PAMELA MASTROPIETRO: LA VERITÀ E’ ANCORA DA SCOPRIRE

Ora che i tre presunti responsabili della morte di Pamela Mastropietro sono in carcere l’opinione pubblica sembra essersi placata. Ma la realtà è che siamo ancora lontani dall’aver capito cosa sia accaduto il 30 gennaio scorso in via Spalato. 

L’unica cosa certa e’ che in quella casa il corpo della giovane e’ stato sezionato e lavato con la candeggina per – questa e’ l’ipotesi – cancellare ogni traccia.

Ma di cosa?

Ed è abbastanza probabile che a questa operazione abbiano partecipato tutti e tre i nigeriani arrestati. Certamente Oseghale e Desmond, viene da dire, se non altro per aver acquistato insieme la candeggina necessaria all’operazione.

Per il resto ancora non abbiamo certezze, nell’attesa che ce le forniscano gli esami dei Ris dei Carabinieri sulle trecce biologiche e sulle impronte rivenute sulla scena del presunto delitto e del certo sezionamento.

 

Occorre pero’ fare un passo indietro. Ai primi giorni di questa vicenda.

il 31 gennaio vengono ritrovati i due trolley  con i resti della povera Pamela.

Immediatamente viene arrestato Innocent Oseghale nella notte tra il 31 e il 1 febbraio.

Il 3 febbraio, dopo che si sono diffuse voci incontrollate su riti vodoo, cannibalismo e quant’altro ( tutte recentemente smentite ufficialmente dalla Procura di Macerta ) Luca Traini, un esaltato neofascista spara a casaccio ferendo 6 persone colpevoli di essere africane.

il 6 Febbraio il Gip decide di convalidare le misure cautelari carcerarie per Oseghale solo per vilipendio e occultamento del cadavere, e lo fa sulla base delle prove che si trova di fronte in quel momento, e soprattutto sulla base della relazione autoptica: sul corpo di Pamela ci sono si dei segni sospetti di ferite da punta all’altezza del fegato, ma c’e’ un segno evidente di un buco da iniezione al braccio. Lei era tossicomane, lei aveva comprato una siringa il giorno in cui e’ morta. Oseghale ha sempre parlato di overdose. Non e’ quindi possibile in quel momento stabilire le cause della morte di Pamela, e di conseguenza non e’ possibile parlare con certezza di omicidio.

La decisione del Gip scatena una nuova ondata di polemiche. La scena politica e il web in particolare si riempiono di fake news e teoremi su mafia nigeriana e cannibalismo.

Macerata diventa terreno di scontro politico con manifestazioni indette da gruppi di destra e organizzazioni antifasciste.

E’ a questo punto, non e’ difficile immaginarlo, che da Roma arriva a Macerata un messaggio forte e chiaro: questo caso deve trovare una rapida soluzione.

Accade cosi’ che un secondo medico riesamini i risultati della prima autopsia, e sulla base della stessa documentazione arrivi a conclusioni più’ chiare e perentorie: si tratta di omicidio, le ferite sono coltellate, c’e’ un colpo alla tempia, si tratta di aggressione e di omicidio. Pamela quando e’ stata colpita era ancora viva. A fornire l’ultima conferma l’esame istologico sul fegato.

Così scattano gli arresti per i presunti complici di Oseghale: Lucky Desmond ( che lui stesso aveva indicato come il pusher che aveva procurato l’eroina ) e Lucky 10 ( che nel frattempo dopo quasi 10 giorni tentano la fuga )

Entrambi vengono collocati sulla scena del crimine grazie ai loro cellulari che agganciano la cella tlefonica che copre la palazzina di via Spalato.

Fino a qui, tutto bene, sembrerebbe. Tutto schiacciante.

Ma davvero si tratta di certezze assolute? Davvero Pamela è morta in seguito a un’aggressione sessuale, vera o tentata ?

E’ certamente presto per poter trarre conclusioni, in un senso o nell’altro, ma ci sono dei particolari che qualche dubbio lo sollevano, in attesa – ripeto – che alcuni accertamenti in corso ci dicano di più.

