qui –> INDIZI CONTRO BUONINCONTI O ELEMENTI PRIVI DI UN VALORE OGGETTIVO?