PAMELA MASTROPIETRO: QUELLO CHE SAPPIAMO E QUELLO CHE NON TORNA

Pamela Mastropietro: è  passato più di un mese dalla sua morte e quello che sappiamo con certezza sembra essere meno di quello che non torna nella ricostruzione per ora ufficiale dei fatti.

Quello che sappiamo è che Pamela è morta martedì 30 Gennaio, in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina in via Spalato 124, a Macerata. Che in quella casa è morta e che in quella casa è stata sezionata. Tagliata a pezzi per essere infilata in due trolley.

Quello che ancora non sappiamo però sono le cause certe di quella morte.

Per quanto possa apparire incredibile, a distanza di un mese dalla morte di Pamela, la ragione di questa incertezza ( come vedremo i tecnici hanno comunque tratto delle conclusioni ) deriva purtroppo dalle condizioni in cui è stato ritrovato il corpo. Come sappiamo, sezionato, lesionato e lavato con accuratezza, come riportano analisi e referti.

E’ UN DATO CHE DOBBIAMO TENERE SEMPRE BEN PRESENTE, PERCHÉ ANCHE QUELLE CHE OGGI VENGONO DATE COME CONCLUSIONI DEI VARI ESAMI CONDOTTI SUI MISERI RESTI DI PAMELA  SONO POTENZIALMENTE VIZIATI DA QUESTA PREMESSA. 

Come hanno detto gli stessi tecnici, le condizioni del corpo hanno prodotto interferenze con le normali procedure medico – legali di indagine, e anche con quelle di laboratorio.

Dunque quali sono le conclusioni degli esperti che hanno lavorato per la Procura?

INTANTO VI E’ UNA CERTEZZA: PAMELA AVEVA ASSUNTO EROINA IL GIORNO DELLA SUA MORTE,E CON OGNI PROBABILITÀ  IN SEGUITO A UN’INIEZIONE, LE CUI TRACCE SONO STATE RITROVATE SUL BRACCIO DELLA GIOVANE.

SECONDO LE CONCLUSIONI DELL’ESAME TOSSICOLOGICO PERO’, LA QUANTITÀ DI EROINA NON SAREBBE STATA SUFFICIENTE PER PROVOCARE UN’OVERDOSE NELLA RAGAZZA.

I quantitativi ritrovati, secondo gli esperti sarebbero inferiori a quelli indicati dalle tabelle per i casi di intossicazione acuta mortale.

Per quanto queste siano le conclusioni ad oggi, e bene tenere presente non solo il fatto che le condizioni del corpo sono quelle che abbiamo detto ( con le possibili interferenze connesse),  ma anche che al di là delle tabelle,  la soglia di intossicazione da eroina varia sensibilmente da individuo a individuo, soggetta anche a diverse variabili, non ultimo – come nel caso di Pamela – il periodo trascorso dall’ultima assunzione di droga. Il fatto cioè che lei da ottobre non avesse più fatto uso di quello stupefacente e che in comunità assumesse farmaci che ad oggi non sono ancora noti con precisione.

Si tratta cioè di un dato che è alla base della teoria accusatoria della Procura ( insieme agli altri che vedremo di seguito ) ma che potrebbe essere rimesso in discussione nell’evolversi delle indagini.

 

COME E’ MORTA DUNQUE PAMELA?

L’autopsia ha stabilito che a provocare la morte di Pamela sarebbero state le lesioni in sede basale emitoragica destra. Ovvero due ferite inferte con un’arma da punta e taglio .  Due ferite profonde all’altezza del fegato, che hanno lesionato l’organo stesso.

Due colpi di arma da taglio che sarebbero stati inferti quando la giovane era ancora in vita.

Meno rilevante, se non per la ricostruzione della dinamica della morte, sarebbe invece il colpo  alla testa. Un’ecchimosi al capo, nella regione fronto-parietale sinistra.  Anche questo un colpo che  Pamela  ha ricevuto in vita. Un urto contro un corpo contundente. Non grave o mortale.

Impossibile per ora capire se un colpo ricevuto o per un urto accidentale.

Ad accreditare la possibilità che Pamela possa aver subito anche un’aggressione sessuale, ci sarebbero poi una serie di lesioni specifiche.

