BUONINCONTI IN CASSAZIONE: LE CAUSE DELLA MORTE DI ELENA CESTE RESTANO INCERTE.

LE CAUSE DELLA MORTE DI ELENA CESTE RESTANO CENTRALI ANCHE NELL’ INTEGRAZIONE DEI MOTIVI DI RICORSO IN CASSAZIONE DA PARTE DEI LEGALI DI BUONINCONTI SCOLARI E MARAZZITA.

Come è noto a chi segue questo caso, l’autopsia non ha fornito alcuna certezza scientifica in merito alle cause di morte di Elena Ceste. I consulenti della Procura e delle parti civili si sono trovati concordi nel dedurre che la causa di morte fosse l’asfissia esclusivamente attraverso un processo deduttivo che ha ‘eliminato’ le altre possibili cause , arrivando quindi alla conclusione che quella fosse più probabile.

Già durante il processo d’appello però la difesa aveva sollevato molti dubbi sul fatto che alcune cause fossero state scartate sulla base di elementi giudicati errati:

  • l’assenza di fratture, in realtà riscontrate.
  • la posizione del corpo descritta come quella di un soldatino sull’attenti e in realtà scomposta come risulta da foto e relazioni dei Carabinieri

La questione è ovviamente fondamentale perché qui ci si trova di fronte e due ipotesi opposte: da una parte la Procura che sostiene che Buoninconti abbia ucciso Elena Ceste e l’abbia nascosta nel Rio Mersa, dall’altra la difesa che sostiene invece che la donna in preda a una crisi psicotica acuta si sia denudata, e abbia camminato fino a un tratta del Rio dove sarebbe caduta ferendosi per morire poi di ipotermia, ovvero di freddo.

Ovviamente l’esistenza di fratture evidenziate dalla difesa e la non compostezza del corpo avevano sollevato non pochi problemi all’accusa durante il processo d’Appello, aggiungendo a questo che i legali di Buoninconti avevano cercato di dimostrare che le condizioni del canale e le forti piogge del periodo successivo all’allontanamento di Elena Ceste da casa rendevano credibile, o comunque possibile, il fatto che il luogo del rinvenimento del corpo non fosse lo stesso di quello della morte della donna ( avvenuta più a monte, secondo la difesa ).

La senteneza di Appello aveva di fatto respinto tutte queste osservazioni basandosi – ancora un volta secondo i legali di Buoninconti  – su deduzioni del giudice che sarebbero in netta contraddizione con quanto emerso durante il dibattimento, quanto nel fascicolo del processo e in alcuni casi deduzioni che si baserebbero su elementi addirittura introdotti ex novo dal giudice stesso.

In merito alla posizione scomposta del corpo la difesa ripropone una lunga sequenza di foto scattate dai Carabinieri in sede di sopralluogo il giorno del rinvenimento del cadavere, dimostrando che per gli investigatori, per i rilievi fotografici e per le conclusioni scritte dagli stessi la posizione del corpo non corrisponde affatto a quella indicata in aula dai consulenti tecnici della Procura e delle Parti Civili. Concludendo poi cosi’:

 

A questo punto è dunque naturale domandarsi a quale delle due ipotesi dar credito!

Alla prima, descritta ed enunciata dai consulenti della pubblica e privata accusa che sono perentori sulla posizione del corpo:

  • una posizione descritta di assoluta compostezza, il famoso soldato sull’attenti! Posizione del corpo – questo è il dato processuale falsato – dalla quale fanno discendere delle precise valutazioni medico legali sulla causa di morte!
  • alla seconda, che si basa sui rilievi descrittivi e fotografi effettuati nell’immediatezza del fatto, da parte dei carabinieri e che sono stati sopra riportati.

Dalla descrizione degli investigatori, ecco come si trovava il corpo:

 

  • arto superiore sinistro si trova in posizione parallela al tronco ed è privo della sua estremità (mano);
  • arto superiore destro (formato solamente dall’omero) è in posizione perpendicolare al tronco;
  • la tibia, il perone ed il tarso sinistri sono piegati all’indietro sopra il rispettivo femore (gamba sinistra)
  • il femore dell’arto inferiore destro è quasi perpendicolare al tronco; staccati dal predetto, tibia e perone sono conficcati nella melma.
  • tibia e perone destri sono posizionati con un’apertura di poco più ampia di 90° (gamba destra)

 

Perché  è cosi’ importante la posizione del corpo?