Intanto la certezza che pamela sia morta a seguito delle coltellate. La conferma come ho scritto sopra sarebbe arrivata dall’esame istologico. Un esame effettuato su un organi spugnoso lavato con la candeggina. Perché’ questo ci è stato raccontato: che quel sezionamento è servito a lavare minuziosamente i poveri resti della ragazza.

Quel fegato era realmente in grado di fornire risposte certe?

E quei segni sono davvero coltellate o potrebbero far parte delle operazioni di sezionamento?

 

Poi c’e’ la questione legata all’assunzione di eroina. L’altra possibile causa di morte o malessere di Pamela.

La prima autopsia ( finora l’unica vera autopsia ) parlava di un buco nel braccio, compatibile con la siringa acquistata ( ma secondo la famiglia Pamela non faceva uso di aghi essendone terrorizzata). Oggi secondo le indiscrezioni che trapelano dalle analisi dei Ris, quel buco non sarebbe più stato trovato.

Com’è possibile che il primo medico abbia compiuto un errore tanto grave?

E l’assenza eventuale di quel buco, cosa comporterebbe? Ad esempio la possibilità che Pamela abbia assunto l’eroina in altri modi, come sempre sostenuto dalla famiglia?

Quindi la domanda è: Pamela si era drogata quel giorno o no? E se si, quanta droga aveva assunto? E’ possibile che sia stata male in seguito a quella assunzione?

Appare bizzarro infatti, che a distanza di così tanti giorni dalla morte della ragazza, ormai sono 19, ancora non sia abbiano notizie certe in merito. Anzi, più che bizzarro, poco credibile.

E se quei risultati, magari parziali e imprecisi, già esistono, perché non sono stati divulgati, nemmeno per rafforzare le accuse ai due ultimi arrestati?

Quello che viene da pensare, con un po’ di dietrologia, è che quei risultati possano essere imbarazzanti in qualche modo, per la ricostruzione effettuata ad oggi.  Che in qualche modo avvalorino la tesi sostenuta da Oseghale fin dal primo giorno: che la ragazza e’ stata male.

Si badi bene, che il quarto uomo indagato, che ad oggi non è certo abbia partecipato direttamente al delitto, o allo smembramento ( direi il contrario, essendo indagato a piede libero ), finito in questa indagine dopo l’arresto dei due nigeriani e quindi quando erano note le accuse a loro mosse, continua a ribadire di essere stato contattato quel giorno da Oseghale perché a casa sua c’era una ragazza che stava male. Una richiesta d’aiuto rivolta a un uomo più vecchio ( ha quasi 40 anni )  e ritenuto un punto di riferimento da tutta la comunità nigeriana. Non un criminale, qualcuno da chiamare per risolvere un problema.

La domanda quindi e’ lecita: c’e’ un fondo di verità nella versione raccontata da Oseghale? Pamela potrebbe stata male a seguito dell’assunzione di eroina?

Si badi che  questo scenario non esclude quello dell’aggressione, ma certo lo rende più debole.

Ci sono anche altri particolari che potrebbero apparire dissonanti rispetto all’ipotesi di aggressione sessuale: sappiamo che la ragazza nelle ultime sue 24 ore di vita ha incontrato due italiani, ad uno si sarebbe concessa in cambio di denaro, con il secondo ha trascorso una notte i cui contorni non sono ad ora noti.  Diciamo, che non aveva problemi a trovarsi in intimità con sconosciuti.

Prima di salire in casa di Oseghale, attendendo – è l’ipotesi più probabile –  che gli venisse consegnata la droga, o per consumarla, oltre alla siringa, compra con lui generi alimentari. Tutto per passare con lui il tempo di un pranzo e per divertirsi, dalla pasta ai dolci passando per delle birre, sembra. Insomma, non e’ assolutamente una ragazza che mostra disagio nel trovarsi in compagnia di un africano, e del resto chiunque sia dedito all’uso di droga si trova a interagire con pusher africani costantemente, essendo ormai loro a gestire il traffico o ad essere usati come manovali dello spaccio.

E’ possibile che Pamela abbia rifiutato un’eventuale approccio di Oseghale ( che certamente qualche idea in merito doveva averla, altrimenti perché portarla a casa? )?  Si certo, ma non possiamo darlo per scontato.