 

Sulla base di queste indicazioni il Gip è stato portato a

“ritenere superate le iniziali incertezze sulle cause della morte ( omicidio o overdose), facendo propendere decisamente per la ipotesi omicidiaria”

 

MA CHI E’ RESPONSABILE DELLA MORTE DI PAMELA?

CHI E’ RESPONSABILE DEL SEZIONAMENTO DEL SUO CORPO?

In carcere oggi ci sono tre persone: Innocent Oseghale, accusato solo di vilipendio e occultamento di cadavere sulla base delle prime incertezze sulle cause della morte, e poi   Lucky Desmond , il pusher che le avrebbe procurato la droga,  e Awelima Luky ( o Lucky 10 ), un terzo nigeriano, accusati anche di omicidio volontario.

 

Sulla base di cosa dobbiamo ritenere, come suppone la Procura, che i tre uomini siano coinvolti nei fatti del 30 Gennaio?

Per capire bene cosa pesi contro di loro, ma anche cosa sollevi dubbi sul coinvolgimento di alcuni di loro,  occorre leggere con molta attenzione e la richiesta di misure cautelari della Procura e  il Decreto di Convalida delle Misure Cautelari nei confronti di Lucky Desmond e Awelima Lucky 10 firmato dal Gip Manzoni.

 

IL PRIMO PUNTO DA CUI PARTIRE E’ OVVIAMENTE LA MORTE DI PAMELA.

Il primo importante dato è che la morte della ragazza è collocata indicativamente attorno alle 16.30, orario che deve comunque essere considerato soggetto a una margine di imprecisione  che amplia la fascia oraria della morte dalla tarda mattinata a non oltre le 18.00. 

L’imprecisione è dovuta ovviamente alle condizioni del corpo, e al fatto che l’orario della morte sia stato stabilito sulle base di alcuni parametri ( come la rigidità della zona mandibolare,dicono le indiscrezioni ) che non possono offrire le stesse certezze degli altri abitualmente utilizzati.

Come vedremo, si tratta di un orario che combinato ai risultati delle celle telefoniche solleva sospetti soprattutto sulla figura di Innocent Oseghale, l’unico che resta con relativa certezza ininterrottamente con Pamela nella casa, dopo esservi entrati insieme alle 11.00.

 

E’ bene comunque ricordare che Oseghale ha dichiarato, sia pur con diverse versioni degli avvenimenti, che Pamela sarebbe stata male dopo aver assunto l’eroina, fin dal primo interrogatorio.

E che questa versione sembra trovare conferma nelle parole del quarto indagato a piede libero, che sostiene di essere stato chiamato quel pomeriggio da Oseghale ( vedremo poi quando ) proprio perché la ragazza stava male, e che viene considerato dalla  Procura un teste attendibile ( anche se alcuni dubbi sorgono in merito alla sua ‘dimenticanza’ di alcune telefonate ).

E’ ovvio quindi che sulla morte di Pamela resta il primo dubbio di fondo  in merito alla ricostruzione della Procura:

E’ DAVVERO IMPOSSIBILE CHE PAMELA SIA MORTE DI OVERDOSE?

E’ POSSIBILE CHE IL SEZIONAMENTO DEL SUO CORPO SIA STATA UNA TERRIBILE CONSEGUENZA DI QUEL MALESSERE?

La Procura sostiene di no. Sostiene cioè che i tre nigeriani accusati della sua morte il pomeriggio di Martedi’ 30  Gennaio fossero tutti e tre a casa di Oseghale, e che tutti e tre abbiano partecipato al delitto e a quanto è seguito alla morte della ragazza.

 

 

A INCHIODARE I TRE PRESUNTI ASSASSINI CI SAREBBERO LE CELLE TELEFONICHE, LE COMUNICAZIONI TRA DI LORO.

Le cose stanno davvero cosi’?

Il Gip che ha firmato la convalida considera pesanti elementi  indiziarie contro i tre accusati  le loro stesse bugie, l’aver negato di conoscersi in modo approfondito, l’aver negato ( nel caso di lucky 10 ) di essere a Macerata quel giorno, l’aver negato di essersi telefonati tra loro. L’aver negato le attività di spaccio. Tutti elementi che lasciano immaginare la volontà di ‘coprirsi’ e sostenersi a vicenda,  scagionandosi dal coinvolgimento in quei fatti.

