MANUEL PIREDDA: LE PROVE CONTRO IL PERSECUTORE, LA FAMIGLIA E IL PROCESSO.

Dopo i sospetti sollevati dalla vittima della persecuzione e da sua sorella nelle ultime denunce ai Carabinieri, dopo che la persecuzione alla ragazzina di 17 anni va avanti da mesi senza che si riesca a tutelarla. I Carabinieri anche grazie a una verifica sui tabulati telefonici che confermano che alcune chiamate ed sms sono stati effettuati dal ragazzo, il 25 marzo 2003, su ordine della Procura si presentano a casa Piredda per una perquisizione.

 

E a lui stesso si rivolgono una volta entrati in camera sua, come verbalizzano:

 Allo stesso all’inizio delle operazioni chiedevamo se avesse quanto da noi ricercato. Lo stesso spontaneamente consegnava un volantino con sfondo rosso e con un testo dal titolo “LA DIVIN POPPEA”. Nonostante ciò continuavamo la perquisizione. e nel la camera del ragazzo rinvenivamo cinque stampe con le foto raffiguranti la ….  con il mezzo busto nudo abbracciata ad una persona la cui faccia era stata cancellata a mezzo di tecnica di fotoritocco, con la scritta di colore rosso “E POI NN SEI TROIAAA  ” ..  La mano della persona dal viso cancellato era posta all’interno delle mutandine’ della … ; un manoscritto composto da due fogli di carta bianchi, datato venerdì 31 maggio 2002; una fotografia su carta fotografica Kodak ritraente l’immagine del PIREDDA Manuel e la …  uguale a quella dei volantini rinvenuti; un foglio di carta bianco con il testo di colore blu “…. TI AMO”; sette fogli colorati. del tipo pellicola adesiva. somiglianti al volantino consegnato agli inizi delle operazioni dallo stesso PlREDDA Manuel.
All’interno sempre della stanza del PIREDDA Manuel, era presente un personal computer  avente numero di serie … e numero seriale … , da una prima verifica sul contenuto presente sull’hard disk. si poteva notare che all’interno della  dei C:\Documenti\ era presente un’altra cartella con il seguente nome \  signorina x ( il nome della vittima ) cartella contenente delle fotografie della signorina x in atteggiamenti intimi. In un’altra directory \Peter Alien era presente un testo scritto riferimenti ad Andromeda.  Visto il contenuto e non essendo in grado di poter verificare se vi fossero altro tipo di materiale si procedeva al sequestro del personal computer…
All’interno del secondo cassetto sinistro della scrivania posta all’Interno della stanza  del Piredda Manuel , veniva rinvenuta una modica quantità di  stupefacente
verosimilmente haschish,…
.

Quello che i carabinieri trovano dunque, è la prova ulteriore che la foto ritoccata ( quella diffusa sui volantini ) era quella di Manuel Piredda insieme alla vittima, ritoccata affinché il volto di lui rimanesse celato. Più una cartella con altre foto simili e dei testi scritti. Insomma solo lui aveva il materiale  con il quale era stato realizzato il secondo volantino diffamatorio, sue erano le foto. 

 

 

Lo stesso giorno  Giuseppe Piredda, il padre, si presenta alla stazione dei Carabinieri di Gonnesa per dichiarare che il volantino trovato quella stessa mattina a casa sua durante la perquisizione in camera del figlio, non appartiene al ragazzo. Quel volantino, racconta, in realtà era  stato portato a casa loro da un suo collega di lavoro, che lo aveva trovato – in diverse copie – presso un Bancomat di una città vicina. Riconosciuta la ragazza a petto nudo come la fidanzata di Manuel lo aveva allora portato a casa loro perché fossero informati dell’esistenza dei volantini stessi . Versione poi confermata dal  collega di lavoro che si era presentato alla Stazione dei carabinieri insieme al Piredda padre.

 

Qualche giorno dopo e’ Manuel Piredda a presentarsi dai Carabinieri che verbalizzano le sue spontanee dichiarazioni:

 

l’anno 2003 addi’ 31 del mese di marzo negli uffici deI Comando  di stazione dei Carabinieri spontaneamente ha reso le seguenti dichiarazioni:
In data 28 marzo 2003 alle ore 20,00 circa, incontravo un mio amico ….,  il quale durante una conversazione mi faceva  sapere  che il ragazzo XZY ( il complice di Manuel ndr ) , ….. gli aveva chiesto di chiedermi il nuovo numero di telefono d ella signorina X ( la vittima ndr)  da parte di M31, che è un suo amico, e cioè amico di XZY.