Perché è sulla posizione del corpo ‘a soldatino’ che ci si è basati per escludere la morte per ipotermia, considerandola addirittura la prova di come Buoninconti avesse adagiato il corpo nel fosso ( la difesa poi approfondisce anche il tema della sponde, dell’altezza del fossato, dell’impossibilità di compiere questa azione… ) .

Un corpo invece scomposto come quello descritto dagli investigatori è un corpo che nella sua posizione ricorda proprio quella rannicchiata di chi muore per ipotermia, ha sottolineato la difesa.

Eppure il Giudice nella sentenza di secondo grado  ha continuato a definire il corpo come sostanzialmente in asse, in una definizione secondo i ricorrenti in Cassazione che ignora le evidenze emerse ed è in contraddizione con esse.

Una valutazione soggettiva e personale, quella del giudice, secondo i legali di Buoninconti, che appare ancora più evidente quando è chiamato a valutare l’esistenza certa di una frattura all’altezza dell’osso sacro e il sospetto di una seconda all’altezza dell’anca, entrambe compatibili con una potenziale caduta della donna.

Tanto la scompostezza del corpo, quanto le fratture evidenziate dalla difesa sono giustificate nella sentenza di condanna in appello come causa dell’attività della fauna. Cioè dovute ai morsi di animali.

Una conclusione questa duramente contestata nel ricorso dei difensori:

E’ di tutta evidenza che tutti i consulenti dell’accusa pubblica e privata hanno sempre parlato, descrivendo il ritrovamento del corpo della signora Ceste, come di una posizione di compostezza (per la precisione come si descrive un soldato sull’attenti). Già questo argomento era palesemente errato!

La Corte per ovviare al problema probatorio ampiamente sollevato dalla difesa nei citati paragrafi, sia in relazione alla posizione del corpo, posizione da cui sono state fatte discendere conseguenze d’accusa, parla di “resti in asse” (si veda per tutte la fotografia scattata dai Carabinieri di Asti[1] sopra riportata con la dicitura “descrizione del cadavere”).

Tutto si può dire, ma sicuramente dev’essere esclusa sia la compostezza descritta dai consulenti tecnici, sia che i resti siano in asse!

Parimenti, si deve osservare, censurando la motivazione della Corte, che non v’è scritto da nessuna parte, nè nelle relazioni dei consulenti tecnici, né nella trascrizione della loro audizione, che il citato disallineamento,  fosse da attribuirsi addirittura alla fauna (!).

Ne discende un travisamento della prova posto che, come ampiamente illustrato nei motivi di appello, le condizione del corpo erano ben differenti rispetto a quelle descritte dai consulenti del Pm e quello della parte civile, e ancora differenti rispetto a quelle citate dalla Corte.

(…)

A parte la considerazione che i consulenti del PM e della parte civile affermano che non sono rilevabili lesioni traumatiche e in particolare fratture ossee , la CT del PM dr.ssa Gugliuzza riferiva che mancano fratture e dunque la donna non può essere caduta nel rio.

I dottori Gugliuzza e Romanzazzi hanno fatto riferimento, in primo luogo, all’assenza di fratture e poi, per pervenire ad una possibile diagnosi differenziale, hanno escluso la presenza di lesioni al capo o al tronco, in parti vitali.

Il ragionamento della Corte è tutt’affatto che lineare; non da alcuna spiegazione della presenza delle fratture documentate, ben compatibili con una caduta della donna, se non attribuendole – come detto – all’azione della fauna, di cui peraltro, nel corso dell’esame dei CCTT non si è mai parlato.

(…)

A parte l’ovvia considerazione documentale sopra riportata al paragrafo ex 3.4 et 3.8 circa la presenza in loco di un frammento osseo, peraltro mai citato nella CT del PM, che potrebbe essere compatibile con la parte mancante del sacro e del quale nessuno ha mai espresso giudizi medici anche solo di compatibilità,  non pare a questa difesa che detta motivazione sia da considerarsi immune da vizio logico.