Ma lo stesso Gip ha sollevato diversi dubbi sulle certezze indicate dalla Procura in merito a quanto rivelerebbero le celle telefoniche. Anzi, si è spinto oltre, arrivando a sottolineare alcuni dati che potrebbero rivelarsi indicatori dell’estraneità ai fatti di alcuni di loro. Tanto dal chiedere approfondimenti dei dati raccolti.

Perché? Che cosa non torna nella prima analisi delle celle telefoniche?

 

 

PARTIAMO DA UN PRINCIPIO FONDAMENTALE: QUANDO UN UTENTE AGGANCIA UNA CELLA TELEFONICA, E’ POSSIBILE STABILIRE CHE SI TROVI NEL TRATTO DI TERRITORIO COPERTO DA ESSA, MA NON E’ POSSIBILE STABILIRE CON PRECISIONE IN QUALE PUNTO PRECISO DI QUEL TRATTO DI TERRITORIO SI TROVI.

Se la cella copre un’area di diversi chilometri quadrati , come capita con celle più grandi, non e’ quindi possibile ricondurre l’ubicazione dell’utente a un luogo preciso, se non intervengono altri fattori che aiutino a restringere il campo.  Fattori come testimonianze,  strumenti di localizzazione come i Gps, o anche accavallamenti di più celle telefoniche e relativi switch dalla prima alla seconda ( tali da restringere l’area di copertura ), o – soprattutto in caso di movimento – il passaggio da una cella all’altra.

 

Nel caso di Pamela ad esempio noi sappiamo per testimonianze dirette che Oseghale entra la mattina alle 11.00 nella palazzina del suo appartamento in via Spalato, e che ne esce la sera per caricare i trolley sul taxi.

Questi due elementi consentono agli investigatori di poter ipotizzare che in quell’arco temporale Oseghale sia stato nella sua casa, perché il suo telefono non lascia mai la cella che copre via Spalato, al massimo accade che agganci alcune celle sovrapposte che incidono sulla stessa area.

Anche se in realtà nella Richiesta di misure cautelari si fa riferimento a una sua uscita dall’appartamento attorno alle 14.00, forse perché il quarto uomo ha raccontato di averlo sentito attorno a quell’ora, e che Oseghale gli ha raccontato di essere in procinto di uscire lasciando in casa da sola la ragazza a dormire.

Ma il cellulare di Oseghale resta agganciato alle celle che coprono quella via, a prova che se davvero fosse uscito per muoversi nelle vicinanze, questo non risulterebbe con chiarezza dalla prima analisi delle celle.

E’ possibile comunque affermare che con relativa certezza che  Innocent  sia stato presente all’intera sequenza di fatti che porta alla morte di Pamela, compreso il sezionamento.  Tranne l’ipotesi in cui lui abbia lasciato la casa, rimanendo però sempre in un’area limitrofa. Cosa ipoteticamente non impossibile, ma che dovrebbe essere lui a dimostrare.

Ricordiamo per dovere di correttezza, che in una delle sue prime versioni aveva raccontato di aver lasciato in casa Lucky  Desmond e Pamela e di essere uscito per consegnare della droga,  e di non essere di fatto più rientrato a casa. Versione poi modificata, dichiarando di aver assistito al malessere di Pamela, prima di fuggire di casa. Versioni apparentemente smentite da altri elementi d’indagine.

OSEGHALE QUINDI DEI TRE UOMINI E’ CON OGNI PROBABILITA’ L’UNICO CHE RIMANE CON CERTEZZA INSIEME ALLA RAGAZZA DALLE 11.00, FINO ALLA SUA MORTE TRA LE  13.00 E LE 18.00, E POI ANCORA OLTRE, DURANTE LE OPERAZIONI DI SEZIONAMENTO, FINO A QUANDO NON ESCE DI CASA CARICANDO LUI STESSO I TROLLEY CON I MISERI RESTI DELLA RAGAZZA SUL TAXI ABUSIVO, PER POI SCARICARLI IN UN FOSSATO.

 

MA POSSIAMO DIRE LO STESSO PER GLI ALTRI SUOI DUE POTENZIALI COMPLICI?

 

E’ quello che analizzo nell’ articolo dal titolo:  –>LUCKY DESMOND ERA DAVVERO  A CASA DI INNOCENT OSEGHALE?