BUONINCONTI IN CASSAZIONE: LE CELLE TELEFONICHE E LA CREDIBILITÀ DELLE CONCLUSIONI DELLA PROCURA

Uno dei punti principali, forse il principale, del ricorso di Michele Buoninconti  in Cassazione  è certamente quello relativo alla credibilità delle conclusioni della Procura in  merito agli spostamenti dell’uomo la mattina del delitto, una lettura dei dati degli agganci alle celle telefoniche della zona data dalla Consulenza tecnica di Giuseppe Dezzani.

E’ stato lui infatti a ‘confermare’ tecnicamente che Michele Buoninconti quella mattina, subito dopo aver ucciso Elena Ceste si sarebbe recato in auto verso il Rio Mersa, depositandovi il corpo, per far poi rientro a casa. Durante questi spostamenti  Buoninconti avrebbe fatto una serie di telefonate, due a dei vicini, e due al cellulare della moglie. Queste ultime due telefonate nello specifico, certificando il passaggio dell’uomo in un tratto di strada coperto da una cella differente da quella di partenza ( salvo poi rientrare su quest’ultima ) rappresenterebbero la prova ultima del percorso compiuto dall’imputato.

La ricostruzione di Dezzani è stata duramente contestata in entrambi i gradi di giudizio, e ma in particolare in appello, dal consulente tecnico della Difesa, l’ingegner Paolo Reale, il quale non solo ha cercato di dimostrare alla corte la fragilità tecnica del lavoro di Dezzani per la Procura ( indicando importanti errori tecnici a suo modo di vedere ) , ma ha anche cercato di dimostrare che gli stessi dati possono fornire una visione di quegli spostamenti differente. Individuando persino una telefonata ( inspiegabilmente assente nella relazioni di Dezzani ) che sarebbe totalmente incompatibile con la ricostruzione stessa della Procura.

Si tratta ovviamente di una contenzioso importante, nel quadro generale del processo, perché una volta venuta a cadere la prova delle macchie di fango sui vestiti della Ceste, e tenuto presente che le cause della morte ( ci torneremo più avanti ) sono stabilite attraverso un processo deduttivo per esclusione e non su basi scientifiche certe ( per stessa ammissione dei consulenti della Procura e delle Parti Civili ), e’ chiaro che la ‘lettura’ delle celle telefoniche resta l’inuco dato scientifico a supporto dell’ipotesi di responsabilità da parte di Buoninconti ( tutto il resto a un corollario di elementi indiziari che sono interpretabili in modi differenti, talvolta opposti ).

Per questa ragione, la difesa aveva chiesto a più riprese un confronto in dibattimento tra i due Consulenti, o – ancora meglio – che la Corte incaricasse un perito terzo di dirimere la questione.

UNA QUESTIONE FONDAMENTALE PER OTTENERE UN MINIMO DI CERTEZZE SU QUANTO ACCADUTO LA MATTINA DELLA MORTE DI ELENA CESTE.

La differenza tra quanto sostenuto da Dezzani e quanto sotenuto da Reale, infatti non è una questione meramente interpretativa dei dati, in quanto quest’ultimo sostiene proprio che la relazione del consulente della Procura sia inficiata da errori tecnici sostanziali.

Perché  questo confronto o questa perizia non siano mai state concesse per me resta una cosa inspiegabile. E nella mia veste di osservatore che si aspetta che la Giustizia faccia di tutto per accertare la verità prima di condannare per omicidio un imputato,  trovo questa scelta inaccettabile.

Ora a esprimersi sulla materia sarà la corte di Cassazione.

Questo il punto sollevato dai legali di Buoninconti: i Giudici hanno sempre rifiutato le nostre richieste basandosi sul principio di alta affidabilità e credibilità del lavoro del consulente Dezzani. Nonostante già in sede di Apello dubbi sulla suo curriculum professionale e sulle sue competenze , in termini di titoli di studio, corsi seguiti e quant’altro fossero stati sollevati in aula proprio dal legale di Buoninconti Marazzita.

Dubbi che in sentenza non avevano ricevuto comunque risposta se non questa:

 

La Corte d’Assise d’Appello sullo specifico punto riteneva che:

           

La valutazione circa la compatibilità degli spostamenti sulla base delle rispettive e contrastanti ricostruzioni non è più dunque questione da demandare ad un esperto, ma compete al giudicante che dispone già sin da ora di tutti i dati tecnici ed obiettivi necessari ed utili alla decisione sul punto.