Nessuno dei medici, come precedentemente scritto, ha mai espresso considerazioni in merito alla possibile interazione sul corpo da parte della fauna, non si capisce perché la fauna avrebbe proprio agito su una parte di osso integro, compatibile con una frattura che diversamente non si saprebbe argomentare (!) quindi con un distaccamento traumatico dell’osso mancante (come si osserva in fotografia), rispetto ad altre parti scheletriche che erano già separate dal corpo.

Manca in ogni caso l’analisi di una parte di osso compatibile con la frattura al sacro che sarebbe dirimente anche in ordine alla possibile caduta della donna.

Ed in ogni caso non si dimentichi che la caduta, prospettata dalla difesa, è maggiormente compatibile con il scivolamento della donna sul letto del rio (dato documentale certo) rispetto all’interazione della fauna (dato assolutamente astratto ed ipotetico usato dalla Corte per arginare il problema dell’osso fratturato).

In ogni caso, le osservazioni della Corte restano nel novero del possibile e, dunque, prive di qualsivoglia valenza processuale, rispetto invece alle precise argomentazioni svolte nei paragrafo ex 3.4 et 3.8.

 

Insomma secondo la difesa la sentenza di secondo grado non tiene minimamente conto della osservazioni sollevate in dibattimento e soprattutto le respinge introducendo un argomento, quasi un espediente, l’attività della fauna, che però non trova riscontro in alcuna relazione di tutta l’inchiesta.

 

Cito poi, un terzo punto toccato in queste integrazioni per la Cassazione, in realtà molto interessante e che riguarda le ricerche di Elena Ceste e l’attività dei volontari e dei Vigili del Fuoco sul territorio.

Un elenco interessante del personale che intervenne nelle ricerche di Elena Ceste e che non venne mai sentito e interrogato dagli inquirenti, che si limitarono a interrogare alcuni vigili del fuoco ( uno dei quali di fatto non partecipò nemmeno alle ricerche se non una volta ) con il solo fine di trovare qualcuno che indicasse Buoninconti come responsabile di un depistaggio che nella realtà dei fatti non e’ mai stato dimostrato. Prova ne e’ che i  ‘ricercatori’ arrivarono due volte vicino al punto dove in teoria era nascosto il corpo di Elena senza trovarne traccia.

Oggi la difesa ripresenta questi elenchi per dimostrare come non ci sia stato alcun tentativo durante i due gradi di giudizio di verificare quanto affermato da due Vigili del Fuoco. Compreso il fatto che dai fogli recuperati, che erano già agli atti, emerge in modo chiaro ( nero su bianco per intenderci) come non sia affatto vero che in quei giorni le ricerche si siano limitate a ricerche’di superficie ‘ in quanto si stava cercando uan donna nuda che non si sarebbe mai inoltrata in aree impervie, ma anche al contrario si siano battute anche quelle.

 

 

Un ragionamento logico del resto, superate le prima 24 ore di ricerca. Come ho scritto più volte in questo blog mi rifiuto di credere che per tre/ quattro giorni i volontari, gli uomini della Protezione civile, e i Vigili del fuoco abbiano continuato a cercare una donna nuda in uno stato confusionale convinti che continuasse a vagare nuda per la piana attorno a casa di Buoninconti, è chiaro che dopo un certo numero di ore qualsiasi protocollo ( o qualsiasi ragionamento sensato ) abbia portato alla ricerca di una donna che quanto meno poteva essere ferita, se non morta o provata dal freddo di gennaio, e quindi nascosta o riparata in qualsiasi luogo.

 

Questi gli ultimi temi portati davanti ai Giudici della Cassazione, nel tentativo di ottenere l’annullamento della sentenza di secondo grado con una precisa indicazione a una nuova corte affinché si adoperi per verificare dubbi e incertezze portate in evidenza e ignorate fino ad oggi.

 

INSOMMA NON SI TRATTA DI DICHIARARE L’INNOCENZA DI BUONINCONTI, MA DI RIVALUTARE CON MAGGIORE IMPARZIALITA’ TUTTI GLI ELEMENTI E AVVIARE DELLE PERIZIE CHE CHIARISCANO I TANTI PUNTI CHE NON SONO MAI STATI CHIARITI FINO IN FONDO.

 

 

Per leggere l’articolo precedente clicca qui: BUONINCONTI IN CASSAZIONE : LE CELLE TELEFONICHE E LA CREDIBILITA’ DELLE CONCLUSIONI DELLA PROCURA