In data 29 Marzo 2003, alle ore 19.25, dal numero…, mi giungevano dei messaggi che testualmente dicevano:  “SALVE PIREDDA E’ IL GRANDE M31 KE TI SCRIVE: MANDA UN SMS ALLA SIGNORINA X E DILLE KE M31 COLPIRA’ STANOTTE NEL SUO PALAZZO ALLE 3.00. RICORDA: M31 NON EISTE. M31.”

Alle 19.31 del 29.03.2003, dal numero… , mi giungeva un secondo messaggio il quale testualmente diceva: ” SE NON LO FARAI M31 POTREBBE IRRITARSI E DANNEGGIARE IRRIMEDIABILMENTE LA TUA VITA, MA SONO SICURO CHE ANCHE TU PRESTO ENTRERAI A FAR PARTE DELL’ESERCITO DI M31.”

 

E’ Manuel quindi a fare il nome del suo complice, con l’intento evidente di scaricare sul compagno ogni responsabilità su quanto accaduto.

Colloca però l’evento ( la richiesta di M31 ) negli ultimi giorni di Marzo, quando la persecuzione è in realtà iniziata molto prima, a gennaio . Ma la versione non regge: come avrebbe potuto il suo complice perseguitare la vittima prima di ottenere da lui un’informazione fondamentale come il numero di telefono della ragazza?

 

A seguito della segnalazione di Manuel Piredda e del riscontro di alcune telefonate intercorse tra il Piredda e il ragazzo indicato, e tra quest’ultimo e la vittima della persecuzione ,  il 4 Aprile i Carabinieri conducono comunque una perquisizione   a casa della seconda persona coinvolta.

Anche a casa sua viene ritrovato del materiale collegato alla persecuzione della vittima : degli appunti su un’agenda personale, un foglio a quadretti con scritto M31, altri fogli con la stessa sigla stilizzata, e 4 biglietti che riportavano  frasi ingiuriose equivalenti  ad alcuni degli sms spediti, 34 copie del volantino diffamatorio LA DIVIN POPPEA, e altri 19 fogli in un quaderno ad anelli dal titolo “Discorso intorno all’etica della Divin Poppea”.  Sul suo computer vengono ritrovate 65 foto della ex fidanzata, ma in normale atteggiamento.  Nel verbale di perquisizione i Carabinieri sottolineano la collaborazione del ragazzo, che, come ho già avuto modo di dire in seguito ammetterà la sua partecipazione e patteggerà la pena davanti al giudice scusandosi per quanto accaduto.

 

I due processi  che seguiranno all’inchiesta stabiliranno la partecipazione di entrambi alla persecuzione della ragazza, e – come ben spiegato in sentenza – attribuiranno a Manuel il ruolo di attore principale della vicenda per quanto emerso durante la raccolta delle prove ( in particolar modo è a casa sua che verranno trovate le foto originali da lui stesso scattate e modificate affinché potesse essere riconosciuta la vittima della persecuzione ma non lui, a da suo recapiti erano partiti sms e telefonate ) e anche per quanto dichiarato davanti al giudice dalla vittima stessa.

La ragazza infatti depone raccontando l’intera vicenda a fornendo precise indicazioni per individuare in Manuel Piredda il principale autore delle azioni contro di lei. Una testimonianza importante che potete leggere in questo articolo quasi per intera:

 

LA DEPOSIZIONE DELLA VITTIMA: LA MIA VITA ROVINATA

 

Ecco il passaggio fondamentale della sentenza di condanna di Manuel Piredda:

 

L’odierna vicenda processuale va inquadrata, quindi, nell’ambito dei rapporti sentimentali con un epilogo non accettato da una delle due parti.
Sul piano soggettivo non vi è dubbio che l’odierno imputato ( Manuel Piredda )  abbia concorso alla formazione del documento con l’esplicito intento di inserirlo nel volantino affinché venisse reso noto alla comunità cittadina, avendo i Carabinieri durante la perquisizione rinvenuto nella camera da letto del  Piredda cinque stampe con le foto raffiguranti la X.   con il mezzo busto nudo o abbracciata ad una persona la cui faccia era stata cancellata a mezzo di tecnica di fotoritocco, con la scritta di colore rosso “È POI NN SEI TROIA …..!!!!”, oltre ad un  manoscritto e a una fotografia uguale a quella dei volantini rinvenuti riproducente l’odierno imputato e la persona offesa, nonché sette fogli colorali, del tipo pellicola decisiva, somigliante al volantino diffuso.