Perde così ogni rilevanza il dubbio sollevato dalla difesa in ordine alle competenze scientifiche del CT del PM: prescindendo infatti dalla circostanza dell’essere il dott. Dezzani un professionista regolarmente iscritto nello specifico albo dei consulenti del tribunale, più e più volte incaricato dall’autorità giudiziaria a prestare la propria attività in delicate vicende processuali senza che risultino rilievi mossi al suo operato od alle sue competenze, quel che conta nella fattispecie che ci occupa è la constatazione che il materiale istruttorio raccolto, grazie al contributo degli inquirenti e dei consulenti dell’accusa e della difesa, è assolutamente completo e pone l’organo giudicante nelle condizioni di comprendere appieno le tematiche di carattere scientifico essenziali ai fini della decisione” (Cfr. Ord. cit. pag. 4).

 

Insomma, nessun confronto diretto in contraddittorio tra i due tecnici, nessuna perizia, e in sentenza un’elaborazione di dati tecnici tanto complessi da mettere su fronti opposti due consulenti ,  che il giudice decideva di fare in totale autonomia ( ma del resto il giudice farà lo stesso anche con altre consulenze tecniche, trasformandosi in quel famoso super perito cui ho già fatto riferimento ).

Di fronte alla Suprema Corte pero’ i legali di Buoninconti oggi tornano a sollevare la questione, forti  questa volta, non soltanto delle critiche del loro consulente Reale, ma anche del contenuto di un’indagine portata avanti dalla Procura de l’Aquila,  e che coinvolge Dezzani proprio nel merito delle sue qualifiche e dei suoi titoli di studio. Un’indagine portata avanti dalla Guardia di Finanza ( e relativa a un procedimento specifico destinato – pare –  all’archiviazione ) . Le cui conclusioni sono esposte proprio nell’integrazione del ricorso in Cassazione dell’avvocato Scolari:

 

Da tutto ciò emerge che il geometra Dezzani, come da curriculum depositato presso il Tribunale di Torino, non ha mai conseguito una laurea, tanto meno in informatica o ingegneria.

Risultano unicamente delle iscrizioni alle relative facoltà, senza il conseguimento del relativo titolo accademico!

Agli atti vi è allegato il documento dell’Università degli studi di Torino, corso di laurea in scienze dell’informazione, da cui risulta che non ha mai superato alcun esame (anni di iscrizione 1989 e 1889).

Nuovamente iscritto al medesimo corso di laurea nell’anno 1992, risulta che l’interessato non ha mai frequentato e superato i relativi corsi previsti dal piano di studi.

Iscritto al Politecnico di Torino corso di laurea in Ingegneria elettronica per l’anno 1988/1989, ha poi presentato domanda di rinuncia.

Iscritto altresì al Politecnico di Torino al corso di laurea in Ingegneria delle telecomunicazioni negli anni accademici 2004/2005/2006, ha superato quattro esami del piano di studi, non conseguendo ovviamente alcun titolo accademico. (cfr. da pag. 103 a pag. 108 di fogliazione)

Non Basta!

Dagli atti dell’indagine emerge che, almeno due delle varie certificazione elegantemente elencate nel curriculum del Tribunale di Torino siano false come emerge dal tenore dalle dichiarazioni provenienti dai rispettivi enti certificatori. (cfr. da pag. 109 a pg. 112 di fogliazione)

Sempre in ossequio al principio di allegazione, questa difesa – medio tempore e tempestivamente – formulava con separata memoria al giudice procedente presso il Tribunale de L’Aquila (Gip dr.ssa Bucella) chiamata a decidere sulla richiesta di archiviazione, che coinvolge oltrechè il Dezzani anche dei giudici di diverso distretto,  richiesta di visione del fascicolo processuale nonchè autorizzazione a partecipare alle relative udienze camerali ex art. 408 cpp, come da memoria allegata.

L’istanza veniva rigettata.

Nella citata memoria, si ravvisava perlomeno un’ipotesi di connessione e, per questa ragione, veniva ravvisata l’esigenza, da parte di questa difesa, di avere tutto il materiale istruttorio perchè le predette circostanze sul conto di Dezzani erano emerse molti mesi dopo l’eccezione in merito al profilo professionale del consulente dell’accusa, formulata all’udienza del 25.01.2017 dinanzi alla Corte impugnata, risultando gli atti di indagine de L’Aquila sul conto del sig. Dezzani, depositati solo il 23.07.2017.

Sempre restando in tema di credibilità del dichiarante, comparando l’indagine citata rispetto ai documenti già in atti nell’ambito del presente procedimento appare pacifico che il consulente d’accusa abbia mentito.