E ancor di più se l’approccio dovesse aver coinvolto Lucky Desmond, il presunto pusher, l’uomo dal quale poteva ottenere merce in cambio di favori sessuali ( non sto dicendo l’abbia fatto, ma che questo scambio capita sovente ). Insomma,  Desmond aveva in mano letteralmente una merce di scambio che avrebbe potuto evitargli la necessità di aggredire Pamela.

Certo, può essere che i tre ‘balordi’ abbiano perso la testa al di fuori di qualsiasi scenario di logica o razionalità, ma quello non e’ l’unico scenario possibile.

 

Fino a quando poi l’esame di impronte e tracce biologiche non ci fornirà prove definitive, non abbiamo nemmeno la certezza che tutti e tre siano stati in quella casa, che ci siano arrivati insieme e che ci siano rimasti sempre.

 

L’affermazione della Procura che i cellulari di tutti e tre agganciano la cella telefonica che copre via Spalato, e che dalle 12 alle 19  siano poi rimasti muti, inchiodandoli a quanto accaduto in quell’attico, ad oggi – sulla base della mia esperienza professionale – è un’affermazione assai approssimativa.

Lo dico senza nulla togliere al lavoro fatto dagli investigatori, ma è davvero difficile ( per non dire quasi impossibile ) che i tecnici in così breve tempo abbiano potuto fare una mappatura approfondita e specifica delle celle incidenti sulla casa di via Spalato e sulle zone limitrofe. E’ un lavoro lungo, da fare sul campo, con apparecchiature specifiche. Inoltre per quanto mi risulta i presunti assassini erano in possesso di cellulari 4G e comunicavano tra loro con sistemi di chiamata on line. Il flusso dei dati cioè non sarebbe – per banalizzare – quello delle chiamate ordinarie ma quello dei dati on line.  Dati che richiedono analisi più approfondite per avere certezze.

 

Quello che è facile immaginare e’ che gli investigatori abbiano rilevato l’aggancio di una macro cella incidente su quella via. Magari di due. Ma il limite di alcune macro celle e’ quello di essere molto estese.

Se pensiamo a un caso noto, ad esempio quello di Buoninconti, la cella principale agganciata dal vigile del fuoco il giorno del delitto copriva da Costigliole paese fino al luogo dell’occultamento del corpo di Elena Ceste e oltre. Insomma un area estesa per chilometri.

E’ ovvio che in una cittadina come Macerata l’estensione di una cella come quella coprirebbe varie e ampie zone della città.

Per fare un esempio, tra la casa e la stazione ( dove ‘lavora’ Desmond ) ci sono circa 2 km, in linea d’aria anche meno.

Lo stesso quarto uomo aggancia con il suo cellulare la stessa cella di via Spalato ma, sembra, che anche casa sua soggiaccia alla stessa cella.

Insomma, per avere certezze della presenza di tutti e tre gli uomini in quella casa, quando e per quanto tempo, occorrerà attendere i risultati di una perizia tecnica che infatti e’ già stata predisposta. Solo a quel punto, incrociando magari l’aggancio tra celle più grandi e più piccole, potremo avere certezze.

Anche perché non è nemmeno chiaro se davvero quei cellulari, come è stato raccontato, sono rimasti muti per sette ore, o semplicemente non si siano chiamati tra loro, che e’ cosa diversa. Del resto la moglie di Oseghale avrebbe dichiarato di averlo chiamato, e comunicazioni ci sarebbero state anche con il quarto uomo.

Se i cellulari fossero poi stati davvero spenti, sarebbe molto più complesso ricostruirne gli agganci. A meno che non siano stati silenziati ma abbiano comunque continuato a ricevere dati e connettersi con la rete.

Tutto questo non per dire che si tratta di un errore giudiziario, sia chiaro. Ma per ribadire che questa e’ un’indagine che ha subito un’accelerazione dovuta a comprensibili esigenze, e che ora davvero potrà procedere con maggior calma alla ricerca di una verità che forse è quella già delineata, o forse no.

L’importante è che alla fine sia possibile ricostruire con certezza il tragico destino di Pamela.

 

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