Tale ritrovamento, infatti, può essere spiegato soltanto alla luce di un profondo risentimento sfociato nell’azione diffamatoria in concorso con il C. C. , persona conosciuta,frequentata telefonicamente e legata da un comune movente: un rapporto sentimentale burrascoso con un’adolescente avvenente.

Poco rileva dunque a chi sia imputabile la redazione materiale del documento e chi abbia materialmente provveduto a stamparlo ed a divulgarlo. II volantino in questione è, infatti, sicuramente riferibile al PIREDDA il quale, come il C, è stato trovato in possesso di un volantino diffamatorio diverso per colore e qualità della carta rispetto agli altri diffusi.

A quanto detto si deve, infine, aggiungere che il 6 gennaio del 2003 venivano effettuale cinque telefonate dal PIREDDA, il quale nei giorni successivi effettuava altre telefonata anonime.
La valutazione se le affermazioni contenute nel volantino abbiano o meno contenuto diffamatorio è superflua alla luce dei riferimenti sessuali idonei ad offendere la reputazione della persona offesa e dei prossimi congiunti.
Ritiene il giudicante che le parole contenute nel volantino diffuso siano effettivamente lesive del decoro e della reputazione della persona offesa.

Alla luce delle risultanze dibattimentali, invece, non sono emersi sufficienti elementi a carico dell’imputato per il delitto di minacce, avendo l’imputato medesimo effettuato verosimilmente soltanto telefonate anonime.

Condanna a 1 anno il  24/11/09,

Secondo grado sospensione condizionale della pena 9/7/2010

 

 

Nel giugno del 2003  tramite l’avvocato di Manuel la signora Roberta Mamusa chiede la restituzione del computer sequestrato mesi prima in occasione delle indagini, quello per intenderci dove era state trovate le prove della responsabilità del figlio. Lo richiede per legittime ragioni, perché, come spiega l’avvocato, quello è l’unico computer nella disponibilità della famiglia e soprattutto il computer sul quale la signora lavorava per la sua attività.

Insomma il computer sul quale scriveva e lavorava la madre, che evidentemente non si era mai resa conto del contenuto dei files del figlio.

E qui finisce la storia della prima persecuzione, della prima ragazza finita vittima di Manuel Piredda. Purtroppo non sarà l’unica.

 

Ma allora come oggi, per la famiglia Manuel non ha fatto nulla, o se ha fatto, era poco. I colpevoli erano altri, l’amico o la vittima stessa che voleva soldi.

Il risultato è che Manuel, nonostante la dura condanna poi sospesa per la giovane età, non è stato aiutato.

Nemmeno un processo, nemmeno una mole di prove e denunce come questa, nemmeno la sofferenza di una ragazza di 17 anni perseguitata per mesi è stata sufficiente perché la famiglia riconoscesse che non si trattava di una ragazzata, che nessuno aveva incastrato quel ragazzo.

La realtà era un’altra, ma quando non la si vuole vedere, la realtà sfugge. E tutto trova una giustificazione.

 

C’E’ UN LUOGO DUNQUE DA DOVE VENGONO GLI UOMINI CHE UCCIDONO LE DONNE.

Un luogo che possono essere tanti: la famiglia, prima di tutto. E poi i gruppi amicali. I compagni di bravate.  Luoghi abitati da gente che non vuole vedere, che invece di fermare i mostri, di spingerli a cambiare il loro modo di essere e di vivere, che invece di spingerli a farsi aiutare, a capire che il loro modo di intendere la vita, i rapporti, l’amore, è sbagliato… non fanno nulla, cosa già grave, e ancora più spesso aiutano, giustificano, ‘coprono’ i mostri.

E il processo è sempre lo stesso: negare che qualcosa sia accaduto, negare che quel qualcosa abbia un valore e un significato.

E quasi sempre incolpare le vittime del mostro.

 

 

 

Per leggere l’articolo precedente clicca qui:–> LA ‘RAGAZZATA ‘ DI MANUEL PIREDDA: STORIA DI UNA PERSECUZIONE