Ed invero, durante il proprio esame tenutosi  all’udienza del 22.07.2016, su specifica domanda del G.i.p. presso il Tribunale di Asti (Dr. Amerio) dichiarava di essere laureato in informatica e più volte lasciava che il giudice lo chiamasse ingegnere (!).

 

Giudice: Ci vuole illustrare le sue competenze, i suoi titoli di studio e poi tutto il resto?

Dezzani: certamente io sono un informatico forense…

Giudice: laureato in?

Dezzani: Informatica…(!)

Giudice: dunque ingegnere, naturalmente questo lo dico a beneficio della registrazione e anche per fugare, se ce ne fossero, ma sicuramente non ce ne sono, dubbi. Per il qual motivo è stato sentito l’ingegner Dezzani e non è stato stabilito al momento di stabilire un contradditorio. (!)

A ciò si aggiunga che nella consulenza tecnica riversata in atti, riferendomi a questo procedimento penale, il Dezzani utilizza nella sua carta intestata il titolo di dottore.

Consulente tecnico: Giuseppe Dr. Dezzani

Ed ancora.

In seconda pagina, della citata consulenza, l’indagato utilizza nuovamente il titolo accademico di “Dr.” indubbia abbreviazione della parola dottore.

 

Oltre a fare riferimento a quanto emerso dalle indagini svolte all’Aquila, i legali di Buoninconti hanno presentato anche una ricerca storica dei Curricula rintracciabili on line di Giuseppe Dezzani dai quali emergerebbero altre dichiarazioni errate, sempre in merito al suo percorso universitario e di specializzazione. fino a spingerli a queste conclusioni:

 

Come detto nel corso della trattazione i titoli, nonché le specializzazioni del Dezzani  e dallo stesso riportate nel proprio curriculum trovano puntuale smentita attraverso la documentazione allegata.

Sotto tale profilo basti evidenziare come nel curriculum l’indagato non risulta possedere il titolo di laurea in informatica vantando tuttavia  un dottorato; circostanza questa che invece presuppone il necessario conseguimento della laurea.

Tali elementi inficiano ineluttabilmente la credibilità soggettiva del consulente d’accusa Dezzani e impongono – nel rispetto del principio del buon governo della prova – la rivalutazione del materiale tecnico già presente in atti in conformità alle regole di diritto più volte richiamate dalla giurisprudenza di legittimità.

 

E questa appunto è la questione sollevata dai legali di Buoninconti: è possibile condannare un uomo per un reato di omicidio basandosi su una relazione tecnica realizzata da una Consulente sulle cui competenze esistono dubbi di questo calibro?  Senza che si sia concesso un contraddittorio in aula tra il consulente stesso e quello della difesa che ne contesta le conclusioni? Senza che vi sia stata una terza opinione super partes, ovvero una Perizia, in grado di dirimere il contenzioso?

L’esame delle celle telefoniche è già di per se stesso un elemento indiziario, che almeno ne venga accertata la veridicità.

 

E’ bene precisare che le accuse mosse nei confronti del Consulente Dezzani, riguardano la credibilità del suo lavoro, e non  il fatto che lui lo abbia svolto in modo illecito. Come avevo già spiegato in questo post, quando la notizia delle indagini de l’Aquila aveva iniziato a circolare sul web: MICHELE BUONINCONTI: ARRIVA DA L’AQUILA LA  PROVA CHE POTREBBE PORTARE A UN NUOVO PROCESSO?

 

Dezzani infatti e’ regolarmente e legittimamente iscritto all’albo dei Consulenti Tecnici, quale che sia il suo reale ed accertato titolo di studio, di certo un diploma italiano, forse anche un titolo di studio straniero. Quindi il suo lavoro di consulenza per la Procura è assolutamente e al di là di ogni dubbio legittimo e regolare. La questione sollevata dalla difesa  è se può essere considerato un lavoro talmente autorevole e credibile dal giustificare passaggi  e verifiche ulteriori.

 

Ricordando ancora una volta che gli elementi che inchioderebbero Buoninconti alle sue responsabilità di omicida sono di fatto deduzioni e non prove scientifiche, deduzioni peraltro che secondo la difesa non sono state verificate in modo completo, come spiego nel prossimo articolo:  BUONINCONTI IN CASSAZIONE: LE CAUSE DELLA MORTE DI ELENA CESTE RESTANO INCERTE.

 

 

 

Per leggere l’articolo precedente clicca qui: IL CASO BUONINCONTI: IL 17 MAGGIO ARRIVA IN CASSAZIONE